“Il
problema va comunicato con efficacia a chi deve decidere su programmi e
investimenti necessari a risolvere il problema stesso”. Su questo
Umberto Santucci, dal cui
libro
stiamo conducendo queste nostre riflessioni, è perentorio. In un primo spot
abbiamo parlato della
comunicazione dei problemi e poi della
potenza
della metafora. Ora parleremo del fattore A.P.O., A Portata D'Occhio.
Santucci cita a sua volta Tom
Peters che nel libro WOW!
un successo da urlo parla del “fattore APM”, dove “APM” sta per “a portata
di mano”. E l'esempio di Tom Peters è che se tieni la bicicletta in cantina non
la usi mai; se la tieni vicino la porta d'ingresso è probabile che la
utilizzerai spesso. La conclusione è che anche il problema va messo “a
portata di mano” o, ancora meglio, a portata d'occhio. Ecco perché io
preferisco parlare di “fattore A.P.O.”, dove A.P.O. sta appunto per “a
portata di occhio”. C'è una bella differenza, infatti, fra il tenere
qualcosa a portata di mano e il tenerlo a portata d'occhio. Pensiamo al nostro
ambiente di studio o di lavoro.
I libri, i taccuini e gli appunti che ci servono più
spesso saranno con molta probabilità “a portata di mano”, come un fabbro o un
meccanico o un falegname o un elettricista hanno tutti a portata di mano gli
attrezzi che usano più spesso. Anche i muratori devono avere a portata di mano
il metro, la cazzuola, la livella, il filo a piombo e altri attrezzi. Ma il
progetto della casa devono tenerlo a portata d'occhio per seguirlo. Perciò
per tornare a noi avremo i nostri bei scaffali con la cartelle piene di carte e
taccuini insieme a libri, fotocopie, dispense. Ma le idee, i progetti, i
problemi è bene che li teniamo davanti agli occhi su bacheche, lavagne,
cartelloni e quanto altro possa servire a colpire il nostro sguardo.
Qualcuno si starà chiedendo perché, spero. E il perché è
subito evidente quando in ufficio o in azienda c'è un'équipe con cui dobbiamo
condividere i nostri percorsi. Se non li mettiamo a disposizione di tutti sarà
come se non esistessero. Ma il fattore “A.P.O.” è molto importante anche
quando si lavora da soli. Per spiegare perché ricorrerò ad un altro esempio.
Ho la fortuna di avere un padre che dipinge. Spesso gli vedo fare dei bozzetti o
dei dipinti preparatori che non trascura mai di tenere sotto gli occhi, anche
quando magari sta facendo altro come stare a tavola, guardare la televisione o
altre attività quotidiane. Lo vedo che a volte guarda queste sue produzioni e ci
ragiona su mentre un attimo prima stava pensando ad altro. I pensieri su certi
aspetti arrivano quando meno ce lo aspettiamo, magari quando stiamo pensando a
cose che sembrano lontane da quelle di ciò che teniamo a portata d'occhio. E' un
po' come chi scrive versi o romanzi e si porta sempre dietro un taccuino su cui
scrivere se non addirittura alcune schede del database, per chi li utilizza. Il
fatto è che non ci accorgiamo subito di certi difetti oppure certe idee, a volte
geniali, non ci vengono in mente subito per quanto ispirati possiamo essere.
Queste riflessioni meritano un approfondimento su come
funziona il pensiero visivo che presenterò nel prossimo post.
Di Giuseppe (del 29/10/2008 @ 08:30:22, in Management, linkato 1151 volte)
Nella comunicazione di problemi occorre
trovare una semplice ed efficace immagine che comunichi al di là di ogni dubbio
e con tutto il potere evocativo delle immagini. In questo post esaminiamo tre
diversi stratagemmi continuando un discorso aperto con un
primo
post sulla comunicazione dei problemi.
Anno 157 a. C., senato di Roma.
Catone il censore,
senatore, ha con sé
un cesto
di fichi freschi che proviene da Cartagine e che mostra agli altri senatori.
Unanime il coro dei senatori "Cartago delenda est", Cartagine è da distruggere.
