Come preparare e tenere il discorso di fine anno

Oratore e pubblico
Credit: Brent Ozar.

Avevo otto anni circa quando ho pronunciato il mo primo discorso davanti a delle persone, una decina più o meno che per l'età, l'esperienza e le forze che avevo erano anche troppe. I miei, negli anni '80, si erano lanciati in una delle primissime attività di multi-level marketing in Italia. Avevano seguito dei corsi di formazione e avevano acquisito in breve le capacità necessarie per illustrare le caratteristiche dei prodotti in vendita. Si facevano spesso delle presentazioni e c'era persino un manuale con tutte le indicazioni su cosa dire e come farlo. Li vidi che stavano preparando una di queste dimostrazioni a casa nostra. Chiesi di aiutarli tenendo io una parte della conferenza. Non era tanto difficile. C'era scritto tutto. Perciò imparai a memoria il testo e quando toccò a me iniziai entusiasta e spedito. A metà però del mio intervento dimenticai ciò che dovevo dire. Non avevo più nulla in testa. Mi prese una gran paura e mi misi a piangere. Fui subito consolato e lodato da tutti per quel che comunque ero riuscito a fare. Io però giurai in quel momento che non sarebbe mai più accaduta una cosa del genere. Che crescendo e studiando avrei acquisito tutte le capacità necessarie per cavarmela più che bene in queste occasioni. E così è stato. Negli anni mi sono capitate o mi sono procurato diversi momenti in cui ho dovuto parlare davanti a tante persone e sono riuscito ad imparare molto anche grazie al fatto che ora faccio l'attore e quindi prendo a prestito delle tecniche che mi aiutano tanto. Oggi in questo post voglio mettere a disposizione alcune dritte su come affrontare il pubblico in un'occasione speciale.

Alla fine di Dicembre o nel mese di Gennaio è tempo di discorsi. Molti ne farebbero a meno, ma è più o meno una tappa obbligatoria. I capi di stato soprattutto devono tenere il loro. E non sono i soli. Nelle scuole, negli enti, in azienda, tra Natale e Capodanno è necessario dire almeno due parole ai dipendenti o ai propri superiori. Quando questo avviene tra poche persone la cosa scorre bene, tranquilla, in un clima di festa. Che cosa accade, invece, quando l'occasione è più formale e bisogna tenere un vero e proprio discorso davanti a un pubblico? Qui iniziano una serie di problemi, in parte dovuti al fatto che c'è una sorta di saturazione da comizi e arringhe, un disincanto, perfino un'allergia, un'orticaria che ci prende quando qualcuno deve prendere la parola per un certo tempo. Se tocca a noi, quindi, abbiamo paura che il pubblico ci odi o non ci segua, nella migliore delle ipotesi. Anche perché, in sostanza, ci chiediamo a cosa serve un'esposizione. E poi che cosa è necessario dire? E come? Infine ci preoccupiamo sul fatto se dobbiamo scriverci un testo o pronunciare tutto a braccio, improvvisando.

Se vogliamo uscirne vivi e rendere questa occasione utile e propizia, com'è bene che sia, per prima cosa dobbiamo lavorare sulla nostra convinzione. Dobbiamo entrare nell'ordine di idee che quel che stiamo per fare non solo è prezioso, ma che addirittura modificherà in meglio la vita delle persone a cui stiamo per parlare. Dobbiamo essere così convinti che alla fine dovranno fare la fila per ringraziarci per quel che abbiamo detto loro. Si badi bene che non sto parlando di un'orazione bella, barocca del termine. Anzi, ogni orpello va tagliato sin dall'inizio. Ogni indulgenza al bel parlare va bruciata subito come una verruca brutta e antiestetica. Non sto dicendo neanche che dobbiamo essere così ruffiani che ogni presente in sala si deve sentir obbligato a ringraziarci perché ne abbiamo cantato le lodi. Nulla di tutto questo. Sto dicendo, piuttosto, che dobbiamo trovare il modo di essere convincenti e sinceri allo stesso tempo. Come? Mettendo un pratica i suggerimenti di Dale Carnegie, autore di Come parlare in pubblico e convincere gli altri:

Sincerità, entusiasmo e calore ci saranno di grande aiuto. Quando siamo sotto l'ìnfluenza di sentimenti affiora il nostro vero io. Cadono le sbarre. Il calore delle emozioni ha bruciato tutte le barriere. Ci muoviamo con spontaneità. Parliamo con spontaneità, siamo naturali.

