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Se vuoi ridurre i rischi inizia dalla fine

Balancing on the Brink
Paxson Woelber ."Balancing on the Brink." Eagle Peak summit, Chugach Mountains, Alaska.

Se vuoi iniziare qualcosa comincia dalla sua fine. Sembra una frase paradossale, però non lo è. Semmai questa è la prassi per iniziare dal punto più vantaggioso: la riduzione dei rischi. Perché mai dovremmo ridurli e come è quel che cerco di spiegare in questo post.

Qual è la prima cosa che facciamo quando dobbiamo lavarci le mani? Aprire l'acqua? Insaponarci gli arti? In pochi controllano che ci sia la carta o l'asciugamano o l'aria calda per asciugarsi, a seconda di dove siamo. Spesso finiamo per cercare di estrarre con le mani gocciolanti i fazzoletti di carta in tasca, se ad esempio siamo in una toilette pubblica. E se in una situazione tranquilla, dove tutto è sotto controllo, facciamo questo immaginiamo cosa accade in altri contesti. Pensate siano in molti quelli che danno un'occhiata alle previsioni del tempo e alle condizioni del traffico prima di incamminarsi? Oppure pensiamo a chi si accinge a scrivere un articolo o un libro. Perché mai dovremmo cominciare dalla fine, cioè dall'indice? Quello viene dopo. Eppure Umberto Eco nel suo libro Come si fa una tesi di laurea scrive:

Una delle prime cose da fare per cominciare a lavorare su una tesi di laurea è scrivere il titolo, la introduzione e l'indice finale – e cioè esattamente quelle cose che ogni autore fa alla fine. Il consiglio sembra paradossale: cominciare dalla fine? Ma chi ha detto che l'indice vada alla fine? In certi libri è all'inizio, in modo che il lettore possa farsi subito un'idea di quel che troverà leggendo.

Quando ci mettiamo sotto la doccia diamo per scontato che lo scaldino sia acceso, salvo imprecare quando l'acqua fredda ci gela. E in questo caso siamo ancora al sicuro. Un po' peggio vanno le cose quando pretendiamo di guidare sulla neve e non montiamo le catene. Le statistiche sulla sicurezza dei cantieri, poi, ci parlano di tante morti che si sarebbero potute evitare se solo ci si fosse attrezzati prima. Personalmente ne so qualcosa perché ho perso un fratello ventenne che si stava recando al lavoro in auto e che si trovò di fronte un tir con un carico oltre il consentito, a centro strada su di un dosso e con il tachimetro truccato.

Spesso commettiamo questo errore: non ci premuniamo di ciò che è indispensabile. Non teniamo in giusta considerazione i rischi. Si badi bene che questo accade non solo a chi si improvvisa sciatore, per esempio, ma alle volte anche agli alpinisti esperti.  C'è, poi, una categoria di persone che si espongono ancora di più ai rischi, quasi per definizione: si tratta degli imprenditori.

Capita spesso di sentirsi dire: 'sii aperto al rischio!' – un'esortazione che reputo alquanto sciocca, soprattutto quando viene rivolta agli imprenditori.

A scrivere è Günter Faltin, autore di L'ingegno batte il capitale: l'arte di organizzare, comporre e reinventare il proprio modello imprenditoriale. L'imprenditore, semmai, è colui che riduce al minimo i rischi. Siccome la posta in gioco è molto alta deve calcolare bene ogni passo da fare.  Non sono solo gli errori che comportano dei rischi: un successo, alle volte, ci può far fallire ancora più in fretta. Il motivo non è difficile da capire: perché non eravamo preparati.

Una delle caratteristiche del modo di fare degli italiani è quella di pensare che alla decisione segue l'azione. Addirittura riteniamo che la cosa più importante sia decidere. Tutto il resto viene da sé, pensiamo. Eppure un vecchio adagio popolare ci ricorda che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.

Allora, la decisione non segue immediatamente l'azione: fa seguito la pianificazione più accurata possibile dell'azione stessa. Per non creare, con un'agitazione sconsiderata, più problemi di quelli che ci proponiamo di risolvere.

Sono parole di Adriano Pennati in Risolvere i problemi dentro e fuori dalle organizzazioni (Franco Angeli). I costruttori di aerei, nei primi tempi, dovevano fronteggiare l'alto numero di incidenti che si verificavano. Finché non arrivò l'ingegner Murphy con la sua legge che nella sua formulazione originale che cito dallo stesso libro di Pennati suona così:

Tutto ciò che, a bordo di un aereo, è nelle condizioni di guastarsi, a suo tempo lo farà e lo farà nel momento peggiore.

Sia chiaro che non è questione di pessimismo o sfortuna. Non c'entrano niente. L'applicazione di questa legge fa sì che possiamo volare, semmai, tranquilli in tutti gli aerei del mondo, al netto di qualche incidente che ancora si verifica. Chi cura la loro manutenzione provvede, ormai, a sostituire per tempo i pezzi che possono guastarsi. Tradotta in termini quotidiani questa legge comporta che il gas nella bombola finisce sempre quando la pasta non è ancora cotta e che la gomma della macchina si buca quando già siamo in ritardo.

Come possiamo ridurre i rischi, quindi?

Usando l'immaginazione. Pensiamo ai passi successivi a quello che stiamo per compiere, iniziando dall'ultimo. Mettiamoci con la testa nella situazione nella quale stiamo per ficcarci.  Facciamo degli esempi:

  • dobbiamo fare un viaggio? Iniziamo ad immaginare cosa succederà al ritorno, che cosa vorremmo che accadesse, cosa vogliamo portarci dietro, ecc.;
  • stiamo per partecipare ad una gara? Pensiamo subito alla sua conclusione, in che stato staremo, che emozioni avremo, che bisogni, ecc.;
  • sta per iniziare l'anno scolastico? Guardiamo con gli occhi della mente l'attimo in cui la campanella dell'ultima ora dell'ultimo giorno suonerà. Quali obiettivi speriamo di aver raggiunto? Con quale stato d'animo vogliamo congedarci?
  • dobbiamo eseguire una ricerca su un argomento? Sentiamoci come chi già sa tutto o quasi su quell'aspetto e iniziamo a scrivere una scaletta (o ancora meglio una mappa mentale) su di esso.

Aggiungete nei commenti qualche altro esempio voi stessi ora 😉

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2 thoughts on “Se vuoi ridurre i rischi inizia dalla fine

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