Per chi suona la campana di Scalea

image

A Scalea, in Calabria,  hai due  città: quella che un tempo con il suo  castello, il campanile e soprattutto le sue scale, guardava altera un mare dalla costa rocciosa è ora sfidata e circondata dall'altra città nata negli anni settanta che ha sbancato i monti e ha asfaltato e cementificato tutto quello che poteva. Pare volersela divorare con lo stesso appetito con cui la 'Ndrangheta si era impadronita persino di ciò che con gli occhi si poteva guardare in questo angolo di mondo che tuttavia conserva ancora bellezza con i suoi alberi di pino, con i suoi ibisco, querce, faggi e quanto di magnifico la natura può riservare.

image

Il mare, intanto,  sfarina le rocce, riducendole a pietrisco. E l'erba inizia a colonizzare le case abbandonate. La natura,  con i suoi tempi, è indifferente ai mostri dell'uomo.  Qui girando per il paese è facile imbattersi in scritte in cirillico.  Non sono pochi i russi che hanno preso  casa per le vacanze da queste parti.  Il colore grigio dell'arena, i vicini monti che si buttano quasi a picco nel mare che già dopo pochi passi è profondo devono aver toccato qualche loro corda sensibile.

image
Certo è che davanti alla sua costa, nel golfo di Policastro, conviene far silenzio. Oltre alla risacca potremmo udire i rintocchi della campana della chiesa di San Nicola, che sarebbe colata a picco insieme alla nave dei saraceni che l'avevano depredata. Così racconta una leggenda.

Print Friendly

Rispondi