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«Alla pizzeria qui all'angolo non danno più gli stuzzicadenti. Dicono che è perché i clienti se ne portavano sempre via uno» chiosa Groucho Marx nel n. 73 di Dylan Dog dell'Ottobre del 1992. Questa sua freddura ci porta dritti all'argomento del post: la customer experience e i social network. Mi piacerebbe riflettere, insomma, con voi su che cosa avviene ai clienti in un negozio, in un bar, in un hotel ecc. Qual è la loro percezione del servizio e quali pratiche mettono a punto le imprese per farli diventare non solo clienti soddisfatti ma addirittura ambasciatori del brand e arrivare a questo punto a bypassare l'intermediazione da parte di portali e affini. Ambizioso? Sì. Possibile? Anche.

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diagramma percorso
Da un diagramma di flusso alla mappa e al percorso della propria vita, passando dal planning alla valutazione di costi e benefici. Questa che vedete è una mia interpretazione artistica del post, anche se non so disegnare. Ma mica è detto che una cosa ci deve per forza riuscire bene per non continuare a farla...

Cosa fate quando dovete trovare la strada per un posto? Io di solito digito l'indirizzo di arrivo e quello di partenza su Google Maps e il gioco è fatto. Mi viene mostrato il percorso da fare, il tempo necessario e le varie opzioni: in auto, con i mezzi o a piedi. E spesso utilizzo la stessa applicazione come navigatore. Sarebbe bello poter fare lo stesso quando stiamo cercando la nostra strada nella vita eh? Ci vorrebbe proprio un'applicazione anche per questo. Invochiamo lo spirito di Steve Jobs perché ispiri le menti degli sviluppatori. O, se sappiamo dove smanettare, occupiamocene noi. Io qualche nozione di informatica ce l'ho, ma non arrivo a tanto. Però posso fare un'altra cosa e cioè posso usare lo stesso procedimento. Se ci pensate sia se dovete trovare la strada per la località dove andrete in vacanza o l'ufficio dei vigili urbani dove contestare la multa che vi hanno fatto sia il dover trovare la strada della propria vita, quella che fa per noi, richiede gli stessi passaggi. Quindi non dovrebbe essere difficile. Perché molti faticano a trovarla allora o addirittura passano tutta la vita senza mai scovarla? Di questo parleremo dopo. Andiamo per gradi, da ciò che è più semplice a ciò che è più difficile.

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Mazinga-Veliero-Sentiero
Occorre tornare bambini per visualizzare i nostri obiettivi e capire come raggiungerli.

Costruire un robot che doveva intervenire durante rapine, furti e altre attività criminali per acchiappare i delinquenti. Da piccolo ero così ossessionato da Ufo Robot, Mazinga Zeta e Jeeg Robot d'acciaio che decisi di realizzarne uno. Perciò iniziai a fare disegni per capire che aspetto doveva avere, di che armi dotarlo, come farlo muovere. Cominciai anche a fare ricerche sul tipo di carburante da utilizzare. Ci pensai bene, doveva essere economico perché soldi non ne tenevamo. E quindi mi avvicinai alla fotosintesi clorofilliana: da lì volevo trarre l'energia necessaria. Ovviamente non volevo portare a termine questo progetto da solo. Chiamai degli amici con i quali individuammo anche un terreno poco frequentato dove ci mettemmo a scavare una buca per la nostra base sotterranea. Ci impegnammo per mesi in queste attività suddividendo i nostri compiti e perseguendo un programma distinto per fasi. Avevamo otto anni circa e già ci rendevamo conto di dover pianificare per raggiungere il nostro scopo.

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Mummie Oria
Due delle undici mummie conservate a Oria.

Potrei presto dedicarmi ad un nuovo progetto che riguarda la Cripta delle mummie di Oria, i Santi Medici e altri santi ancora di Puglia. Ci sto pensando su. Intanto sono stato a visitare sia la cripta sia il santuario di San Cosimo alla Macchia.

