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Gli emblemi di Italo Calvino

Inviati a ispezionare le remote province, i messi e gli esattori del Gran Khan facevano ritorno puntualmente alla reggia di Kemenfù e ai giardini di magnolia alla cui ombra Kublai passeggiava ascoltando le loro lunghe relazioni (...) Ma quando a fare il suo resoconto era il giovane veneziano, una comunicazione diversa si stabiliva tra lui e l'imperatore. Nuovo arrivato e affatto ignaro delle lingue del Levante, Marco Polo non poteva esprimersi altrimenti che con gesti, salti, grida di meraviglia e d'orrore, latrati o chiurli d'animali, o con oggetti che andava estraendo dalle sue bisacce: piume di struzzo, cerbottane, quarzi, e disponendo davanti a sé come pezzi degli scacchi.

Questa comunicazione diversa è quella di Italo Calvino ne Le città invisibili. Prendo a prestito questo brano per ricordare anche io, a modo mio, lo scrittore scomparso trenta anni fa.  Tutta la sua scrittura è differente in termini di Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità, le qualità della letteratura che lui stesso avrebbe dovuto proporre per il nuovo millennio negli Stati uniti se morte non lo avesse colto prima.  Non potendosi esprimere, perciò, nella stessa lingua dell'imperatore Marco è costretto a usare delle pantomime per farsi intendere, "emblemi, che una volta visti non si possono dimenticare né confondere". E a pensarci bene tu ogni opera di Calvino è un emblema, un segno che trovi lungo il cammino e che non puoi fare a meno di portarti dietro. Cercate i suoi libri, annusateli, toccateli, leggeteli, non per forza dall'inizio alla fine, aprite pagine a caso, combinate una frase con l'altra, perdetevi e ritrovatevi. Buona lettura!

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