Il vero artista arde con ciò che gli succede intorno, è attratto dalla vita che è divenuta oggetto del suo studio e della sua passione, si pasce avidamente di ciò che vede, si sforza di marcare tutto quanto riceve dall'esterno.
Lunedì
scorso, 23 marzo, ho avuto una straordinaria occasione di benefica potatura dei
pensieri. E che proprio di potatura dovesse trattarsi mi è apparso non appena
sono sceso dal treno che mi ha po(r)tato a Brindisi nel
piazzale della stazione.
Era in corso infatti la potatura degli alberi del piazzale. Per me la lezione
che dovevo tenere nell'aula dell'Ecipa era là davanti a me a disposizione. Avrei
dovuto chiamare gli amici che mi aspettavano a qualche chilometro di distanza e
farli venire su quel piazzale. Chi progetta la formazione, infatti, ha come
compito quello di agevolare l'acquisizione di conoscenze ed informazioni da
parte dei discenti. Quindi sembrerebbe che il suo compito sia quello di far
aggiungere contenuti nuovi a chi ne fa richiesta per imparare questo o quel know
how. E se invece che di aggiungere si trattasse di togliere? E se invece di
immagazzinare in realtà si trattasse di levare qualcosa?
"Chi cerca l'erudizione
ogni giorno aggiunge qualcosa.
Chi cerca il Tao,
ogni giorno toglie qualcosa"
dice il Tao The Ching nella traduzione italiana di Claudio Lamparelli
(Oscar Mondadori). E' nota infatti la pesantezza degli eruditi ai quali non
mancano certo le conoscenze. Ma è come se ne fossero prigionieri piuttosto che
padroni. E' come se fossero Paperon de' Paperoni attaccati ai loro depositi di
immense quantità di nozioni. Un buon artigiano, come quelli che l'Ecipa vuole
formare, sa bene, invece, che per ottenere un buon manufatto deve solo mettere
insieme alcune fondamentali conoscenze, non deve complicarsi la vita. E' questo
il segreto della
creatività
del più grande tra di loro: Michelangelo. Lui vedeva
già nel blocco di marmo la statua che vi era "imprigionata" dentro. Quindi tutto
ciò che doveva fare era soltanto togliere ciò che di inutile la appesantiva.
"Take it easy" potremmo dire con una espressione inglese. E proprio dalla
semplicità e dall'Inghilterra abbiamo aperto il nostro incontro. Lo ha reso
possibile la storia di Alberto Edward Foreman, un sagrestano londinese.
La storia di Albert ci ha fatto capire il
valore dell'osservazione paziente. E' l'ascolto delle altrui esigenze che ci può
davvero guidare nel mettere insieme le persone, gli strumenti e le risorse per
progettare l'apprendimento. E laddove ci sono delle persone ci sono dei bisogni.
Quali bisogni? Bisogni formativi dice il metodo Ecipa. Senz'altro. Ma prima di
essi ci sono i bisogni emotivi. "Il prendersi cura, la simpatia,
l'interesse, la responsabilità e l'impegno non solo sono il risultato dello
schiudersi del nostro patrimonio genetico nel corso dello sviluppo: sono tratti
che vanno appresi ed esercitati mediante apprendimento ed esercizio continuo,
per l'intero arco dell'esistenza" scrive
Joseph Novak in
L'apprendimento significativo (Erickson). Vale allora la pena dare
un'occhiata ad una
mappa concettuale sul contesto emotivo.
Modello
di questo "prendersi cura" degli altri è una mamma che alleva il suo bambino.
"Ella nota certi cambiamenti fisici o d'umore, ancor prima che siano espressi.
Si sveglia per il pianto del bambino, mentre un altro rumore, molto più forte,
non la sveglierebbe. Tutto ciò significa che è sensibile alle manifestazioni di
vita del suo bambino; non è né ansiosa né preoccupata, ma in stato di vigile
equilibrio ricettivo ad ogni significativa comunicazione proveniente dal
bambino" scrive Erich Fromm
ne L'arte di amare.
Non solo gli artigiani e gli artisti hanno a che fare con le arti ma chiunque ha
relazioni con le persone in realtà coltiva un'arte, l'arte di prendersi cura
degli altri, dei loro bisogni emotivi, di crescita e sviluppo umano e
professionale. Sapere e prendersi cura, conoscenza e "I
Care" (il motto di
Lorenzo Milani), sono molto legati. Basti guardare questa figura qui a
sinistra. Poter contare su qualcuno, sapere cosa conoscere e come mettere
insieme le conoscenze, sapersele portare dietro, nei propri sogni e desideri ci
permette di compiere grandi imprese. Anche in questo periodo di "crisi". Se si
nota ai piedi della ragazza che vola c'è una figura che un po' ricorda le
mappe mentali e un po' quegli alberi da potare di cui abbiamo parlato
all'inizio di questo post. Proprio le mappe mentali sono state uno degli
argomenti dell'incontro e sulle quali all'Ecipa avevo tenuto una precedente
lezione. In quella occasione avevamo gettato
nuova
luce sull'apprendimento. Avevo infatti introdotto la mappa mentale come
lo strumento per il pensiero che pensa, che immagina, che crea. Non è stato
quindi difficile utilizzare una mappa mentale per tener traccia del nostro
percorso e delle diverse discussioni che ne sono scaturite. E man mano che
proseguivamo la disegnavamo con del semplice gesso bianco (lasciando da parte le
raccomandazioni sui colori di Tony Buzan) su una lavagna. Ed ecco qui sotto la
nostra mappa.
Nella parte destra della mappa, nei rami
"pieni", si trova tutto ciò che per la lezione avevo preparato da casa. Nella
parte sinistra, invece, le discussioni così come si sono presentate. Dopo aver
riflettuto sulla storia del sagrestano abbiamo messo a fuoco il metodo dell'Ecipa.
Abbiamo quindi richiamato con un ramo la precedente lezione. Poi abbiamo parlato
dei bisogni emotivi e dei bisogni formativi. Non abbiamo trascurato di
focalizzare nella fase successiva la nostra attenzione sui due strumenti che ci
consentono l'apprendimento significativo: le mappe concettuali e le mappe
mentali. Due strumenti che gli amici presenti in aula iniziano a conoscere.
Cominciano allora a rendersi conto di cosa voglia dire, ad esempio, usare una
mappa concettuale al posto di un test per realizzare le valutazioni di
fine-corso. Mi hanno ricordato che prima di tutto non è possibile per regole
imposte dal ministero dell'istruzione. Ma la principale difficoltà, mi hanno
riferito, è riuscire a realizzarla la formazione. Pensiamo ai lavoratori
nell'edilizia che sono restii alla formazione sulla sicurezza o ritengono di
conoscerla meglio di chi la volesse loro illustrare. Quindi il problema in
questo caso non è l'introduzione o meno delle mappe per la valutazione ma la
realizzazione stessa della formazione, le modalità con cui è pensata ed erogata
a partire dalle emozioni anche negative che si possono manifestare. Sarebbe
interessante sottoporre quindi questa situazione al
problem setting. Ma l'errore più
grande che si fa è non considerare la natura molto soggettiva del processo
attraverso il quale gli item delle prove oggettive vengono costruiti. Ma credo
che questi due ultimi argomenti siano buona materia per prossimi articoli. Stay
tuned... Intanto se vi volete divertire tutto questo lungo articolo l'ho
riassunto in
una
mappa mentale.