Vitale's Blog
Immagine
 Eccomi qui : - )... di Giuseppe
 
"
Non è compito dello psicologo capire quello che non capisce. Noi non faremo i ciarlatani e diremo francamente che a questo mondo non si capisce niente. Sanno tutto e capiscono tutto solo gli sciocchi e i ciarlatani… Coloro che scrivono, e gli artisti in particolare, dovrebbero ormai riconoscere che a questo mondo non si capisce nulla, come a suo tempo lo riconobbero Socrate e Voltaire.

Anton Checov
"
 
\\ Blog : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Giuseppe (del 06/09/2007 @ 08:51:06, in Arte dell'attore, linkato 459 volte)
Stagliare il marchio-logo sulla silhouette del profilo della nave in movimento mentre si ode la sirena della nave. Saranno state le troppe ore passate davanti al computer negli ultimi tempi che influenzano anche i miei sogni. Stamattina sognavo di montare uno spot in flash: al mio risveglio ho scoperto che la sirena della nave era in realtà il rumore del compressore della squadra di operai che stanno ristrutturando la casa del vicino. Un’esperienza comune nei sogni: un rumore o un bagliore nella vita reale che finisce dentro i nostri sogni trasformato e riutilizzato in qualche modo. A volte può succedere che ci si sente chiamati per nome e una volta mi sono così emozionato perché sentivo la voce di Dio che mi chiamava in cima ad una grande scalinata. Era il mio compagno di stanza all’università che mi chiamava. Altre volte qualche goccia di pioggia che si infilava in qualche capanno di fortuna dove ho dormito mi ha fatto pensare di essere tra le onde nell’oceano dopo essermi buttato dal ponte del Titanic. Straordinaria la fantasia che il nostro cervello tira fuori in simili occasioni, non è vero?

Si tratta di un meccanismo per cui un qualsiasi elemento esterno viene rielaborato e diventa parte della trama narrativa del nostro sogno, per quanto bizzarri. E il tutto avviene senza sforzi, con estrema naturalezza. Un vero stato di grazia. Sarebbe straordinario che un improvvisatore fosse così capace da riprodurre questo meccanismo mentre è impegnato nelle improvvisazioni. Ma forse sarebbe l’improvvisatore perfetto e per questo non umano e alla fine non funzionerebbe. Però, magari, si può tentare di riprodurre queste condizioni per migliorare le nostre improvvisazioni. Tutto quello che bisogna fare è prendere qualsiasi offerta “cieca” che ci viene dall’esterno e darle valore, farla diventare importante. Semplice ma di grande aiuto al punto che Keith Johnston ci ha dedicato degli appositi esercizi. Sto parlando delle cosiddette “offerte cieche”. Consistono nel proporre un gesto che va all’infuori del proprio corpo e nella successiva immobilizzazione in attesa  che il partner reagisca. E’ uno degli esercizi più efficaci per “far funzionare” qualcuno. Questo tipo di offerte, in realtà, possono anche venire in modo involontario dal pubblico. Durante un’improvvisazione mi trovavo, per esempio, immerso nell’acqua quando tra il pubblico è squillato un cellulare. Nell’improvvisazione precedente avevamo giocato tutta una scena sulle telefonate e sugli squilli. Quando perciò sott’acqua ho risposto “pronto” molti hanno pensato che ci fossimo messi d’accordo con la signora a cui squillava il cellulare. Altre volte, poi, si assiste a dei veri e propri regali dall’alto che hanno del prodigioso. Per esempio durante alcune improvvisazioni al fatidico “E si fece buio” è venuta davvero a mancare la luce  e in un paio di occasioni dopo aver detto: “Guarda, sta spuntando il sole” per magia si sono riaccese delle luci dopo un breve black out. Tutti hanno pensato che fosse un effetto voluto.

