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diari

Voi ce l'avete ancora il buon vecchio caro diario di carta? Io sì e in questo post di oggi, 15 Febbraio 2017 (giorno del mio 43° compleanno), voglio raccontarvi perché dovreste farlo anche voi. E cosa c'è di meglio, per parlarvene, se non lasciare la parola all'ultima pagina di diario che ho scritto ieri notte, quando di ritorno da una cena ho sentito la necessità di rivolgermi al mio vecchio amico di cellulosa?

Caro Diario,

ancora ti tengo, seppure all'epoca di Snapchat, Facebook, Twitter e Instagram. Era il 1995 o giù di lì quando cominciammo, ti ricordi? Abitavo di fianco alla cittadella universitaria, in via Cesare De Lollis, alla casa dello studente a Roma. Un mio amico mi aveva parlato  dei taccuini di Albert Camus, di Hemingway e altri. Fu così che presi un primo rudimentale quaderno con il raccoglitore ad anelli e iniziai in mezzo ai fumi dell'incenso che ogni tanto bruciavo nella mia cameretta. I miei amici calabresi suonavano le canzoni di Guccini e di Rino Gaetani, morto qualche anno prima sul raccordo anulare. Io ancora scrivevo a mano o, meglio, stavo solo iniziando allora ad usare i programmi di videoscrittura dei 486 dell'Università. Poi arrivarono il world wide web, l'email e il blog. Le pagine di diario scritte a mano si diradarono, ma esistono ancora. Anzi, ad esse ritorno spesso perché ho riscoperto il valore della manualità nello sviluppo della creatività. Perciò spesso spengo il computer e riutilizzo carta e penna, e a volte anche i colori quando disegno le mappe del pensiero.

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A Scalea, in Calabria,  hai due  città: quella che un tempo con il suo  castello, il campanile e soprattutto le sue scale, guardava altera un mare dalla costa rocciosa è ora sfidata e circondata dall'altra città nata negli anni settanta che ha sbancato i monti e ha asfaltato e cementificato tutto quello che poteva. Pare volersela divorare con lo stesso appetito con cui la 'Ndrangheta si era impadronita persino di ciò che con gli occhi si poteva guardare in questo angolo di mondo che tuttavia conserva ancora bellezza con i suoi alberi di pino, con i suoi ibisco, querce, faggi e quanto di magnifico la natura può riservare.

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San Benedetto: la rondine sotto il tetto

dice il proverbio di oggi, 21 marzo 2015. In questo giorno comincia la primavera, la chiesa ricorda San Benedetto e c'è anche la giornata mondiale della poesia. Per me poi si tratta di una ricorrenza speciale: oggi è l'onomastico di mia mamma, che è diventata errante l'11 settembre dello scorso anno. Lei ogni 21 marzo era solita ripetermi il proverbio ed era contenta anche di citarmi i primi versi di una poesia di Nicolò Tinebra Martorana:

San Benedetto! - San Benedetto!
Fiori nei prati - rondini al tetto.

Barn swallow (Hirundo rustica). Bygholm vejle,...
Barn swallow (Hirundo rustica). Bygholm vejle, Denmark. (Photo credit: Wikipedia)

Lei amava le rondini e spesso sognava di volare. Ora io l'immagino prendere il volo al crepuscolo. Dopo che da buona madre ha insegnato a me, cucciolo, a prendere le correnti giuste e a fidarmi delle mie ali. Come il gabbiano Jonathan Livingstone lei è passata ad un altro mondo. Ora è diventata cielo, rondini, tramonto. Dal quale, a pensarci bene, lei proveniva con il suo cuore pieno d'amore senza riserve. Buon onomastico mamma.

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Benedetta Ognissanto
Mia mamma nel 1978, in attesa di mio fratello.

