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Come essere più grandi dei propri problemi

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Rope Ladder, Ishikawa Ken

Questo problema non riesco a risolverlo, non posso, è più forte di me, non ho le forze per superarlo! Tutti quelli che hanno pensato questo di fronte a qualche contrattempo lo hanno dipinto come qualcosa di più grande di loro. Così hanno finito con il percepirlo come un muro che non possono scavalcare e quindi si sono sentiti imprigionati. E chi si sente in catene rischia di trascinarle per tutta la vita nell'afflizione e nella frustrazione. Proprio una brutta storia! Quanta gente si sente impotente, incapace di uscire da certe situazioni! E quel che è più triste è che molti non provano nemmeno a fare qualcosa. Ma c'è una buona notizia e cioè che quei muri che sembrano sbarrarci la strada in realtà sono più piccoli di noi e quindi possiamo saltarli o scavalcarli. Sono anni che raccolgo le migliori tecniche sul problem solving e ne ho persino approfondito e ridefinito una di cui parleremo più avanti. Perciò oggi voglio parlare di ben cinque strumenti facili da applicare, che non solo ci aiutano a superare ogni problema ma che addirittura se applicati con costanza ci portano molto in alto nella capacità di costruirci un grande successo. Iniziamo subito con alcune osservazioni.

La prima, che mi ha dato l'dea di questo post, viene dal libro di Alfio Bardolla I soldi fanno la felicità che, a sua volta, ce la ripropone dal libro di Harv Eker, I segreti della mente milionaria. Prendiamo un qualsiasi problema e diamogli un valore tra uno e dieci, a seconda del suo grado di difficoltà. Ora, la domanda è: quel problema è più grande o più piccolo di noi? Per saperlo dobbiamo valutare, con la stessa scala, la nostra capacità di affrontarlo e risolverlo. Se siamo al livello due o tre quel problema è più grande di noi. Se siamo al livello otto o nove è più piccolo. Quindi la grandezza o piccolezza degli scogli che incontriamo nella vita dipende da noi, dalle nostre facoltà, da quanto sono sviluppate o meno.

Se un problema è più grande o più piccolo di noi dipende solo da noi. Condividi il Tweet

È quindi certo che più grande è il problema più piccoli siamo noi e viceversa più piccolo esso è tanto più grandi siamo noi. Per esempio spesso capita di vedere persone che di fronte a delle piccole pastoie si disorientano, vanno in panico e finiscono con il paralizzarsi. Altre volte, invece, può capitare di vedere che un incaglio che credevamo insormontabile altri lo superano con agilità. Un po' questo può dipendere dall'esperienza e dalla dimestichezza con certi tipi di problemi, ma il mio discorso è più in generale e cioè riguardo alla nostra capacità di percezione di essi e quindi al nostro giudizio sulla loro difficoltà o semplicità. Scrive il buon Alfio:

Imprenditori e investitori sono più grandi dei loro problemi. Si espandono, affrontano e gestiscono problematiche che la maggir parte delle persone non vuole neanche provare ad affrontare. I ricchi sono coloro che fanno azioni che i poveri e la classe media non sono disponibili a fare.

Sanantonio Riverwalk
San Antonio Riverwalk Evening Dining, Stuart Seeger

E voi, conoscete qualcuno che è più grande dei suoi impedimenti? Se sì, pensate che questo accada per caso o per fortuna? Se pensate così siete più piccoli dei vostri problemi. Perché la ragione del loro successo è che pensano in modo da essere più grandi dei loro problemi come hanno fatto gli urbanisti di San Antonio, una bella città del Texas, che è attraversata dal fiume omonimo. Ebbene, le esondazioni di questo fiume creavano molti gravi disagi come ci racconta Jonathan Hoover. Nel 1921 un allagamento della città fece molti danni e cinquanta persone morirono. Per un certo tempo due soluzioni si fronteggiarono. La prima prevedeva la realizzazione di un canale sul quale costruire una strada. A molti, però, questa soluzione non piaceva perché sentivano che il fiume era troppo bello e che aveva un grande potenziale e quindi sarebbe stato un peccato seppellirlo sotto l'asfalto. Perciò proposero la soluzione della RiverWalk che a tutt'oggi vi si può ammirare e che ha reso la città una delle più belle di tutti gli Stati Uniti D'America. È evidente che questi americani hanno pensato in grande così come hanno fatto i progettisti di Las Vegas. Questa città si fonda, infatti, sulla visione di quelli che l'hanno saputa immaginare, vedere con i loro occhi al posto del deserto in cui sorge. E che cosa dire di Venezia? Di recente ho guardato la serie Marco Polo su Netflix. A un certo punto a Marco viene chiesto come fosse la sua città e lui risponde che in essa per muoversi si naviga sui canali. Anche qui ci sono state persone grandi, enormi rispetto ai vari intoppi che sono sorti per la sua edificazione. Pensate che chi lo ha fatto è più intelligente di noi, che ha capacità sovrumane, magari, o che si tratti di alieni? Neanche a Voyager prenderebbero in considerazione una tesi simile. Non si tratta di maggiore o minore quoziente intellettivo. Altri sono i fattori che entrano in gioco a partire dal modo di guardare il mondo. Avete presente quando alla ragazzina protagonista di Alice nel Paese delle Meraviglie succede di diventare minuscola, lillipuziana, e dopo una gigante che quasi non ce la fa a essere contenuta nella grande casa in cui si trova? Quando diventa piccola piccola ogni cosa che guarda è per lei enorme. Ricordate quando da bambini tanti luoghi e tante persone vi sembravano più grandi di quel che vi appaiono ora? Sono cambiati di dimensione oppure siete cresciuti voi? Quando salite in aereo sono i palazzi e le chiese che si fanno minuscoli oppure siete voi che li guardate da un'altezza diversa?