Quei fichi li aveva portati con sé da Cartagine durante il suo ultimo viaggio
fino a Roma e all'arrivo erano ancora freschi, segno di quanto vicina fosse
questa grande potenza marittima e militare che minacciava l'Impero Romano. Ma
dimostrava anche il suo potere commerciale. Con un solo semplice esempio
Catone è riuscito a comunicare il più grande problema che Roma aveva dopo le
prime due guerre puniche. Non usa discorsi ma una sola evidente immagine
che in questo caso si giova di qualcosa che si può toccare con le mani oltre che
vedere e di cui si può sentire l'odore. Uno straordinario stratagemma per
comunicare un problema che Umberto
Santucci riporta appunto a proposito della comunicazione di problemi nel suo
libro Fai luce
sulla chiave (L'airone). L'intero capitolo è disponibile su
problemsetting.it. Non ha bisogno Catone di fabbricare prove false come
George Bush per poter attaccare l'Iraq di Saddam Hussein. La prova di Catone è
tra le più potenti e comunicative che la storia dell'uomo ricordi. Non ha
bisogno dell'arte della retorica o di discorsi perché offre qualcosa che i
sensi comunicano al cervello che subito fa il collegamento giusto.
Galileo Galilei tentò qualcosa di analogo quando sotto processo volle dimostrare
la validità delle sue osservazioni celesti portando con sé il cannocchiale e
chiedendo ai suoi accusatori di guardare attraverso di esso verso il cielo. Ma
non ebbe la stessa fortuna del senatore romano. I suoi giudici consideravano
immorale usare il cannocchiale, ritenuto strumento di stregoneria. Perciò
nonostante l'evidenza di quel che avrebbero potuto scorgere attraverso di esso
Galileo fu condannato. Lo stratagemma di Galileo non funzionò perché non
teneva conto del problema culturale, di mentalità dei suoi interlocutori che non
erano liberi di vedere ma vedevano solo ciò che i loro pregiudizi permettevano:
che la terra era al centro dell'universo.
Sia il secolo scorso, il Novecento, sia il secolo che stiamo vivendo adesso ci
hanno offerto due immagini lapalissiane che hanno indotto gli Stati Uniti a
muovere guerra. La prima è l'attacco a
Pearl Harbor
da parte della marina militare giapponese durante la seconda guerra mondiale. La
seconda è l'attacco terroristico sul suolo americano dell'11 settembre 2001. Due
cruenti episodi che hanno sconvolto l'opinione mondiale. Soprattutto l'ultimo
con i due aerei schiantatisi sulle Twin Towers ha finito con essere l'icona con
cui gli anni 2000 sono iniziati. In ambedue i casi purtroppo non ci sono stati
degli innocui frutti in un cesto a parlare ma molte persone ammazzate,
esplosioni, crolli e tutto quello che abbiamo visto o saputo in proposito:
due grandi tragedie. Ma dal punto di vista della forza delle immagini per Al
Qaeda e per chiunque volesse trarre profitto dall'attacco a Manhattan le torri
fumanti hanno funzionato con una forza straordinaria.
Ho voluto citare questi tre esempi non tanto per sottolineare il già noto
potente potere delle immagini che, come si sa, valgono più di tanti discorsi, ma
per marcare la differenza tra lo stratagemma di Catone e gli altri due esempi.
C'è, infatti, una sottile differenza che determina poi il successo di Catone a
discapito di Galieo che fallì e delle Torri Gemelle che comunque alla fine non
hanno fatto guadagnare quel consenso che Al Qaida ancora oggi tenta di avere tra
i fedeli musulmani. Qual' è, allora, questa importante differenza?
