L'ideale, per l'intelletto umano, sarebbe di diventare una casa ospitale dove ogni apporto informativo è bene accolto e possano entrare non soltanto gli ospiti invitati o interessanti, ma anche il forestiero di passaggio e l'intruso.
"La creatività dipende dal modo in cui qualcuno, avendo evidentemente una struttura cerebrale diversa dagli altri, riesce a percorrere più rapidamente l'universo della combinatoria e a trovare la soluzione giusta". Questo afferma Eco in un'intervista di cui sto parlando un po' alla volta nel mio blog. E cita in proposito la convinzione di Michelangelo che la statua si trovasse già in potenza all'interno del blocco di marmo. Allora perché tutti gli altri scultori non hanno tirato fuori dai loro blocchi di marmo il Mosè si chiede Eco.
L'intervista di cui parlo e realizzata da Odifreddi mi ha dato spunto per scrivere un articolo sull'improvvisazione teatrale suddiviso in più post. Questo è il secondo della serie. Nel primo ho parlato della struttura matematica nei romanzi. Ora è la volta della creatività.
Odifreddi nota come ne La ricerca della lingua perfetta di Eco ci siano riferimenti all'ars combinatoria. Eco gli risponde che per lui la creatività è semplicemente una combinatoria. Ricordiamo che l'ars combinatoria è, secondo Leibniz che più di altri la teorizzò, una classificazione di concetti primitivi da cui si possa arrivare a stabilire una sorta di scrittura universale simbolica.
Eco, Quenau, Joyce, Calvino e altri hanno dunque bisogno di una o più contrainte, di uno schema di base. Per questo Quenau si staccò dal surrealismo per fondare poi l'Oulipo. Che l'arte abbandonata a se stessa, senza regole si degradasse nella natura era un concetto che gli umanisti avevano ben presente. Per tre secoli, dal 1400 al 1600, le produzioni artistiche ricercarono e presero a modello canoni recuperati dalla cultura greco-romana fino a sfociare nel Manierismo e nel Neoclassicismo dopo. Il genio romantico fa esplodere questo edificio riaffermando l'atto creativo individuale. L'Oulipo nasce dalla riaffermata esigenza di avere di nuovo delle regole nella composizione artistica, delle basi su cui reggere tutto quel materiale che altrimenti sarebbe bizzarro o deforme o patologico o osceno.
Termina qui il paragrafo dedicato alla creatività nel percorso che sto pubblicando sull'improvvisazione teatrale. Nel prossimo parlerò del décalage. Chi vuol saperne di più sulla creatività e sul suo rapporto con la spontaneità può leggere un altro post che ho scritto in proposito.
Umberto Eco ha rivelato, in una recente intervista, come sotto i suoi romanzi ci sia una sorta di struttura matematica. Si tratta di simmetrie molto rigorose, di diagrammi di cui sono pieni i suoi appunti. Queste costrizioni sarebbero presenti in tre dei suoi romanzi: Il nome della rosa, Il pendolo di Focault, L'isola del giorno prima. Queste strutture devono però scomparire, secondo Eco, alla vista del lettore. Quest’ultimo non deve vederle, deve sentirsi smarrito come, ad esempio, il protagonista de L'isola del giorno prima. Umberto Eco non è il primo né il solo ad utilizzare queste strutture.
(Nella foto le strutture matematiche di una barriera corallina)
James Joyce utilizzò, ad esempio, dei paralleli con L'Odissea che ha confessato in seguito.
La struttura matematica nei romanzi è l'argomento di questo che è il primo post di un articolo che sto pubblicando a pezzi nel mio blog. Nell'introduzione avevo scritto che intendevo riflettere sul valore della contrainte, della regola, nelle arti e nell'improvvisazione teatrale. Qui inizia quindi il nostro percorso.
Nell'intervista citata prima e realizzata da Odifreddi si parla anche di Raymond Queneau che come dice la relativa voce su wikipedia "abbracciò il movimento surrealista di Breton, rimanendo folgorato dalle possibilità espressive di quell'avanguardia, per poi staccarsene quando non trovò più confacente l'approccio alla creazione basato sull'inconscio. Invece, elementi di un'opera, perfino quelli apparentemente più banali come i numeri di capitolo, erano cose che andavano predeterminate".
