Vitale's Blog
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 Eccomi qui : - )... di Giuseppe
 
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L'ideale, per l'intelletto umano, sarebbe di diventare una casa ospitale dove ogni apporto informativo è bene accolto e possano entrare non soltanto gli ospiti invitati o interessanti, ma anche il forestiero di passaggio e l'intruso.

Edward De Bono
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\\ Blog : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Giuseppe (del 18/08/2010 @ 12:03:45, in Blog, linkato 119 volte)
Da oggi, 18 agosto 2010, il Vitale's Blog si trasferisce su un altra piattaforma e diventa il Giuseppevitale's blog. Ringrazio la piattaforma dblog che dal luglio 2006 fino ad oggi mi ha consentito di tenere questo blog ma ora le preferisco wordpress, spero non se ne abbia a male. Ringrazio le migliaia di visitatori che ogni mese da tante parti del mondo sono passati e spesso tornati in questo blog. Perciò ricordo ai lettori fedeli, che usano i fedd rss, di aggiornare i loro lettori con il nuovo indirizzo dei feed. Questo blog rimarrà online con tutti i suoi post così com'è adesso, poi pian piano provvederò a trasferire ogni post. Venitemi a trovare nel nuovo spazio online che spero diventi ancora di più uno spazio interattivo per conoscerci meglio e raccontare insieme il cammino della vita. Vi aspetto.
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Di Giuseppe (del 10/08/2010 @ 16:32:25, in Personaggi, linkato 220 volte)

Francesco Cossiga con Adriano Sofri

In queste ore Francesco Cossiga è ricoverato in gravi anche se stabili condizioni al Policlinico Gemelli di Roma. In attesa di ulteriori notizie che fanno per ora temere il peggio ma che magari possono raccontarci del miglioramento delle sue condizioni di salute, voglio riportare un articolo e due post, freschi di pubblicazione, per capirne meglio la figura, nella speranza che non muoia prima di svelare alcuni misteri italiani.

Paolo Festuccia ne ricorda il ruolo di "grande picconatore", a partire dagli ultimi due anni del suo mandato di presidente della repubblica come "nel 2006 quando invia, con una motivazione ancor più stupefacente che sorprendente la sua lettera di dimissioni da senatore a vita al presidente di Palazzo Madama Franco Marini: «Ormai inidoneo ad espletare i complessi compiti e ad esercitare le delicate funzioni che la Costituzione assegna come dovere ai membri del parlamento nazionale». Come dire: il grande provocatore c’è ancora".
 
Andrea Vivaldo ci spiega perché nel 1977 sui muri apparve la scritta "Kossiga". Ma ci ricorda anche uno dei due comitati di crisi da lui istituiti all'indomani del sequestro di Aldo Moro in cui arruolò esponenti della P2 compreso il gran maestro della loggia Licio Gelli. A tal proposito ricordo anche la presenza dell'alfetta color beige in dotazione al ministero degli interni all'epoca del caso Moro che arrivò per prima pochissimi minuti dopo la strage della scorta in via Fani su cui provano a far luce Romano Bianco e Manlio Castronuovo nel lor libro Via Fani ore 9.02 (Nutrimenti) di cui mi sono occupato in un post. Per capire il suo ruolo nel Caso Moro rimando proprio alla serie di post a lui dedicati nel nonsolomoro blog di Castronuovo.
 
"Ora all’età di 82 anni, Francesco Cossiga si sta spegnendo portando via con sé tanti segreti, seppellendo tante oscure pagine della storia della Repubblica italiana. Se ne va in silenzio come amava agire lui prima della caduta del muro di Berlino. Se ne va tra gli insulti dei nemici e gli onori degli amici. Ma si sa, tanti nemici tanto onore e a lui di certo non mancavano le onorificenze. Non gioisco per la morte di un altro uomo ma sinceramente sono dispiaciuto più per le cose non dette che per le picconate ad orologeria menate dal vecchio gladiatore" scrive Italo Romano in un articolo. Aggiungo che per cultura, formazione e opportunità politica è stato sempre filo-USA e per questo ha cercato di depistare le indagini su Ustica e sulla strage di Bologna (che sono collegate) come ho avuto modo di ricordare in un post sulla strage di Bologna.
 
