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Correggio, il sole e l’amore

Italiano: Cupola del Duomo di Parma, affresco ...
Italiano: Cupola del Duomo di Parma, affresco con la "Assunzione della Vergine", opera di Antonio da Correggio (Photo credit: Wikipedia)

Stasera, 9 marzo 2015, alle 21 e 15 su Rai 5 andrà in onda la lezione-spettacolo Correggio che dipingeva a testa in giù che fa parte del ciclo di Dario Fo e Franca Rame dedicato alla storia dell'arte. Come sto facendo per ciascuna puntata, pubblico qui di seguito la sintesi con i principali passaggi e qualche breve brano. Queste anticipazioni che vi offro  si basano sulla versione dello spettacolo alla data del 3 Giugno 2010. Quindi se trovate, stasera, qualcosa di diverso prendetevela con quel genio di Dario, non con me 😉

Lo spettacolo inizia con la questione della perdita di fortuna di Correggio, considerato tra i maggiori pittori del tempo e dimenticato, in modo immeritato, dopo circa un secolo e mezzo. Tutto cominciò nei suoi ultimi anni di vita. Per una ragione che Dario Fo spiega in seguito. Intanto si passa a parlare della torre all'interno del duomo di Parma che permette di guardare da vicino gli affreschi di Antonio Allegri detto il Correggio. Da qui si passa alle umili origini dell'artista a proposito delle quali si può leggere un estratto pubblicato da Jacopo Fo. Simili origini ebbe anche un contemporaneo di Allegri, Angelo Beolco detto il Ruzzante di cui Dario Fo propone un monologo sulla vita di cui vi riporto l'incipit:

Non conoscete gente al mondo che vivendo una vita lunga sia giunta ai cento anni? Ne conoscete? E ci sono persino di quelli che hanno passato i cento anni di qualche anno. Vi dirò che ce ne sono di questi “campa a lungo” una grande quantità, che si sono accorti di essere stati al mondo solamente quando sono morti.

Subito dopo vediamo Antonio davanti al Cristo deposto dalla croce di Mantegna che, insieme ad altre opere, lo impressiona così tanto da utilizzare molti degli stilemi di colui che elegge a suo maestro, anche se era venuto a mancare qualche anno prima. A favorire tutto ciò c'è anche la sua collaborazione con il figlio di Mantegna.

A ventisette anni il nostro fu ingaggiato dai benedettini del convento di San Paolo a Parma. È qui che affresca l’intera cupola del San Giovanni Evangelista a partire dalla primavera del 1517. Per la prima volta nella storia degli affreschi ci troviamo a qualcosa di azzardato, mai realizzato prima. Nessuno mai aveva realizzato un affresco su una cupola posta così in alto. Questo da il là a Dario Fo per raccontare come fecero i cittadini parmensi ad arrivare alla completa autonomia politica e giuridica in concomitanza con città come Mantova, Cremona, Brescia e tutte le città della piana del Po.

Correggio affrescò anche la cupola del duomo di Parma. In una pausa da questo lavoro conosce l'amore: Girolama, che fu modella di tanti suoi dipinti come, ad esempio, il Riposo durante la fuga in Egitto, La Zingarella. Tutto procedeva molto bene finché ci fu una vera e propria rottura fra l’Allegri e i responsabili religiosi e amministrativi della cattedrale. Oggetto della diatriba era l’eliocentrismo del creato che il Correggio sosteneva. Allora Antonio torna a dedicarsi ai rapporti con i suoi committenti privati tra cui Briseide Colla , che gli commissionò un grande quadro, la Madonna di San Gerolamo. Fra i committenti privati senz’altro uno dei maggiori clienti collezionista d’arte è il duca figlio di Isabella d’Este che cominciò ad ordinare al Correggio l’Educazione di Amore. Quest'ultima opera a tema erotico dà la possibilità a Dario Fo di presentare la giullarata del satrapo con cui conclude la lezione-spettacolo e che inizia così:

Permetìt che me presénti, mi sônt vün de gran fortüna. Sônt nasciüt che séri negòtt e per méa forza e fantasticheria sôn devegnüt ol magior fra i omeni tüti. E sôn stàito electo dala gente de esta città maestà come a dire re. Tégno palàgi e vile tante e fabarecaménti, ognün me respecta e tegn’amor par mi. Sôn un giugadùr venzénte… en veretà me piase vinzer, me piaze vinse sempre, per quest fago trüchi e baro. E po’ me rabisso se ‘i me acùsa de ladraria.
Amo l’amor, amo le fémine, le me piàsen de morir. Per lôr dagherìa la vida e tüto el méo regname. Le me piàsen bèle, picule e lónghe, co’ le nateghe stagne e le zinne tonde, bianche de pèle, o scüre… le me va tüte bén, basta che le respira.

Vi do appuntamento a stasera con il live tweeting della lezione spettacolo che farò dal mio account twitter bestanzon. Intanto fareste un gran piacere a me e un ottimo regalo ai vostri follower girando questo tweet:

Correggio, il sole e l'amore ovvero tutto quel che c'è da sapere sullo spettacolo di Dario Fo su… Condividi il Tweet
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