Non a caso Queneau fondò l'"officina di letteratura potenziale", l'Oulipo (acronimo dal francese "Ouvroir de littérature potentielle"), che si prefiggeva di utilizzare dei vincoli come strumenti per stimolare le idee e l'ispirazione. Esempi di questi vincoli possono essere:
il vincolo del prigioniero consiste nello scrivere un testo usando solo lettere con delle gambette (ossia sono vietate le lettere b, d, f, g, h, j, k, l, p, q, t, y);
palla di neve: poesia nella quale ogni verso è costituito da una sola parola ed ogni parola successiva è più lunga di una lettera.
Queneau è anche l'autore di Esercizi di stile, testo in cui una trama banale viene raccontata in novantanove varianti stilistiche di cui Umberto Eco ha curato un'edizione italiana che è una sorta di riscrittura secondo le regole imposte dall'autore.
Membro dell'Oulipo di Quenau è anche Italo Calvino che ha vissuto quello che è stato definito "Periodo Combinatorio". Con lui il meccanismo stesso viene rivelato, diventa centrale, una sorta di rete in cui autore e lettore possono appigliarsi nelle loro divagazioni. Notiamo in questo una distanza da parte di Eco che tale meccanismo, come abbiamo detto, preferisce celarlo. Appartengono a questo periodo di Calvino: Il Castello dei destini incrociati (1969), Le città invisibili (1972), Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979).
Termina qui l'accenno alle strutture matematiche nei romanzi. Nel prossimo articolo si parlerà della creatività.
Di Giuseppe (del 20/05/2008 @ 12:05:09, in Satira, linkato 1266 volte)
E' arrivat l'arrotin, 'o spazzin e 'o pacchettiiiiiiiiiiiiiiiiiin, scinnit guaglio'. E' arrivat 'o govern, 'e ministr e 'e sottosegretar e chill se piglierann 'e pacchett, 'e paccheetin, è sacc, 'e bust... tutta 'a munnezza e s'a porterann a casa loooooooooor... ah che bell pute' canta co 'a città senza munnezz, co ' guaglion 'a juca a 'o pallon... co 'e zinne 'e femmn...
E si quaccherun truov angor quacche munnezz adda passa 'e guaie! Ah che bello pute' respirà e cantà... grazie guvern, grazie Berlusco'.
Queste due righe per spiegare il file mp3 che potete ascoltare qui sotto o che potete anche scaricare. Contiene il grammelot della monnezza. Il grammelot era la lingua che i giullari usavano quando andavano in Francia, per esempio, dove parlavano il francese senza conoscere la lingua o in Inghilterra dove riuscivano a farsi capire in una lingua che suonava, che somigliava e che conteneva qualche parola di inglese ma che era fatta di invenzioni e onomatopee. In questo mio grammelot mi scuso con Dario Fo per averlo scimmiottato ancora una volta. Ma sono anche tranquillo perché visto che è impegnato con il suo nuovo spettacolo-libro sull'ambiente non avrà tempo di girovagare per la rete alla ricerca di scarsi ripetitori come me... spero non faccia ricerche su Napoli e la monnezza se no sono spacciato
Un grazie agli amici di Ideateatro perché ho preso da loro l'idea con cui inizio il grammelot e anche questa foto del carro di Totò che vedete qui sopra. Proprio non sono capace di essere originale, devo sempre copiare dagli altri! Ma non sono l'unico, siamo dei ripetitori. Anche quel pazzo missionario di Alex Zanotelli pensate che ha copiato i metodi della lotta nonviolenta per risolvere la crisi dei rifiuti in Campania. Quanto è poco originale, che copiatore sfacciato!
(nella foto attori dell'Ares Teatro impegnati in un'improvvisazione)
Partecipando ai corsi di improvvisazione teatrale mi sono venute alcune riflessioni sul valore della contrainte, della regola, nelle arti e nell'improvvisazione teatrale. Ho perciò deciso di realizzare un percorso fra struttura matematica, creatività, “décalage” e naturalezza. Questo che leggete è il post di introduzione. A ciascun argomento elencato prima dedicherò un post specifico.
Questo articolo prende le mosse da un'intervista di Piergiorgio Odifreddi a Umberto Eco e pubblicata su la Repubblica di giovedì 13 Marzo 2008 e che mi è stata segnalata da Francesco Burroni, in occasione del Festival della Matematica, dal titolo I Numeri di Eco. Si accennerà alle strutture alla base dei romanzi di Eco e ad altri esempi relativi a Joyce e Quenau, per parlare poi della creatività e del valore delle costrizioni nell'improvvisazione teatrale.
