Il disordine risveglia nell'uomo un istinto dimenticato: l'istinto dell'armonia con se stesso. Gli ricorda il concetto di bellezza, lo obbliga a pensare in modo diverso, a fantasticare e a creare. Il caos fa dell'uomo un artista.
Ti do il benvenuto nel blog di Giuseppe Vitale: un blog per coltivare un po' di vita online, perché l'internet è una pianta e ha bisogno di linfa... vitale :-)
Di Giuseppe (del 18/08/2010 @ 12:03:45, in Blog, linkato 119 volte)
Da oggi, 18 agosto 2010, il Vitale's Blog si trasferisce su un altra piattaforma e diventa il Giuseppevitale's blog. Ringrazio la piattaforma dblog che dal luglio 2006 fino ad oggi mi ha consentito di tenere questo blog ma ora le preferisco wordpress, spero non se ne abbia a male. Ringrazio le migliaia di visitatori che ogni mese da tante parti del mondo sono passati e spesso tornati in questo blog. Perciò ricordo ai lettori fedeli, che usano i fedd rss, di aggiornare i loro lettori con il nuovo indirizzo dei feed. Questo blog rimarrà online con tutti i suoi post così com'è adesso, poi pian piano provvederò a trasferire ogni post. Venitemi a trovare nel nuovo spazio online che spero diventi ancora di più uno spazio interattivo per conoscerci meglio e raccontare insieme il cammino della vita. Vi aspetto.
Di Giuseppe (del 10/08/2010 @ 16:32:25, in Personaggi, linkato 220 volte)
In queste ore Francesco Cossiga è ricoverato in gravi anche se stabili condizioni al Policlinico Gemelli di Roma. In attesa di ulteriori notizie che fanno per ora temere il peggio ma che magari possono raccontarci del miglioramento delle sue condizioni di salute, voglio riportare un articolo e due post, freschi di pubblicazione, per capirne meglio la figura, nella speranza che non muoia prima di svelare alcuni misteri italiani.
Paolo Festuccia ne ricorda il ruolo di "grande picconatore", a partire dagli ultimi due anni del suo mandato di presidente della repubblica come "nel 2006 quando invia, con una motivazione ancor più stupefacente che sorprendente la sua lettera di dimissioni da senatore a vita al presidente di Palazzo Madama Franco Marini: «Ormai inidoneo ad espletare i complessi compiti e ad esercitare le delicate funzioni che la Costituzione assegna come dovere ai membri del parlamento nazionale». Come dire: il grande provocatore c’è ancora".
Andrea Vivaldo ci spiega perché nel 1977 sui muri apparve la scritta "Kossiga". Ma ci ricorda anche uno dei due comitati di crisi da lui istituiti all'indomani del sequestro di Aldo Moro in cui arruolò esponenti della P2 compreso il gran maestro della loggia Licio Gelli. A tal proposito ricordo anche la presenza dell'alfetta color beige in dotazione al ministero degli interni all'epoca del caso Moro che arrivò per prima pochissimi minuti dopo la strage della scorta in via Fani su cui provano a far luce Romano Bianco e Manlio Castronuovo nel lor libro Via Fani ore 9.02 (Nutrimenti) di cui mi sono occupato in un post. Per capire il suo ruolo nel Caso Moro rimando proprio alla serie di post a lui dedicati nel nonsolomoro blog di Castronuovo.
"Ora all’età di 82 anni, Francesco Cossiga si sta spegnendo portando via con sé tanti segreti, seppellendo tante oscure pagine della storia della Repubblica italiana. Se ne va in silenzio come amava agire lui prima della caduta del muro di Berlino. Se ne va tra gli insulti dei nemici e gli onori degli amici. Ma si sa, tanti nemici tanto onore e a lui di certo non mancavano le onorificenze. Non gioisco per la morte di un altro uomo ma sinceramente sono dispiaciuto più per le cose non dette che per le picconate ad orologeria menate dal vecchio gladiatore" scrive Italo Romano in un articolo. Aggiungo che per cultura, formazione e opportunità politica è stato sempre filo-USA e per questo ha cercato di depistare le indagini su Ustica e sulla strage di Bologna (che sono collegate) come ho avuto modo di ricordare in un post sulla strage di Bologna.
Mi associo all'appello di quanti sperano che non muoia prima di rivelarci un po' di misteri.