Ci sono uomini e donne che credono di vivere anche dopo la morte, così come sono, conservando le loro fattezze e le loro occupazioni. Posto che la meta di costoro è l'immortalità, consegnano i loro corpi agli imbalsamatori. Nei secoli sono stati tanti, quasi in ogni parte del mondo. Italo Calvino ne parla in una delle sue Città Invisibili: Eusapia. È la città dei morti che apportano innovazioni tanto che da un anno all'altro non la si riconosce più, per quanto è cambiata. E succede quindi che l'Eusapia dei vivi ha preso a modello la città sotterranea.

Dicono che questo non è solo adesso che accade: in realtà sarebbero stati i morti a costruire l'Eusapia di sopra a somiglianza della loro città. Dicono che nelle due città gemelle non ci sia più modo di sapere quali sono i vivi e quali i morti.

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Mappa mentale-agenda Marzo 2015.
Mappa mentale-agenda Marzo 2015.

Ho appena terminato la mia mappa mentale-agenda di Marzo 2015 che potete vedere qui sopra. Questa volta ho tralasciato una delle raccomandazioni di Tony Buzan, l'inventore di questa tecnica e cioè l'uso del colore. Ho, infatti, notato che in questo caso potevo lasciare al lettore che la guarda la fantasia di riempire i disegni e i rami con i colori che più gradisce. Ho pensato che l'assenza delle cromie rendesse più forte le forme che vi propongo.  Allora, rubando le parole a Mogol, possiamo dire che i fiori di Marzo si vestono di nuovi colori. Inoltre, grazie alla lezione di Dario Fo su Caravaggio ho messo in pratica il principio dell'equilibrio compositivo. Com'è mia abitudine mostro la mappa per dare una fotografia di quel che sto facendo nel mio tempo e condividere quei fiori su cui, come farfalla, andrò a poggiarmi, il tepore dell'aria, il piacere di sbattere le ali, la fugacità delle giornate. Fuor di metafora mi piace mettere a disposizione le risorse a cui sto lavorando per creare dei progetti professionali il più possibile aperti, trasparenti, partecipati.

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mappa mentale febbraio 2015
Mappa mentale - Agenda - Febbraio 2015.

Questa qui sopra è la mappa mentale che ho disegnato per organizzare la mia agenda per il mese di Febbraio 2015. Se non conosci questa potente tecnica ti consiglio proprio di impararla. Attento a non confondere una mappa mentale con una concettuale, ci sono molte differenze. Come puoi vedere è fatta di disegni, rami e parole. Al centro c'è l'argomento di cui essa si occupa: in questo caso l'agenda del mese. Ho usato un'immagine che ricorda il periodo che mi interessava: febbraio. Poi, man mano, ho inserito le parole chiave attraverso delle ramificazioni che si possono leggere in senso orario, a partire dalla prima in alto a destra: in questo caso il teatro che, dopo, ho suddiviso in ulteriori sotto-argomenti. Altrettanto ho fatto per gli altri aspetti che intendevo pianificare: blog, progetto partersheep, l'ebook.

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Three water
Three water (Photo credit: @Doug88888)

Mi è piaciuto molto il post 3 parole per il 2014 e quindi con grande piacere rilancio l'invito di Daniele Imperi a scegliere le mie tre parole che vi propongo. Lo faccio prima di tutto perché sono un'ottima chiave per pensare al nuovo anno che è appena cominciato e poi perché sono sicuro saranno un'ottima guida per voi lettori.  Vi stimoleranno a riflettere, a vostra volta, sui tre pilastri su cui reggere le vostre azioni e le vostre decisioni. inoltre alimenteranno le connessioni tra voi e me: avrete i tre rami del grande albero della nostra relazione a cui arrampicarvi o, almeno, a cui poter guardare.