Mi associo all'appello di quanti sperano che non muoia prima di rivelarci un po' di misteri.
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Di Giuseppe (del 10/08/2010 @ 11:37:36, in Recensioni, linkato 274 volte)
Allen Carr
"Stai dimagrendo. Come fai? Cosa mangi e cosa non mangi?". Questa è la domanda che più di qualcuno mi sta rivolgendo negli ultimi giorni perché il mio dimagrimento, cominciato lo scorso 10 luglio e quindi un mese fa, inizia ad essere visibile ad occhio nudo. La domanda mi viene rivolta soprattutto da coloro i quali magari desidererebbero intraprendere un percorso analogo, simile. Ebbene chiedere cosa mangi e cosa non mangi è un punto di partenza sbagliato che ti porta immediatamente al fallimento se solo ci provi. Perché sottintende la privazione da questo o da quell'altro cibo. E se c'è privazione c'è infelicità e se c'è infelicità c'è la tentazione di assumere proprio quei cibi che si vorrebbero evitare. Perciò la questione non è evitare i dolci, ad esempio, o i formaggi ecc. Semmai è, piuttosto, mangiare gli alimenti che ci piacciono. "Potete mangiare i vostri cibi preferiti, quando e quanto volete, e pesare quanto desiderate, senza dovervi sottoporre a diete o particolari esercizi fisici, senza dover usare la forza di volontà o strani espedienti e senza sentire né infelicità né alcun senso di privazione". Bello eh? Bellissimo e verissimo. E' quel che scrive Allen Carr in E' facile controllare il peso se sai come farlo (EWI editrice). Devo proprio ad Allen Carr, nella foto in alto a sinistra, non solo il mio dimagrimento ma uno stato di salute migliore e un umore più felice che sono tra le più belle conseguenze di questo cambiamento innescato dal suo libro.

Sgombriamo subito il campo, quindi, da inutili e dannosi digiuni, da farmaci e pseudo-farmaci, da esercizi in palestra o da altre attività sportive e ginniche. Tutte queste cose non servono a dimagrire. L'attività sportiva non agonistica ci può aiutare a tenerci in forma ma non è la causa del dimagrimento. Come si fa allora a dimagrire? Tutto quello che occorre è che bisogna avere buon senso, da una parte, e usare la testa per capire, dall'altra. Infatti, non ho neanche ancora finito di leggere il libro che in modo naturale e tranquillo, quindi senza sforzi, ho iniziato a dimagrire. E non solo io: anche mia madre ha iniziato a farlo leggendo questo libro.

L'obiezione ora potrebbe essere: la nostra alimentazione è una faccenda molto delicata ed occorrono consigli di dietologi e nutrizionisti perché la salute non è una roba che si affronta in modo improvvisato e senza conoscenze. Giusto. Io ho visto persone che sono state in cura presso dietologi e che hanno perso molti chili, spesso in poco tempo. Alcune di queste dopo qualche mese erano più grasse di prima. Com'è possibile? Non hanno più seguito la dieta o ha sbagliato il dietologo? Forse sono vere entrambe le affermazioni. Ma esiste un manuale molto dettagliato e preciso che ci dà tutte le indicazioni su cosa mangiare, come e quando. Non è il libro di Allen. Semmai lui ci spiega dove trovarlo questo manuale e come consultarlo. Io ho iniziato a farlo e sto molto meglio. Non vi svelo altro perché dovete affidarvi a quanto scrive nel libro che vi consiglio.