Di Giuseppe (del 10/08/2010 @ 11:37:36, in Recensioni, linkato 274 volte)
"Stai dimagrendo. Come fai? Cosa mangi e cosa non mangi?". Questa è la domanda che più di qualcuno mi sta rivolgendo negli ultimi giorni perché il mio dimagrimento, cominciato lo scorso 10 luglio e quindi un mese fa, inizia ad essere visibile ad occhio nudo. La domanda mi viene rivolta soprattutto da coloro i quali magari desidererebbero intraprendere un percorso analogo, simile. Ebbene chiedere cosa mangi e cosa non mangi è un punto di partenza sbagliato che ti porta immediatamente al fallimento se solo ci provi. Perché sottintende la privazione da questo o da quell'altro cibo. E se c'è privazione c'è infelicità e se c'è infelicità c'è la tentazione di assumere proprio quei cibi che si vorrebbero evitare. Perciò la questione non è evitare i dolci, ad esempio, o i formaggi ecc. Semmai è, piuttosto, mangiare gli alimenti che ci piacciono. "Potete mangiare i vostri cibi preferiti, quando e quanto volete, e pesare quanto desiderate, senza dovervi sottoporre a diete o particolari esercizi fisici, senza dover usare la forza di volontà o strani espedienti e senza sentire né infelicità né alcun senso di privazione". Bello eh? Bellissimo e verissimo. E' quel che scrive Allen Carr in E' facile controllare il peso se sai come farlo (EWI editrice). Devo proprio ad Allen Carr, nella foto in alto a sinistra, non solo il mio dimagrimento ma uno stato di salute migliore e un umore più felice che sono tra le più belle conseguenze di questo cambiamento innescato dal suo libro.
Sgombriamo subito il campo, quindi, da inutili e dannosi digiuni, da farmaci e pseudo-farmaci, da esercizi in palestra o da altre attività sportive e ginniche. Tutte queste cose non servono a dimagrire. L'attività sportiva non agonistica ci può aiutare a tenerci in forma ma non è la causa del dimagrimento. Come si fa allora a dimagrire? Tutto quello che occorre è che bisogna avere buon senso, da una parte, e usare la testa per capire, dall'altra. Infatti, non ho neanche ancora finito di leggere il libro che in modo naturale e tranquillo, quindi senza sforzi, ho iniziato a dimagrire. E non solo io: anche mia madre ha iniziato a farlo leggendo questo libro.
L'obiezione ora potrebbe essere: la nostra alimentazione è una faccenda molto delicata ed occorrono consigli di dietologi e nutrizionisti perché la salute non è una roba che si affronta in modo improvvisato e senza conoscenze. Giusto. Io ho visto persone che sono state in cura presso dietologi e che hanno perso molti chili, spesso in poco tempo. Alcune di queste dopo qualche mese erano più grasse di prima. Com'è possibile? Non hanno più seguito la dieta o ha sbagliato il dietologo? Forse sono vere entrambe le affermazioni. Ma esiste un manuale molto dettagliato e preciso che ci dà tutte le indicazioni su cosa mangiare, come e quando. Non è il libro di Allen. Semmai lui ci spiega dove trovarlo questo manuale e come consultarlo. Io ho iniziato a farlo e sto molto meglio. Non vi svelo altro perché dovete affidarvi a quanto scrive nel libro che vi consiglio.
Non sono il solo a consigliarlo, c'è molta altra gente che lo fa e vi invito a leggere le loro testimonianze. Esse si basano tutte sul metodo che Allen Carr chiama Easyweigh. In inglese "easy" sta per facile e "weigh" per peso. E' lo stesso metodo usato per smettere di fumare che si chiama Easyway ("way" in inglese sta per via) che ha avuto molto successo. E' un metodo psicologico, viene detto sul sito web, che "rimuove la convinzione che fumare offra una qualunque forma di piacere o di supporto. Viene quindi meno quella sensazione di sacrificio e privazione che accompagna gran parte dei tentativi di smettere e ci si sente liberati dalla paura di farlo". Per quanto riguarda il sovrappeso posso dire che questo mese per me non solo non è stato una privazione, ma ho (ri)scoperto il piacere di mangiare. Vi terrò aggiornati, nel blog, con i progressi e il diario di questo percorso. Intanto vi sarei grato se mi scriveste nei commenti cosa ne pensate o se avete domande da fare o esperienze da raccontare.
