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I cinque peggiori errori della mia vita

Giuseppe, errori
A volte gli errori ti lasciano.. a bocca aperta!

Ho sempre sognato sin da bambino di fare l'attore e dedicarmi allo spettacolo. Perciò non trascuravo nessuna occasione per esibirmi. Una volta il sacerdote della chiesa che frequentavo, per il catechismo, finita la messa diede l'annuncio che al pomeriggio quelli che volevano cantare potevano venire nel teatro della parrocchia. Mi presentai all'appuntamento e non appena il prete chiese a noi bambini seduti in platea chi di noi volesse cantare per primo alzai la mano più svelto di tutti. Lui mi invitò a mettermi di fianco al musicista che ci avrebbe accompagnato con la fisarmonica. Poi mi chiese: «Dacci il foglio della canzone con le parole e le note». Io che avevo sei o sette anni mi accesi in faccia di tutte le luci del palcoscenico, una dopo l'altra, e dentro di me dicevo: «E questo qui quando l'ha detto che bisognava portare il foglio? Io sono venuto qui per imparare a cantare, che ne sapevo!». Nel frattempo feci finta di cercare nelle mie tasche e dissi: «Me lo sono dimenticato a casa. Vado a prenderlo». Uscì dal teatrino a prendere aria. Era evidente che ero lì per errore: del prete che non era stato chiaro e mio perché non avevo evidentemente prestato la necessaria attenzione perché tutti gli altri erano preparati con il loro bel fogliettino. Sarà anche per questo trauma che tutte le altre volte che ho provato a cantare me la sono cavata malissimo, per le stonature in gran parte dovute alla timidezza che mi prende in queste occasioni. Sono arrivato al punto di non farmi prendere da un regista teatrale per il rifiuto di cantare, dopo aver ben superato la prova di recitazione.

Oggi ho esordito con questo racconto della mia infanzia perché voglio raccogliere l'appello di Riccardo Esposito nel suo blog, My Social Web, a raccontare i fallimenti a cui noi blogger andiamo incontro. Scrive Riccardo:

Il valore di un errore è questo: apprendere. Lo devi riconoscere, lo devi ammettere, lo devi analizzare e sezionare. Hai sbagliato? Perché? E, soprattutto, come puoi risolvere il problema?

Per questo motivo ho deciso nel post odierno di analizzare i cinque peggiori errori che ho commesso nella mia vita. Un altro buon motivo ce lo rivela una citazione del poeta e filologo Fausto Cercignani:

S'impara molto dagli errori degli altri, ma ancor di più dai propri.

Prima di vivisezionarli uno per uno però sarebbe bene chiarirsi le idee sulla natura dell'errore, definirlo un po', che ne dite? Perché il buon blogger Riccardo parla di fallimenti, i quali sono l'esito di un errore. Ora, il fallimento sta a l'errore, come il sintomo alla malattia. Perciò se vogliamo capire come mai, per esempio, c'è una frana dobbiamo guardare a cosa è successo sopra al monte.

Siete mai arrivati in ritardo a un appuntamento perché avete sbagliato strada? Ecco, appunto, errare significa vagare, prendere una deviazione dalla giusta via. In questo senso ci si allontana da ciò che sarebbe vero, da ciò che sarebbe giusto fare. Per il cristiano l'errore è un peccato rimediabile con la confessione e la penitenza adeguata. È come se l'errore, quindi, avesse circa a metà strada, prima che diventi irreparabile, il rimedio consono all'occasione. Se si continua a sbagliare, invece, aumentano le conseguenze inopportune e svantaggiose dell'azione che abbiamo intrapreso. Pensiamo a Otello che uccide Desdemona credendo che l'abbia tradita. È un tragico errore che lo priva della moglie che così tanto ama. Le conseguenze di un errore possono essere davvero drammatiche. Pensiamo al Vajont e alla sequela di errori e negligenze criminali che in questo disastro sono state commesse. È saggio tenere aperti gli occhi per evitare il più possibile le ripercussioni negative. Quindi ora vi riporto la lista dei miei errori con una richiesta, una preghiera: voi che li leggete ricordatevi di me, tornate a frequentarmi, se non lo fate già, per aiutarmi a stare lontano dal ripetere questi e altri errori simili. Consigliatemi, parlatemi, ditemi tutto ciò che riterrete consono perché io non continui a farmi cuocere dal brodo in cui potrei finire.