Alice
Credit: Wikipedia

Gli psicologi hanno chiamato Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie un disturbo neurologico che colpisce la percezione visiva in cui, tra gli altri sintomi, gli oggetti possono sembrarci più piccoli o più grandi di quel che sono. Ebbene noi spesso abbiamo una percezione errata dei problemi, una sorte di Sindrome mentale di Alice nel Paese delle Meraviglie. Può succedere, infatti, che o sottovalutiamo i problemi oppure li ingigantiamo. Del primo caso qui non ci occupiamo mentre del secondo continuiamo a parlare ponendo l'attenzione a quando certe volte ci viene detto: «Stai esagerando! Stai ingigantendo i problemi!». Questo può avvenire perché la parte meno evoluta del nostro cervello ci prepara alla fuga o alla lotta per la sopravvivenza. Mentre sarebbe molto meglio imparare ad essere all'altezza della situazione, come fa Alice.

Spesso abbiamo una percezione distorta dei problemi e ci appaiono più grandi di quel che sono. Condividi il Tweet

Dopo aver bevuto dalla bottiglia in cui trova scritto "Bevimi" esclama:

«Mi sembra di accorciarmi come un cannocchiale.»
Ed era proprio così: adesso era alta soltanto venticinque centimetri, e il viso le si illuminò al pensiero che ormai era della misura giusta per passare dalla porticina ed entrare in quel grazioso giardino (che aveva scorto in precedenza n.d.r.). Prima però attese qualche minuto per vedere se si accorciava ancora: l'eventualità la innervosiva; «perché, non si sa mai, potrei anche scomparire del tutto, come una candela. E allora come diventerei?». E cercò di immaginare a cosa assomiglia la fiamma di una candela, dopo che si è spenta, perché non ricordava di aver mai visto una cosa simile.

La sua necessità è di tornare alla sua precedente condizione. La sua nuova situazione, frutto della sua curiosità, la mette in pericolo. Vuole uscirne. Lei sa che è possibile. Perciò definisce così il suo problema: che cosa posso mangiare o bere per tornare come prima? In altre parole: che cosa mi occorre per cambiare la mia situazione? Il bruco blu le dice che deve mangiare questo o quel lato di un fungo per diventare grande o piccola ma non le spiega quale parte del fungo ha questo o quell'effetto. Così lei deve agire per piccoli tentativi, osservando cosa succede per prendere, poi, la decisione giusta. Alla fine diventa padrone della sua statura all'occorrenza.

Ma come si fa ad essere più grandi dei nostri problemi? Voglio qui proporre cinque tecniche semplici da applicare e alla portata anche dei più deboli di volontà e dei più pigri tra i pigri. Anche io lo sono e se hanno funzionato con me funzioneranno anche con voi.

La prima consiste nello smontare i problemi in parti più piccole, nelle parti minime proprio. Anche il buon senso ce lo insegna. Se un mobile, durante un trasloco, non entra dalla porta va smontato. Il bello è che si può fare con tutti i problemi. Di solito gli esperti in questo sono gli informatici che scompongono i problemi in concetti primitivi, cioè che si accettano senza spiegazioni, perché ovvi. Un po' come quando a scuola i problemi di aritmetica vengono suddivisi in parti più piccole che vengono affrontate una alla volta.Il buon problem solver prima di tutto definisce un problema, ne fa il cosiddetto setting, cioè lo colloca rispetto alla frequenza, per esempio con cui si manifesta, i luoghi in cui si verifica e tutte le altre modalità che appartengono ad esso. Così facendo isoliamo il vero problema che quasi mai è quello che ci appare di primo acchito. Grazie a questa analisi scopriamo che in realtà non esistono problemi più grandi di noi: il soggetto risolutore che isola un problema è come un ricercatore che mette le cellule che sta osservando sotto la lente del microscopio e che sa di avere tutti gli strumenti necessari per arrivare allo scopo della sua ricerca. Di solito questo è l'approccio professionale, scientifico, ai problemi che utilizzano i problem solver in ambito aziendale: dei consulenti che aiutano il management a definire i problemi e ad applicare dei processi per risolverli. Ma quasi gli stessi procedimenti possono essere usati anche per il singolo sia in ambito lavorativo o privato. Tra l'altro se decidete di rivolgervi a un esperto non siete più soli e questo vi darà maggiore forza e sicurezza nei confronti dei vostri ostacoli.