Non sono il solo a consigliarlo, c'è molta altra gente che lo fa e vi invito a leggere le loro testimonianze. Esse si basano tutte sul metodo che Allen Carr chiama Easyweigh. In inglese "easy" sta per facile e "weigh" per peso. E' lo stesso metodo usato per smettere di fumare che si chiama Easyway ("way" in inglese sta per via) che ha avuto molto successo. E' un metodo psicologico, viene detto sul sito web, che "rimuove la convinzione che fumare offra una qualunque forma di piacere o di supporto. Viene quindi meno quella sensazione di sacrificio e privazione che accompagna gran parte dei tentativi di smettere e ci si sente liberati dalla paura di farlo". Per quanto riguarda il sovrappeso posso dire che questo mese per me non solo non è stato una privazione, ma ho (ri)scoperto il piacere di mangiare. Vi terrò aggiornati, nel blog, con i progressi e il diario di questo percorso. Intanto vi sarei grato se mi scriveste nei commenti cosa ne pensate o se avete domande da fare o esperienze da raccontare.
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Di Giuseppe (del 09/08/2010 @ 11:32:24, in Personaggi, linkato 191 volte)
Federico II
Intorno a Federico II ci sono molti luoghi comuni. Ad esempio molti vedono in lui un sovrano pacifista, tollerante quando in realtà fu un vero sovrano medievale con tutti i vizi e le virtù (pochissime nel suo caso) che questo comportò. Basta leggere la ricognizione di assassinii, stragi, massacri che Marco Brando ricorda nel suo excursus su Lo strano caso di Federico II (Palomar). In questo blog abbiamo già visto il suo rapporto con le donne e abbiamo parlato anche della scuola poetica siciliana. Oggi chiudiamo il trittico di post a lui dedicato sfatando un altro mito legato alla sua figura: quello che lo vuole grande cultore dell'astrologia. Ora, "credere nell'influenza degli astri sulle persone e su tutto il resto era parte integrante dell'uomo medievale e della sua concezione dell'universo" scrive Marco Brando. Quindi, prima di tutto, non vi è nulla di straordinario nel fatto che un uomo del medioevo creda negli astri. Ma l'impressione è che abbia usato questa credenza medievale a suo favore, rivelando quindi che il suo amore per gli astri fosse in realtà strumentale. Nelle trattative per il matrimonio con Isabella d'Inghilterra, che sposò nel luglio del 1235, Federico stesso scrisse una lettera dove perorava questa unione perché fosse ottemperata l'armonia della natura, in cui l'influenza degli astri per il medioevo era onnipresente. Ma lasciamo anche questa volta la parola ad Andrea Camilleri che nella sua intervista impossibile a Federico II parla anche di astrologia.

Camilleri – Perdoni, eccellenza! Ella ha pronunciato, or ora, una parola fondamentale al fine della conoscenza della sua personalità. La parola è: destino. Credette ella veramente negli astri e negli oroscopi? Perché resta il fatto incontrovertibile che alla sua corte ebbero onori e potere due eminenti astrologi, Michele Scoto e Maestro Teodoro i quali...


Federico – Certo che c’erano, Tu conosci i versi che mi dedicò Guglielmo di Figueira? "Un tal signor merita ben la signoria / ché egli sa ben ciò che si conviene / ed è tanto dotto nell’Arti e nell’Astronomia / che vede e conosce prima ciò che dopo avviene." Questa è, amico caro, la chiave.


Camilleri – Dunque l’astrologia...


Federico – ... non c’entrava per niente. Fai mente locale all’ultimo verso della poesia che ti ho appena detto: "Conosce prima ciò che dopo avviene." Vedi, figlio mio, i siciliani, prima ancora di nascere, sanno che niente sanno, niente hanno visto e niente hanno sentito. È questo benedetto vizio dell’omertà. Però i siciliani, che hanno fama di non parlare, se tu sai come prenderli, parlano. A mezza voce, cifrati, voltando la testa dall’altra parte, parlano. E tu, che sei un imperatore e devi sapere come vanno le cose nel tuo impero, che fai? Cerchi di farli parlare. Ma quando quelli hanno parlato, come fai per evitare che si ritrovino due giorni dopo dentro un fosso, e con la lingua tagliata? Dici che quelle cose lì te l’hanno dette le stelle, e hai salvato capra e cavoli. Michele Scoto e Maestro Teodoro servivano insomma a dire oscuramente quello che i siciliani mi dicevano chiaramente. Quali astri! Quale astrologia!

Allo stesso stratagemma ricorse tra l'altro Romano Prodi quando riferì agli inquirenti che indagavano sul sequestro di Aldo Moro la soffiata su via Gradoli a Roma, dove lo statista era tenuto in ostaggio dalle Brigate Rosse. Riferì, infatti, che questa informazione gli era arrivata attraverso una seduta spiritica. Gli inquirenti lo ascoltarono e misero a soqquadro Gradoli, il comune in provincia di Viterbo e non la via a Roma dove Moro si trovava.
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Di Giuseppe (del 08/08/2010 @ 11:09:26, in Personaggi, linkato 167 volte)
scuola poetica sicliana
Ieri abbiamo cominciato un trittico di post su Federico II di Svevia. Nel primo post ci siamo occupati del rapporto tra il sovrano e le donne. Oggi ci occupiamo di sfatare un altro falso mito legato allo svevo: quello della fioritura della scuola poetica siciliana. Lo faremo con alcune considerazioni e poi riportando un'intervista impossibile di Andrea Camilleri al cosiddetto "puer apuliae" che di Sicilia, di poesia e di storia s'intende :)

