Il disordine risveglia nell'uomo un istinto dimenticato: l'istinto dell'armonia con se stesso. Gli ricorda il concetto di bellezza, lo obbliga a pensare in modo diverso, a fantasticare e a creare. Il caos fa dell'uomo un artista.
In questo articolo vedremo come realizzare un'efficace presentazione attraverso le mappe mentali. Verranno perciò esposte le fasi del lavoro raccomandate da Tony Buzan, creatore delle mind map, nel libro realizzato assieme a Barry Buzan: Mappe mentali (NLP Italy).
"Una mappa mentale è una forma di rappresentazione grafica del pensiero teorizzata dal cognitivista ingleseTony Buzan, a partire da alcune riflessioni sulle tecniche per prendere appunti" (Mappa mentale su wikipedia). L'articolo è disponibile qui di seguito ma chi vuole può anche scaricarlo in formato pdf.
L'immagine
Il primo passo consigliato da Buzan è disegnare l'immagine centrale che riassume in sé il principale argomento della nostra presentazione. Quest'immagine diventa, quindi, il nucleo attorno al quale si disporrà la nostra presentazione. E' opportuno che quest'immagine venga realizzata o scelta con cura perché ci aiuta in due modi:
ci consente di meglio concentrare il pensiero e quindi di sviluppare le capacità di tipo associativo e creativo, fondamentali nelle mappe mentali;
potremmo decidere di iniziare la nostra presentazione proprio partendo da quest'immagine. Questo aumenterebbe di molto l'efficacia della presentazione perché è sin troppo noto come ciò che è evocato da un'immagine sia più forte di qualsiasi parola.
Assieme a quest'immagine potremmo utilizzarne delle altre ma di questo parleremo in seguito.
L'esplorazione delle idee
Il secondo passo suggerito da Tony Buzan è realizzare una mappa ad esplosione a raffica di tutte le idee che ci vengono in mente sul nostro argomento. Assieme a queste idee vanno segnate anche le sotto-idee, cioè le conseguenze e gli aspetti cosiddetti “minori”. In questa fase bisogna bandire ogni meccanicità: l'importante non è sviluppare una mappa per forza completa in tutte le sue parti. L'importante è seguire il naturale flusso delle idee. In questo modo avremo una serie di argomenti, alcuni dei quali impensati e sorprendenti.
L'analisi
Questa prima mappa va quindi analizzata per iniziare a raggruppare le idee in rami e sotto-rami. In questa fase potrebbero anche venirci in mente altre parole-chiave da aggiungere. Nell'organizzazione della nostra mappa il consiglio che altrove dà lo stesso Buzan è di non superare le 6-7 idee-chiave da cui scaturiscono le sotto-idee. Bisogna sì esser creativi ma anche capire quando fermarsi.
La preparazione della presentazione
Una volta ottenuta la mappa che meglio ci sembra riassumere i concetti e i fatti principali della nostra presentazione bisogna decidere se ci occorre del materiale per migliorare la nostra esposizione. Si potrebbe trattare di diapositive con grafici, immagine e disegni o di video, di esempi, di testimonianze e di altro ancora. Questi inserimenti ci possono aiutare a diversificare la nostra presentazione e quindi renderla più efficace. In certi contesti accademici o aziendali, poi, grafici e tabelle sono essenziali o costituiscono l'oggetto stesso della presentazione. Ma non bisogna esagerare. Il discriminante è: è necessario oppure no? Troppi elementi comportano il rischio di rendere sovrabbondante e quindi noiosa la nostra presentazione.
Facciamo ordine
Per finire occorre riordinare tutta la nostra mappa sotto tre aspetti:
la numerazione delle idee-chiave in modo da tenere sott'occhio la consequenzialità della nostra esposizione;
i rami e i sotto-rami che non devono essere troppo numerosi e che dobbiamo avere ben chiari davanti in modo da non creare confusione;
il tempo del nostro discorso da dedicare a ogni parola-chiave.
I vantaggi dell'utilizzo delle mappe mentali nelle presentazioni
Tony Buzan dedica un intero e importante paragrafo ai vantaggi delle mappe mentali nelle presentazioni rispetto agli appunti lineari, scritti. Ripercorrrerli ci aiuta a meglio comprendere come utilizzare le mappe mentali nelle presentazioni.
