Arlecchino non passa mai di moda. Così si intitola un articolo su mentelocale.it sull'eredità della commedia dell'arte da Totò a Dario Fo, fino a Paolo Villaggio. L'occasione di queste riflessioni viene data dalla pubblicazione del fascicolo-novità dell’Annuario Internazionale completamente dedicato alla Commedia dell’Arte (Commedia dell’Arte, 1, 2008, Firenze, Leo S. Olschki, pp. 278, 44 Eu). Nosari "distingue il passaggio dalla linea De Bosio – Strehler a quella di Dario Fo. Finché entra nei Nuovi percorsi, per segnalare settori e generi, da Leo de Berardinis (con l’improvvisazione jazzistica) al cabaret (anche) televisivo, al teatro napoletano". L'eredità della Commedia dell'Arte riaffiora in Petrolini, Totò e Peppino e in Paolo Villaggio. Non vi è dubbio che quest'ultimo, poi, sia lo Zanni contemporaneo. E' il servo sciocco, che subisce, nella mente e nel fisico, soprusi e decisioni che vengono dall'alto. Questo ragioniere sfigato è una maschera dei nostri tempi ben caratterizzata nel corpo e nel costume.