Gran parte dei testi della scuola poetica siciliana che infatti sono poi finite nelle antologie e nei manuali di letteratura italiana che si studiano a scuola, non sono da attribuire agli autori cui si è soliti attribuirli. Spesso si tratta infatti di testi orali, di origine giullaresca. Un esempio su tutti è il contrasto di Ciullo (e non Cielo come riportato nei testi scolastici) di Alcamo dal titolo Rosa Fresca Aulentissima. In Mistero Buffo Dario Fo mostra che questo testo è tutt'altro che una poesia d'autore ma piuttosto un'autentica giullarata. Nel maggio 2006 ha tenuto anche una Lectio Magistralis all'Università di Roma La Sapienza in proposito. E' molto probabile che i vari Jacopo Da Lentini, Pier Della Vigna, Giacomo Pugliese e altri - tutti funzionari di corte e ritenuti poeti di questa "scuola" - fossero dei trascrittori di componimenti per lo più orali che sentivano durante le esibizioni di poeti a braccio, giullari, trovatori provenzali. Era invalsa, infatti, l'usanza di inserire questi testi in atti notarili: servivano a coprire le parti bianche in modo che non ci fossero successive e truffaldine aggiunte posteriori alla stipula dell'atto. Quindi spesso sarà successo che questi autori sentendo dei componimenti, spesso improvvisati, se ne appropriassero, anche per far bella figura a corte, dove allo stesso Federico II sono attribuiti alcune composizioni liriche. Ma come abbiamo fatto ieri anche oggi lasciamo la parola ad Andrea Camilleri che con poche magistrali battute ci fa capire come stanno le cose.

Camilleri – Be’, in fondo, deve essere stato bello avere a che fare con tanti poeti...

Federico, sorpreso – Ca quali poeti?!

Camilleri, altrettanto sorpreso – Ma quelli della scuola siciliana, no ? Oddo, Giacomino, Ciullo...

Federico – Perché, tu li chiami poeti, quelli? Un momento e ti faccio il conto. Dunque, Giovanni di Brienne, che fu pure mio suocero, era uomo di guerra e re; Jacopo da Lentini era notaio imperiale; Pier della Vigna era cancelliere e ministro; Giacomo Pugliese era un alto funzionario di corte; Rinaldo d’Aquino era conte e falconiere; Percivalle Doria era vicario imperiale; Guido delle Colonne era capo dei giudici; Stefano Protonotaro era appunto il primo notaro dell’impero; Ruggerone da Palermo era uno che se lo incontravi solo, di notte, era meglio che cambiavi strada ... Con una mano ti mostravano l’ultima composizione poetica e con l’altra ti chiedevano promozioni, aumenti di stipendio, trasferimenti, collocazioni a riposo anticipate ... E guai se ti passava per la testa, sinceramente, di dire che il contrasto di Ciullo ti piaceva di più della canzonetta di Mazzeo! C’era pericolo che scatenavi una guerra civile! Poeti! Ma non mi fare ridere, va’! E quindi fu la stessa storia con le femmine, anche lì se non eri il più bravo di tutti non eri niente. Perciò, almeno come poeti, si sentissero tutti eguali, feci costruire, a Enna, una torre ottagonale, coi sedili tutti gli stessi, torno torno. Lì ci riunivo, di tanto in tanto tutti questi poeti che se la spassavano a leggersi le loro poesie...
Camilleri – Una sorta di salotto letterario ante litteram…

Federico – Sì, questa cosa qui. E magari io ci leggevo le mie poesie. Che piacevano a tutti. Mi devi credere, non mi sto vantando. Quando Rinaldo ne leggeva una delle sue, se ne veniva Ruggerone a dire che quella rima lì non ci azzeccava, che quel verso zoppicava... e quando Jacopo ne attaccava una delle sue, Percivalle principiava a fare una bocca come certi pesci buttati a riva... Ma quando leggevo io, tutti muti. Impalati. E, alla fine, un diluvio di applausi. Io domandavo, guardandomi attorno: "C’è nessuno che vuole fare qualche osservazione a questa mia poesia?" E quelli, in coro: "Ma no... è perfetta... cosa andate a cercare, Maestà... è sublime... che scherziamo?" Ne ho scritte tante. Non so se tu ti ricordi. Quella che cominciava: "Poi che ti piace, Amore" e quell’altra che faceva: "Dolze mio drudo, e vaténe..."
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Di Giuseppe (del 08/08/2010 @ 08:15:54, in Pensieri Leggeri, linkato 167 volte)
le due vieUna è la via stretta, l'altra è la via larga.

