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Come entrare nel Regno dei Cieli

Commento alla liturgia di domenica 17 giugno 2018

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Il Regno dei Cieli è come un campo di grano che al tempo del raccolto viene mietuto: il grano viene riposto nei granai mentre la zizzania è bruciata. Occorre attendere il tempo giusto perché se lo si fa anzitempo si rischia di confondere lo stelo d'erba con quello del grano. In ognuno di noi c'è una parte di grano che porta frutti buoni e un'altra, invece, che porta solo erbacce. Perché adirarsi con gli altri, allora? Ciascuno agisce secondo la sua natura. Nessuno è del tutto buono come nessuno è del tutto malvagio. Piuttosto occorre lavorare come quel contadino paziente che di continuo si occupa del suo campo. Bisogna ogni giorno lavorare su se stessi per entrare nel Regno dei Cieli e goderne gli incredibili tesori. Un lavoro, si badi bene, in cui lasciar fluire l'energia divina, da non negare, da non bloccare, pena la rovina del raccolto.

Ognuno di noi è come Nabucodonosor che sogna un enorme cedro del Libano mentre la voce del santo urla: «Tagliate l'albero e stroncate i suoi rami». Solo dopo "sette tempi" potrà tornare allo splendore originario. Quei sette tempi sono il periodo della misericordia di cui, in araldica, il cedro è simbolo. Se la si pratica allora ci accadrà di diventare quell'albero di cui si parla nella prima lettura di oggi: un ramoscello piantato sopra un monte massiccio, il monte di Dio, sul quale solo chi ha mani innocenti e cuore puro può salire, come dice il Salmo 24.

Quel ramoscello metterà rami e porterà frutti. Sarà come quel seme che germoglia di notte o di giorno, di cui si parla nel vangelo di oggi. Cioè porteremo frutto persino quando dormiremo. In questo senso si capisce l'esortazione di Gesù a evitare le preoccupazioni per il domani. Riceveremo sostentamento persino mentre riposiamo. Anche in questi momenti accrescerà la nostra ricchezza. E mai come oggi questo è possibile grazie alle varie forme di entrate automatiche, tra cui il network marketing: le rendite svincolate dal tempo e grazie alle quali si recupera la libertà della propria esistenza, si possono coltivare i veri tesori e cioè quelli del Regno di Dio.

Il Signore vuole piantare il nostro albero nella foresta dove può crescere con sempre maggior rigoglio. Perché ciò accada occorre fare il vuoto in sé stessi, lasciar fluire la sua energia, il suo operato, riconoscere la ricchezza che già ci appartiene dalla nascita in quanto figli di Eva e dell'albero della conoscenza del bene e del male. Dopodiché come Nabucodonosor potremo diventare i giardinieri di Dio.

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Che dormiamo o che siamo svegli, Dio fa' in modo che le nostre risorse, le nostre ricchezze possano aumentare se lo lasciamo agire. Condividi il Tweet
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