31 luglio 1981. Carmelo Bene legge la Divina Commedia a Bologna. Mancano solo 2 giorni al primo anniversario della strage del 2 agosto 1980. Alla fine della lettura Carmelo Bene la dedica non ai morti ma ai feriti: nel corpo e nello spirito. In questo video, comparso su Youtube pochi giorni fa, all'inizio si vede l'attore pugliese che chiama Roberto Benigni durante un collegamento televisivo interrotto. Lo inserisco qui per ricordare anche io nel mio blog che non ci sono solo Benigni e Gassman che leggono la Divina Commedia e che io preferisco la lettura che ne faceva il pur antipatico Carmelo Bene.
Di Giuseppe (del 27/07/2007 @ 12:32:05, in Diario, linkato 443 volte)
Orso, pescivendolo poeta e imprenditore in una sola serata. E' quello che mi è è successo il 12 luglio scorso a Cassano delle Murge (Bari) durante il mio primo Match d'improvvisazione teatrale. Nel senso che in una scena ero un orso, in un'altra un pescivendolo che parlava in rima e nell'ultima un titolare di un centro termale. Bello eh? Per sapere com'è andata basta leggersi la divertente cronistoria scritta dagli amici dell'Ares di Roma. Mentre qui sopra potete vedere una delle foto della serata. Si vede il pubblico in primo piano che vota con i cartoncini mentre l'arbitro al centro del palco fa i conteggi. Ai bordi della scena le due squadre di giocatori e attori (io sono il primo da destra nella squadra di fronte). Altre foto si possono vedere sul sito di Cassano Live.
Sono passati quindici giorni eppure io sto ancora in quella sala a giocare con gli altri in una bolgia di coaching delle squadre per preparare la scena nei 20 secondi iniziali, arbitro che fischia e ammonisce, pubblico che ride, applaude, vota, suggerisce e qualche volta getta le pantofole consegnate loro sul palco in segno di disapprovazione. Mi è capitata di vederne qualcuna arrivarmi addosso durante l'ultima improvvisazione durante la quale bisognava cantare con voce da tenore: e come potevo io cavarmela se non riesco a canticchiare nemmeno sotto la doccia?
Uno spettacolo è già vecchio la sera del suo debutto. La colpa è delle telecamere che gli spettatori portano con sé e con cui diffondono i video sui dvd o attraverso la rete dell'internet. Lo ha detto ieri Simone Schettino in occasione della presentazione del Premio Charlot. Per lui le handycam sono addirittura la fine della carriera dei comici. Secondo lui se ne lamentano anche Luttazzi e Grillo.
Poveri comici monologhisti allora! Che succede? Rischiate l'estinzione eh? Quei monellacci di videomaker vi mettono proprio in crisi E' la legge della natura miei cari. Chi non si evolve si estingue. Se ci mettete due-tre mesi a scrivere le battute e poi le ripetete ogni sera cosa pretendete? Cosa dovremmo fare, allora mi chiedereste. Semplice: buttate a mare gli autori. Ma così avete paura di non sapere più come far ridere eh? Questo è il primo sintomo che c'è qualcosa che non va miei cari. Dovreste aver imparato che il testo è sempre un "pretesto". In due sensi: 1) il testo viene prima del testo stesso, in senso etimologico: "pre-testo" e vuole solo ricordare che non c'è solo il teatro di parola o la parola stessa ma la situazione, il corpo, l'istinto; 2) il testo è solo una scusa, un appiglio, un'occasione per uno spettacolo.
Voi ora penserete che voglio farvi la romanzina sugli attori della commedia dell'arte che andavano all'improvviso in modo che all'interno di un canovaccio riuscivano a trovare storie, situazioni e battute diverse ogni volta. Bene, se già conoscete la commedia dell'arte vi risparmio di parlarvene. Penserete anche che voglia parlarvi di Dario Fo che cambia ogni sera gran parte dello spettacolo e che è capace anche di improvvisare su un fulmine che arriva la sera dello spettacolo o su un colpo di tosse o sul vento fastidioso che rovina lo spettacolo. Ma qualcuno mi dirà che è un genio. Qualcun altro, invece, magari lo detesta perché fa a pezzi gli autori, i classici. O genio o cialtrone insomma. Allora non parliamone.