Contatto visivo: un primo essenziale vantaggio è la possibilità di mantenere il contatto visivo con il pubblico. E' un vantaggio enorme perché ci permette di guadagnare tantissimo in spontaneità.
Equilibrio : la spontaneità è poi ben equilibrata dalla struttura della nostra presentazione che teniamo a portata di vista. Possiamo allora parlare a braccio senza perderci. Oppure quando non sappiamo che dire possiamo con facilità passare ad atri punti del discorso.
Gestione del tempo: tutto questo ci consente di gestire al meglio il tempo che ci viene dato a disposizione.
Gestione del dibattito: se qualcuno ci fa delle domande possiamo collegare con facilità le risposte agli argomenti che abbiamo appena esposto o che esporremo in seguito.
Documentazione: c'è un altro vantaggio che Tony Buzan non cita ma che si rivela di grande interesse. Una o più mappe mentali ben fatte, con i giusti riferimenti magari anche ad articoli online o su riviste ci consente di lasciare una efficace documentazione della nostra presentazione per convention, meeting, ecc.
Nell'arte contano più le regole o la naturalezza? Più l'ispirazione o la contrainte? Un tema da sempre dibattuto e sul quale nel Cinquecento e nel Seicento ci fu una interminabile querelle. Proviamo a chiarire alcuni termini della questione e a fare un breve percorso all'interno di questi aspetti per quel che riguarda l'improvvisazione teatrale, così come codificata nei Match d'improvvisazione teatrale. Ecco l'indice dell'articolo:
Gli spettatori ammirano negli attori dei Match d'improvvisazione teatrale la grande naturalezza seppure non ci sia alcunché di naturale in questo tipo di spettacoli. In altri termini la macchina di contrainte che è il Match è messa al servizio della libertà e della naturalezza dell'attore. Per cui il risultato finale è una straordinaria naturalezza in tutti gli attori che giocano il Match: gli schemi, le costrizioni, pur presenti, vengono celati, “dimenticati”. E' un po' quello che succede nei romanzi di Umberto Eco dove, come ho scritto in un precedente post, lo schema di base, la struttura matematica regge come una rete la storia ma è celata agli occhi del lettore. Quando, infatti, l'attore di un Match sta giocando la sua improvvisazione deve tener conto di diversi input. Ad esempio in un'improvvisazione mista (che prevede la partecipazione di giocatori di entrambe le squadre) i primi due giocatori che entrano (uno per squadra) devono, prima di tutto, tener conto del tema e della categoria assegnati dall'arbitro (spesso prelevati da indicazioni del pubblico).
Mettiamo che il tema sia “Il grande buco” e che la categoria sia “In rima”. Ciascun giocatore, dopo gli iniziali venti secondi di coaching, entra con un personaggio, un luogo e un problema in testa. Queste tre idee si devono poi accordare all'inizio dell'improvvisazione con le idee che ha in testa l'altro giocatore che entra. Entrambi, poi, devono stare attenti a non ostacolarsi a vicenda, a non impedire lo svolgimento della storia oltre che portare la scena a favore di pubblico e farsi intendere e capire dagli spettatori in sala, che è sempre più distratto rispetto ai compagni di squadra.
Grande naturalezza come risultato, dunque, ma è necessaria anche una grande esperienza nell'attore-giocatore. Per questo per iniziare a improvvisare sono necessari almeno due anni di corso, anche per coloro che provengono da accademie e/o da esperienze di teatro. E questi ultimi non tutti si trovano a loro agio con questo tipo di spettacolo che richiede, come si è visto, la completa nudità dell'attore. Gran parte del lavoro che si fa nei corsi, infatti, è teso più a “togliere” che ad “aggiungere”. Tutto quello che è necessario, infatti, è già negli attori, nelle loro menti, in ciò che gli Dei concederanno. Quell'universo che Galileo capì che si poteva leggere con un linguaggio matematico è lo stesso universo degli attori che vi attingono il nettare della drammaturgia. E' la grande struttura matematica della natura. Omero, Dante, Michelangelo, Joyce, Calvino, Quenau, Eco, Gravel e Leduc (fondatori dei match) succhiano tutti lo stesso nettare.