La differenza è che Catone usò un'analogia mentre Galileo e Bin Laden
hanno comunicato in maniera diretta. Galileo voleva dimostrare di avere ragione
rispetto alle sue osservazioni facendo osservare chi non gli credeva. Bin Laden
voleva minacciare gli Stati Uniti e dare un messaggio a tutto il mondo facendo
tutto quello che la sua potenza organizzativa gli ha permesso: non ha fatto
capire che poteva distruggere qualcosa ma l'ha distrutta. L'analogia altri non è
che la metafora che il
Dizionario di Retorica e Stilistica dell'Utet definisce come "sostituzione
di una parola con un'altra il cui senso letterale ha una qualche somiglianza con
il senso letterale della parola sostituita". Perciò se di qualcuno diciamo che è
una volpe non vogliamo dire che ha il pelo su tutto il corpo, le orecchie a
punta e la coda. O se di una ragazza diciamo che è una rosa non vogliamo dire
che ha le spine e i petali.
Ma abbandoniamo il dizionario perché l'analogia, la metafora non la impariamo su
un libro per quanto istruttivo e corredato di esempi. La possiamo imparare
stando accanto a un poeta come fa
il postino Massimo Troisi
che impara a dedicare poesie con metafore ad una donna che ama e che poi
riuscirà a sposare: potenza della metafora. Quindi se proprio vogliamo
usare dei libri possiamo prendere i libri di poesia, magari la Divina
Commedia di Dante Alighieri. Purtroppo nel nostro linguaggio quotidiano le
metafore siamo più inclini a usarle quando siamo arrabbiati e quando vogliamo
mandare a quel paese (metafora) qualcuno. Perciò del nostro capo diciamo che è
un cane, dei nostri dipendenti che sono delle pecore, dei nostri concorrenti che
sono delle iene. E quando non siamo arrabbiati magari siamo cinici come qualcuno
che ne ha viste tante come un professore che apostrofa come asini i suoi
studenti dalla mattina alla sera. Non si può negare che la vita sia difficile, a
volte insopportabile. Ma è possibile che non esista un altro modo per comunicare
i problemi? Benigni ci ha provato ne La vita è bella quando riuscì a far
vivere l'esperienza del
campo di concentramento a suo figlio come un grande straordinario gioco. In
fondo non occorre molto per convincere le persone interessate ai nostri problemi
e ai nostri progetti. Cristoforo Colombo si fece finanziare un'impresa mai
tentata prima e piuttosto costosa mettendo insieme ben poche prove alla fine.
Appuntamento al prossimo post sul "fattore
A.P.O. ("a portata d'occhio") per continuare il nostro discorso.
Di Giuseppe (del 29/10/2008 @ 08:28:28, in Diario, linkato 450 volte)
Questo qui sopra è il palcoscenico del
Teatro Paisiello di Lecce come lo vedono all'ingresso del teatro gli spettatori.
E' così che mi è apparso ieri sera appena vi sono entrato. Come si vede è una
grande bomboniera di legno. Salirci sopra per iniziare a lavorare come
assistente di un progetto teatrale curato da Antonio De Carlo di Scenastudio è
stata una grande emozione. E' iniziata con questa immagine di consacrazione
quasi questa mia avventura che mi vedrà impegnato fino alla fine di novembre. Un
grande teatro che ti accoglie sul suo palco è come una grande nonna che
ti abbraccia: tu ti senti accolto perché ti vuole bene e le vuoi bene ma ti
incute così tanto timore e rispetto perché tu sei all'inizio della vita, così
inesperto, così piccolo... Si porterà in scena Le Baccanti di Euripide e
da martedì 3 novembre sarò pronto a tenere traccia delle indicazioni, segnare
gli appunti, annotare le cose importanti e assistere il regista e il gruppo
nelle loro necessità. Una novità che mi sprona ma che anche mi spaventa.
Passione e adrenalina, un bel mix Questo blog mi farà da diario di lavoro,
di spunti e di testimonianze. Stay tuned...
"Gli studenti non ci stanno a far parte di una scuola
che produce i cosidetti 'si signore'. E non si tratta secondo me di pubblico o
privato si tratta proprio di basi. Se lo studente avesse lo strumento per
imparare in modo attivo ci sarebbero meno studenti fuori corso. Questo perchè se
ci fosse la materia "metodo di studio" con le mappe mentali, la lettura veloce,
le memotecniche gli studenti saprebbero molte più cose e soprattutto lo
farebbero volentieri". Sottolineo questo passaggio di
un post riportato Comunicatistampa.net e che invito a leggere perché
all'Università di Pisa si svolgerà un corso di metodi di studio. Al di là
dei problemi attuali della scuola e dell'università e dei tagli del governo
Berlusconi il grande problema della scuola italiana è la mancanza di metodi di
studi precisi, affidabilie e che sviluppino la responsabilità degli studenti.