Scopo di questo articolo è dimostrare come l'improvvisazione teatrale, non finalizzata alla didattica o alla preparazione di drammaturgie ma alla scena, sia l'apice, in questo momento, di un processo iniziato con il surrealismo e poi sfociato nel teatro dell'assurdo. L'improvvisazione teatrale, così come codificata nei Match d'improvvisazione teatrale nel 1977 in Canada da Robert Gravel e Yvon Leduc ma anche nei poeti improvvisatori in ottava rima e nel Teatrojazz, è una brillante mediazione tra la sur-realtà e la ricerca di un linguaggio codificato e universale. In altri termini, la poetica dell'inconscio di Breton trova nell'improvvisazione teatrale un canale sicuro in cui fluire.
Ecco l'indice sotto forma di mappa mentale. Chi vuole può cliccare sul'immagine per vedere la mappa in grande.
Di Giuseppe (del 17/05/2008 @ 12:38:53, in Cinema, linkato 758 volte)
Si presenta come la rivoluzione per la rinascita del cinema italiano e in effetto è una rivoluzione in corso. E' la grande possibilità di sottrarsi al ricatto dei cineasti professionisti e quindi liberare il cinema dai troppi limiti della grandi case di produzione. Sto parlando di The coproducers, un sistema produttivo rivoluzionario.
I vantaggi di questo sistema sono:
l'alta qualità delle produzioni;
il basso rischio finanziario;
la proprietà del film che è di tutti i partecipanti.
Un vero terremoto, quindi, nel campo del cinema le cui prime determinate scosse si stanno registrando a partire dal 2002, anno di nascita del progetto. Il tutto iniziò infatti con un'opera sperimentale di Eros Puglielli e con la formula dell'auto-produzione elaborata dall'avvocao Natalia Paoletti. Nel 2004, poi, l'internazionalizzazione grazie a Marco Bonini.
Il sistema prevede la co-produzione al film di tutti i partecipanti che diventano in questo modo i proprietari perpetui dell'opera. Quindi tutti partecipano agli utili. Per le spese correnti si utilizzano sponsor finanziatori privati e pubblici. A coordinare la produzione, poi, c'è sempre un produttore esecutivo ma è un semplice delegato.
Questo sistema è stato utilizzato, ormai, in una serie di produzioni. Nel settembre del 2007 sono andato a vederne una, Il Rabdomante che non mi è dispiaciuto. Molto apprezzabile come film che aveva anche nel cast Andrea Osvart. Ecco qui di seguito il trailer. Chi vuole può anche leggerne le recensioni.
La terza ed ultima parte del podcast della puntata di Notte in rete del 5 maggio scorso a Radio Imago e che pubblico in fondo a questo post inizia con un'improvvisazione dal titolo Il doppio gioco della badante Irina. Grazie all'ascoltatore Giovanni per il tema che ci ha dato in diretta.
Prosegue poi la chiacchierata sui Match d'improvvisazione teatrale a proposito di due figure centrali ed indispensabili: il pubblico e l'arbitro. Il pubblico in questo genere di teatro-sport è davvero importante perché con il suo voto decide quale improvvisazione premiare e quale no; con la pantofola che gli viene fornita all'ingresso sottolinea, lanciandola verso gli attori, i passaggi non graditi; con i temi che fornisce all'arbitro decide tutti i titoli delle improvvisazioni. Il pubblico è dunque parte attiva in questi spettacoli, è partecipe di un'esperienza. L'arbitro, poi, è il vero e proprio regista in campo perché decide lui i tempi di ogni improvvisazione.
La penultima improvvisazione gioca, poi, di nuovo su uno dei temi della serata del 5 maggio: le mappe mentali. Già nel post di ieri ne avevo parlato. Qui Attilio Torrone, conduttore della trasmissione, decide che il titolo dell'improvvisazione sarà La mappa non è un territorio e noi ci giochiamo su, facciamo partire una serie di spunti, modi di dire e suggestioni attorno a questo tema.
Chiudono la trasmissione tre brevi improvvisazioni da parte di Julio Solinas alla maniera della poesia romanesca, di me con un monologo e di Daniela Amato con un "fuoco d'artificio": un monologo-lampo.