Una è la via della libertà, l'altra della schiavitù.

Una è la via della giustizia e quindi dei giusti, l'altra dell'ingiustizia e quindi degli ingiusti.

Una è la via della povertà, l'altra della ricchezza.

Una è la via che sembra difficile ma che invece è facile, l'altra sembra facile e invece è difficile.

Una è la via oscura ma che invece porta all'illuminazione, l'altra è illuminata ma porta all'oscurità.

Una è la via che sembra regredire, ma che invece avanza. L'altra avanza ma in realtà regredisce.

Una è la via della vita, del bene e della benedizione. L'altra è la via della morte, del male e della maledizione.

Una è la via della saggezza del cuore, l'altra dell'insensatezza.

Una è la via di Dio, l'altra degli idoli.

Fonti: Tao 41; Matteo 7,13-14 e 19, 24; Luca 13,24; Deuteronomio 30, 15-20; Proverbi 4,18-27 e 12, 28; Salmo 1; Siracide 15, 17; Dottrina dei dodici apostoli 1-6.


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Di Giuseppe (del 07/08/2010 @ 13:03:18, in Storie, linkato 219 volte)
Nozze tra Federico II e Isabella di Brienne
Il 9 novembre 1225 Federico II di Svevia sposò Isabella di Brienne, figlio di Giovanni di Brienne re di Gerusalemme dal 1210 al 1225. Un matrimonio d'interesse perché lo svevo ne eredita appunto la corona di Gerusalemme che sebbene fosse un titolo poco più che onorifico, gli serviva a preparare quella VI crociata che condusse in Terra Santa dal 1228 al 1229. "Jolanda aveva allora 13 anni; era immatura, bruttina, poco all’altezza di figurare accanto ad un trentenne colto, avviato alla gloria. Giusto la prima notte di matrimonio, Federico trovò il modo di consolarsi: e lo fece con la cugina della moglie, Anais, una dama di compagnia ventenne, procace, disinibita, tutto sommato un bocconcino da buongustai" leggiamo sul sito stupormundi.it. Il padre, che era cattolicissimo, andò su tutte le furie e ne fece un caso diplomatico in cui coinvolse il pontefice. Ma quest'ultimo si guardò bene dall'intervenire visto che bramava da tempo questa crociata che Federico non si decideva a fare.

Mi è tornato in mente questo episodio della vita di Federico II perché in questi giorni ad Oria, in provincia di Brindisi, il comune in cui vivo, si celebrano queste nozze con un corteo storico e un torneo tra i rioni del paese. Gli storici locali e i membri della Pro Loco spacciano per storico il bando del torneo che in realtà è stato costruito ad hoc nel 1967. La vicenda si è meritata un passaggio nel libro di Marco Brando Lo strano caso di Federico II (Palomar) che indaga sul falso mito di questo imperatore e sul "perché dopo otto secoli in Puglia è un mito, nel nord italia un tiranno, in Germania uno sconosciuto" come si può leggere nella quinta di copertina. Mi verrebbe molto da dire su questa trovata folcloristica che viene propagandata come un grande evento, quando in realtà la sub-cultura monopolistica del torneo in termini di marketing turistico non solo non funziona, ma ci preclude ben maggiori possibilità. Ma la celebrazione di queste nozze di Federico II, di cui voglio invece occuparmi, è davvero un fatto curioso e ci permette di fare luce sul rapporto tra il sovrano e le donne. Me ne sto occupando in un testo per uno spettacolo che non mi decido mai a terminare: Il Giullare e l'Imperatore. Ho già ricordato che Federico II non solo ebbe quattro mogli ma ebbe numerose amanti e concubine e un harem a Lucera. Ma oggi voglio lasciare la parola su questo ad Andrea Camilleri che nel 1976 scrisse un'intervista impossibile a Federico II. Ne riporto un passaggio che riguarda proprio le donne.

Camilleri – Allora, se permette, muoviamoci sopra un terreno certo. Tutti, e ripeto, indistintamente tutti i suoi biografi la descrivono come un uomo lussuriosissimo. Sono costretto ancora a citare.

Federico – E tu cita, cita.

