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La lezione del terremoto

terremoto Amatrice
Il giorno dopo il terremoto ad Amatrice.

Possono le catastrofi, di qualunque natura esse siano, insegnarci qualcosa? Possiamo imparare da esse per metterci al riparo quando si ripetono? Si può apprendere da un terremoto a riorganizzare l'urbanistica e gli stili di vita per conviverci? In diverse parti del mondo come la California e il Giappone questo avviene. In Italia, molto di meno. Al ripresentarsi di terremoti e alluvioni, infatti, ci strappiamo le vesti, urliamo contro le istituzioni, ci commuoviamo per poi tornare alla vita di prima. Ma, se vogliamo, a livello personale almeno, abbiamo l'occasione per imparare tanto.

Mentre ho iniziato a scrivere questo post, ieri sera, il ministro Del Rio rispondeva alle domande di Bruno Vespa sulla messa in sicurezza delle case per cercare di limitare i danni durante le scosse. La domanda, di fatti, è perché crollano ancora case, palazzi, chiese in un paese a rischio sismico come l'Italia? Perché, ancora una volta, dobbiamo piangere i morti, a prescindere dal loro numero ? Quali interventi ci sono stati dopo i terremoti di L'Aquila e in Emilia? E perché si parla di questi temi solo dopo grandi tragedie? Il ministro ha risposto che l'anno scorso hanno iniziato a stanziare fondi per questa situazione. Come sempre forse qualcosa è stato fatto. Ma perché i terremoti ci sorprendono sempre? Perché non è mai abbastanza? Perché, nonostante gli interventi, la gente e persino gli animali si ritrovano sotto le macerie? Queste sono le domande umane sulle quali giornalisti, amministratori onesti, gente comune si stanno facendo in questi momenti. E qui la fiducia nell'operato dei politici si frantuma, specie quando persino costruzioni dichiarate antisismiche sono crollate con una magnitudo, la 6.0, che, altrove, come ad esempio nei già citati paesi come la California e il Giappone non avrebbe fatto morire nessuno o quasi.

Questo blog è in gran parte dedicato alle buone pratiche di problem solving, specie per quanto riguarda l'approccio più efficace ai problemi che prevede prima di tutto la corretta definizione del problema e poi l'uso problem telling, l'arte di raccontarlo questo problema, per volgerlo a proprio vantaggio. Mettendo da parte la commozione, il dispiacere, la tristezza che le immagini televisive restituiscono, quando ricevi degli scossoni nella vita occorre il più presto possibile riorganizzarsi. Il primo passo da fare è riconoscere che il terremoto è una condizione sempre presente nel nostro paese. Si calcola che un sisma come quello che ha colpito soprattutto Amatrice e  Accumoli in Italia torni all'incirca una volta ogni quindici anni. Perciò ci sono molte possibilità che si ripresenti. Quindi è saggio chiedersi come facciamo a mettere in sicurezza l'edificio in cui si vive, la scuola e le altre costruzioni che servono nella vita di tutti i giorni. In altri termini ciascuno di noi dovrebbe chiedersi: come faccio a far resistere ad un eventuale terremoto il posto in cui sto vivendo? Non è questione da poco formulare la domanda giusta. Anzi, questo è il primo, fondamentale, passo per non farsi sorprendere.

Capisco che in questo momento siamo ancora nella fase dell'emergenza. All'indomani del terremoto in Emilia nel 2012, tra l'altro, ho dedicato un post a quest'argomento allo scopo di far capire che quella dell'emergenza è spesso un ricatto, un anestetico per non affrontare le vere questioni importanti. Le emergenze, tra l'altro, vanno affrontate prima che scoppino, bisogna anticiparle. Il come lo spiego nel post Della necessità di anticipare le emergenze.

Le televisioni sono strapiene di persone che piangono i congiunti, le case crollate, i campanili e le chiese inagibili. Le sensazioni di shock, di sgomento, di dolore vengono condivise anche da chi, seppur da lontano le guarda quelle immagini. E ogni sopravvissuto merita rispetto e  solidarietà. Credo che accanto a tutto questo bisogna nutrire soprattutto l'indignazione: non è possibile che con le conoscenze, le tecnologie e le possibilità attuali accada tutto questo. E grazie a questo scandalo magari possiamo prendere coscienza che abbiamo bisogno più che mai di un'altra cultura, la cultura della prevenzione e della previsione: i problemi, come i mostri, bisogna individuarli quando ancora sono piccoli e quindi affrontabili con meno sforzi.