Di Giuseppe (del 09/08/2010 @ 11:32:24, in Personaggi, linkato 191 volte)
Intorno a Federico II ci sono molti luoghi comuni. Ad esempio molti vedono in lui un sovrano pacifista, tollerante quando in realtà fu un vero sovrano medievale con tutti i vizi e le virtù (pochissime nel suo caso) che questo comportò. Basta leggere la ricognizione di assassinii, stragi, massacri che Marco Brando ricorda nel suo excursus su Lo strano caso di Federico II (Palomar). In questo blog abbiamo già visto il suo rapporto con le donne e abbiamo parlato anche della scuola poetica siciliana. Oggi chiudiamo il trittico di post a lui dedicato sfatando un altro mito legato alla sua figura: quello che lo vuole grande cultore dell'astrologia. Ora, "credere nell'influenza degli astri sulle persone e su tutto il resto era parte integrante dell'uomo medievale e della sua concezione dell'universo" scrive Marco Brando. Quindi, prima di tutto, non vi è nulla di straordinario nel fatto che un uomo del medioevo creda negli astri. Ma l'impressione è che abbia usato questa credenza medievale a suo favore, rivelando quindi che il suo amore per gli astri fosse in realtà strumentale. Nelle trattative per il matrimonio con Isabella d'Inghilterra, che sposò nel luglio del 1235, Federico stesso scrisse una lettera dove perorava questa unione perché fosse ottemperata l'armonia della natura, in cui l'influenza degli astri per il medioevo era onnipresente. Ma lasciamo anche questa volta la parola ad Andrea Camilleri che nella sua intervista impossibile a Federico II parla anche di astrologia.
Camilleri – Perdoni, eccellenza! Ella ha pronunciato, or ora, una parola fondamentale al fine della conoscenza della sua personalità. La parola è: destino. Credette ella veramente negli astri e negli oroscopi? Perché resta il fatto incontrovertibile che alla sua corte ebbero onori e potere due eminenti astrologi, Michele Scoto e Maestro Teodoro i quali...
Federico – Certo che c’erano, Tu conosci i versi che mi dedicò Guglielmo di Figueira? "Un tal signor merita ben la signoria / ché egli sa ben ciò che si conviene / ed è tanto dotto nell’Arti e nell’Astronomia / che vede e conosce prima ciò che dopo avviene." Questa è, amico caro, la chiave.
Camilleri – Dunque l’astrologia...
Federico – ... non c’entrava per niente. Fai mente locale all’ultimo verso della poesia che ti ho appena detto: "Conosce prima ciò che dopo avviene." Vedi, figlio mio, i siciliani, prima ancora di nascere, sanno che niente sanno, niente hanno visto e niente hanno sentito. È questo benedetto vizio dell’omertà. Però i siciliani, che hanno fama di non parlare, se tu sai come prenderli, parlano. A mezza voce, cifrati, voltando la testa dall’altra parte, parlano. E tu, che sei un imperatore e devi sapere come vanno le cose nel tuo impero, che fai? Cerchi di farli parlare. Ma quando quelli hanno parlato, come fai per evitare che si ritrovino due giorni dopo dentro un fosso, e con la lingua tagliata? Dici che quelle cose lì te l’hanno dette le stelle, e hai salvato capra e cavoli. Michele Scoto e Maestro Teodoro servivano insomma a dire oscuramente quello che i siciliani mi dicevano chiaramente. Quali astri! Quale astrologia!
Allo stesso stratagemma ricorse tra l'altro Romano Prodi quando riferì agli inquirenti che indagavano sul sequestro di Aldo Moro la soffiata su via Gradoli a Roma, dove lo statista era tenuto in ostaggio dalle Brigate Rosse. Riferì, infatti, che questa informazione gli era arrivata attraverso una seduta spiritica. Gli inquirenti lo ascoltarono e misero a soqquadro Gradoli, il comune in provincia di Viterbo e non la via a Roma dove Moro si trovava.
