Il vero artista arde con ciò che gli succede intorno, è attratto dalla vita che è divenuta oggetto del suo studio e della sua passione, si pasce avidamente di ciò che vede, si sforza di marcare tutto quanto riceve dall'esterno.
Buona la prima di Ale e Franz, come show, è senz'altro uno dei migliori in circolazione perché spontaneo e fresco. Per chi vede l'improvvisazione teatral-televisiva per la prima volta è un'esperienza sconvolgente. Ma l'improvvisazione era stata già protagonista in televisione con i Match d'improvvisazione teatrale. Qual'è la differenza tra i due spettacoli? Agli spettatori l'ardua sentenza quando e se i Match torneranno in televisione. Intanto si può leggere un articolo su tvblog.it che fa un confronto tra il programma di Mediaset e i Match in quanto alla capacità di raccontare storie. Uno dei problemi di Ale & Franz sono i continui suggerimenti. Ne avevo già parlato un anno fa.
"Il Sergente non è un lavoro di denuncia ma non è nemmeno un medicamento per l’anima perché credo che il teatro non possa essere né terapia né antidoto. Penso alla possibilità di attingere all’esperienza, e che questo serva alla memoria, serva a prepararsi meglio ad affrontare le cose. Un teatro forse come addestramento, come istruzione”.
Bisognerebbe mandare questa dichiarazione di Marco Paolini ai fissati del Teatro-Terapia. Il teatro è terapeutico solo di riflesso. Centrale è l'esperienza, il capire le motivazioni degli esseri umani, il fare nella nuova vita della scena.
Di Giuseppe (del 28/03/2008 @ 13:14:07, in Poesia, linkato 429 volte)
Un gioiello di cibo che non è mio. Sono come nuova. La naturale regolarità, è inutile provarci. Sai cosa fanno per il tuo corpo? La prima colorazione in un solo gesto; la qualità per te. Ho lavorato tanto per sopravvivere. Che profumo... allevato all'aperto. Mi piace quando lei parla di sé. Il suo profumo salta nell'occhio. Va bene, la porto con me. Avrei dovuto sentire qualcosa Oggi pomeriggio ci ha aiutato. E' il suo giocattolo preferito. Le impronte bisogna trovarle. Almeno sappiamo che Rebecca è ancora viva.
Di Giuseppe (del 09/03/2008 @ 19:29:04, in Idee, linkato 570 volte)
Pubblico un articolo che recensisce il sito www.e-theatre.it, nuovo sito dedicato agli spettacoli teatrali che si possono vedere online. Questa recensione è critica verso la modalità con cui oggi si "deportano" i ragazzi delle scuole a teatro. Ed è invece favorevole alla "sperimentazione di diverse ritualità che mettono in posizione dialettica lo spazio fisico del teatro e quello immaginario del web". Questa sperimentazione è una necessità se si vuole parlare agli spettatori perduti e che si potrebbero riconquistare. Apprezzabile, quindi, l'iniziativa del teatro romano di via Capo d’Africa. Ma ci sono due punti sui quali gli autori del sito non hanno lavorato e che sono irrinunciabili: 1) l'usabilità e l'accessibilità del sito sono state dimenticate; 2) non è sufficiente mettere gli spettacoli online nudi e crudi, così come sono. Questa operazione richiede una più ampia riflessione sullo statuto dello spettacolo online. Su questo secondo punto sto preparando un articolo che pubblicherò presto. Ecco intanto l'articolo che segnalavo. I grassetti sono miei.
Www slash, il teatro va in rete e si salva
di Katia Ippaso
dall’inserto Queer di Liberazione del 9 Marzo 2008
Ciclicamente ci si interroga sul futuro del teatro, sulla sua sopravvivenza. Per le ultime generazioni cresciute con l’Ipod e la web camera incollate al corpo, come fossero estensioni di una nuova sensorialità attraverso cui captare i segnali del mondo di fuori e quelli del mondo di dentro, il solo fatto di spostarsi, andare in uno spazio chiuso, pagare un biglietto e assistere in silenzio per due infinite ore ad una rappresentazione in cui un essere umano parla con un altro essere umano rivolto ad altri esseri umani, deve apparire un bizzarro anacronismo, il residuo di un’abitudine preistorica.
