Trovare la propria strada nella vita con un diagramma di flusso

diagramma percorso
Da un diagramma di flusso alla mappa e al percorso della propria vita, passando dal planning alla valutazione di costi e benefici. Questa che vedete è una mia interpretazione artistica del post, anche se non so disegnare. Ma mica è detto che una cosa ci deve per forza riuscire bene per non continuare a farla...

Cosa fate quando dovete trovare la strada per un posto? Io di solito digito l'indirizzo di arrivo e quello di partenza su Google Maps e il gioco è fatto. Mi viene mostrato il percorso da fare, il tempo necessario e le varie opzioni: in auto, con i mezzi o a piedi. E spesso utilizzo la stessa applicazione come navigatore. Sarebbe bello poter fare lo stesso quando stiamo cercando la nostra strada nella vita eh? Ci vorrebbe proprio un'applicazione anche per questo. Invochiamo lo spirito di Steve Jobs perché ispiri le menti degli sviluppatori. O, se sappiamo dove smanettare, occupiamocene noi. Io qualche nozione di informatica ce l'ho, ma non arrivo a tanto. Però posso fare un'altra cosa e cioè posso usare lo stesso procedimento. Se ci pensate sia se dovete trovare la strada per la località dove andrete in vacanza o l'ufficio dei vigili urbani dove contestare la multa che vi hanno fatto sia il dover trovare la strada della propria vita, quella che fa per noi, richiede gli stessi passaggi. Quindi non dovrebbe essere difficile. Perché molti faticano a trovarla allora o addirittura passano tutta la vita senza mai scovarla? Di questo parleremo dopo. Andiamo per gradi, da ciò che è più semplice a ciò che è più difficile.

Trovare un posto in una mappa e la propria strada nella vita richiede gli stessi passaggi. Condividi il Tweet

Il primo passo, dunque, è sapere dove vogliamo andare che, tradotto nei termini temporali vuol dire: cosa vogliamo fare da grandi? Questa domanda viene fatta ai bambini dagli insegnanti a scuola, dai loro genitori, dagli zii, parenti e amici. E in genere loro rispondono con un'idea abbastanza precisa: il pompiere, l'astronauta, la ballerina, ecc. Io ricordo che quando me lo chiedevano rispondevo sempre che volevo fare l'attore. Una mia compagna alle scuole elementari diceva che voleva giocare a pallavolo e c'è riuscita. Io qualcosa ho fatto e sto pianificando di realizzare molto di più in questo campo. Ma in genere queste risposte vengono classificate come sogni irrealizzabili. Una schiera di sapientoni sono lì a demolire le aspettative dei ragazzi e in genere si tratta di persone frustrate che nella vita non hanno realizzato niente, che si sentono falliti e che ragionano con negatività. Se si finisce con ascoltarli il rischio è di diventare come loro. Anche a me è successo e continuo ancora oggi a vedere persone che tentano di scoraggiarmi, di cambiare obiettivo, di rinunciare. Altre volte è la paura che fa parlare le persone a noi più care. Ricordo che a diciannove anni volevo andare a iscrivermi all'Accademia d'Arte Drammatica di Roma ma mia madre mi sconsigliò perché aveva paura che poi sarei rimasto con un pugno di mosche in mano. Purtroppo le diedi ascolto e finì con il fare solo l'università. Invece è bene sapere che la paura nasce dalla non conoscenza. Invece che ascoltare mia madre avrei dovuto trovare un mentore, cioè qualcuno che già ha avuto successo in quel mondo che ci  interessa, che ha pagato già tutto il prezzo necessario per avere successo e che ha cuore e mente per guidare gli altri. Questo l'ho scoperto anni dopo. Perciò il mio primo consiglio è che se avete dei sogni nel cassetto, pieni di polvere, ammuffiti e mangiati dai topi è ora di tirarli fuori e coltivarli per davvero. Il secondo suggerimento è di trovarvi un mentore.

Se state cercando la vostra strada tirate fuori i sogni dal cassetto e cercatevi un mentore. Condividi il Tweet

Mettiamo che, invece, non avete nessun sogno, che siete confusi e che non avete idea. Mettiamo che siete come Totò e Peppino che cercano la malafemmina a Milano e chiedono al vigile urbano:

Totò - (a Peppino) Dopo ti spiego. (Al vigile) Noio... volevam... volevàn savoir... l'indiriss...ja..
Vigile - Eh, ma bisogna che parliate l'italiano, perchè io non vi capisco.
Totò - Parla italiano? (A Peppino) Parla italiano!
Peppino - (al vigile) Complimenti.
Totò - (al vigile) Complimenti! Parla italiano: bravo!
Vigile - Ma scusate, dove vi credevate di essere? Siamo a Milano qua!
Totò - Appunto, lo so. Dunque: noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare. Sa, è una semplice informazione...