"Io voglio vivere per mio figlio Giuseppe" esclamò mia mamma, piangendo, non appena l'oncologa le comunicò che il tumore, operato mesi prima, era tornato a minacciare, con le metastasi, la sua vita. Oggi, che sarebbe stato il suo sessantottesimo compleanno, avrebbe voluto essere ancora con noi, occupandosi di me, della sua famiglia, della tomba di mio fratello scomparso diciassette anni fa, delle sue amiche, delle persone a cui faceva del bene. Si chiedeva sempre se avrebbe re-incontrato suo figlio, sua mamma, sua nonna e tutte le persone a cui voleva bene e non c'erano più. Anzi, a dire il vero ne era certa. Mia mamma aveva una molta fede e pregava ogni giorno, o quasi.

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Copia di letturaMese di relazioni, di ricordi, di preghiere questo di Novembre in cui commemoriamo le persone che non sono più tra noi. Per me al lungo elenco delle visite al cimitero quest'anno si aggiunge mia madre, che purtroppo l'undici settembre scorso ci ha dovuto lasciare, suo malgrado. Lei che diciassette anni or sono aveva perso un figlio, mio fratello, per un incidente stradale. E che ogni giorno ricordava e cercava nei suoi pensieri, nei suoi desideri, nelle sue azioni. Aveva molte domande sulla vita dopo la morte mia mamma Benedetta e nel tempo ha nutrito così tanto la sua fede che è andata via convinta di poter riabbracciare il suo prediletto Mimmo, sua mamma, sua nonna, tutti i suoi cari defunti. Sebbene volesse riabbracciarli un po' più in là.

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Cartolina d'auguri ricevuta da Omar Argentino Galván
Cartolina d'auguri che ho ricevuto da Omar Argentino Galván per il mio quarantesimo compleanno.

C'era una volta un pezzo di carta  celeste. Era di un bel colore, tutti dicevano, ma era solo un residuo tagliato via da chissà dove. Non era adatto a niente e rimaneva sempre via, da solo. Se avesse potuto si sarebbe gettato con le proprie mani nel cestino e farla finita, se solo avesse avuto le mani...

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Nel cellulare della bella biondaDino Zoff nel 1982 vinse i campionati mondiali di calcio con la storica finale vinta con la Germania per 3 a 1, in Spagna. Aveva quaranta anni. Quelli che compio io oggi, 15 Febbraio 2014. E subito dopo fu testimonial di una celebre pubblicità, quella dell'olio cuore in cui saltava la staccionata. Quindi ho speranza di poter compiere qualche impresa sportiva ancora. Proverò a riprendere le mie attività fisiche saltando i muretti a secco del salento, visto che dalle mie parti le staccionate 'un ce so'.

Robbie Williams ha compiuto quaranta anni qualche giorno fa. E fa impazzire le ragazzine (e le donne più mature) dai tempi dei Take That. Allora forse posso essere ancora una rockstar pure io. Chi mi ha sentito cantare magari non è d'accordo ma prima o poi capiranno che le mie non sono stonature ma scelte di stile.

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4 gennaio 2014
Diario di bordo di Giuseppe Vitale. 4 Gennaio 2014.

Quest'immagine a sinistra è una pagina del mio Diario di bordo, un'iniziativa che ho intrapreso dopo aver letto Ruba come un artista di Austin Kleon: "un libricino in cui annotare quello che si è fatto nel corso di ogni giornata: a quale progetto ci si è dedicati, dove si è andati a pranzo, che film si è visto". Con un accorgimento: bisogna chiedersi l'avvenimento migliore successo nella giornata. Non bisogna, infatti, annotare tutto ma solo le attività e gli appuntamenti più belli, che ci hanno dato soddisfazioni. Così, avremo la traccia delle nostre gioie o degli eventi più significativi. Così da poterci tornare sopra nei momenti di appannamento o sconforto può essere molto utile. Io ho inaugurato il mio due mesi fa, il 14 dicembre 2013. Mi capita spesso di chiedermi cosa ho fatto in questo o quel determinato periodo della mia vita e certe volte non trovo subito gli appigli nella memoria per ricordare. Spero, ora, di avere una buona quantità di dettagli più o meno piccoli che possono aiutarmi a ricostruire quelli più grandi.

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Ascanio Celestini
Ascanio Celestini (Photo credit: Zona Rebelde!)