E' un miracolo che la curiosità sopravviva negli studenti delle scuole
italiane, perché di solito viene uccisa.
Nelle scuole italiane le mappe del pensiero sono state introdotte solo sa
qualche insegnante ma in modo sporadico e spesso slegato dalla teoria
dell'apprendimento significativo. Gli insegnanti stessi hanno grandi problemi di
apprendimento, come possono pretendere di essere delle guide per gli studenti?
Smentitemi se mi sbaglio.
Di Giuseppe (del 22/10/2008 @ 12:02:10, in Management, linkato 532 volte)
“Amore mio tra noi due ci sono troppi problemi. Scusami. Non cercarmi più”. A volte accade, tra i giovani e i giovanissimi, che si possa ricevere un sms di questo tipo dal proprio partner o comunque che uno dei due riveli all'altro o all'altra che questo o quel problema sia insormontabile. Qualcosa del genere accade anche ad alcune aziende impegnate in delle trattative per una qualche fornitura. Molto spesso queste forniture saltano perché non ci si preoccupa di comunicare i problemi che via via sorgono.
Giusto per fare un esempio è accaduto, di recente, in Puglia che la regione abbia emesso un bando per spendere dei soldi comunitari per la stagione turistica 2008-2009. Alla gara si sono presentati una società americana capeggiata da un valente imprenditore italo-americano e un consorzio di emittenti e giornali locali. Ora, è evidente l'anomalia perché i due soggetti non potevano essere in competizione perché quello americano era un soggetto di pianificazione di campagne pubblicitarie e l'altro un insieme di erogatori di pubblicità su scala regionale quando, tra l'altro, c'era bisogno di fare pubblicità a livello internazionale. Ad ogni modo la Regione all'ultimo momento, passata già l'estate del 2008, assegna la commessa al consorzio regionale. L'operatore americano ne rimane escluso perché a dire dell'ente regionale non avrebbe presentato tutta la documentazione necessaria. Il risultato di tutto questo è che quei soldi che dovevano essere spesi molto prima dell'estate del 2008 nell'autunno dello stesso anno risultano ancora inutilizzati. Ma soprattutto si è escluso un valente operatore che costituiva una grande opportunità di pianificazione professionale della comunicazione. Sarebbe stato sufficiente che la Regione avesse comunicato per tempo al pretendente internazionale le mancanze e gli eventuali problemi sorti per portare la gara su di un piano con maggiori e più completi criteri di selezione.
Gli enti pubblici, si dirà, spesso adottano criteri che nulla hanno a che vedere con il mercato. Ma anche le aziende hanno atteggiamenti simili. Molto spesso, cioè, non comunicano all'esterno i problemi e quando lo fanno o è troppo tardi o non lo fanno in modo efficace. Umberto Santucci nel suo libro Fai luce sulla chiave (L'Airone) riferisce la tendenza a raccontare cosa si sia fatto di valido, i successi. Sarebbe molto più efficace per chi scrive e per chi legge sapere quali sono i problemi, come intendono risolverli e come potrebbero aiutare i loro clienti a risolverli. Ciò renderebbe molto interessante ad esempio le newsletter, i blog, le pagine web, l'house organ di un'azienda. Pensiamo per un attimo a qualche nostro problema e alla straordinaria possibilità di trovare articoli, post e discussioni che riguardano proprio il mostro problema o un problema simile. Leggeremmo tutti i contenuti con la massima attenzione, prenderemmo appunti, ci verrebbero in mente degli spunti, cercheremmo di metterli in pratica e i risultati li metteremmo a disposizione anche noi degli altri. In altri termini le informazioni ci aiuterebbero a crescere e noi stessi avremmo informazioni per la crescita degli altri. Purtroppo tanti forum, tante pagine web, tanti post e tante discussioni sono, invece, avvilenti e quindi noiosi perché la maggioranza delle persone che vi scrive e vi partecipa sta lì per offrire soluzioni senza neanche percepire e definire i problemi.