Consolano solo le notizie di tutti coloro che durante le primissime ore dell'alba di ieri  hanno abbandonato il letto e hanno lavorato come soccorritori per oltre dodici ore. Bisogna riconoscere che sul piano degli interventi di vigili del fuoco e protezione civile c'è stato un grande tempismo, più o meno ovunque. E conforta sapere che tante persone in tante parti d'Italia e del mondo si stanno attivando per gli aiuti. Ecco, se questa energia e questa mobilitazione li impiegassimo prima non ci sarebbe bisogno di scavare tra le macerie.  Un buon problem solver questo lo sa e quando acquista una casa o  va a vivere in un'abitazione in affitto verifica ogni aspetto sul piano della sicurezza, ben oltre  quello che la legge detta o consente. Anche perché impara pure dalle esperienze altrui: vedendo ciò che accade in altre parti non se ne dimentica e annota tutti i passaggi necessari per vivere sereno e far stare tranquilli i propri cari.

Qui immagino già l'obiezione che può venire: una casa anti-sismica o delle modifiche che rendano tale una casa costruita prima delle nuove normative hanno i loro costi, spesso non alla portata della gente comune. Per questa ragione sotto i detriti ci finiscono soprattutto i poveri. Gli stessi sono quelli più soggetti alle malattie, agli incidenti e a tutto ciò che si potrebbe evitare con una maggiore disponibilità finanziaria. Allora qui la domanda è se aspettare che lo stato ci garantisca il lavoro, lo stipendio, la pensione oppure se riprendersi in mano la propria vita e ricostruirne una  con ben maggiori disponibilità. So benissimo che in tanti pensano che non ci sono le condizioni, che siamo in crisi, che non è facile cambiare vita. Pensare questo però è davvero un peccato perché sono propri questi pensieri che ci tengono sotto la cappa di disoccupazione e scarsità di soldi. Qui è invece più saggio chiedersi, ad esempio: come posso permettermi tutto ciò che desidero? Formatori più esperti di me, come Tony Robbins, insistono sul grande potere delle domande in positivo perché costringono il cervello, l'arma più potente che abbiamo, a cercare la risposta alla nostra domanda. E, statene sicuri, lo farà fino a quando non troverà l'idea e i mezzi giusti. Capisco che quando si è frastornati è difficile ragionare, la mente è preda di spavento e sofferenza. Eppure è in questi momenti che si possono prendere decisioni importanti come quella di far sì che non accadano più fatti come quelli alle 3 e 36 di ieri, 24 Agosto 2016, tra Lazio e Umbria. O, meglio, che non succeda più che la costruzione in cui si vive si porti via, con il proprio sconquasso la vita di noi stessi, la prossima volta, e dei nostri cari. Ma più che questo, che è la condizione minima e per altro espressa in negativo (non), ci meritiamo ben altro e cioè di immaginare e ricostruire la nostra stessa esistenza in grande. Impariamo ad essere più grandi dei nostri problemi.

I muri e i soffitti che crollano sono qualcosa di anacronistico altrove ma purtroppo ciclico nei paesi sismici, come l'Italia, che non si attrezzano mai per affrontare la loro condizione. Sono parti di vita che vanno in frantumi, risorse che in pochi istanti non ci sono più. Non dimentichiamo però che è la natura che fa il suo corso. La tragedia non è il terremoto ma il non imparare la lezione. Perciò oggi stesso andiamo a verificare la condizione della nostra casa, indipendentemente dalla mappa del rischio sismico anche perché questa si aggiorna solo dopo che il terremoto si manifesta, informiamoci come renderla antisismica o se è stata dichiarata tale facciamo comunque eseguire una perizia. Subito dopo buttiamo giù un piano economico-finanziario per avere i soldi necessari. Iniziamo a darci il permesso di avere una vita all'altezza dei propri sogni, cominciamo a seminare i progetti migliori e nutriamoli giorno per giorno.

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1 thought on “La lezione del terremoto

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