Sapete come risponde alla fine il vigile? «Se volete andare al manicomio vi accompagno io!». E ha ragione, non credete? Bisogna fare un poco di chiarezza. Ci servono alcune informazioni e per averle in informatica, nei programmi, si usano le istruzioni di input. vale a dire che il computer vi fa delle domande e non agisce finché non rispondete. Andiamo per esclusione.

Quel che vi interessa è una professione? Volete un lavoro che sia vostro, che sia espressione di voi stessi e di ciò che sentite nella parte più profonda della vostra personalità? Dovete allora creare il lavoro che volete. Per questo posso consigliarvi un ebook che, per quanto mi riguarda, mi ha aiutato tanto a capire cosa con precisione volessi fare con la mia professione: Crea il lavoro che vuoi. Sono stati gli un euro e novantanove centesimi (questo il suo prezzo) meglio spesi della mia vita. In realtà sono in un grosso debito con l'autrice, Lucia Giovannini, perché mi ha aiutato a darmi il permesso di fare il lavoro che amo.

Sentite di avere la vocazione religiosa? Vi piacerebbe essere dei missionari, un sacerdoti, frati, suore? In questo caso dovete solo ascoltare di più questa voce, lasciarla parlare dentro di voi, farla maturare e quando ne siete sicuri dubitarne 🙂 Il dubbio non è un nemico, anzi in questi casi è di grande aiuto. Anche qui fatevi aiutare da qualcuno. Vi servirà da una parte una voce favorevole, che può essere una religiosa o un religioso, che però non siano baciapile, e una contraria e poi tirate le vostre somme, perché come diceva il buon Totò «È la somma che fa il totale». A me è successo che un paio di sacerdoti abbiano tentato di farmi entrare in seminario sol perché frequentavo molto la parrocchia. Non capivano che questo non significava che avessi avuto la vocazione. Fortuna che avevo le idee chiare!|

Oppure volete fare gli artisti? Volete dipingere, recitare, danzare, cantare? In parte ho già risposto a questa domanda citandovi il mio caso e la necessità di un mentore. Badate che quest'ultimo vi insegni, però, la cosa più importante che è il linguaggio del successo. Con questo non voglio dire che dovete mirare al successo ad ogni costo. Il successo, semmai, è una conseguenza di quel che fate, è una porta che vi si apre e vi permette di svolgere al meglio le vostre attività artistiche. Ma invece che lavorare su di esso è su di voi che dovete lavorare. Non è tanto quel che farete che vi deve preoccupare ma semmai che tipo di persona siete e chi dovete diventare per arrivare dove volete arrivare, come avrebbero detto Totò e Peppino.

Se volete il successo nella vostra vita dovete impararne il linguaggio. Condividi il Tweet

Di vocazioni religiose o artistiche non v'importa un fico secco? Lavorare alle dipendenze di qualcuno non fa per voi? È giusto. Se vi succede di sentirvi in colpa per questo state svilendo la vostra natura, vi state facendo un torto e vi state candidando ad una vita di frustrazioni. Liberate il grande imprenditore che è in voi. Realizzate il vostro business. Come? Anche qui posso darvi un paio di dritte visto che anche io in passato ho cercato di realizzare dei business e, oggi più che mai, sto dedicando tutto me stesso, o quasi, a realizzarne alcuni. Potreste iniziare con un libricino che è un grande classico, secondo me, per tutti quelli che accettano "la sfida di migliorare la propria condizione", come dice il sottotitolo. Sto parlando di Come scegliersi un'attività e farne un business di Paul Hawken. Fareste bene ad ascoltare i consigli di questo grande uomo d'affari americano perché ha iniziato da zero e ha fondato diverse imprese di successo. E non fatevi deviare dalla scorciatoia mentale che dice che in America si può e in Italia no. Questa è una scusa per i perdenti.  A proposito poi di diventare quella persona che dovete diventare perché il vostro business abbia prosperità e voi possiate costruire una organizzazione che lo tenga in piedi fareste bene a mettere in pratica i preziosissimi consigli che un grande formatore americano, Dale Carnegie, dispensa in Scopri il leader che è in te.

Avete risposto a queste domande? Avete iniziato a trovare una risposta che vi soddisfi? Se ancora vi sentite confusi allora dovete sapere che anche io spesso mi sono sentito incerto sul da farsi, bloccato e senza prospettive, tanto che ho chiesto aiuto. Ho raccontato tutto in Storia della mia guarigione dalla confusione. In esso svelo due strumenti che ormai utilizzo sempre quando devo realizzare nuovi progetti. Perché può darsi benissimo che il non sapere su quale cammino porsi possa dipendere dalle scarse capacità di pianificare. allora vi consiglio di leggere il mio post Come pianificare lavoro e vita per il nuovo anno.

