Tre parole per il 2017 dal dizionarietto di De Mauro

Words Have Power
Credit: Pixabay.

Che anno desiderate? Che obiettivi volete raggiungere? Su quali aspetti dl vostro business, lavoro o vita lavorerete per diventare persone migliori? Queste sono tre domande potenzianti, positive alle quali dar risposta con la mente e con le nostre azioni quotidiane per fare del nuovo anno, appena cominciato, il punto di svolta, di progresso della vostra vita. Parleremo di questo argomento in questo blog in prossimi post che esploreranno vari aspetti della crescita personale. Prima però vi ripropongo un gioco che ormai faccio dal 2014 con i lettori del blog e cioè la scelta di tre parole che vi facciano da principio-guida nelle vostre scelte, nelle vostre decisioni e, prima ancora, nei vostri pensieri. Devo questa iniziativa a Daniele Imperi che, ancor prima di me, ne ha fatto un appuntamento fisso. Perciò non mancate di leggervi le sue 3 parole per il 2017.  Io nel primo anno vi ho parlato di tre parole da rubare quali viaggio, memoria e refurtiva. L'anno successivo è stata la volta di tre termini tutti con la emme iniziale e cioè: mastello, mamma e mezcla. L'anno scorso, infine, ci siamo concentrati su exquirere, kaizen e akasha. E quest'anno, invece? Quali sono le scelte per il 2017?

Quest'anno mi sono trovato a pensare a questo tradizionale appuntamento con voi lettori del blog dopo che due giorni fa, il 5 gennaio 2017, è scomparso il più grande linguista italiano: Tullio De Mauro. Io sono stato ad alcune sue lezioni, negli anni Novanta, quando studiavo all'università di Roma La Sapienza.  E ho ancora con me una delle sue principali opere e cioè l'Introduzione alla semantica che nei miei studi di filosofia del linguaggio mi ha fatto compiere un importante viaggio tra l'aristotelismo linguistico, la lingua come rappresentazione del mondo e l'incomunicabilità in autori come Pirandello e altri. A lui devo il rapporto con le parole che una persona può avere con il mare: di gioco, di avventura, di pericolo e tanto altro. Insomma è grazie a questo straordinario professore che utilizzo le parole come fa un musicista con le note, cioè alle volte ho la sensazione, quando le pronuncio, di eseguire o improvvisare una musica, o come fa uno scultore con l'argilla: dò loro forma per le sculture che ho disegnato nella mia mente. Perciò per quest'occasione pescherò tre vocaboli dal suo Dizionarietto di parole del futuro in cui raccolse nel 2006 una serie di articoletti che aveva curato per il periodico Internazionale.

Le tre parole per il 2017 sono:

  1. accountability;
  2. coaching;
  3. empowerment.

 

Accountability

La prima parola è accountability della quale si dice che deriva dall'inglese account che significa acconto, bilancio e quindi l'accountable sarebbe colui che è disponibile a dar conto. De Mauro registra come questo termine abbia avuto fortuna soprattutto negli USA. In Italia esso è presente dal 1984 ed è tradotto con responsabilità, attendibilità, controllo, responsabilizzazione. Fa, insomma, parte della cultura della trasparenza soprattutto degli atti della pubblica amministrazione che da qualche tempo a questa parte si cerca di adottare in modo efficace. Si tratta di un concetto che si sta affermando anche in ambiti aziendali e di crescita personale. Io l'ho sentito per la prima volta pronunciare al Wake Up Call di Alfio Bardolla a Milano nell'ottobre del 2016. E in questa accezione la definizione migliore che ho trovato è quella che prendo a prestito da Il principio di Oz e che dice che l'accountability è: "la scelta personale di sollevarsi al di sopra delle proprie circostanze e dimostrare l'assunzione di responsabilità necessaria per ottenere i risultati desiderati". Messa così l'accountability è una straordinaria possibilità di prendere in mano le proprie responsabilità, le vicende della propria vita, porsi al di sopra di esse e dirigere la propria esistenza verso la meta che si vuole raggiungere. Diventa, quindi, una parola potente che ci permette di pensare ai fatti della nostra vita, rispetto ai quali dobbiamo diventare consapevoli e capaci di renderne conto, come dei gradini di una scala che possiamo costruire noi giorno per giorno. Siate accountable nel 2017, guardate con occhio limpido a ciò che accade intorno a voi, non sfuggite dalle vostre responsabilità e sappiate approfittarne per costruirvi quella vita che davvero sentite vostra.