Il primo passo per essere più grandi di un problema è smontarlo in parti più piccole. Condividi il Tweet

La seconda risorsa per tenersi più in alto dei problemi è la crescita personale. Essa inizia proprio quando cerchiamo la risposta a questo o a quel problema. Praticandola ci accorgiamo che non è ciò che facciamo o non facciamo la cosa più importante ma che persona stiamo diventando. Al livello zero o uno di un'ipotetica scala di crescita personale tutti i problemi ci sembrano enormi, stratosferici e ci sentiamo schiacciati da essi. Accade come nell'esempio già citato dei bambini. Da adulti le barriere di prima si rimpiccioliscono. Tuttavia non è una questione di maturazione legata al tempo. Semmai dipende da quanti corsi facciamo, da quanti libri leggiamo, da quanto ci esercitiamo. Possiamo diventare atleti dalle soluzione sempre più vincenti e avvincenti. Dipende solo dal nostro allenamento. Questo secondo ambito riguarda per lo più i problemi sistemici, cioè gli intoppi ricorrenti come possono essere, ad esempio, quelli relativi ai soldi o al sovrappeso. Essi richiedono delle soluzioni creative come quelle che si possono inventare grazie al pensiero laterale.

La crescita personale, praticata con costanza, ci tiene sempre più in alto rispetto ai problemi. Condividi il Tweet

Il terzo strumento io l'ho chiamato Problem Telling, l'arte di risolvere i problemi raccontandoli. Essa inizia già quando iniziamo a parlare di un inconveniente. Se da subito ci lamentiamo, lo raccontiamo come insuperabile, schiacciante, stiamo creando un mostro che sarà molto faticoso uccidere. Le orecchie infatti ascoltano e comunicano al cervello che là fuori c'è un esercito di terroristi, di matti pronti a ucciderci appena andiamo al cinema o al supermercato o al bar per esempio. Se invece ne parliamo in termini più tenui, più equilibrati tutto, o quasi, cambia. Noi sappiamo che c'è qualcosa che dobbiamo affrontare. Ma se utilizziamo parole debilitanti, saremo fiacchi e molli. I vincenti sanno trovare, invece, parole potenzianti, motivanti. Il secondo momento in cui il Problem Telling interviene è quando un problema va raccontato all'esterno, mettiamo da un team di progetto che deve cercare dei finanziamenti. Nel momento in cui sto costruendo il racconto che mi servirà a vendere il problema esso è ormai "la stessa sostanza dei sogni", come direbbe William Shakespeare, è cioè la materia malleabile con cui gli scrittori danno forma ai loro capolavori. Il Problem Telling funziona soprattutto quando abbiamo problemi che hanno a che fare con gruppi di persone.

Spesso un problema lo si può risolvere imparando a raccontarlo. Condividi il Tweet

Per applicare la quarta strategia che vi suggerisco dovete tener presente la legge di Parkinson, secondo la quale «il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile, più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo». Applicato nel campo del problem solving questa legge dice che più tempo dedichiamo a sciogliere un nodo più esso diventa grande. Questo sembra contro-intuitivo perché il buon senso dice che più tempo dedichiamo a qualcosa e meglio questa ci riesce o almeno così ci è stato insegnato. In realtà se non voglio che l'impaccio si espanda occorre fissare delle scadenze nel più breve tempo possibile. Questo serve soprattutto nell'ambito di organizzazioni sia pubbliche sia private.

La soluzione di un problema è inversamente proporzionale al tempo che le dedichiamo. Condividi il Tweet

Il quinto suggerimento che vi do lo si può trarre dalle riflessioni d Jonathan Hoover di cui abbiamo già parlato. Non siate dei semplici "aggiustatori" ma dei pionieri. Pensate in grande. Approfittate come meglio potete dei problemi che vi si presentano. Fate delle soluzioni che date ad essi dei capolavori, qualcosa di mai visto, nuovo, originale qualcosa che faccia dire alla gente "wow!". È questa la strada per diventare dei grandi, dei giganti. Sappiate che non c'è problema che non possiate risolvere realizzando opere memorabili per secoli. Oggigiorno questa non è una prerogativa solo degli artisti. Infatti anche artigiani e piccoli imprenditori possono beneficiare delle tante possibilità che oggi la tecnologia ci fornisce, a patto di voler ingrandire i propri pensieri.

I più grandi nel loro tempo non sono solo aggiustatori di problemi ma pionieri. Condividi il Tweet
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1 thought on “Come essere più grandi dei propri problemi

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