Agosto 2003. Invito Daniela, che mi piace molto e che ho conosciuto a un corso di teatro ai Koreja a Lecce, a quello che secondo me è il miglior evento di quell'estate, qualcosa che non si poteva perdere: lo spettacolo Radio Clandestina di Ascanio Celestini al Melpignano Rock Festival. Prima, nel pomeriggio, c'è un incontro con dei musicisti e alcuni giornalisti in un frantoio sotterraneo, in paese. Con Daniela ci sediamo e ascoltiamo. Uno dei musicisti a un certo punto dice come Ascanio spesso si incanti in un loop, una ripetizione o, meglio, una serie di ripetizioni come succede nella musica a volte.  Quella parola, loop, viene fuori, salta, dalle mie poche conoscenze di informatica nella testa e da allora non mi abbandona come non mi lascia mai il pensiero di Celestini. La sua voce mi ipnotizza con le sue ripetizioni e le sue frequenze e, per fortuna mia, piace anche a Daniela: «è dolce e mi rilassa dice». Ho fatto bene ad invitarla e sarà contenta dello spettacolo, penso.  E poi lei ha lo stesso effetto su di me.

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Mappa mentale post estate 2013.
Mappa mentale post estate 2013.

Com'è stata la vostra estate? Che vacanze avete avuto, se siete andati in villeggiatura? Che periodo avete vissuto?

Stamattina ho pensato di raccogliere quattro punti chiave che mi hanno riguardato nel periodo tra agosto e la prima metà di settembre. Così che posso far tesoro delle mie esperienze, condividerle e confrontarmi su di esse. Chiamo voi lettori, quindi, come testimoni in modo che possiate aiutarmi a riconoscere ciò che di significativo mi è successo e a essere sentinelle dei cambiamenti che sto mettendo in cantiere. Siete autorizzati a rimproverarmi qualora dovessi tradire ciò che mi impegno a modificare. Anzi vi chiedo di richiamarmi proprio se non rigo dritto.

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Ritratto a sanguigna di Cosimo Vitale.
Ritratto a sanguigna di Cosimo Vitale, da parte di suo papà Leonardo.

Sedici anni fa, verso le quattro del pomeriggio, vidi mio fratello nella nostra cameretta mentre si asciugava i suoi capelli castani, con addosso la maglietta e i pantaloni bianchi. Poi mi rigirai nel letto dove stavo dormendo. Lui salutò nostra madre e si mise in macchina per raggiungere la pizzeria dove lavorava come pizzaiolo. Però non ci arrivò. Così ogni 18 agosto ho appuntamento con il ricordo più difficile da gestire della mia vita. Con l'evento meno facile da raccontare. Ma che non desidero tacere. Questa estate sono aiutato dal racconto a cui sto lavorando Il leone di San Cosimo, la mia Mompracem di cui ho già pubblicato in questo blog l'incipit. Penso di far cosa gradita ai lettori del blog e a chi ricorda mio fratello Cosimo, che tutti chiamiamo Mimmo, nel pubblicare un passaggio di questo racconto che riguarda la sua nascita. Buona lettura.

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Alle Anderen
Alle Anderen (Photo credit: Luis Ramos)

Giugno è tempo di attese e speranze. Il pensiero va al ritorno per le vacanze degli emigrati. Alle manifestazioni all'aperto in paese. Convinti, come siamo, che avremo un pezzetto di felicità. Che una suggestione saprà rapirci e portarci lontano. Che una storia ci riguarda e ci racconterà molto. Le chianche prendono vita, si fanno più grandi e ciascuna di esse diventa un mondo dove prendere dimora. Non è necessario che passeggi nelle campagne o sulla spiaggia per assaporare la libertà. Basta anche un fazzoletto di cielo e fissare una stella sola e diventare un corpo che all'improvviso viene spinto verso di essa e attraversa gli anni-luce che ti separano da essa. Puoi attraversare gli spazi siderali. Oppure puoi ritrovarli nello spazio di un libro di poesie con la polvere sopra, perché sono mesi che lo hai accantonato su un angolo della scrivania. Quella è diventata polvere di stelle, particelle di ghiaccio finissimo di un'astro che sfreccia nel cielo la notte di San Lorenzo. L'estate non ha bisogno di grandi spazi, della route 66 negli USA, delle spiagge oceaniche. La ritrovi nell'odore di ristoccia bruciata e bagnata appena fuori il paese...