Con questo post inauguro una serie di post dedicati alla comunicazione dei problemi, a come monitorarli e metterli in agenda. Nel prossimo post, entro una settimana, parlerò del fattore "A.P.O" (a portata d'occhio).
Di Giuseppe (del 17/10/2008 @ 11:24:15, in Diario, linkato 456 volte)
Ma si può prendere un pullman sullo svincolo di uscita della superstrada?
Il pullman che ho preso io ieri, 16 ottobre, si ferma proprio là: uscita per
Ceglie Messapica sulla Taranto-Brindisi.
Appena arrivati sullo svincolo litigo con mio padre perché non capiamo dove
fermarci mentre l'autista ferma il pullman alle nostre spalle perché ha capito
tutto. Il pullman è grigio come la nostra punto, come l'asfalto, il guard rail e
la nebbia.
Ore
7:30, Taranto
Tutti i nodi vengono al pettine. L'Italsider, le raffinerie e i cantieri
navali hanno devastato uno dei terreni più fertili d'Italia e un mare tra i più
puliti e più ricchi di mitili del mondo. Ora, dopo decenni di morti per tumore e
di morti bianche, l'Italsider potrebbe chiudere grazie a un referendum. E' come
se Chernobyl rinascesse dopo il disastro nucleare. Un'altra piccola tegola per
Alitalia, dopo quella dei fondi Lehman Brothers di Colaninno: Emilio Riva
potrebbe ritirarsi dalla cordata.
Ore 10:00, vicino Potenza
Col gran caldo che c'è e un sole accecante, gli orti sono
fioriti a primavera. L'inverno, pur alle porte, sembra lontano. E pure i metri
di neve che l'altra volta ho visto da queste parti, in questo sud dove non si
crede che nevichi e dove invece quasi ogni inverno la neve ricopre tutto.
Ore 11 circa, dove non arrivò Gesù Cristo
Non ci siamo fermati a Eboli, dove non si fermò Gesù Cristo,
dove cioè Gesù Cristo non arrivò perché si è fermato prima come ci racconta
Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli. Eboli, quindi, come luogo al
di fuori della civiltà. Anche dalle mie parti si dice "Addò pirdìu li scarpi
Cristu": dove Gesù Cristo perse le scarpe e quindi non poté proseguire il suo
cammino. Gli atei saranno contenti di questo ma c'è poso da star allegri quando
ci si sente fuori dal mondo.
Ore 11:15 Salerno-Agri-Pompei
Salerno per me è stata sempre solo un nome su un biglietto in
viaggio verso Roma, come Battipaglia, Sicignano degli Alburni... mi pare di
sentire l'annuncio in stazione che ricorda le fermate intermedie.
Neanche stavolta mi fermo a Salerno, ma passiamo in mezzo alle
sue palazzine, alla sua zona industriale mentre poco prima scorgiamo uno
spicchio di mare. Palazzine ce ne sono tante, gli orti sembrano rigogliosi. La
città si è estesa per tutta la vallata. Sembra uno dei tanti tumori d'Italia.
Anche perché l'abitato comprende anche la vicina "Agri" (in realtà Angri ma il
segnale stradale ha perso la enne), a quanto vedo, che a me fino ad oggi
rimaneva sconosciuta. Agri dovrebbe stare per agri di terra, per terreno. Ma qua
di terra è rimasto solo qualche lembo. Sempre attaccati ci sono Pompei e
Castellammare di Stabbia.
Ore
undici e trenta circa, arrivo a Napoli
Da Salerno a Napoli c'è ormai una sola città. Ed è curioso che
all'ingresso a Napoli mi trovi di nuovo l'Italsider e le ciminiere che avevo
lasciato a Taranto. Solo i monti della Basilicata si sono sottratti alle
metastasi di questo immenso tumore. Gli abitanti di Atlantide e della Torre di
Babele furono meno arroganti degli abitanti della metropoli
Taranto-Salerno-Napoli. Eppure furono puniti per la loro arroganza. Il Vesuvio
ha già più volte fatto sentire la sua voce. Ma la prossima eruzione, forse la
più esplosiva di sempre secondo il National Geographic, seppellirà per sempre
questa arroganza.