Dopo tutto il lavoro che avrete affrontato per rispondere alle domande che vi ho posto dovreste avere un'idea su dove vorreste arrivare. Adesso c'è un'altra domanda: come ci arriviamo? Qual è il percorso migliore per arrivare da dove siamo fino alla nostra meta? E qui ci aiuta il rapporto tra costi e benefici. Quanto mi costerà prendere lezioni di canto, per esempio, se questo passo è necessario per diventare i cantanti che sogniamo di essere? Quanto mi costerà iscrivermi all'università? Quanto mi costerà avviare la mia start up? Qui è importante che ci intendiamo su qual è il costo maggiore, il più pesante e cioè lo status quo, lo stare fermi dove siete, il non progredire. Quanto vi costerà non realizzare quel che più desideravate? Non si tratta solo di soldi, mi pare evidente. I costi maggiori sono quelli a carico del nostro benessere psico-fisico. Quanto vi costerà non vivere la vostra vita e vivere invece quella di qualcun altro che non siete voi? Perciò fate un piano per andare al vostro punto di arrivo compreso di tappe intermedie, mezzi necessari, tempi che ci impiegherete.

Il più grave costo che possiamo pagare nella vita è quello di vivere la vita di qualcun altro. Condividi il Tweet

Mettiamo che avete una meta piuttosto ambiziosa e che avete fatto un piano per arrivarci. Che cosa manca ora? Dovete solo muovervi. Magari incontrerete degli ostacoli, i quali, vanno superati. E questo vi verrà più facile se avete un buon piano che vi farà da navigatore. Di fronte a situazioni simili vi può essere d'aiuto il Problem Telling. Se una strada la trovate sbarrata troverete un percorso alternativo. E sarete più determinati a trovarlo se davvero volete arrivare a destinazione, se avete quel che viene definito "un forte perché". Dovreste chiedervi, infatti, perché volete fare i maratoneti o gli scrittori o gli artisti al Cirque du Soleil. Vi serve, insomma, il carburante nella macchina se no con il cavolo che vi porta dove smaniate di essere. Sapete quale era la benzina di Totò, che abbiamo più volte citato? La fame. Per questo tentò e riuscì a diventare uno dei più grandi comici di tutti i tempi. Non aveva alternativa. Sapeva che il fallimento non era contemplato. Perciò essere nella merda o il mettersi in merda può essere la più grande molla che esista. Il restare senza soldi, sapendo di poter contare solo su voi stessi può essere un forte perché. Un forte perché può essere l'ambizione. Un altro ancora il dover saldare dei debiti. Nei momenti di crisi più profonda possiamo ritrovare noi stessi e metterci in contatto con quel che meglio ci riesce. Per il comico napoletano furono le imitazioni di un altro comico, Gustavo De Marco, le migliori capacità che trovò in se stesso.  Anche Franco Franchi, altro grande comico, nel periodo in cui ci fu la separazione da Ciccio Ingrassia, tornò a fare quel che faceva da giovane come artista di strada a Palermo. Puntò sulle sue qualità, sebbene non più per strada ma in televisione. Voi di sicuro ne avrete delle altre. Ognuno ha le sue. Su queste bisogna far leva. Altrimenti saranno altri a scegliere per voi, dovrete accontentarvi, fare ciò che non vorreste. Per Antonio De Curtis l'alternativa era continuare a fare il soldato. Ma lui preferì piuttosto non avere neanche i soldi per il tram per arrivare da Piazza Indipendenza a Piazza Risorgimento a Roma dove lavorava, gratis, come attore. Siete disposti a fare altrettanto?

Mettiamo che a questo punto avete tutto chiaro, sapete dove andare, avete un ottimo piano, vi mettete e faticate e siete disposti a tutto. E mettiamo che vi dicono che non avete le capacità giuste, che non avete talento, che non siete capaci, che avete sbagliato strada. Ebbene, dovete sapere che siete in ottima compagnia perché è successo a tanti, tanti personaggi dello spettacolo e dello sport. Uno di questi è Pietro Mennea. Gli dissero che non era adatto a fare il velocista ma che, semmai, poteva fare il maratoneta. Gli spiegarono che non aveva proprio le caratteristiche fisiche indispensabili per riuscirci. Luì però fu testardo e divenne il famoso recordman che è stato. Il suo segreto? La caparbietà. Fottetevene del talento e lavorate, lavorate, lavorate... Leggetevi l'editoriale di Mente e Cervello di Agosto 2016 firmato da Marco Cattaneo che parla di Stephen Curry, un super-campione del basket americano. Esso mette l'accento sulle due qualità principali di questo sportivo le cui imprese stiamo per ammirare alle olimpiadi di Rio:

La motivazione, prima di tutto, che porta a cercare di superare i propri limiti, prima ancora degli avversari. E una feroce determinazione a raggiungere gli obiettivi che ci si è fissati, che permette di allenarsi fino a generare perfetti automatismi nei gesti.

E puntate più in alto che potete perché più lontana è la nostra meta più potenti saranno i nostri motori.

Voi che cosa state facendo per trovare la vostra strada nella vita?

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