L'ideale, per l'intelletto umano, sarebbe di diventare una casa ospitale dove ogni apporto informativo è bene accolto e possano entrare non soltanto gli ospiti invitati o interessanti, ma anche il forestiero di passaggio e l'intruso.
Di Giuseppe (del 26/02/2008 @ 10:22:09, in Diario, linkato 428 volte)
Ha lasciato il segno questo inverno tra il 2007 e il 2008. Ha fatto il suo corso e qualcosa non è più come prima. L'inverno porta i suoi cambiamenti, le sue scelte, le sue trasformazioni. Per me il cambiamento di città, il tornare a vivere lontano dai miei, il cambiamento di abitudini, amici, luoghi non è stato da poco. E le strade della mia città, le campagne nei dintorni di Oria sono ormai solo luoghi dello spirito. Luoghi della luce che però s'impastano con la putrefazione e la mummificazione dei corpi di Ciccio e Tore in fondo alla cisterna a Gravina. Il Regno di Napoli è come sua capitale: Napoli. E cioè il posto più bello e più brutto del mondo. C'è un'insanabile contraddizione: il male, il cancro si confonde con il resto delle cellule sane. Nessun chirurgo al mondo riuscirà ad operare questo organismo, troppo pericolo di incidere sui gangli vitali. Ora vivo ai margini del regno di Napoli, nella capitale di uno stato che non è mai stato fatto, con buona pace di Garibaldi. Non c'è una coscienza nazionale se in Sicilia si presenta spudoratamente alle elezioni un movimento per l'autonomia che è l'antica idea dei mafiosi siciliani. Io non mi sento italiano se tutti i partiti hanno accettato, poi, uno come Borghezio che sparla della crisi in Kosovo. Non mi sento italiano finché Berlusconi è padrone di tutto e la sinistra continua a far finta di niente. Ha lasciato il segno questo inverno con un virus aggressivo e tenace che ha tenuto a letto milioni di italiani e che mi ha costretto a letto per parecchi giorni, anche perché ho avuto per ben due volte la ricaduta. E' che a Roma ogni volta cercavo di uscire subito e di allenarmi per i Match d'improvvisazione teatrale in cui ho iniziato a giocare. Ci resta poco per Resistere, ci resta solo l'impegno, ci restano gli interessi, la socialità, la voglia di stare insieme, di amarci. E' questa la medicina per questo inverno che ha lasciato il segno.
Di Giuseppe (del 15/02/2008 @ 01:00:10, in Diario, linkato 484 volte)
Oggi, 15 febbraio 2008, per me sono 34 anni. Quanto mi suona strano questo numero, come mi suonano strani tutti gli anni dopo i 24-25... quando insomma ci si dovrebbe sentire "adulti". Perché mai mi sento del tutto un ragazzo, invece? Forse perché la durata della vita si è allungata? Forse perché mi "piacciono le cose difficili" come dicono mia madre e la mia ragazza? Già... le cose difficili come la mia relazione con la mia stessa ragazza che vive e lavora in Algeria... e come questa mia fissazione per fare la carriera dell'attore, che mi ha portato ad esser sempre più coinvolto nei Match d'improvvisazione teatrale. Già il teatro quando è fatto con il testo non è che sia una roba semplice. Pensate quanto sia non semplice farlo senza testi, senza regia, senza personaggi, senza scenografia... una sfida, un gioco insomma, alla fine. Eccomi infatti nei panni dell'arbitro in questa foto a sinistra nell'ultimo match a Pesaro. Ma sia ben chiaro che parlo di gioco nel senso di "to play", "jouer". Non mi piace recitare, insomma. Preferisco essere me stesso. E chi mi conosce sa che lo sono anche in maniera spudorata. Purtroppo la mia vocazione è diventare "un essere umano professionista". Mi tocca, insomma, sprofondare nel mare dell'autenticità. Se non so niente su me stesso, come potrò sapere qualcosa sui personaggi che spero anche di vivere su qualche altro set di cinema? Sempre che non mi ammazzino per Pasqua.
Di Giuseppe (del 12/02/2008 @ 17:08:26, in Diario, linkato 530 volte)
Sabato scorso all'ultimo momento sono stato arbitro del Match d'improvvisazione teatrale che si è giocato in un albergo sul lungomare di Pesaro. Sono stato convocato all'ultimo momento la sera prima visto il forfait dell'arbitro e amico Federico Stefanelli. L'arbitro è un po' il regista del match visto che ne decide i tempi, i temi e vigila sul buon gioco dele due squadre. E' anche un personaggio che stabilisce un certo distacco con il pubblico e con i giocatori senza cadere nell'antipatia o nella supponenza. Il 24 febbraio, poi, ci sarà un nuovo match a Lecce, questa volta. Ho già confermato la mia presenza anche se non so di preciso cosa farò. Le riprese per "La Squadra 8" intanto forse le farò a Marzo. All'ultimo momento il regista mi ha spostato su un altro personaggio che compare in due puntate successive rispetto a quella per cui dovevo essere impiegato. Intanto ero stato già a Napoli a fare la prova costumi e il lavoro con i coach. Avevo anche fatto in tempo a scattare questa foto del Vesuvio dal finestrino del taxi... Nel frattempo è successo di tutto: dalla caduta del governo Prodi alla bella corsa di Obama negli Stati Uniti. Chi mi conosce sa che ho a cuore anche questi temi di cui mi occupo nel mio blog pubblico: il giardinodeiciliegi.
Dario Fo torna a teatro con una commedia che aveva già portato in scena nel 1974: "Sotto Paga! Non si paga!". "Si raccontava di donne che nella periferia di Milano, andando a fare la spesa, si ritrovavano con i costi aumentati a dismisura e, furenti, decidevano di pagare metà prezzo rispetto alla cifra imposta": così riporta una scheda su Teatro.org. Il bello è che quando debuttò questo spettacolo dopo qualche mese qualcuno davvero andò a fare la spesa e pretese di pagare la metà del prezzo indicato. Così riferisce un'altra scheda sullo spettacolo. Succederà anche questa volta? Significativo che le date della commedia siano tutte in teatri non situati in grandi città come Roma e Milano. Ancora oggi il premio nobel Fo non trova spazio nei grandi teatri.
Tra allievi e professionisti, quelli che si dedicano ai match e ad altre forme di improvvisazione sono circa 3mila. In venti anni si possono calcolare trentamila italiani che vi si sono dedicati. E' chiaro, non siamo ancora ai livelli del Canada, la patria dei match. Qui, soprattutto nella parte francofona, è un fenomeno di massa, i campionati vanno in tv, ogni associazione, ogni scuola ha la sua squadra di match.
Da noi adesso sta prendendo piede un'altra forma di improvvisazione che ha preso il nome di teatro jazz, ovvero un lavoro di performance tra attori, danzatori e musicisti. L'improvvisazione ha avuto comunque il merito di avvicinare tanta gente al teatro, come attori, ma anche come pubblico. Il 70 per cento degli spettatori poi sono giovani e questo è molto importante".
Così risponde Francesco Burroni ad una recente intervista sull'improvvisazione teatrale. Ci sarà magari un giorno in cui l'attore sarà visto più come un musicista jazz che non come un pezzo da museo.