Ore 14 e 30, centro di produzione Rai
In mezzora ho già sostenuto il mio provino e sono fuori dal
centro di Produzione Rai. Sono venuto più volte qui e sul set de La Nuova
Squadra a Piscinola. Tutto è sempre filato liscio e senza intoppi. Pur con
la loro indolenza i napoletani lavorano, sebbene i soldi siano pochi, gli
edifici vetusti e che loro sembrino pigri. Non chiedere loro precisione ed
esattezza, ma responsabilità e arte di arrangiare tutto si.
Ore quindici, piazza Amedeo
Ho due ore di libertà. Riesco a muovermi nella piccola e pur
disordinata metropolitana napoletana e mi trovo e decido di uscire a Piazza
Amedeo. Da qui si possono ammirare le belle palazzine liberty della "Napoli
superiore" dove c'è odore (o puzza a seconda dei gusti) di Illuminismo, di
Giambattista Vico, di Bendetto Croce, della prima ferrovia al mondo e cioè la
Napoli-Portici, di innovazione, di Napoli capitale. A noi ci ha rovinato
Garibaldi! Rivoglio il Regno di Napoli, senza i reali s'intende.
Dalle ore 16, lungomare
Maruzzella, Maruzzè'...
t'hê miso dint'a ll'uocchie 'o mare
e mm'hê miso 'mpiett'a me
nu dispiacere...
Stu core mme faje sbattere
cchiù forte 'e ll'onne
quanno 'o cielo è scuro...
Primma me dice "sí",
po', doce doce, mme faje murí...
Maruzzella, Maruzzé'...
Di Giuseppe (del 04/10/2008 @ 10:09:44, in Storie, linkato 549 volte)
Come
ogni anno ce la menano con il poverello di Assisi. Anche quest'anno non
mancano gli appelli dei presidenti di Camera e Senato sulla tolleranza e il
dialogo in nome di Francesco. Eh si perché quel fraticello che predicava agli
uccellini era mite, dolce, buono, santo e fessacchiotto. E più sei fessacchiotto
e più subisci più c'è dialogo per Schifani e Fini. Se stai zitto e buono buono
c'è papà Berlusconi che ti fa il regalo. E se fai sesso senza preservativo e
pillole zio Ratzinger ti benedice. Tutti giù per terra a fare i buoni, i bravi,
gli umili e gli eunuchi.
Immaginatevi Ratzinger e Berlusconi a cena con Bush,
Putin e consorti in un bel palazzo, con tanto di posate d'argento, autisti al
seguito con macchine e fuoristrada di lusso, con le guardie svizzere, con i
fuochi d'artificio fuori, i più grandi chef in cucina... Non è difficile, per
questi qui è la normalità, avviene spesso vero? Immaginatevi che a loro si
avvicina uno con un saio sudicio, rammendato e che per di più si è rotolato
nello sterco dei maiali e nel fango. Immaginatevi che questi voglia
abbracciare i commensali... Qualcosa di molto simile accadde a Francesco. Per
sapere come sono andate le cose sono andato a riprendere e a raccontare a modo
mio Francesco va da lu papa dello spettacolo di Dario Fo Lu santu
jullare Françesco, da cui è tratta anche il disegno qui a fianco. Buon
ascolto.
Di Giuseppe (del 01/10/2008 @ 11:30:15, in Management, linkato 525 volte)
Chi ha detto che per la cultura debbano
esistere solo sponsorizzazioni oppure fondi pubblici?
E se invece le opere culturali e di
spettacolo fossero finanziate in modo diretto? E se una parte dei proventi di
un'azienda fosse destinata a teatri, musei, biblioteche ecc. in modo sistematico
e permanente?