A me l'estate basta poco. E a voi?

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Fermata autobus fantasma (San Ferdinando di Pu...
Fermata autobus fantasma (San Ferdinando di Puglia) (Photo credit: uomoplanetario.org)

Aspettarsi il peggio può distrarci da quello che sta succedendo e persino dal buon esito di una situazione. Dare subito spazio all'ansia può renderci ciechi. Così facendo ci poniamo, infatti, in un altrove che crediamo essere la realtà, che spacciamo per realtà, giuriamo essere la realtà ma che invece è una nostra creazione. Vi è mai capitato di dare per spacciata, morta ormai, una speranza e vedere che invece all'improvviso essa di realizza? Oppure di pensare che non ce la farete e invece poi ce la fate? Che cosa rende possibile il successo in simili situazioni? Com'è possibile cavarsela in determinate circostanze?

Il segreto in certi casi è non distrarsi. Stare vigili, attenti fino all'ultimo e anche oltre. Mai dire mai, insomma. Altrimenti il peggio può davvero accadere. Voglio illustrarvi, oggi, questo concetto attraverso un piccolo fatto che mi è successo due giorni fa.

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Opera di Uccio Biondi
Roberta, dal ciclo Monne Terranee di Uccio Biondi.

Ieri sera ho promesso sulla mia bacheca di Facebook di non regalare mimose e di non fare auguri per la festa della donna ma piuttosto di fare un esame di coscienza pubblico per tutte quelle volte che sono stato maschilista. Non è un caso se ho intitolato questo mio post Esame di coscienza pubico. La speranza è quella di ricordarmene così da evitare di esserlo in futuro. Se cambiamento ci deve essere è bene interpretarlo in prima persona, su di sé, a partire da ciò che non va nei propri atteggiamenti. Spero che il mio piccolo contributo possa essere utile.

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Nicola e Carrisi
Nicola (a sin. Lucas Waldem Zanforlini) e Carrisi (a des. Giuseppe Vitale) in Tutta la musica del cuore.

Ci vediamo alle nove e trenta amici. Di quale nove e trenta sto parlando? Parlo prima di tutto di un appuntamento con la vita, l'ultimo anno prima di iscriversi al club degli 'anta. Oggi, 15 febbraio 2013, compio trentanove anni. E in greco trentanove si dice appunto nove e trenta. Questo mi permette allora di ricordarvi un altro appuntamento, questa volta televisivo, che va in onda la domenica e il lunedì intorno alle 9:30 della sera. Sto parlando della miniserie Tutta la musica del cuore, di cui domenica 17 ci sarà la quarta di sei puntate e nella quale sono il bidello Carrisi. A proposito di televisione, poi, il trentanove  è il numero atomico dell'ittrio che si usava per i fosfori rossi dei vecchi tubi catodici. E anche se questi apparecchi non si producono più oggi mi sento televisivo e mi auguro che in questo mio nuovo anno di vita, che inizia oggi, di avere altre occasioni per fare buona televisione. Mi auguro di far compagnia agli italiani, di farli sentire a casa, come sentono il sapore di famiglia e di casa gli italiani all'estero o chiunque chiami in Italia e deve anteporre il +39 al numero da comporre. Oggi vorrei essere in ogni abitazione, negozio, edificio come anche per strada ed essere amico di tutti, ma proprio di tutti. E dare a ciascuno la certezza di un appuntamento, come si faceva ai vecchi tempi senza rete e senza cellulari, alle 9 e 30, così per bere una birra, per chiacchierare, per raccontarci la vita. Mi auguro in questo mio trentanovesimo anno di vita di poterlo fare con quanti più amici è possibile.