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Come pianificare lavoro e vita per il nuovo anno

Mazinga-Veliero-Sentiero
Occorre tornare bambini per visualizzare i nostri obiettivi e capire come raggiungerli.

Costruire un robot che doveva intervenire durante rapine, furti e altre attività criminali per acchiappare i delinquenti. Da piccolo ero così ossessionato da Ufo Robot, Mazinga Zeta e Jeeg Robot d'acciaio che decisi di realizzarne uno. Perciò iniziai a fare disegni per capire che aspetto doveva avere, di che armi dotarlo, come farlo muovere. Cominciai anche a fare ricerche sul tipo di carburante da utilizzare. Ci pensai bene, doveva essere economico perché soldi non ne tenevamo. E quindi mi avvicinai alla fotosintesi clorofilliana: da lì volevo trarre l'energia necessaria. Ovviamente non volevo portare a termine questo progetto da solo. Chiamai degli amici con i quali individuammo anche un terreno poco frequentato dove ci mettemmo a scavare una buca per la nostra base sotterranea. Ci impegnammo per mesi in queste attività suddividendo i nostri compiti e perseguendo un programma distinto per fasi. Avevamo otto anni circa e già ci rendevamo conto di dover pianificare per raggiungere il nostro scopo.

Ora se persino i bambini si rendono conto della necessità di un buon planning, perché molti grandi lo trascurano? Pensate che Cristoforo Colombo sarebbe potuto arrivare nel nuovo mondo navigando a vista? Ritenete che navi e aerei possano viaggiare senza rotta? Infine credete che la vita sia diversa da un viaggio? Ogni volta che andiamo in una direzione, come per esempio, il bar dove prendiamo il caffè o il negozio dove facciamo la spesa, dobbiamo decidere che strada fare, per dove passare, se arrivarci a piedi o in bici o in macchina. Tutte queste decisioni costituiscono il nostro piano d'azione. Quest'ultimo più è dettagliato, meglio funziona. Qualsiasi azienda e qualunque professionista quando l'anno finisce e ne inizia uno nuovo non possono limitarsi a qualche buon proposito o a qualche obiettivo formulato in modo generico. Spesso tanti preferiscono vivere alla giornata, perché tanto gli imprevisti poi cambiano tutto. Questo equivale a vivere aspettando che le pere caschino da sole dall'albero, vale a dire in balia della sorte. Se vogliamo, invece, essere martelli e non incudini dobbiamo decidere che santuario visitare e preparare la nostra bisaccia.

Prima di tutto occorre iniziare a distinguere la pianificazione dalla programmazione, che sono sinonimi ma che riguardano aspetti differenti. La prima riguarda la fattibilità delle idee, la visione strategica d'insieme. La seconda è invece più operativa, riguarda più da vicino il cantiere dei nostri progetti. Per capire meglio come stanno le cose vi consiglio la lettura del post Come fare una programmazione efficace e centrare i tuoi obiettivi.

Ora, da dove dobbiamo cominciare per una buona pianificazione? Senza dubbio la cosa migliore è iniziare dalla fine, da ciò che sta in fondo alla strada. Mettiamo caso di essere dei maratoneti. Che cosa ci aspetta alla fine della gara? Come vogliamo sentirci? Quale record o quale obiettivo vogliamo raggiungere? Si tratta di uno stratagemma altrimenti noto come Tecnica dello scalatore. Ne parla Giorgio Nardone in Problem solving strategico da tasca:

È la tecnica che prende il nome da ciò che fanno le guide alpine esperte per progettare la scalata di una montagna. Invece di partire dalla base della montagna, nello studio del percorso da seguire prendono avvio dalla vetta e andando a ritroso tracciano la rotta e le sue tappe fino all'attacco. Questo procedimento si è dimostrato empiricamente in grado di evitare la progettazione di percorsi fuorvianti rispetto all'obiettivo, permettendo di realizzare il percorso più agevole fino alle cime.

In questo modo persino attraversare il Polo Nord ci sembrerà meno difficile, sarà alla nostra portata perché avremo costruito un percorso coerente. Ma in che modo possiamo sfruttare questa tecnica per la nostra agenda annuale? Con quel che si chiama calendario a ritroso. Questo strumento me lo ha insegnato il coach che mi ha tirato fuori da un periodo di confusione, Umberto Santucci. È piuttosto semplice da mettere in pratica. Si tratta di scrivere tutto quel che vogliamo che accada nel nuovo anno non partendo però da Gennaio, ma dall'ultimo mese e cioè Dicembre e procedere così all'indietro: Novembre, Ottobre, Settembre e così via. Facciamo coincidere con Dicembre la meta finale del nostro viaggio, ciò che vogliamo che succeda, i risultati ai quali vogliamo arrivare. Poi man mano nei mesi precedenti concentriamoci su ciò che deve avvenire perché i nostri traguardi siano raggiunti. Scriviamo come se si trattasse di un racconto cronologico in forma discorsiva ma consequenziale.

Una volta terminato il nostro calendario a ritroso ricaviamone gli obiettivi e i sotto-obiettivi, in forma di lista, per il nuovo anno. L'insieme di obiettivi e sotto-obiettivi, a questo punto, costituisce dei semplici compiti in sequenza da portare a termine. Passeremo così da vaghe idee sui dodici mesi che ci aspettano ad un'agenda giornaliera già pronta con ciascuna azione da compiere. Anche se è chiaro che non tutto possiamo prevederlo e che molte novità arriveranno strada facendo. Siccome però il rischio è di farsi deviare o di perdere la strada, da buoni esploratori dobbiamo tenere ben presente il nostro sentiero, così che la nebbia e le altre intemperie non ci sorprendano, non credete? Quel che di nuovo si presenterà dovrà solo integrarsi con i nostri piani, non sostituirli, almeno fino al nuovo planning. Buon viaggio!

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3 thoughts on “Come pianificare lavoro e vita per il nuovo anno

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