  1. A lungo nella mia vita ho pensato che ciascuno di noi doveva per lo più badare al suo lavoro e ai suoi interessi e che il valore di una persona si misura dalle cose che riesce a fare. Per tanto tempo ho trascurato le buone relazioni con gli altri. Mi sono trasformato in una specie di rapace che badava solo alla propria caccia senza dover dare conto di niente a nessuno. Prendevo quel che mi serviva e amen. Avevo a che fare con gli altri solo nella misura in cui mi servivano. Solo di recente mi sono reso conto di quanto sia importante trattare le persone e farsele amiche. Solo ora capisco che molte porte sono rimaste chiuse perché non ho compreso il valore dell'amicizia. Si badi bene che non parlo di raccomandazioni e accordi sottobanco. Mi riferisco, piuttosto, a relazioni autentiche, sincere, a tutte quelle situazioni in cui si condivide un percorso basato su scambi veritieri. L'inizio del cambiamento lo devo a un vicino. Un giorno mi ferma e mi dice: «Tu non sei il bidello di Tutta la musica del cuore? Ti ho visto in tv, sai? Però non capisco perché tu per strada non ti fermi mai a chiacchierare con nessuno dei tuoi vicini. Non ti trovo, come gli altri, socievole, e pronto a chiacchierare un po'. È un peccato, sai, perché così non diventerai mai popolare».
  2. Un errore commesso per tanti e tanti anni nella mia vita è stato quello di criticare e discutere. Non passava occasione in cui non dovevo esprimere la mia critica o il mio disaccordo di fronte a decisioni che non mi piacevano, film o spettacoli, eventi, ecc. I miei bersagli erano molti ed avevo il mitra spianato pronto a scaricare una tale quantità di colpi che Beirut, a confronto, non era niente. Pensavo, infatti, che criticare era segno d'intelligenza e che mi avrebbe portato a far meglio le mie cose. Dovevo sempre trovare dei difetti e discuterli in pubblica piazza. Perché il corollario di tutto questo erano le infinite discussioni su cui mi imbarcavo convinto che sarei approdato alla terra della certezza e della chiarezza. Quando, poi, è arrivato Facebook sono diventato il cecchino di Full Metal Jacket: nessuno poteva resistere alla mia micidiale mira. Finché, un giorno, per fortuna, mi hanno stanato. Sono state le parole dei libri di Dale Carnegie a farmi capire quanto stavo sbagliando. Grazie a Dio mi sono imbattutto in queste parole che si trovano in Come trattare gli altri e farseli amici: "La critica è inutile perché pone le persone sulla difensiva e le induce immediatamente a cercare una giustificazione. È pericolosa perché ferisce l'orgoglio della gente, la fa sentire impotente e suscita risentimento".
  3. La negatività s'è pappata la metà della mia vita almeno. È un gran peccato ma è così. Non ammetterlo significa cecarsi gli occhi, come Polifemo, e non vederci più. In questo mi sono lasciato influenzare dal senso comune che ti fa pensare: «Sì, figurati, dovrebbero scegliere proprio me!». Così pensavo il giorno prima del casting del primo film a cui ho lavorato. Menomale che non ascoltai questo demone e mi feci scegliere per un gran bel film da Sergio Rubini, L' Amore Ritorna. Ma fino ai trent'anni purtroppo pensavo sempre che in questo o quell'impegno non sarei riuscito ad emergere. Ancora oggi mi lascio divorare un po' da questo mostro, anche se sempre meno. Questo è un nemico subdolo che si nasconde nelle nostre case, nelle nostre macchine, nelle nostre palestre, in chiesa, in piazza, al bar, al parco... ovunque. Quante volte ci fanno sentire incapaci o non all'altezza di qualcosa? Occorre tenere bene a mente le parole di William James, psicologo e filosofo statunitense, che cito da un altro libro di Dale Carnegie, Come parlare in pubblico e convincere gli altri: "In quasi tutte le materie, la vostra passione per la materia vi salverà. Se vi importa il risultato, quasi sicuramente lo raggiungerete. Se desiderate essere all'altezza, sarete all'altezza. Se desiderate essere ricchi, sarete ricchi. Se desiderate essere colti, sarete colti. Soltanto dovete desiderare veramente queste cose, e desiderarle in modo esclusivo, e non desiderare un altro centinaio di cose incompatibili altrettanto fortemente".