Un'utopia? Sembra proprio di no a guardare
l'operato di Brunello Cucinelli,
imprenditore umanista.
"Brunello Cucinelli, in vent’anni, ha
ristrutturato il borgo medievale di
Solomeo, ridisegnandone
lastrici e facciate e arricchendolo ora di un teatro. Costruito ex novo,
dopo sette anni di lavoro, l’edificio si erge come cuore pulsante di un
pensiero utopico realizzato. Alla stregua delle riletture umaniste e
rinascimentali dei classici, il nuovo Teatro Cucinelli, inaugurato lo scorso 3
settembre con una messinscena diretta da Luca Ronconi, riprende gli stilemi
architettonici degli storici spazi scenici creati da Scamozzi a Sabbioneta e da
Aleotti per il Teatro Farnese di Parma (inaugurato però nel 1628), senza
dimenticare il monumentale Teatro Olimpico di Vicenza disegnato da Andrea
Palladio". E' quanto riporta differenza.org in un'articolo
dedicato all'inaugurazione di questo teatro.
"Si chiama "Foro delle arti" ed è un
luogo dove i giovani hanno modo d'imparare la musica, la filosofia e le lettere.
Consta di un ippodromo, dove è possibile passeggiare godendo della natura
intorno, oppure sedersi sulle gradinate per pensare, chiacchierare, osservare
gli altri, esercitarsi in qualche pratica di creatività. Poi c'è il teatro,
accessibile da un pronao curvilineo e con dentro 240 posti comodi comodi che ti
permettono di assistere ad uno spettacolo senza doverti tenere le ginocchia fra
le mani. Il tutto è all'interno di un maniero medioevale con laboratori, una
fattoria, una piazza e una villa", così descrive il posto
Il Sole 24 Ore.
Ma chi è Brunello Cucinelli?
"Imprenditore etico del cachemire, fornitore anche di Fausto Bertinotti.
Brunello Cucinelli è nato a Castel Rigone, in provincia di Perugia, nel 1956, in
un podere dove la famiglia ha vissuto senza acqua né luce fino alla fine degli
anni Sessanta. Oggi è il re assoluto del cachemire italiano; ha punti vendita a
Parigi, New York, Mosca, Giappone, USA; Francia, Spagna, Svizzera e Nord Europa.
Ha un fatturato complessivo di 62.5 milioni di euro, di cui di esportazione 37.5
milioni. Cucinelli è conosciuto come l’industriale filosofo, la sua azienda come
umanistica". Questa la notizia biografica che ne dà il
sito di La 7.
A questo punto lasciamo parlare lo stesso
Brunello con le sue parole riportate in un articolo che gli dedica
Manager Zen:
""Nella mia vita ho sempre coltivato un sogno: quello del lavoro utile per un
obiettivo importante. Sentivo che il 'profitto d'azienda', da solo, non bastava
a realizzare questo mio sogno, e che un un fine più alto doveva essere
ricercato. La spiritualità dei grandi pensatori del passato, dei santi e
dei poeti, al di là dei dogmi e delle discipline, indicava senza ombre e senza
eccezione un unico valore davvero grande: quello dell'uomo. Ho ascoltato
la parola 'sapiente e commossa' di San Francesco, Socrate, Seneca, e ho capito
che il valore economico è nullo senza quello umano, dal quale pertanto il primo
non può prescindere. Soltanto riconoscendo la natura spirituale della realtà
umana è possibile assegnare all'uomo, nel mondo, il suo giusto ruolo, e capirne
la vera dimensione".
Brunello ricorda molto da vicino
Adriano Olivetti, a
cui Laura Curino dedicò
uno spettacolo qualche anno fa. Imprenditori come Brunello e Olivetti ci
ricordano che "un'altra impresa" non solo è possibile ma è l'unica per la quale
valga la pena davvero intraprendere un'attività. Una lezione la sua di
umanesimo, che riprende la lezione di grandi filosofi. Ma anche di
naturalezza, di un rapporto con la natura in cui quest'ultima viene
osservata, ascoltata e rispettata. Una dimensione questa non lontana dal
capitalismo naturale di
Paul
Hawken.