“Deportati” a teatro da modesti insegnanti inquinati dalla convinzione che l’arte scenica sia espressione di una cultura “alta”, migliaia di studenti sono quotidianamente costretti a fare esperienza del sacrificio. Il più delle volte, incontrano spettacoli brutti e opachi, residui di quel “teatro di rappresentazione” in cui un attore declama le parole di un personaggio scritto da un autore con la a maiuscola in uno scenario ridicolo. Quand’è così, non c’è più niente da fare: il teatro, questi ragazzi, non se li riprenderà più. Capita però anche il contrario, capita, per esempio come è accaduto a me all’inizio degli anni Ottanta, di entrare contro il consiglio dei professori in uno spazio come La Piramide (che oggi non esiste più) e di assistere al ripescaggio di Pirandello chi?, la prima regia di Memè Perlini: la potenza delle immagini, il girotondo di figure picassiane agitate dalla musica, il dispositivo da teatrino delle apparizioni, era qualcosa che muoveva da dentro, che disponeva l’inconscio al lavoro, nella sua conturbante e radicale giovinezza. Fu in qualche modo un rito d’iniziazione. In questo preciso momento, il teatro manifesta di nuovo una sua disperata vitalità, ma è necessario che aggiorni le sue pratiche. Il problema non è mai dei giovani (che secondo una logica paternalistica molto violenta apparirebbero deconcentrati e infetti per la sovrabbondanza di immagini, quindi incapaci di stare buonini a teatro), ma dei cattivi maestri, che sono morti da tempo e non lo sanno.
Detto questo, l’idea di Simone Carella e Ulisse Benedetti di affiancare alla normale programmazione del Nuovo Colosseo un sito che manda in diretta, in streaming, tutto quello che il teatro romano di via Capo d’Africa produce e ospita (www.e-theatre.it), è un un segnale critico di ascolto di quelli che sono gli impulsi, né giusti né sbagliati, del contemporaneo. Da Carella e Benedetti, tra i creatori dello storico Beat 72 (dove, fra l’altro, Pirandello Chi? di Perlini debuttò all’inizio degli anni Settanta), ci si sarebbe aspettati un’operazione nostalgica, invece questi due maturi signori si sono fatti delle domande. Per esempio: «Perché non stimolare gli artisti a produrre di più, arrivando a concepire non uno spettacolo all’anno che sta in scena quindici giorni e poi scompare, ma uno spettacolo al mese che può essere rappresentato anche una sola sera ma che sul portale si può vedere in qualunque momento del giorno e della notte?». L’idea è quella di creare un network che arrivi a dialogare anche con altri teatri non necessariamente italiani, operando non solo come archivio ma anche come sperimentazione di diverse ritualità che mettono in posizione dialettica lo spazio fisico del teatro e quello immaginario del web, disegnando una figura spettatoriale più mobile e obliqua. Lo stesso vale per l’autore: in futuro, chiunque potrà mandare le sue micro-drammaturgie girate magari col telefonino a casa propria o nei giardini pubblici. Intanto, se si va sul sito, si possono vedere alcuni spettacoli integrali di Marco Solari e di Pierpaolo Sepe, piuttosto che reading di poesia e installazioni d’arte: opere segnate da una forte tendenza alla decostruzione della forma e del senso comune, dove la spontaneità apparentemente distratta dei segni opera come un virus dentro il corpo sociale. Chi l’avesse perso a teatro, può recuperare su questa singolare You Tube del teatro Antò le Momò di Andrea Cosentino, irresistibile avanspettacolo della crudeltà che invece di coprire i misfatti li smonta, gettando vorticosamente sul palcoscenico Barbie, maschere, antenne, tubi, materiali di riciclo e racconti bucati dal cortocircuito tra alto e basso: è il caos primordiale che bolle nel ventre molle del consumo culturale.