Camilleri – Riccobaldo da Ferrara: "Federico fu molto amante degli amplessi femminili, pertanto possedeva un gregge di graziose donne." Benvenuto da Imola: "Federico aveva sempre con sé un gregge di bellissime ragazze."

Federico – Posso fare una domanda?

Camilleri – Certo, eccellenza.

Federico – Tu sei siciliano?

Camilleri – Eccellenza sì.

Federico confidenziale – E come stiamo a donne?

Camilleri – Be’... malgrado io non possa più dirmi giovanissimo, è vero ... Io ancora ... non mi posso proprio lamentare ... L’altro giorno una tedesca ...

Federico interrompendo – Ma lo vedi? Anche tu! Ma come fa un imperatore a imperare sui siciliani se non è il più potente, sì, proprio in quel senso lì, di tutti? Altrimenti ti mettono sotto i piedi, ti chiamano mezza cartuccia, ti dicono senza denti per mangiare la grazia di Dio!

Camilleri – Ma non le pare di avere esagerato? Tre mogli. Un gregge, addirittura, di belle ragazze. Due harem!

Federico – Tre. Uno era itinerante. Ma tu non lo devi dimenticare che nel mio impero c’erano anche gli arabi! E gli harem, figlio mio, erano per dare polvere negli occhi degli arabi!

Camilleri – E la violenza che esercitò a una sua nipote?

Federico – Appunto, era un’esercitazione. Quella fu polvere negli occhi ai greci, che in queste cose di incesto...

Domani vi parlerò del rapporto di Federico II con la poesia.
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Di Giuseppe (del 06/08/2010 @ 10:59:48, in Cinema, linkato 132 volte)
Bacio donna-cane
Per il prossimo cortometraggio di Cxxxx Bxxxxxxxx che verrà girato nella seconda metà di Agosto a Taranto, CERCASI n° 2 cani:
  1. un barboncino che verrà impegnato per una sola posa;
  2. un cane femmina di taglia piccola.
Ma come, con tutti gli attori disoccupati che ci stanno in Italia perché non impiegare due attori cane: un maschio e una femmina. Così fanno il paio con tutti quegli attori disoccupati in costume che fanno i leoni e le tigri nei circhi. Quelli più organizzati in gruppo, possono fare gli elefanti. Molto richiesti anche attori bestia per le scene di zoofilia nei film porno.
E' ovvio che i cani sono più bravi di molti attori e attrici. Persino le formiche nel loro piccolo sono grandi attrici.
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Di Giuseppe (del 03/08/2010 @ 11:06:35, in Management, linkato 114 volte)
People
Per organizzare un buon evento occorre conversare con le persone prima di esso, durante e dopo. Il numero di partecipanti è meno importante di quel che di solito si crede. Oggi abbiamo tutta la tecnologia per farlo. Vediamo indicazioni ed esempi in proposito.

