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L’importanza di chiamarsi Giuseppe

Immagine 197Oggi, 19 Marzo 2016, ricorre la festività di San Giuseppe, una sorta di festa nazionale un po' per la celebrità di questo santo e un po' per la grande diffusione di questo nome. Io che lo porto ne sono molto orgoglioso. Non è un caso se abbiamo un nome piuttosto che un altro. Il proprio nome contiene molto della nostra identità. Accetto per buono questo concetto che prendo a prestito da Alessandro Cheli nel suo libro Il coraggio di essere te stesso: La ricerca dell'autenticità come strada per il successo. Da questo libro ho appreso anche la presenza in ognuno di noi degli interpreti del sé:

Gli interpreti del sé rappresentano i nostri modi di agire e di porci, gli atteggiamenti che assumiamo, i ruoli nei quali tendiamo ad identificarci.

Grazie ad essi possiamo avere una conoscenza poliedrica e quindi complessa ma allo stesso tempo comprensibile di noi stessi. Quel che occorre fare è identificarli uno per uno e dar loro un nome. In questo ci aiuta l'acrostico, che Wikipedia così definisce:

componimento poetico o un'altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

Proviamo a fare un esempio utilizzando proprio il termine sole:
Sudare
Oltremodo
Languendo
Esausti
Un altro esempio ancora con la parola Buco:
Buio
Ugello
Condotto
Oscuro
L'acrostico del nostro nome può dunque rivelare molto di noi stessi. Perciò ho sviluppato il mio sia come utile e giocoso esercizio di riflessione su me stesso sia come mia presentazione a tutti quelli che per una ragione o l'altra vogliano conoscermi un po' meglio. Ma c'è un altro motivo per cui ve lo propongo: credo che sia utile a chiunque. Perciò incoraggio tutti a trovare il proprio. Intanto ecco il mio.

Grosso
Indipendente
Utile
Sognatore
Egocentrico
Provocante
Premuroso
Espressionista

 

Grosso

Quando lo guardi lo vedi che è bello grosso, con le spalle larghe e un po' di pancia, anche se sta dimagrendo. La sua principale caratteristica è di occupare gli spazi con senso di responsabilità, quando però non sbaglia i tempi e non si lascia andare all'esibizionismo. Quando c'è un palco o una telecamera comunque puoi contare su di lui, non ti lascia solo tanto che, alle volte, lo devi cacciare via per fargli capire che è il momento di uscire. Avendo una bella stazza, ci si sente tranquilli se vi protegge. L'altra sua capacità, infatti, è quella di far sentire al sicuro le persone. In questo caso fa valere tutta la sua possenza, fino a diventare un mr. T., quel Baracus su cui i componenti dell'A-Team potevano contare quando bisognava alzare dei pesi o menar le mani. Questo non vuol dire che ceda alle provocazioni o che sia dedito alle risse. Diciamo che gli piace proteggere i più deboli.
GROSSO mi è stato di grande aiuto nell'ottenere la parte ne L'Amore Ritorna di Sergio Rubini. Anche se il regista cercava un personaggio scattante e nervoso come il Giancarlo Giannini degli inizi, le movenze da Koala, da mangiatore seriale di focacce lo convinsero, invece, a prendermi.

 

Indipendente

Non tentate di dargli ordini. È piuttosto allergico ai capi e agli autoritarismi. Si sente vicino ai felini o, se preferite, ai lupi solitari: pur essendo socievole predilige lavorare da solo o, al massimo, in piccoli gruppi. Ama Montale, desidera il

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto...
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Grazie a INDIPENDENTE riesco a isolarmi e ad essere produttivo quando mi rinchiudo nel mio studio, come un rinascimentale, a fare le mie ricerche o ad occuparmi dei miei lavoretti.

 

Utile

Se gli chiedi una mano per qualcosa si mette subito a disposizione ed è difficile che ti lasci andare via senza essere arrivati, se non all'obbiettivo, almeno a qualcosa che gli si avvicina molto. È una persona di parola tanto che spesso non gli si chiede aiuto perché è impegnativo avere a che fare con lui. Talvolta il suo limite è la dedizione che ci mette in tutto, anche laddove basterebbe molto meno. Solo di recente sta imparando a togliere invece che mettere, come nella lezione di Michelangelo scultore, come nel depensamento di Carmelo Bene. In questo si fa aiutare dal Tao:

Colui che pratica la Via diminuisce ogni giorno.
Diminuendo sempre di più, si arriva al Non-agire.

Debbo a UTILE la capacità che spesso mi invidiano di organizzare le mie attività in modo maniacale. È difficile che inizi qualcosa senza almeno un piano di riserva.

