Vai al contenuto

Dalla ricerca in Google al racconto del problema

Google.

Tanti utenti cercano informazioni sul tic nervoso agli occhi dell'attore Enzo De Caro, beniamino del pubblico sin dai tempi de La Smorfia con Troisi e Arena, in questo periodo in onda su Rai Uno con la serie tv Provaci ancora prof. Io non sono un medico e quindi non mi addentro in questioni che attengono alla sua salute. E poi semmai è lui che dovrebbe parlarne, se ne ha voglia. Finché non lo fa è un'invasione della sua privacy. Da parte mia devo esprimere tutto la mia ammirazione per questo artista che si sta spendendo eroicamente e stoicamente: un esempio per tutti. Tuttavia è significativo che questo problema sia tra i più cercati su Google. Vuoi perché si tratta, è evidente, di un personaggio famoso e vuoi perché è amato da tanti. Si tratta di una grande conferma del fatto che ricorriamo a questo ormai preponderante motore di ricerca per saperne di più in pratica su qualsiasi argomento.

Quando abbiamo un problema che facciamo, infatti? Chiediamo a Google, è ovvio! Ci mettiamo davanti al suo campo di ricerca e digitiamo la nostra domanda. Se, per esempio, vogliamo saperne di più sugli immigrati digitiamo "problema immigrazione" oppure se i piccioni ci hanno infestato il balcone scriviamo "problema piccioni" oppure se qualcosa non va con il partner eccoci alle prese con "problema coppia". Il gigante di Mountain View è diventato il nostro grande problem solver, il primo a cui chiediamo consigli, informazioni, spiegazioni. Quando non c'era eravamo costretti ad andare da amici ed esperti. Ora prima di tutto facciamo un giro in rete per schiarirci le idee. Questo rappresenta una grande opportunità. Il passo successivo è il corretto approccio ai problemi, la loro definizione e la loro trasformazione in qualcosa di utile, persino di vincente. Come possiamo imparare tutto questo?

Google Trend, uno strumento a cui sono iscritto per monitorare le ricerche in rete, stamattina mi ha avvisato che c'è stato un aumento delle ricerche in Google a proposito della parola chiave "Problema". Nella scorsa settimana in Italia l'incremento è stato del 37%. "Ogni problema è una storia" recita il motto del mio blog e come molti sanno questo blog è in parte dedicato al Problem Solving o, meglio, alla trasformazione di ogni difficoltà od ostacolo in una storia da raccontare. Perciò oggi ci divertiremo a spiare quali problemi le persone cercano di risolvere con il motore di ricerca californiano più usato al mondo per capire come farli diventare delle vicende ammalianti.

Iniziamo con il grafico che attesta l'aumento di interesse per il termine di cui stiamo parlando.

Grafico tendenza
Aumento delle ricerche Google relative a problema la scorsa settimana: 37%.  Il numero 100 rappresenta il picco dell'interesse di ricerca.

Ora la domanda è: che cosa è successo in questi giorni? Che cosa ha fatto sì che le persone si siano messe davanti a pc, tablet e smartphone per fare ricerche di questo tipo? Diamo un'occhiata alle principali query (domande) nel prossimo grafico.

Nel linguaggio comune spesso chiamiamo problema una certa situazione come una malattia. In realtà essa non è un problema ma una condizione. Qual è la differenza? La condizione è un muro così alto che risulta invalicabile. Il problema è invece un muro più basso che posso scavalcare. Con una condizione, quindi, posso farci i conti, posso solo accettarla e trovare i modi per andare avanti. Mentre con un problema posso trovare delle soluzioni che mi permettono di risolverlo e dimenticarmene. Uno stato di salute alterato per sempre non posso superarlo. Semmai posso affrontare i problemi che esso comporta. Nel caso di De Caro di cui abbiamo parlato all'inizio di questo post, per esempio, possono essere: come posso fare a far sì che i telespettatori non siano disturbati dal continuo sbattere delle palpebre? Come posso riuscire a recitare il mio personaggio con credibilità?

Subito dopo abbiamo due espressioni come "problema wolkswagen" e "problema facebook" che riguardano la cronaca di questi giorni. La prima query è legata soprattutto allo scandalo del software che falsa i test di inquinamento del motore e la seconda a dei frequenti down. In tutti e due i casi, però, sia io che scrivo sia tu che leggi non ci possiamo fare niente. La questione è fuori dalla portata tua e mia. Perciò ancora una volta ci troviamo di fronte a due condizioni: la prima legata all'assenza di trasparenza e di informazioni nei confronti dei clienti e la seconda a un malfunzionamento dei server. I possessori di una golf in questo momento si staranno chiedendo: potrò circolare? Come farò a superare i prossimo test? Chi mi aggiornerà il software e come? Chi ha una pagina aziendale su Facebook sta affrontando questioni come queste: mi posso fidare di questo social network? Posso continuare ad usarlo per restare in contatto con i miei clienti? Domande, domande, domande. Sempre più circoscritte e precise. Questo è il primo e importante passo di fronte al problema: definirlo nel modo più esaustivo possibile. Dobbiamo praticare quel che in gergo si chiama problem setting per uscire dai luoghi comuni e raggiungere i nostri obiettivi con gli strumenti giusti.

In questi giorni in tanti hanno dovuto raccontarli questi problemi: giornalisti, blogger, copywriter, ecc. E come lo hanno fatto? In molti sono ricorsi alla famosa espressione «Houston abbiamo avuto un problema» che fu pronunciata dall'equipaggio dell'Apollo 13. Converrete con me che è un modo stra-abusato di raccontare i problemi. Dovremmo usare un poco almeno di fantasia, approfittando del fatto che sono essi stessi che chiedono di essere narrati, raccontati. La buona notizia è che dopo averli ben definiti il raccontarli nel modo giusto significa essere già a metà soluzione. Parlare è già creare, a patto che ne impariamo l'arte. Io questa arte l'ho chiamata Problem Telling.

Print Friendly, PDF & Email

1 thought on “Dalla ricerca in Google al racconto del problema

  1. Pingback: Tre domande per risolvere qualsiasi problema | Giuseppe Vitale's Blog

Rispondi