Con questo articolo termina un percorso dedicato all'improvvisazione teatrale. Ecco le tappe precedenti:
Con il teatro dell'assurdo si ha un "deliberato abbandono di un costrutto drammaturgico razionale e il rifiuto del linguaggio logico-consequenziale. La struttura tradizionale (trama di eventi, concatenazione, scioglimento) viene rigettata e sostituita da un'alogica ed insignificante successione di eventi, legati fra loro da una labile ed effimera traccia (uno stato d'animo o un'emozione), apparentemente senza alcun significato" (Wikipedia). Ora, se nel teatro dell'assurdo si abbandona il costrutto drammaturgico e dunque il pensiero razionale e nell'Oulipo lo schema diventa la rete su cui si appoggia l'artista o la macchina stessa per creare delle storie, nell'improvvisazione teatrale, di cui sto discutento da alcuni post in qua, c'è il superamento della contrainte non attraverso il pensiero analitico ma attraverso un pensiero sintetico. Si tratta di "un fare senza l'intervento della ragione lenta e ponderata, ma mosso da un altro pensiero, anzi fuso a un altro pensiero irrazionale che è la capacità di immaginare. Fusione di immagine, comportamento e linguaggio, per cui pensare- immaginare è contemporaneamente muoversi-parlare senza mediazione della riflessione razionale che per sua formazione è più lontana e staccata dal corpo" (Francesco Burroni, Match d'improvvisazione teatrale, Dino Audino Editore, p. 29). Si tratta di un meccanismo che potremmo chiamare di décalage, di sfasamento, cioè, di differimento, grazie al quale l'improvvisazione teatrale si pone come un processo che incanala con successo il pensiero spontaneo, irrazionale.
Nell'improvvisazione teatrale c'è dunque fusione di immaginazione, comportamento e linguaggio. E' grazie all'immaginazione che c'è il superamento della contrainte. Per intenderci su cosa s'intende per immaginazione faremo ricorso a tre caratteristiche evidenziate da un altro dei padri dell'improvvisazione teatrale, Keith Johnstone. Per lui l'improvvisazione è:
✗Psicotica. Occorre cioè non soffocare i propri impulsi.
✗Oscena. Bisognerebbe che idee e pensieri non siano censurati perché nessuno viene giudicato. Altrimenti il rischio è che l'educazione diventi un processo distruttivo.
✗Non originale. La vera avanguardia non è una moda come molti credono ma una risposta a un bisogno. Quindi l'originalità è in realtà necessità.
Nei Match d'improvvisazione teatrale c'è quindi irrazionale e regola, immaginazione e limite. Qui la produzione artistica riesce a recuperare tutta la lezione surrealista e a riprodurla nei canoni di uno spettacolo codificato eppur libero nello stesso tempo. La libertà dell'attore è data dagli dei dello spettacolo ed è hic et nunc spettacolo, per gli altri attori in scena e per il pubblico. E' data dagli dei perché l'attore vive il momento, vive del momento. La sua drammaturgia si fa con quel che accade istante per istante. E questo è reso possibile dal sapiente numero di costrizioni che le due squadre di attori hanno. Ricordiamo le categorie di queste costrizioni:
✗la cornice della partita di hockey su ghiaccio (sport nazionale canadese);
✗l'arbitro, che è una sorta di regista ed autore in campo;
✗i temi;
✗le categorie delle improvvisazioni.
Nel match si ha dunque una serie di improvvisazioni in cui l'arbitro dà il tema, la categoria, il numero dei giocatori e la durata dell'improvvisazione. Sono questi gli elementi della grammatica con cui si articola l'improvvisazione. Per quanto gli attori possano apparire in preda alla più felice e coinvolgente delle fantasie, deve conservare una lucidità di fondo che vigila e controlla l'improvvisazione e che la incanala nell'obiettivo di fondo che è sempre raccontare delle storie. La drammaturgia e la regia, in altri termini, avvengono in modo contestuale all'invenzione dell'attore. Linguaggio e invenzione sono all'opera, quindi, nello stesso momento, collaborano insieme, si influenzano a vicenda. Da questa sintesi nasce lo spettacolo più fresco, ispirato più imprevisto nella storia del teatro, pur essendo codificato. “La spontaneità poteva essere contingentata da una tecnica di base” si chiedeva Robert Gravel, giocatore fondatore dei Match d'improvvisazione teatrale, nel 1977, come rivela nel libro di cui è co-autore Impro. Réflexions et analyses, collection theatre leméac. E la riposta non poteva che essere “una sorta di 'happening' ma rigorosamente inquadrato.
Questo è il terzo di quattro post dedicati all'improvvisazione teatrale. nel prossimo parlerò della naturalezza.