Sincerità, entusiasmo e calore sono la mente, il cuore e le gambe di un discorso che conquista. Condividi il Tweet

Una volta che avremo capito che ci dobbiamo credere è bene pensare al nostro argomento. Visto che si tratta di un commiato di fine anno, la scelta è obbligatoria e riguarda il tempo appena passato. Ripercorretelo tutto e individuate i cinque o sei punti salienti di esso: i fatti più importanti, più significativi. Associate ad ognuno di essi un'immagine che lo racconti senza neanche bisogno di parole. Non per comporre delle slide, più che mai bandite in questa situazione, ma per avere delle fotografie mentali che vi aiuteranno a raccontare meglio le vicende di cui vi state occupando. Queste ultime non devono riguardare i disastri, i problemi, le difficoltà che avete trovato durante i dodici mesi appena trascorsi. Non sono questi il momento e la sede per parlarne. Ricordatevi che il vostro deve essere un breve messaggio augurale, non una filippica in stile Fidel Castro. Per ognuno dei fatti selezionati chiedetevi:

  1. Perché è importante?
  2. Perché raccontarlo?
  3. Che insegnamento ci dà?
  4. Quali sono gli aspetti più rilevanti?
  5. Perché ci coinvolge tutti?
Per un buon discorso di fine anno occorre raccontare i fatti più significativi. Condividi il Tweet

Questo elenco ragionato di avvenimenti è il corpo centrale del nostro discorso. Ora occorre pensare all'introduzione e alla conclusione. Il miglior incipit possibile è una breve storia personale attinente ai punti che avete selezionato. Nella vostra vita avete affrontato questioni simili? Come ve la siete cavata? Raccontate i particolari più interessanti della vostra storia personale. Evitate come la cicuta le storielline o, peggio, le barzellette. Pronunciate delle frasi ben congegnate, organiche con il resto del discorso, senza voli pindarici, anche nella conclusione che è, in realtà, la parte più importante perché è l'ultima impressione che date agli astanti, quella che più resterà fissata nei loro cervelli. Quindi ricorriamo ancora una volta alle indicazioni di un grande esperto come Carnegie. Se il discorso non è stato corto, allora riassumetene il succo in una o due frasi al massimo. Dopodiché potrete chiedere un'azione precisa, concreta, facile da effettuare ai presenti. Facciamo qualche esempio:

  • «Lasciando questa sala troverete i nostri operatori che vi aiuteranno ad iscrivervi alla newsletter aziendale»;
  • «Avvicinatevi al banco dove il nostro personale vi aiuterà ad effettuare la vostra prenotazione»;
  • «Ora passerà tra voi il testo della petizione e la penna per le vostre firme».
La conclusione migliore di un discorso è spingere ad un'azione concreta. Condividi il Tweet

A questo punto devono seguire i ringraziamenti. Di solito chi li fa è molto stringato in questa fase ed omette molti nomi dicendo che altrimenti sarebbe troppo lungo. Per lo più ciò avviene in televisione, dove se non state nei tempi vi tolgono la linea. Sappiate che le persone amano essere ringraziate e desiderano che i loro nomi siano pronunciati in tutti i momenti possibili. In molti tra il pubblico sono venuti apposta. Perciò scrivetevi tutti i nomi, senza alcuna omissione, con la grafia e la pronuncia esatta e scanditeli bene.

Vi starete chiedendo da tempo quanto deve durare il discorso. Non a caso non ho messo all'inizio questa domanda perché non è il primo problema da affrontare. Infatti, un sermone noioso che dura mettiamo anche solo cinque minuti, l'uditorio lo percepisce molto più lungo, infinito. La giusta durata è data dal contesto in cui vi trovate e dalle reazioni di chi c'è. Sono stati dati dei tempi prefissati? Allora rispettateli, non sforate in nessun caso. Avete tutto il tempo che vi pare, più o meno? In questo caso dipende da quanto siete interattivi, chiari, brillanti, esperti. Non sopravvalutatevi ma non buttatevi neanche via. Abbiate stima delle vostre capacità. È chiaro che se siete alle prime armi, è meglio essere i più brevi possibili. Diciamo che il tempo limite di un discorso in genere è mezzora. Bisogna anche esser bravi a notare come stanno reagendo le persone: le vedete serie in volto, che guardano altrove, che smanettano con il telefonino, che bisbigliano tra di loro o che, peggio ancora, iniziano ad andare e venire dal bagno o altri luoghi? È allora il momento della conclusione. Se invece li vedete rilassati, sorridenti, in silenzio, che vi guardano e che persino si divertono potete prendervi dell'altro tempo, ma non troppo.

Tutto questo ovviamente vuol dire che non dovete portare con voi discorsi scritti. Se proprio volete scrivere fatelo prima, se vi aiuta. Ma non imparatelo a memoria, non recitate, non cercate di ripetere le stesse parole scritte. Sorridete dall'inizio alla fine e guardate in ogni momento le persone negli occhi, distogliendo ogni tanto lo sguardo per guardare anche altri. Per il resto non cercate di essere perfetti, fate delle prove davanti a qualche familiare o amico e in bocca al lupo. Io sono a vostra disposizione, scrivetemi se avete bisogno di chiarimenti e di aiuto.

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