Di Giuseppe (del 08/08/2010 @ 11:09:26, in Personaggi, linkato 167 volte)
Ieri abbiamo cominciato un trittico di post su Federico II di Svevia. Nel primo post ci siamo occupati del rapporto tra il sovrano e le donne. Oggi ci occupiamo di sfatare un altro falso mito legato allo svevo: quello della fioritura della scuola poetica siciliana. Lo faremo con alcune considerazioni e poi riportando un'intervista impossibile di Andrea Camilleri al cosiddetto "puer apuliae" che di Sicilia, di poesia e di storia s'intende :)
Gran parte dei testi della scuola poetica siciliana che infatti sono poi finite nelle antologie e nei manuali di letteratura italiana che si studiano a scuola, non sono da attribuire agli autori cui si è soliti attribuirli. Spesso si tratta infatti di testi orali, di origine giullaresca. Un esempio su tutti è il contrasto di Ciullo (e non Cielo come riportato nei testi scolastici) di Alcamo dal titolo Rosa Fresca Aulentissima. In Mistero Buffo Dario Fo mostra che questo testo è tutt'altro che una poesia d'autore ma piuttosto un'autentica giullarata. Nel maggio 2006 ha tenuto anche una Lectio Magistralis all'Università di Roma La Sapienza in proposito. E' molto probabile che i vari Jacopo Da Lentini, Pier Della Vigna, Giacomo Pugliese e altri - tutti funzionari di corte e ritenuti poeti di questa "scuola" - fossero dei trascrittori di componimenti per lo più orali che sentivano durante le esibizioni di poeti a braccio, giullari, trovatori provenzali. Era invalsa, infatti, l'usanza di inserire questi testi in atti notarili: servivano a coprire le parti bianche in modo che non ci fossero successive e truffaldine aggiunte posteriori alla stipula dell'atto. Quindi spesso sarà successo che questi autori sentendo dei componimenti, spesso improvvisati, se ne appropriassero, anche per far bella figura a corte, dove allo stesso Federico II sono attribuiti alcune composizioni liriche. Ma come abbiamo fatto ieri anche oggi lasciamo la parola ad Andrea Camilleri che con poche magistrali battute ci fa capire come stanno le cose.
Camilleri – Be’, in fondo, deve essere stato bello avere a che fare con tanti poeti...
Federico, sorpreso – Ca quali poeti?!
Camilleri, altrettanto sorpreso – Ma quelli della scuola siciliana, no ? Oddo, Giacomino, Ciullo...
Federico – Perché, tu li chiami poeti, quelli? Un momento e ti faccio il conto. Dunque, Giovanni di Brienne, che fu pure mio suocero, era uomo di guerra e re; Jacopo da Lentini era notaio imperiale; Pier della Vigna era cancelliere e ministro; Giacomo Pugliese era un alto funzionario di corte; Rinaldo d’Aquino era conte e falconiere; Percivalle Doria era vicario imperiale; Guido delle Colonne era capo dei giudici; Stefano Protonotaro era appunto il primo notaro dell’impero; Ruggerone da Palermo era uno che se lo incontravi solo, di notte, era meglio che cambiavi strada ... Con una mano ti mostravano l’ultima composizione poetica e con l’altra ti chiedevano promozioni, aumenti di stipendio, trasferimenti, collocazioni a riposo anticipate ... E guai se ti passava per la testa, sinceramente, di dire che il contrasto di Ciullo ti piaceva di più della canzonetta di Mazzeo! C’era pericolo che scatenavi una guerra civile! Poeti! Ma non mi fare ridere, va’! E quindi fu la stessa storia con le femmine, anche lì se non eri il più bravo di tutti non eri niente. Perciò, almeno come poeti, si sentissero tutti eguali, feci costruire, a Enna, una torre ottagonale, coi sedili tutti gli stessi, torno torno. Lì ci riunivo, di tanto in tanto tutti questi poeti che se la spassavano a leggersi le loro poesie...
Camilleri – Una sorta di salotto letterario ante litteram…
Federico – Sì, questa cosa qui. E magari io ci leggevo le mie poesie. Che piacevano a tutti. Mi devi credere, non mi sto vantando. Quando Rinaldo ne leggeva una delle sue, se ne veniva Ruggerone a dire che quella rima lì non ci azzeccava, che quel verso zoppicava... e quando Jacopo ne attaccava una delle sue, Percivalle principiava a fare una bocca come certi pesci buttati a riva... Ma quando leggevo io, tutti muti. Impalati. E, alla fine, un diluvio di applausi. Io domandavo, guardandomi attorno: "C’è nessuno che vuole fare qualche osservazione a questa mia poesia?" E quelli, in coro: "Ma no... è perfetta... cosa andate a cercare, Maestà... è sublime... che scherziamo?" Ne ho scritte tante. Non so se tu ti ricordi. Quella che cominciava: "Poi che ti piace, Amore" e quell’altra che faceva: "Dolze mio drudo, e vaténe..."