Ma c'è di peggio miei cari comici. Non avete capito che non sono le telecamere che vi stanno uccidendo. Presto sarete travolti dalla nuova commedia dell'arte. Come sarebbe che non ne avete sentito parlare? E non è il Grande Fratello (un aborto, nato morto) o qualche altro reality miei cari. Sono i Match d'improvvisazione teatrale. Ah ecco, qualcuno di voi li ha visti in televisione su rai due qualche anno fa eh? Qualcun altro di voi li elogia perché ritiene difficile, quasi impossibile inventare tutto all'istante senza neanche un abbozzo di canovaccio o un personaggio pensato prima. Altri di voi invece li boccia perché troppo estemporanei o bizzarri nei loro contenuti... Però sappiate che l'ultimo attore debuttante dilettante nei match è quasi sempre più spontaneo di molti di voi e di molti altri attori di teatro e cinema. E' la spontaneità che vi manca, ecco perché state facendo la fine dei dinosauri.
Ora state pensando ad Ale & Franz e a Buona la prima, vero? Almeno loro hanno avuto il coraggio di reinventarsi in qualcosa di diverso da quello che facevano. Hanno cercato di giocare e hanno smesso di recitare. Non è poi impossibile, sapete? Ma non voglio darvi troppe informazioni. Dovete cercarvele, dovete sentirne la necessità. E poi ne sono geloso, voglio tenerle per me perché da quando ho scoperto l'improvvisazione teatrale sono rinato, non morirò come voi.
Vi siete chiesti perché i Match sono la forma di spettacolo più rappresentato al mondo? E perché Dario Fo è l'autore più rappresentato in tutto il pianeta?
Di Giuseppe (del 16/07/2007 @ 11:26:05, in Spettacoli, linkato 1374 volte)
Stamattina mi è stata segnalata una recensione in cui c'è questa foto in cui mi sono ritrovato: sono il primo da destra. La foto è stata scattata giovedì 12 luglio alla masseria Ruotolo di Cassano delle Murge (Bari) durante il primo Match d'improvvisazione teatrale al sud che è stato, poi, il mio primo match. Come si può vedere dalla foto indossiamo delle casacche come una squdra di hockey su ghiaccio. Questo spettacolo è infatti nato in Canada, patria di questo sport. Il match è infatti uno spettacolo ma nello stesso tempo uno sport. Su Gurdulu.net ho già descritto gli effetti e l'emozione che suscita negli attori e nel pubblico. Qui aggiungo che giovedì mi sono buttato sul palco poche volte (non ho ancora sufficiente esperienza) ma con mia grande sorpresa mi sono trovato dentro una magia che esaltava qualsiasi cosa io inventassi. Merito di Burroni (il primo nella foto, direttore artistico dei match) e di Julio Solinas (il secondo nella foto, capitano della mia squadra) che più di tutti hanno saputo ascoltarmi e interagire con me. Anzi, con Francesco è nato il tormentone dei dialetti con cui ci beccavamo: lui quelli settentrionali e io quelli meridionali. Della serata ho anche scritto una breve cronaca. Ora ho bisogno di studiare meglio meccanismi e struttura del match dopo le basi dell'improvvisazione teatrale avuti da Ian Algie (il secondo a destra nella foto). Per chi volesse saperne di più sui match può andare al sito ufficiale.