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ColapisciDovete presentare un progetto innovativo, che magari integri attività offline e altre da tenere in rete. Che fate? Scrivete pagine e pagine e poi le inviate via fax? 🙁

Oppure vi mettete all'opera con power point e riempite tante slide che poi mandate via email intasando la casella del destinatario che vi maledirà per questo? 👿

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Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson's liv...
Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson's live-action version of The Lord of the Rings. (Photo credit: Wikipedia)

Tanto tempo fa in Persia viveva un sovrano conosciuto con il nome di Yunàn. Questi possedeva un'immensa fortuna e un potente esercito di guerrieri, ma portava su di sé i segni della lebbra. Furono interpellati tutti i medici e i saggi del regno che cercarono di curarlo con medicamenti tremendi che spesso gli provocavano le più atroci sofferenze. Senza alcun risultato, anzi la malattia avanzava. Finché non giunse a corte il venerando saggio Rubbàn che lo curò non solo senza sofferenze ma addirittura facendolo divertire e giocare sulla pubblica piazza con lo scettro con cui colpiva una palla. Il re guarì e il saggio ricevette grandi riconoscimenti.

È la prima parte del racconto Il visir Yunàn e il saggio Rubbàn de Le mille e una notte. Lo prendo a prestito per raccontarvi, in breve, la mia ultima guarigione, che è andata pressapoco allo stesso modo.

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Junya Watanabe MAN Autumn / Winter 2009
Junya Watanabe MAN Autumn / Winter 2009. TRÈS BIEN.

Quali saranno i colori, le tendenze, le idee del prossimo autunno-inverno? Non sono diventato all'improvviso modaiolo. Mi riferisco piuttosto ai percorsi che da qui alla fine dell'anno e anche oltre avrò la possibilità di compiere, magari insieme a chi ha voglia di arrivare alla fine di questo post. Il motivo per farlo riguarda la possibilità che si collabori o che ci si lasci coinvolgere da qualcuno dei progetti di cui sto per parlarvi. Chi mi conosce da tempo sa quanto io mi dedichi al planning delle mie attività e sa anche quanto io amo coinvolgervi chi ha la curiosità e la voglia di scoprire nuove possibilità. Un esempio lo trovate nella mia recente mappa d'ottobre. Vi lascio entrare dentro la mia officina o il mio studio se preferite. Per vedere da vicino in che modo mi dedico ai progetti che curo di volta in volta. Magari qualcuno di questi vi piacerà o magari ne avete curati altri simili in passato e potreste darmi una mano.

Il primo di essi riguarda dei corsi di apprendimento che sto pensando di mettere in cantiere. Sarà rivolto a chi ha necessità di apprendimento per studio e lavoro e non è riuscito finora ad avere un buon approccio e un buon metodo che consenta di far fronte alla grande mole di informazioni da apprendere e da maneggiare. E anche a chi è stanco dei tanti appunti che scrive e che purtroppo quasi sempre si rivelano improduttivi. Con l'aiuto di mappe mentali e mappe concettuali e di altri strumenti di pensiero visivo non solo riusciremo a cavarcela meglio in questi casi ma avremo dei potenti strumenti per organizzare le nostre attività.

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Presepe arcaico (1999).
Presepe arcaico (1999). Terrecotte e terrecotte bianchettate (la natività). 48 pz. Francesco e Raffaele Spizzico.

Due giorni fa, l'undici settembre, sono stato alla Fiera del Levante a Bari, aperta fino al 16 settembre. Vi ho scoperto delle storie che in questo post voglio raccontarvi e raccomandarvi, se ci andate anche voi. A partire dalla bottega delle storie, la bella mostra di terrecotte che la Banca Popolare di Bari ha dedicato ai maestri d'arte Francesco e Raffaele Spizzico. Sono storie che sanno di mediterraneo, di nord Africa, di culture antiche e popolari, di materia lavorata con sapienza e gusto. Ciò che questi due pittori, decoratori, mosaicisti e ceramisti baresi ci raccontano sono le stratificazioni della nostra cultura e le rielaborazioni che su di esse possiamo costruire. Una consapevolezza, questa, che ci guida nel nostro cammino di pugliesi. Al di là di ogni crisi. Questa mostra la trovate al Pad. 100 Stand PAD.101.