  4. Durante una delle partite del mondiale di calcio di Usa 94 Arrigo Sacchi, commissario tecnico della nazionale, è costretto a sostituire il portiere Pagliuca perché espulso. Perciò fa entrare il portiere di riserva togliendo dal campo Roberto Baggio, il grande campione sul quale erano puntate quasi tutte le speranze di vittoria della nostra squadra. Quest'ultimo rimane sorpreso per la sostituzione e dà del matto all'allenatore. In quel momento l'umiltà non fu il suo forte. A dire la verità anche a me spesso manca. Durante un allestimento del Macbeth di alcuni anni fa feci di tutto perché il regista mi attribuisse il ruolo di Malcolm che mi piaceva tanto e che sentivo il più vicino a me. Mi sembrava che anche lui fosse d'accordo e per le prime prove di lettura iniziai a lavorarci su. Invece cambiò idea e mi assegnò una delle tre streghe. Con il senno di poi devo dire che fece la scelta migliore, alla luce delle opzioni possibili. Ma sul momento ci rimasi assai male. Mi sembrava una ingiusta bocciatura. Mi sentivo un attore di ben maggiore caratura e pensavo che mi avesse relegato a un ruolo molto marginale. E devo anche ammettere che non è stata l'unica occasione in cui mi è mancata questa preziosissima qualità che è l'umiltà. Insomma spesso mi comporto come i figli di Zebedeo che chiedono a Gesù di stare uno alla sua destra e uno alla sua sinistra. E questi risponde loro: «Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo».
  5. Il quinto errore l'ho messo bene a fuoco due giorni fa mentre ero in un centro commerciale per l'arredo e il bricolage. Ero nel reparto delle porte e aspettavo che il commesso terminasse di parlare con due persone sedute ad una scrivania con lui. Visto che l'attesa si prolungava ho iniziato a guardare le porte e a chiacchierare con mia moglie. Poi sono tornato alla scrivania ma loro erano ancora là. Perciò abbiamo deciso di andare a guardare altri reparti per farci un'idea circa lavori futuri che vogliamo realizzare in casa. Al termine del giro però erano ancora seduti. Allora mi sono messo bene in vista per invitarli a concludere la loro riunione ma niente. Sono quindi passato alle occhiatacce al commesso e ai clienti ma neanche questo ha funzionato. Spazientito ho detto a mia moglie di andare via, che non era questo modo di fare, di trattare i clienti. Lei, invece, è andata dalla commessa del reparto accanto, quello dei bagni, e ha raccontato a lei della nostra lunga attesa. La commessa ha così chiamato, a sua volta, alle casse dove una speaker ha richiesto un secondo commesso che è venuto immediatamente a vedere di cosa avevamo bisogno. In quel momento ho capito che io spesso do per scontato le cose. Nella mia testa ciascun commesso fa il suo e se ce n'è uno assegnato a un compito così dev'essere. Ho ritenuto, sbagliando, che non c'erano altre risorse umane altrimenti le avremmo trovate a disposizione. Invece mia moglie più saggiamente ha provato a chiedere. La mia è una rigidità di pensiero che alle volte, per fare un altro esempio, m'impedisce di chiedere per strada, quando mi perdo, alla gente la direzione per trovare il posto verso il quale sono diretto. Oppure ancora quando sorge una grana burocratica non tendo a vedere se ci sono altre possibilità di soluzione rispetto a quella che emerge per prima.

Ora che per primo mi sono confessato, invito ogni lettore a fare lo stesso. Quali sono gli errori che più vi rimproverate? Che cosa tendete di più a sbagliare? Aspetto il vostro outing nei commenti.

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1 thought on “I cinque peggiori errori della mia vita

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