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Come cominciare bene l’anno scolastico

primo giorno di scuola

Oggi, 12 settembre 2016, inizia l'anno scolastico in diverse regioni d'Italia. Nelle altre le scuole iniziano a ricevere gli alunni nei giorni seguenti. Prima di tutto credo che per loro e per gli insegnanti sia una gran bella emozione, anche laddove a scuola ci si va un po' a malincuore, soprattutto per chi inizia un nuovo ciclo di studi. Ci si chiede quali persone s'incontreranno, se ci saranno tutti i compagni dell'anno precedente, quali insegnanti faranno lezione, ecc. Ci si chiede anche cosa succederà, che cosa s'imparerà, se l'anno scolastico sarà faticoso o meno.  C'è però una domanda che più di tutte può aiutarci a vivere al meglio questa esperienza: come cominciare bene l'anno scolastico? Essa può far cambiare davvero l'esito dello stesso andare a scuola per tutti: chi insegna, chi studia, chi accompagna i figli. Ciascuno ha il suo compito, il suo ruolo in quel che sembra uno spettacolo collettivo. Questo lo sapeva bene Edmondo De Amicis che in Cuore, a proposito del primo giorno di scuola, scrisse:

Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell'altra, empivano la stanza d'entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d'entrare in un teatro.

Nelle prime pagine di quel romanzo pare di essere alla prima al Teatro alla Scala di Milano, tanta è l'ufficialità, la concitazione e un po' di tensione.  Da buoni attori o registi o tecnici si tratta allora di capire per bene in che luogo si è, che cosa si deve fare con precisione, come interagire con gli altri. In tutto questo ci sono dei rituali, proprio come in un dramma che si rispetti: la lezione, lo studio, l'interrogazione, il voto, i colloqui con i genitori, ecc. Come, svolgere, allora la propria parte per esserne soddisfatti e fare contenti tutti? Il primo punto è capire che cosa ci stiamo a fare in questo show, a cosa serve? E la risposta deve essere la più precisa possibile. Non basta dire "per la vita" come in modo ben troppo generalistico e frettoloso si limitano a dire i peggiori insegnanti. Perché passare nove mesi all'anno chini sui libri (e in parte su computer o tablet) e sui quaderni? Perché ascoltare i professori e prendere appunti? Perché esercitarsi? Perché rispondere alle interrogazioni? Tra gli studenti ci sarà chi ha già le idee ben chiare  e chi non ancora. L'esperienza mi dice che i primi sono piuttosto pochi mentre i più si affaticano alle volte dietro materie che possono anche risultare ostiche e davanti alle quali si chiedono: ma chi me la fa fare? Sfatiamo subito un mito: se le materie scolastiche non sono stimolanti, se non provocano la curiosità, se non appassionano c'è qualcosa che non va. Invece di tirare diritto e fare spallucce, per poi ritrovarsi nei guai è meglio fermarsi subito e capire cosa non va, cosa non funziona. Se un insegnante lascia indietro anche un solo studente, se non riesce a parlare con tutti, se non ha un rapporto franco con quelli che sono in fin dei conti i suoi compagni di viaggio fa un pessimo servizio e si complica la vita.

Se a scuola sin dal primo giorno qualcosa non va è meglio affrontare subito il problema. Condividi il Tweet

Il primo giorno, per tutto questo, ha una grande importanza. Si sa, tra l'altro, che chi ben comincia è alla metà dell'opera. Perciò in questo primo giorno è bene iniziare a gettare le basi di un rapporto, di una relazione che dovrà durare nove mesi almeno, se non ci si rivede negli altri anni. La prima parola d'ordine è quindi stabilire la migliore interazione possibile. Perciò il docente dovrà prestare molta attenzione all'incontro con la classe, alla prima impressione, al giusto atteggiamento, al giusto abbigliamento e ad altro ancora di cui parla in un ottimo post Marco Togni e che vi consiglio proprio di leggere e mettere in pratica.

Un grande errore che purtroppo spesso a scuola si ripete spesso è quello di mettere tanta attenzione nei contenuti e poca nella forma. Per tornare alla metafora del teatro è come se un attore si concentrasse solo su come deve dire una battuta e si dimenticasse di come interagire con gli altri personaggi, di come muoversi, di come mettere in pratica le richieste del regista, di come cogliere la luce giusta nel posto giusto e altro ancora. Succede ahimè che si bada troppo ai programmi e ai compiti e ci si dimentica dell'estetica. Con quest'ultima parola non voglio dire che le ragazze si devono riempire di rossetto e fard o che il giorno prima di andare a scuola occorre andare dall'estetista. Piuttosto si tratta di capire perché per Einstein una formula oltre che efficace doveva anche essere bella, accattivante, per esempio. Un film, un'opera d'arte, un testo non ci convincono tanto per i contenuti ma per il modo in cui essi sono realizzati come ad esempio la loro cornice, la loro tecnica ecc. Cari studenti davanti a qualsiasi oggetto vi trovate a studiare quest'anno chiedetevi sempre: in quanti parti si può smontare? Che rapporto c'è tra di esse? Come funziona? Prendete sempre qualche cacciavite, la chiave inglese e qualche altro attrezzo che pensate vi sia utile e iniziate a smontare ciò che vi sta davanti. Scoprirete che niente è noioso ma che anzi, ogni cosa, ha degli aspetti appassionanti, utili, coinvolgenti. Questo vale per tutto: i Simpson, un telegiornale, un documentario, la Divina Commedia, I Promessi Sposi, un'equazione, un'app ecc. E il primo giorno di scuola vi serva a questo: fate il sopralluogo, iniziate a prendere le misure, cercate di capire dove dovete mettere le mani e per fare cosa.

Il primo giorno di scuola serve a fare un sopralluogo, capire dove ci si trova e prendere le misure. Condividi il Tweet

E i genitori che ruolo anno in tutto ciò? Spesso ci sono due estremi in questa posizione: o c'è ansia o c'è disinteresse. Accade, infatti, che ci siano mamme e papà che stanno addosso ai loro figli in ogni momento, che siano iper-presenti, che non lasciano i ragazzi soli un momento e dall'altra ci sono quelli che sono assenti. Sarebbe meglio star loro accanto chiedendo, ad esempio, alla fine di ogni giornata scolastica alla propria figlia o al figlio: che cosa hai imparato oggi? Che cosa hai fatto a scuola oggi? Che cosa ti è piaciuto di più? E domani, che farai di bello? In questo modo li fate diventare importanti per voi, date loro la possibilità di raccontare facendo una sintesi di ciò che hanno appreso e li preparate psicologicamente ad aspettare contenti il giorno successivo. Per questo alla fine del primo giorno di scuola chiedete: sei contento o contenta? Cosa ti piace dei tuoi insegnanti? E dei tuoi compagni di scuola? Badate che le vostre domande implichino risposte positive.

Una particolare condizione è quella, quest'anno, degli studenti che iniziano il loro anno scolastico nei comuni del terremoto del centro Italia 2016. Qui gli stati d'animo saranno più fragili, più compassati, più pensierosi. Saranno gli stati d'animo i primi di cui tener conto. Non ci può essere apprendimento, infatti, se la mente e il cuore sono occupati da emozioni negative. Perciò in questi luoghi il lavoro dovrà prima di tutto affrontare le questioni psicologiche prima di tutto. Si potranno magari elaborare particolari attività più o meno ludiche per dare man forte alle capacità dell'individuo di reagire a qualsiasi calamità. E poi la prima lezione potrebbe essere proprio la lezione del terremoto.

E voi, come vi state preparando a questo importante giorno?

 

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