Coaching

Il secondo vocabolo che prelevo dal dizionarietto di De Mauro è Coaching, croce e delizia di molti formatori. Esso ha una lunga storia che potete anche trovare nell'omonima voce in Wikipedia che è molto completa anche su altri aspetti. Il nostro professore traduce coaching con allenamento sportivo e tutoraggio. Attiene quindi sia alla sfera degli sport ma anche a quella del lavoro, della vita, del business, del benessere, ecc. Si tratta, ormai, di un concetto di moda perché ormai ne sentiamo parlare in tutte le salse: il team coaching, lo health coaching, il business coaching, l'executive coaching ecc. De Mauro a riguardo diventa caustico quando riferisce di un'università pontificia che offre a 500 euro corsi di coaching cognitivo. Infatti commenta:

Con un milioncino di lire coachetevi e diventerete più cognitivi. Auguri.

Il coaching, però, se emendato dagli eccessi, dagli abusi è un concetto ormai chiave per il successo in una disciplina o nella vita. Io, personalmente, ho iniziato a capirlo quando ho frequentato dei coach per migliorare la mia recitazione. I risultati non solo li ho visti su di me ma terze persone li hanno attestati. E partendo da essi ora sto frequentando  altri coach per lavorare su altri aspetti che mi stanno a cuore: il business, la difesa personale, la mia vita più in generale. Tanto che da qualche tempo a questa parte sto sviluppando anche io un approccio ai problemi che ne approfondisce gli aspetti che riguardano il racconto a se stessi e agli altri, potete saperne di più nella pagina Problem Coaching.

 

Empowerment

Il terzo lemma che vi propongo per i prossimi dodici mesi è empowerment. Il nostro caro autore di dizionari lo definisce come la "riconquista del controllo di quello che si fa, del senso del proprio essere e agire". Esso esisteva nell'inglese già dal Settecento e di recente se ne attesta l'uso in italiano e in altre lingue europee. Deriva da un altro termine inglese che è power, che incontriamo nel tasto di accensione di apparecchi elettrici o elettronici. Power è conosciuto anche con il significato di autorità, potere, governo. Ma si può tradurre anche con abilità, capacità intellettiva. Ed è proprio sotto questa accezione che io ho incontrato per la prima volta empowerment in L'apprendimento significativo di Joseph Novak, la bibbia delle mappe concettuali. L'empowerment si definisce allora come "la conoscenza che si controlla e con la quale si prova una sensazione di padronanza e di potere". Questa conoscenza non è quella appresa in modo meccanico ma quella che si acquisisce "in maniera approfondita, integrando azioni, sentimenti e pensiero cosciente". Allora, cari amici e lettori del blog nel corso del 2017 prendete coscienza del vostro stile di apprendimento, fatene un grande strumento di potere. Come? Venite ad imparare le mappe concettuali e le mappe mentali.

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6 pensieri su “Tre parole per il 2017 dal dizionarietto di De Mauro

  1. Pingback: 3 parole per il 2017

    1. Giuseppe Vitale

      Ogni anno è un gran bel giocare perché c'è un bello scambio di pensieri, riflessioni, spunti. E alle volte ci scappa qualche amicizia nuova. Felice di fare la tua conoscenza Giuseppe e benvenuto in questo blog 🙂

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