Se organizzate un evento, il numero di partecipanti non è più fondamentale: considerate invece la qualità della conversazione creata dall'evento. Straordinario consiglio di Gianluca Diegoli, che ho letto su un post di Master New Media, che fa giustizia di un modo de organizzare e gestire gli eventi che non è diverso dai campi di concentramento nazisti: gli invitati (forzati) sono solo dei numeri. Quante volte capita infatti che si ricevano degli inviti a eventi di cui non ce ne frega una benemerita mazza, soprattutto su Facebook? Possibile che a nessuno saltino in mente due regole basilari per organizzare un evento? Primo: invitare solo le persone che vi possono avere un qualche interesse. Secondo: prima di mandare gli inviti scrivere qualche post in proposito. Infatti Robin Good, che ha ospitato le tesi di Diegoli, in un altro post si raccomanda di aprire un blog prima dell'evento e/o un forum e un canale tematico di notizie in merito ai temi dell'evento. Io aggiungo che si possono anche ospitare sul blog le conversazioni che avvengono in proposito su twitter attraverso un semplice widget. Non solo, bisogna fare in modo che queste conversazioni continuino durante l'evento stesso attraverso il live blogging. Ma non finisce qui: bisogna fare in modo che si continui a parlare dell'evento anche dopo, magari coinvolgendo gli ospiti più attivi per progettare l'evento successivo o un follow up dell'evento. Quello di invitare chiunque ci capiti a tiro, soprattutto su facebook, senza spiegare di che evento si tratti è uno dei dieci migliori passi per far fallire un evento. Robin Good nell'ultimo articolo che ho linkato parla di X-event : "gli eventi online (e offline) non dovrebbero essere più limitati dalle coordinate spazio-temporali, dal luogo e dall'orario in cui essi si svolgono" ma possono essere eventi in contemporanea sia online sia offline. Oggi la tecnologia ce ne offre tutte le possibilità, magari anche con l'aiuto della realtà aumentata. Pensiamo, infatti, quanto utile e coinvolgente sarebbe trovare sullo smart phone tutta una serie di informazioni e applicazioni sull'evento al quale vogliamo partecipare. Ma quand'anche non disponessimo di ogni sorta di tecnologia possiamo realizzare degli eventi in cui le persone non sono buttate lì, ma sono attori dell'evento stesso. Non sto parlando dei flash mob che ormai sono così tanto di moda quanto quasi inutili. Ma penso a degli eventi che:
  • partano prima di tutto dall'ascolto delle persone e delle individuali situazioni che vivono;
  • che stimolino le loro conversazioni e i loro apporti;
  • che coltivino lo scambio delle idee e dei progetti;
  • che rimangano memorabili in termini di contenuti ed esperienze.
In proposito ho condotto tre esperimenti:
  1. "Soccorso Vitale", in cui giocavo sul mio cognome che è appunto Vitale, dedicato al problem solving ai tempi della crisi;
  2. "Non auguri ma progetti" che voleva trasformare il mio compleanno in un'occasione per scambiarsi idee e progetti invece dei soli auguri;
  3. "La vendemmia delle idee" che ha trasformato il rientro dalle vacanze in un momento per riordinare le idee.
In queste tre occasioni mi sono accorto non solo di quanto siano importanti i contenuti user-generated per gli eventi, ma soprattutto che le piattaforme online permettono di meglio mettere le persone a loro agio, sempre che se ne tengano in giusto conto desideri, emozioni, esigenze, bisogni, domande palesi e latenti. Qual'è stato l'ultimo evento che hai organizzato? E come?
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Di Giuseppe (del 02/08/2010 @ 10:20:56, in Mondo, linkato 149 volte)
La stazione di Bologna il giorno dopo la strage, foto di piero55 su Flickr
La strage di Bologna del 2 agosto del 1980 non ebbe mandanti interni, italiani, ma fu responsabilità del Mossad, il servizio segreto israeliano. E le motivazioni riguardano la vendita da parte dell'Italia di uranio impoverito destinato all'Iraq. Gli israeliani risposero a questo traffico con due stragi: quella di Ustica e quella di Bologna. La pista degli Usa (e quindi anche israeliana) è quella seguita dal giudice Carlo Mastelloni. Per quest'ultimo la strage di Bologna è una ritorsione nei confronti dello stato italiano per la sua politica filo-libica. Quindi sgombra il campo da un'altra pista, quella che vorrebbe responsabili di quella strage i palestinesi, secondo quanto dichiarato dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Ma Cossiga è filo-Usa e su questo non è attendibile, come ho scritto qualche anno fa in un mio vecchio blog. Questo coinvolgimento del Mossad è descritto nel libro di Victor Ostrowski, colonnello del Mossad, The other side of deception: racconta di aver fatto un trasporto di armi in Italia con l' aiuto di esponenti della P2 all'inizio del 1980.

Tuttavia la responsabilità del Fplp (Fronte per la liberazione della palestina) è ancora in piedi per un altro giudice, Rosario Priore, come ha sostenuto in un suo recente libro. Secondo lui la strage di Bologna sarebbe una reazione del terrorismo palestinese all’arresto di un responsabile di alto livello del Fronte popolare, che aveva la sua base operativa proprio nel capoluogo emiliano. Ma qui manca il buon senso secondo me: come si può reagire ad un arresto con una strage? Sta poco in piedi secondo me questa idea anche perché l'interesse dei palestinesi è sempre stato quello di cercare una legittimazione internazionale: come potevano sperare di ottenerla con una strage così impopolare?

A Bologna, semmai, bisogna pensare: c’erano due impianti nucleari di ricerca gestiti dall’Eni e dall’Agip nucleare. E' questo che bisogna tener presente nella strage di Bologna, come in quella di Ustica. Ne parlano Manuela Iati’ e Giuseppe Baldessarro in Avvelenati (Città del Sole). In proposito possiamo leggere un'intervista di Paolo Cucchiarelli
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