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Il vero artista arde con ciò che gli succede intorno, è attratto dalla vita che è divenuta oggetto del suo studio e della sua passione, si pasce avidamente di ciò che vede, si sforza di marcare tutto quanto riceve dall'esterno.

Konstantin Stanivslaskji
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La potatura del pensiero
Di Giuseppe (del 25/03/2009 @ 19:12:34, in Mind mapping, linkato 597 volte)

potatura a BrindisiLunedì scorso, 23 marzo, ho avuto una straordinaria occasione di benefica potatura dei pensieri. E che proprio di potatura dovesse trattarsi mi è apparso non appena sono sceso dal treno che mi ha po(r)tato a Brindisi nel piazzale della stazione. Era in corso infatti la potatura degli alberi del piazzale. Per me la lezione che dovevo tenere nell'aula dell'Ecipa era là davanti a me a disposizione. Avrei dovuto chiamare gli amici che mi aspettavano a qualche chilometro di distanza e farli venire su quel piazzale. Chi progetta la formazione, infatti, ha come compito quello di agevolare l'acquisizione di conoscenze ed informazioni da parte dei discenti. Quindi sembrerebbe che il suo compito sia quello di far aggiungere contenuti nuovi a chi ne fa richiesta per imparare questo o quel know how. E se invece che di aggiungere si trattasse di togliere? E se invece di immagazzinare in realtà si trattasse di levare qualcosa?

"Chi cerca l'erudizione
ogni giorno aggiunge qualcosa.
Chi cerca il Tao,
ogni giorno toglie qualcosa"

dice il Tao The Ching nella traduzione italiana di Claudio Lamparelli (Oscar Mondadori). E' nota infatti la pesantezza degli eruditi ai quali non mancano certo le conoscenze. Ma è come se ne fossero prigionieri piuttosto che padroni. E' come se fossero Paperon de' Paperoni attaccati ai loro depositi di immense quantità di nozioni. Un buon artigiano, come quelli che l'Ecipa vuole formare, sa bene, invece, che per ottenere un buon manufatto deve solo mettere insieme alcune fondamentali conoscenze, non deve complicarsi la vita. E' questo il segreto della creatività del più grande tra di loro: Michelangelo. Lui vedeva già nel blocco di marmo la statua che vi era "imprigionata" dentro. Quindi tutto ciò che doveva fare era soltanto togliere ciò che di inutile la appesantiva. "Take it easy" potremmo dire con una espressione inglese. E proprio dalla semplicità e dall'Inghilterra abbiamo aperto il nostro incontro. Lo ha reso possibile la storia di Alberto Edward Foreman, un sagrestano londinese.

La storia di Albert ci ha fatto capire il valore dell'osservazione paziente. E' l'ascolto delle altrui esigenze che ci può davvero guidare nel mettere insieme le persone, gli strumenti e le risorse per progettare l'apprendimento. E laddove ci sono delle persone ci sono dei bisogni. Quali bisogni? Bisogni formativi dice il metodo Ecipa. Senz'altro. Ma prima di essi ci sono i bisogni emotivi. "Il prendersi cura, la simpatia, l'interesse, la responsabilità e l'impegno non solo sono il risultato dello schiudersi del nostro patrimonio genetico nel corso dello sviluppo: sono tratti che vanno appresi ed esercitati mediante apprendimento ed esercizio continuo, per l'intero arco dell'esistenza" scrive Joseph Novak in L'apprendimento significativo (Erickson). Vale allora la pena dare un'occhiata ad una mappa concettuale sul contesto emotivo.

mappa concettuale sul contesto emotivo

Sapere Sognare Volare 'I Care'Modello di questo "prendersi cura" degli altri è una mamma che alleva il suo bambino. "Ella nota certi cambiamenti fisici o d'umore, ancor prima che siano espressi. Si sveglia per il pianto del bambino, mentre un altro rumore, molto più forte, non la sveglierebbe. Tutto ciò significa che è sensibile alle manifestazioni di vita del suo bambino; non è né ansiosa né preoccupata, ma in stato di vigile equilibrio ricettivo ad ogni significativa comunicazione proveniente dal bambino" scrive Erich Fromm ne L'arte di amare. Non solo gli artigiani e gli artisti hanno a che fare con le arti ma chiunque ha relazioni con le persone in realtà coltiva un'arte, l'arte di prendersi cura degli altri, dei loro bisogni emotivi, di crescita e sviluppo umano e professionale. Sapere e prendersi cura, conoscenza e "I Care" (il motto di Lorenzo Milani), sono molto legati. Basti guardare questa figura qui a sinistra. Poter contare su qualcuno, sapere cosa conoscere e come mettere insieme le conoscenze, sapersele portare dietro, nei propri sogni e desideri ci permette di compiere grandi imprese. Anche in questo periodo di "crisi". Se si nota ai piedi della ragazza che vola c'è una figura che un po' ricorda le mappe mentali e un po' quegli alberi da potare di cui abbiamo parlato all'inizio di questo post. Proprio le mappe mentali sono state uno degli argomenti dell'incontro e sulle quali all'Ecipa avevo tenuto una precedente lezione. In quella occasione avevamo gettato nuova luce sull'apprendimento. Avevo infatti introdotto la mappa mentale come lo strumento per il pensiero che pensa, che immagina, che crea. Non è stato quindi difficile utilizzare una mappa mentale per tener traccia del nostro percorso e delle diverse discussioni che ne sono scaturite. E man mano che proseguivamo la disegnavamo con del semplice gesso bianco (lasciando da parte le raccomandazioni sui colori di Tony Buzan) su una lavagna. Ed ecco qui sotto la nostra mappa.

 

mappa mentale della lezione

Nella parte destra della mappa, nei rami "pieni", si trova tutto ciò che per la lezione avevo preparato da casa. Nella parte sinistra, invece, le discussioni così come si sono presentate. Dopo aver riflettuto sulla storia del sagrestano abbiamo messo a fuoco il metodo dell'Ecipa. Abbiamo quindi richiamato con un ramo la precedente lezione. Poi abbiamo parlato dei bisogni emotivi e dei bisogni formativi. Non abbiamo trascurato di focalizzare nella fase successiva la nostra attenzione sui due strumenti che ci consentono l'apprendimento significativo: le mappe concettuali e le mappe mentali. Due strumenti che gli amici presenti in aula iniziano a conoscere. Cominciano allora a rendersi conto di cosa voglia dire, ad esempio, usare una mappa concettuale al posto di un test per realizzare le valutazioni di fine-corso. Mi hanno ricordato che prima di tutto non è possibile per regole imposte dal ministero dell'istruzione. Ma la principale difficoltà, mi hanno riferito, è riuscire a realizzarla la formazione. Pensiamo ai lavoratori nell'edilizia che sono restii alla formazione sulla sicurezza o ritengono di conoscerla meglio di chi la volesse loro illustrare. Quindi il problema in questo caso non è l'introduzione o meno delle mappe per la valutazione ma la realizzazione stessa della formazione, le modalità con cui è pensata ed erogata a partire dalle emozioni anche negative che si possono manifestare. Sarebbe interessante sottoporre quindi questa situazione al problem setting. Ma l'errore più grande che si fa è non considerare la natura molto soggettiva del processo attraverso il quale gli item delle prove oggettive vengono costruiti. Ma credo che questi due ultimi argomenti siano buona materia per prossimi articoli. Stay tuned... ; - ) Intanto se vi volete divertire tutto questo lungo articolo l'ho riassunto in una mappa mentale.

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