Il disordine risveglia nell'uomo un istinto dimenticato: l'istinto dell'armonia con se stesso. Gli ricorda il concetto di bellezza, lo obbliga a pensare in modo diverso, a fantasticare e a creare. Il caos fa dell'uomo un artista.
Gesù era un eversivo, non privo di dubbi e umorismo, che dava scandalo presso i potenti, religiosi o politici, e i benpensanti, perché osava avvicinarsi di preferenza agli oppressi, ai malati, ai poveri, soprattutto agli intoccabili: i lebbrosi, i matti, le donne... Non diversamente da Francesco d'Assisi secoli dopo, quando, dopo il rifiuto oppostogli dal papa di predicare in volgare e il suo sprezzante invito ad andare a predicare nei porcili, proprio in un porcile, quale paradossale segno di obbedienza, andò a predicare.
E' uscito da poco un nuovo libro di Dario Fo: Gesù e le donne (Rizzoli). Gesù aveva un seguito femminile di cui nei Vangeli canonici quasi non si parla. Tra gli apostoli c'erano di sicuro delle donne. In questo libro Dario Fo "dalle Oranti alla Maddalena, dall'ascesi di Maria Vergine alle parabole dei Vangeli Apocrifi (...) accompagna il lettore attraverso la rappresentazione e il 'progressivo occultamento' della donna nei testi sacri, nel tentativo di risalire alle origini della presunta misoginia della Chiesa".
Un bel libro per appassionati del settore ripercorre la nascita e lo sviluppo del teatro di Dario Fo. L’analisi è precisa e specifica e si concentra sugli esordi del maestro premio Nobel nel teatro, sulle sue prime commedie di successo, sugli esperimenti di teatro aperto ma non solo: l’autore racconta anche episodi biografici di Dario Fo, incontri, dichiarazioni, interviste. Non ultimo Simone Soriani interroga i testi veri e propri, cioè i copioni, alla ricerca del vero grande Dario Fo e del vero grande teatro.
La particolare arte del rappresentare una storia tramite un testo o azioni sceniche è la recitazione, o arte drammatica. In molte lingue come il francese (jouer), l'inglese (to play), il russo (играть - pron. igra't), il tedesco (spielen) e nelle lingue nordiche il verbo "recitare" coincide col verbo "giocare". Il termine italiano, invece, pone l'accento sulla finzione, sulla ripetizione del gesto o della parola ("citare due volte").
Proprio orrendo l'italiano "recitare", troppo legato al testo, alla parola, quasi come se il teatro fosse solo un copione. Il teatro è l'attore in scena, un gioco prima di tutto.