Di Giuseppe (del 11/07/2007 @ 09:05:16, in Diario, linkato 1053 volte)
Ho incontrato il regista Giuseppe Ferrara ieri sera ad Ostuni (Brindisi) in occasione di una proiezione pubblica del suo ultimo film: Guido che sfidò le Brigate Rosse. Il film descrive l'ultima fase della parabola delle vecchie brigate rosse e il coraggio di quell'uomo che mise a nudo tutti i limiti della lotta armata e che osò opporsi alle BR. Si tratta del sindacalista Guido Rossa, ucciso dalla colonna genovese il 24 gennaio del 1979. Dopo l'uccisione di Aldo Moro la sua morte segna la fine degli anni di piombo e la fine del pur grande consenso di cui le BR avevano goduto per tutti gli anni '70. Il film corre parallelo perché narra due storie: quella di Guido e quella del brigatista Riccardo Dura che gli sparò il colpo mortale al cuore. Da una parte il sindacalista, dunque, con la sua famiglia, il suo lavoro, la sua grande passione per l'alpinismo. Dall'altra il terrorista con le sue azioni di sangue e le sue decisioni sempre più efferate. Il ponte tra le due storie è costituito dai volantini delle BR che Guido e pochi altri rinvengono in fabbrica. Il fatto è gravissimo, le BR sono all'apice e potrebbero mietere consensi negli operai dell'Italsider di Genova dove ha vissuto e lavorato Guido. Bisogna denunciarli. Ma l'unico che ha il coraggio di farlo è Guido per il quale tutte le colonne dei brigatisti avevano sentenziato la gambizzazione, salvo il colpo finale deciso da Riccardo Dura. Non a caso nelle didascalie finali viene spiegato come poi tutta la lotta armata delle BR ha contribuito allo spostamento a destra della politica italiana. Un bel film d'azione, come nella migliore tradizione dei polizieschi degli anni '70 italiani. Girato con passione da documentarista che contraddistingue, tra le altre cose, Ferrara. Il regista mi è apparso un maestro del cinema italiano che ha attraversato molti misteri italiani rischiando molto eppure durante il dibattito e chiacchierando con i presenti alla fine mostrava un gioviale ed ostinato ottimismo a tratti anche bonario ma sempre ben informato sui fatti e dal quale scaturisce la sua grande voglia di raccontare che sta per portarlo ad una svolta nel suo tipo di cinema visto il nuovo progetto cinematografico a cui sta lavorando. Non anticipo altro, i lettori del mio blog ne sapranno di più non appena la notizia sarà ufficiale e si potrà rompere la necessaria discrezione iniziale. Intanto su Giuseppe Ferrara ho preparato uno speciale mini-sitoin cui c'è la sua vita, tutti i suoi maggiori film, le interviste più salienti che gli sono state fatte, foto e recensioni dei suoi film. Un grazie va detto a Manlio Castronuovo che lo ha contattato, si è fatto apprezzare dal maestro per il suo libro Vuoto a perdere e che ha organizzato la proiezione. Peccato che il comune di Ostuni non abbia dato il giusto rilievo all'evento: niente manifesti, niente luci e microfoni per il dibattito, tanta sciatteria... gli ostunesi invece hanno risposto esaurendo i tanti posti messi a disposizione e partecipando al dibattito.
Stamattina ho trovato una bella case history di teatro aziendale. La chiave di tutto è che il formatore è un attore nel suo relazionarsi con il pubblico e nella sua necessità di comunicare. Ma anche i dipendenti di un'impresa hanno bisogno di quella complicità e di quella capacità di interagire che solo l'uso delle tecniche teatrali può dare. E poi, chi meglio degli attori e registi può capire cosa spinge donne e uomini ad agire? Le loro competenze superano persino quelle degli scrittori perché sperimentano sul campo le motivazioni umane. Sono gli attori i più competenti nei bisogni di uomini e donne. Da loro può venire un bel bagaglio di informazioni, di scenari, di comportamenti che possono rendere la comunicazione d'impresa più efficace e meno invasiva di quanto lo è oggi. Per questo e per altri motivi ce ne stiamo occupando come Progetto Gurdulù.