Spero che Dario Fo non ci fulmini se abbiamo giocato con il Grammelot, il linguaggio che giullari, attori itineranti e compagnie di comici dell'arte usavano per farsi capire nel Medio Evo e nel Rinascimento quando avevano un pubblico straniero. E tra l'altro il tema che ci ha dato il conduttore Attilio Torrone ricorda in modo impietoso un classico di Dario Fo, la fame dello zanni. Sto parlando della seconda delle tre parti del podcast di Notte in rete del 5 maggio, puntata che Radio Imago ha dedicato all'improvvisazione teatrale e nella quale sono stato ospite assieme a Julio Solinas e Daniela Amato. Ieri ho pubblicato la prima parte del programma. Oggi metto a disposizione il secondo file mp3 qui di seguito.
Dopo l'improvvisazione con questo strano linguaggio che è il grammelot troverete una domanda a Daniela: "L'improvvisazione teatrale non svilisce gli attori?". Daniela ha risposto che al contrario un attore è valorizzato dall'improvvisazione. "Penso che non soltanto l'improvvisazione è essenziale alla formazione dell'attore ma che tutto l'insegnamento dell'arte drammatica potrebbe essere fondato sull'arte di improvvisare" scriveva nel 1987 Robert Gravel (fondatore dei Match d'improvvisazione teatrale) in Impro. Réflexions et analyses, collection théatre leméac.
Segue poi un'altra improvvisazione teatrale dal titolo Ma che musica maestro alla maniera del Radio Dramma.
Infine parliamo alla straordinaria tecnica delle Mappe Mentali, un approccio rivoluzionario al pensiero, allo studio, all'organizzazione e a tanto altro ancora. Lo spunto ce l'ha dato una mappa mentale che mi sono portato dietro e che potete vedere qui sotto.
Appuntamento a domani con la terza e ultima parte di Notte in rete. Ci sarà l'improvvisazione dal titolo La doppia vita della badante Irina e torneremo sulle mappe con un'improvvisazione dal titolo La mappa non è il territorio.
Il cinque maggio scorso sono stato ospite assieme ad Julio Solinas e a Daniela Amato del programma radiofonico Notte in Rete in onda su Radio Imago, una web radio in onda anche su Second Life. Abbiamo passato due ore spensierate e allegre assieme ai due simpatici conduttori Attilio Torrone e Roberto Marino durante le quali abbiamo parlato di improvvisazione teatrale e dei Match d'improvvisazione teatrale e abbiamo realizzato alcune improvvisazioni radiofoniche anche con l'intervento di alcuni ascoltatori che ci hanno dato dei temi. Qui di seguito ho messo il podcast della prima delle tre parti della trasmissione. In questa prima parte si trovano:
la presentazione dei tre "giocattori";
l'improvvisazione teatrale in ambito manageriale;
la prima improvvisazione della serata dal titolo Ribelli dentro;
i Match d'improvvisazione teatrale, la loro storia e diffusione.
Sorvolo sul primo dei punti in elenco, estemporaneo come tutta la serata, per passare all'utilizzo delle tecniche teatrali in ambito aziendale. Le referenze dell'Ares Teatro, l'associazione con cui collaboro, variano dalla FERRARI auto a RAI 3 e ad altri. L'elenco completo così come la scheda completa sull'argomento la si può trovare sul sito dell'Ares. E dalla teoria siamo passati alla pratica con una piccola iniziale improvvisazione, giusto per riscaldarci. Per poi passare allo spettacolo più rappresentato al mondo: i Match d'improvvisazione teatrale.
Uno speciale ringraziamento va al lavoro in redazione di Claudia Pichini.
Appuntamento a domani con la seconda parte della trasmissione in podcast con l'improvvisazione iniziale dal titolo Questa fame straordinaria in stile Grammelot.
Di Giuseppe (del 05/05/2008 @ 14:26:23, in Diario, linkato 490 volte)
Lunedì 5 maggio alle 21:30 su Radio Imago sarò ospite assieme a Julio Solinas e Daniela Amato, attori dei Match d'improvvisazione teatrale, ad una trasmissione dedicata all'arte dell'improvvisazione teatrale. Una parte del programma sarà un'intervista sulla nascita di questa forma di spettacolo e sulla sua evoluzione. L'altra parte riguarderà alcune improvvisazioni che faremo al microfono con temi dati dal pubblico che interverrà al telefono. Non mancheranno tra gli stili che adotteremo la sceneggiata napoletana, il radio dramma e "alla maniera di William Shakespeare". Per ascoltare Radio Imago collegarsi a www.radioimago.net.