Francesco Burroni nel suo manuale sui Match d’improvvisazione teatrale® parla di un “farepensare” che possiamo “tentare di definire come un fare senza l’intervento della ragione lenta e ponderata, ma mosso da un altro pensiero, anzi fuso a un altro pensiero irrazionale che è la capacità di immaginare. (…) Alla base di questo ragionamento c’è la condivisione dei principi teorici per cui il pensiero umano non si esaurisce nel pensiero verbale, che è legato all’attività della coscienza, ma si manifesta anche in quella attività mentale non cosciente, particolarmente evidente nei sogni, che è fondamentalmente una produzione irrazionale di rappresentazioni e cioè un pensare per immagini. Lo stesso pensiero irrazionale può poi esplicarsi, con modalità diversa da quella onirica, anche in stato di veglia in quel particolare fare che è alla base della produzione artistica.” La domanda, ora, è come. Il segreto, forse, consiste nel dar valore agli elementi che ci capitano sotto mano. I bambini sono forse i migliori maestri in questo con un pezzo di stoffa che diventa la bandana del più temibile pirata dei Caraibi o un pezzetto di legno che diventa il più bel fucile dello sceriffo. A pensarci bene è una delle principali capacità del linguaggio: rivestire un oggetto di significati che vanno oltre l’oggetto stesso. Dobbiamo tutto al fatto che il linguaggio è un sistema simbolico. In termini cari agli esperti di retorica potremmo dire che c’è metonimia tra l’oggetto e ciò che diciamo se c’è contiguità tra i due elementi. La metonimia è appunto lo scambio tra due termini collegati da un rapporto di dipendenza o di inclusione. “Ascolta il tuo cuore (sentimenti)”, “ guadagnarsi il pane con il sudore (lavoro)” sono due rapidi esempi di metonimia. Tutto il teatro non è che linguaggio di segni, dei segni che se “anche nella vita non hanno funzioni comunicative, le acquistano sulla scena” (Kozwan). Tutta la rappresentazione teatrale è simbolica perché attraverso delle convenzioni che lo spettatore accetta gli eventi scenici stanno per qualcos’altro. Un fondale verde ad esempio è la metafora di una foresta. Ma più che metaforico il segno teatrale è per lo più sineddotico perché utilizza in prevalenza la sineddoche (Keir Elam, Semiotica del teatro). La sineddoche è un particolare tipo di metonimia perché è legata ai concetti di quantità e di estensione: il singolare per il plurale, o vivecersa; la specie per il genere e il contrario, ecc. La rappresentazione di un campo di battaglia tramite una sola tenda o di una chiesa tramite una guglia gotica sono due esempi di sineddoche.

L’abilità di un improvvisatore ma anche di un attore sta nel rivestire tutti i segni teatrali di questa funzione sineddotica. Prendiamo ad esempio l’improvvisazione con oggetti che tanto più funziona quanto più agli oggetti sono attribuiti funzioni ed usi disparati. Un pezzo di stoffa può diventare un vestito, una bandana, un cappello, una benda, una fune, una mappa, un giornale, una maschera, ecc. Nei Match d’improvvisazione teatrale® è una delle improvvisazioni più dinamiche ed efficaci nella sua semplicità perché è caratterizzata dal continuo mutamento. “La comunicazione tra gli uomini è segnata dal continuo mutamento delle cognizioni, dei concetti, addirittura delle lingue! (…) Per prepararsi al ruolo bisogna mutare le proprie idee sulla vita e sull’essere umano. (…) D’altra parte va detto che i nostri canali sono conformati in maniera tale che ci scorra un altro tipo di vita. Così è necessario che a ogni nuovo ruolo si cambi tutto”. Sono annotazioni di Jurij Alschitz ne La grammatica dell’attore che ci danno la conferma della possibilità per un attore di accettare tutto ciò che viene dall’esterno e di rimodellare se stesso. Alschitz è molto confortante perché addirittura afferma che i nostri canali sono conformati per un altro tipo di vita: è come se fossimo già predisposti per questi prodigiosi eventi. E’, in fondo, la predisposizione alla linfa nuova degli alberi, la predisposizione alla vita. E’ questa predisposizione che ci permete senza sforzi di trasformare qualsiasi evento durante le improvvisazioni e di renderlo elemento necessario della nostra storia.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1

Ci sono 16 persone collegate


Newsletter

Cerca per parola chiave
 


Titolo
Diario (5)
Fotografie (1)
Idee (3)
Me stesso (2)
Progetti (5)
Spettacoli (4)

Le fotografie più cliccate

Titolo
Ti piace questo blog?

 Fantastico!
 Carino...
 Così e così
 Bleah!

Titolo



Titolo
L'improvvisazione teatrale: il teatro del sì
Sito della piattaforma: dBlog.it Open Source
Il mio lavoro: il Problem Telling
Problem Telling - il blog
profilo facebook
I miei link su delicious
Il blog di Jacopo Fo
Umberto Santucci, Problem Setter: sito personale

Il blog delle mappe mentali: Roberta Buzzacchino
Le notizie del mondo del teatro: Teatro.org


 

Vitale's News.
Per ricevere gli articoli via email inserisci il tuo indirizzo email

Newsletter gestita con FeedBurner


08/09/2010 @ 10.17.49
script eseguito in 31 ms


BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

http://www.wikio.it