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Alzi la mano chi oggi si fila e si ricordava della quarantesima giornata mondiale dell'ambiente. Alzi la mano chi pensi che serva a qualcosa. Alzi la mano chi crede che sensibilizzerà qualcuno o smuoverà delle coscienze. E' ovvio che mi auguro di sì ma il grande rischio è che scivoli via come tante altre giornate dedicate a questa o a quell'altra tematica più o meno globale. A proposito di questa giornata Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, nel suo messaggio odierno ci ricorda che siamo 7 miliardi di persone, destinate a diventare 9 miliardi entro il 2050. Questo significa un aumento dell'impronta ecologica dell'umanità a livelli mai visti prima. La conseguenza più diretta sarà un aumento dell'inquinamento che è già arrivato a livelli intollerabili. La speranza è che la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio +20, in programma in Brasile dal 20 al 22 giugno prossimo, sappia trovare delle adeguate misure che finora, sono state insufficienti.

Come la racconto una giornata come oggi? Come la racconto la Giornata Mondiale dell'Ambiente? Io lo faccio ricorrendo a Storia d'amore e alberi, uno spettacolo di Francesco Niccolini con Luigi D'Elia.

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Profughi albanesi
Profughi albanesi, foto di Damiano Tasco.

In questo post un breve ricordo dell'esodo degli albanesi a Brindisi il 28 marzo del 1991, qualche interrogativo in proposito e due possibilità per recuperare in questi giorni la nostra relazione con i popoli del mare.

La mattina dell'8 marzo 1991 andai con la classe del liceo linguistico a vedere una matineé di uno spettacolo in lingua al Teatro Impero a Brindisi. Chissà perché quando si parla di lingua inglese si dice sempre “in lingua”. Arriviamo alla stazione e cominciammo a camminare per il corso fin oltre la fontana di piazza Cairoli. Dappertutto spiccavano i fiorellini gialli delle mimose in vendita per la festa della donna. Arrivati al teatro Impero seguimmo senza capire niente un giallo di Agatha Christie di giovani attori londinesi. Che erano attori londinesi l’ho capito dal programma, per fortuna scritto in italiano. Sapevamo che nella notte c’erano stati degli sbarchi ma di profughi noi non ne avevamo visto nessuno e avevamo l’impressione di essere in quel teatro sospesi al di fuori degli eventi. Ma fummo appagati quando, all’uscita del Teatro Impero, ci spostammo verso il porto. Da lontano distinguemmo una macchia di vestiti anonimi e avani come rivestiti da polvere di terra. Era una folla di volti macilenti, un vociare di suoni indistinti altrettanto incomprensibili quanto quelli dello spettacolo in lingua al Teatro Impero. Si accalcavano tutti quanti attorno ad un forno che sfornava pizzette che loro spezzettavano in tanti bocconi e ingurgitavano all’istante. Tutto era molto strano per me. Mi accorsi all’improvviso con i miei occhi di come l’Albania era addirittura più vicina della Grecia. Vidi  barbe mal rase e vestiti logori. Dopo che ebbero mangiato si sparpagliarono per la città e il loro colore marroncino si confuse in mezzo ai fiori gialli delle mimose. Molti di loro si diressero verso la stazione. E allora era possibile vedere come due fiumi di persone: uno marroncino e indistinto di uomini soprattutto ma anche di donne con le occhiaie e di ragazzini che si dirigeva in tutta fretta verso la stazione; l’altro era quello abituale di nord europei, più alti degli albanesi, sempre a pantaloncini anche a Gennaio e con i loro sacchi a pelo in attesa dell’imbarco per la Grecia.

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Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo
Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo di Alessandro Leogrande (Serie Bianca Feltrinelli, Ottobre 2011).