 

Sognatore

In tanti gli dicono di sognare di meno, di guardare la realtà. Ma lui non sta a sentire, se ne infischia. Ti risponde provocandoti: cos'è la realtà? Allora tocca dargli uno scappellotto e dirgli: questa è la realtà. Tuttavia resta della sua idea perché, in fondo, è 'na capa tost! Questa sua caratteristica fa una lega inossidabile con INDIPENDENTE. Fa dei sogni in grande solitudine. Sovente lo trovi a passeggiare nelle vie del suo paese, ramingo come quel Guido Cavalcanti di cui Italo Calvino dice "che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza". Insomma, lo avete capito, è un essere pensoso che per strada deve stare attento a non andare a sbattere sui pali.
Grazie a SOGNATORE riesco a concepire sogni che non pesino sul prossimo, utopie che non si trasformano in trappole come in Animal Farm, ma che sono città invisibili come quelle che Marco racconta al Gran Khan.

 

Egocentrico

Se il suo corpo è imponente, GROSSO, il suo ego lo è ancora di più, è incontenibile, strabordante. Fai fatica a stargli vicino. In uno spettacolo teatrale sul Macbeth chiese al regista, il buon Enzo Toma, perché gli venne assegnato il ruolo di una delle tre streghe e non uno dei nobili. Gli fu risposto che siccome il suo io occupava quasi tutta la scena, poteva far parte dello spettacolo a condizione di non essere

un povero attore
che si pavoneggia e si agita per la sua ora
sulla scena e del quale poi
non si ode più nulla" (William Shakespera, Macbeth V.5).

D'altro canto, però, in molti gli riconoscono anche una grande presenza in scena. Quando riesce a mettere da parte almeno un po' se stesso fa le cose migliori.
Devo molto ad EGOCENTRICO. Una volta dichiarai ad un'insegnante, la grande Silvia Luzzi, durante un workshop che avrei recitato una scena di Una vita tranquilla meglio del suo protagonista, Toni Servillo. Non ci riuscì, ero troppo PREMUROSO, ma feci uno splendido lavoro.

 

Provocante

Gli piace provocare e farsi provocare. Ci sguazza nelle provocazioni, siano esse intellettuali o sensuali. Se solo sapesse ballare sarebbe un eccellente tanguero. Non è un caso se tra i suoi personaggi preferiti ci sono Adriano Celentano e Zdenek Zeman. E come loro magari non parla molto, o si perde in lunghe pause. Le sue parole però arrivano come il Libeccio. Sono improvvisi e violenti rovesci, vere e proprie grandinate che fanno danni. Con l'età, magari, succede meno di frequente ma questo non vuol dire che si sia abbassata l'intensità dei suoi temporali. Ad onor del vero, sta facendo un buon lavoro per mitigare la sua ira tanto che il più delle volte non raccoglie provocazioni.
Devo a PROVOCANTE la capacità di essere lapidario, di dire quel qualcosa che serve, anche se non so bene a cosa. Mi è estraneo l'obiettivo e tutta la sua retorica del camminare verso una direzione, ennesima illusione della geometria euclidea, nella quale pretenderemmo tra l'altro che avvenissero le azioni dei film d'azione nei quali, invece, regna l'assenza di movimento. Sono apparso a Carmelo Bene, sono l'anti-classico di me stesso, il morto vivente. Questa ultima frase l'ho scritta giusto per provocare, in realtà lavoro molto per obiettivi  😎

 

Premuroso

Le sue ex e sua moglie sanno che lui si prende cura della sua donna, ci tiene alla coppia, si mette sempre a disposizione, anche quando potrebbe dare meno attenzioni. Si preoccupa un po' troppo insomma e finisce così con il comportarsi come chi annaffia più del necessario le piante che iniziano, quindi, a marcire. Non è asfissiante ma non ha ancora capito bene la lezione di Gibran sull'amore:

E restate uniti, benché non troppo vicini insieme:
Poiché le colonne del tempio restano tra loro distanti
E la quercia e il cipresso non crescono uno all'ombra dell'altro.

PREMUROSO per me è il motore del duemila, come canta Lucio Dalla. Grazie a lui mi metto in moto perché mi piace prendermi cura delle persone e delle cose. Alle volte mi è stato detto che curo troppo i dettagli. Ma non ci posso fare niente, è più forte di me!

 

Espressionista

Giuseppe ha un debole per il periodo del Cavaliere Azzurro e se fosse stato per lui avrebbe ripercorso la carriera artistica di kandinskij. Per quanto non euclideo, ama la linea e il punto. Per lui sono dei microcosmi nei quali vivrebbe. Alla fine casa sua è la monade di Leibniz. È convinto che troverà i segreti dell'universo nell'atomo e i suoi derivati. Dovrebbe andare al CERN a Ginevra ma rimane sull'uscio di casa. Crede che è qui che troverà la Città di Dio di Sant'Agostino. Quando esce ama fermarsi davanti al tabernacolo che è la siepe

che da tante parte dell'ultimo
orizzonte il guardo esclude.

La battigia per me è un luogo dove passeggiare, non certo l'inizio dell'immersione. Preferisco mettermi dentro lo sguardo che scruta tra cielo e mare. È qui che amo perdermi come ESPRESSIONISTA.

Ora fate subito l'acrostico del vostro nome e linkate il post nei commenti!

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2 thoughts on “L’importanza di chiamarsi Giuseppe

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