Il disordine risveglia nell'uomo un istinto dimenticato: l'istinto dell'armonia con se stesso. Gli ricorda il concetto di bellezza, lo obbliga a pensare in modo diverso, a fantasticare e a creare. Il caos fa dell'uomo un artista.
Con il teatro dell'assurdo si ha un "deliberato abbandono di un costrutto drammaturgico razionale e il rifiuto del linguaggio logico-consequenziale. La struttura tradizionale (trama di eventi, concatenazione, scioglimento) viene rigettata e sostituita da un'alogica ed insignificante successione di eventi, legati fra loro da una labile ed effimera traccia (uno stato d'animo o un'emozione), apparentemente senza alcun significato" (Wikipedia). Ora, se nel teatro dell'assurdo si abbandona il costrutto drammaturgico e dunque il pensiero razionale e nell'Oulipo lo schema diventa la rete su cui si appoggia l'artista o la macchina stessa per creare delle storie, nell'improvvisazione teatrale, di cui sto discutento da alcuni post in qua, c'è il superamento della contrainte non attraverso il pensiero analitico ma attraverso un pensiero sintetico. Si tratta di "un fare senza l'intervento della ragione lenta e ponderata, ma mosso da un altro pensiero, anzi fuso a un altro pensiero irrazionale che è la capacità di immaginare. Fusione di immagine, comportamento e linguaggio, per cui pensare- immaginare è contemporaneamente muoversi-parlare senza mediazione della riflessione razionale che per sua formazione è più lontana e staccata dal corpo" (Francesco Burroni, Match d'improvvisazione teatrale, Dino Audino Editore, p. 29). Si tratta di un meccanismo che potremmo chiamare di décalage, di sfasamento, cioè, di differimento, grazie al quale l'improvvisazione teatrale si pone come un processo che incanala con successo il pensiero spontaneo, irrazionale.
Nell'improvvisazione teatrale c'è dunque fusione di immaginazione, comportamento e linguaggio. E' grazie all'immaginazione che c'è il superamento della contrainte. Per intenderci su cosa s'intende per immaginazione faremo ricorso a tre caratteristiche evidenziate da un altro dei padri dell'improvvisazione teatrale, Keith Johnstone. Per lui l'improvvisazione è:
✗Psicotica. Occorre cioè non soffocare i propri impulsi.
✗Oscena. Bisognerebbe che idee e pensieri non siano censurati perché nessuno viene giudicato. Altrimenti il rischio è che l'educazione diventi un processo distruttivo.
✗Non originale. La vera avanguardia non è una moda come molti credono ma una risposta a un bisogno. Quindi l'originalità è in realtà necessità.
Nei Match d'improvvisazione teatrale c'è quindi irrazionale e regola, immaginazione e limite. Qui la produzione artistica riesce a recuperare tutta la lezione surrealista e a riprodurla nei canoni di uno spettacolo codificato eppur libero nello stesso tempo. La libertà dell'attore è data dagli dei dello spettacolo ed è hic et nunc spettacolo, per gli altri attori in scena e per il pubblico. E' data dagli dei perché l'attore vive il momento, vive del momento. La sua drammaturgia si fa con quel che accade istante per istante. E questo è reso possibile dal sapiente numero di costrizioni che le due squadre di attori hanno. Ricordiamo le categorie di queste costrizioni:
✗la cornice della partita di hockey su ghiaccio (sport nazionale canadese);
✗l'arbitro, che è una sorta di regista ed autore in campo;
✗i temi;
✗le categorie delle improvvisazioni.
Nel match si ha dunque una serie di improvvisazioni in cui l'arbitro dà il tema, la categoria, il numero dei giocatori e la durata dell'improvvisazione. Sono questi gli elementi della grammatica con cui si articola l'improvvisazione. Per quanto gli attori possano apparire in preda alla più felice e coinvolgente delle fantasie, deve conservare una lucidità di fondo che vigila e controlla l'improvvisazione e che la incanala nell'obiettivo di fondo che è sempre raccontare delle storie. La drammaturgia e la regia, in altri termini, avvengono in modo contestuale all'invenzione dell'attore. Linguaggio e invenzione sono all'opera, quindi, nello stesso momento, collaborano insieme, si influenzano a vicenda. Da questa sintesi nasce lo spettacolo più fresco, ispirato più imprevisto nella storia del teatro, pur essendo codificato. “La spontaneità poteva essere contingentata da una tecnica di base” si chiedeva Robert Gravel, giocatore fondatore dei Match d'improvvisazione teatrale, nel 1977, come rivela nel libro di cui è co-autore Impro. Réflexions et analyses, collection theatre leméac. E la riposta non poteva che essere “una sorta di 'happening' ma rigorosamente inquadrato.
Questo è il terzo di quattro post dedicati all'improvvisazione teatrale. nel prossimo parlerò della naturalezza.