Il motore della Kater i Rades, motovedetta albanese affondata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997, torna a dare segni di vita, torna a mettersi in moto. Quel giorno accadde che la corvetta Sibilla, della marina militare italiana, finì per speronare l'imbarcazione albanese che portava con sé a bordo 120 persone che scappavano dal caos di Valona. Il giorno prima in questa città per gli scontri in corso finirono ammazzate 21 persone. I porti e gli aeroporti erano chiusi. La guerra civile infuriava. Chi decide di salire su quella vecchia imbarcazione da diporto, per attraversare il canale d'Otranto, lo fa perché non ha alternativa, non siamo più durante l'esodo del 1991 quando si lasciava l'Albania per il sogno italiano. Quel venerdì santo ci saranno 81 vittime, come ad Ustica, in gran parte donne e bambini. Si salveranno solo 34 persone tra cui due donne e due ragazzini. Il processo d'appello è finito nell'estate del 2011 con la condanna per Namik Xhaferi, timoniere della Kater, a tre anni e dieci mesi di carcere e quella per Fabrizio Laudadio, comandante della Sibilla, a due anni e quattro mesi. Una sentenza che lascia l'amaro in bocca perché non tocca le responsabilità dei vertici della marina militare e perché a diverse vittime non viene riconosciuto il risarcimento perché non si può dimostrare che fossero a bordo di quella imbarcazione colata a picco. Tuttavia condanna la marina militare italiana seppure in minima parte. E' un punto fermo.

Il relitto della Kater i Rades è rimasto per anni a farsi mangiare dalla ruggine nel cantiere Gioia di Brindisi fino a quando alcuni mesi fa è stato tagliato per separarlo dalla chiglia ed è stato privato del motore e delle parti in legno. Quel che ne è rimasto è diventato L'Approdo, monumento per l'umanità migrante. Una iniziativa molto lodevole perché ha recuperato quella imbarcazione e ne l'ha fatta diventare la testata d'angolo. Tuttavia ai familiari delle vittime l'operazione non è piaciuta per due motivi. Primo perché avrebbero voluto realizzare loro un monumento in Albania con la Kater. Per anni hanno chiesto il relitto, che ad un certo punto il Tribunale aveva concesso loro salvo poi la revoca. Secondo perché l'averla affidata a uno scultore greco, dopo le tante guerre avute con la Grecia, non è stato del tutto opportuno.

Sulla vicenda Alessandro Leogrande ha scritto un libro, il naufragio (Feltrinelli, ottobre 2011) che ricostruisce l'accaduto e le fasi salienti del processo e che dà voce ad alcune delle vittime come Ermal giovane ritrattista che da quel giorno non riuscirà più a disegnare o Ismete Demiri che ha perso la figlia tredicenne. Quel libro, ora, è oggetto di molte presentazioni che per fortuna stanno portando a galla questo episodio della storia italiana e del paese rimpettaio di cui per decenni poco o nulla sapevamo come l'Albania. Una di queste presentazioni si svolgerà sabato 18 febbraio alle ore 18 presso la Sala Conferenze Palazzo Granafei-Nervegna a Brindisi.  Ad organizzarlA sono la Residenza Teatrale CETACEI di Maccabeteatro e Thalassia assieme all'OSSERVATORIO SUI BALCANI di Brindisi con il patrocinio del Comune. Ad averla voluta è soprattutto Luigi D'Elia, attore-narratore, naturalista. È lui, infatti, ad aver organizzato assieme a Francesco Niccolini e Fabrizio Pugliese un laboratorio che sta coinvolgendo un gruppo di artisti, al quale ho avuto la possibilità di partecipare, che stanno lavorando a delle idee per raccontare questa vicenda. Ma soprattutto ha recuperato i legni e il motore della motovedetta che custodisce a Brindisi. Punto di partenza di questo percorso sarà il 28 marzo prossimo, quando, si svolgerà, come ogni anno, la commemorazione del naufragio sul porto di Brindisi. Ma di questo vi parlerò in un prossimo post. Intanto ci vediamo sabato a Brindisi.

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