Vitale's Blog
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 Eccomi qui : - )... di Giuseppe
 
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Il disordine risveglia nell'uomo un istinto dimenticato: l'istinto dell'armonia con se stesso. Gli ricorda il concetto di bellezza, lo obbliga a pensare in modo diverso, a fantasticare e a creare. Il caos fa dell'uomo un artista.

Jurij Alschitz
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\\ Blog : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Giuseppe (del 30/11/2008 @ 14:57:31, in Diario, linkato 349 volte)

Giornata freddina e ventosa a Lecce. Si lavora ancora alle musiche e alle diapositive da proiettare stasera alle 21 al teatro Paisiello durante la replica de Le Baccanti di Euripide. Ieri sera la prima davanti ad un pubblico che ha riempito il teatro. Qualche problema ancora da risolvere, come sempre. Non sto avendo tempo di scrivere un diario come volevo ma dalla settimana prossima scriverò qualche altro post. Stamattina ho sentito notizia della possibilità di altre repliche in estate. Intanto qui a Lecce si aspetta con impazienza ed entusiasmo lo spettacolo del Cirque du soleil del 5 dicembre.

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Di Giuseppe (del 22/11/2008 @ 15:31:30, in Diario, linkato 464 volte)

La locandina è pronta. Si cuciono i costumi. Si preparano la scenografia e gli oggetti di scena. Si prova ogni giorno di più. Sono rimasti gli ultimi sei giorni di lavoro e poi Le Baccanti di Euripide andrà in scena al Teatro Paisiello a Lecce. Altri sei giorni a prendere appunti su posizioni, battute, movimenti e a riferirli al regista Antonio De Carlo. Circa due settimane fa ho iniziato a collaborare con lui come assistente. Ho fatto un bel tuffo finora nel teatro antico, nella tragedia, in Euripide e in quello che oggi la sua messa in scena può restituirci. Un'altra settimana ancora e il saggio che concluderà un laboratorio teatrale con diversi docenti di canto, dizione, recitazione, danza e storia.

A me girano nella testa le parole dell'ultimo messagero: "Per ogni civiltà arriva il giorno in cui deve scendere a compromessi con i suoi valori, se vuol perdurare". Chissà, forse Euripide aveva capito davvero in cosa era consistita la scomparsa di Atlantide. Forse questa civiltà non ha voluto accettare il nuovo che avanzava e quindi ne è stata travolta. Inondazione o Tsunami che fosse la causa della sua scomparsa è stata il non voler aprire gli occhi su quello che sta cambiando. Cosa pensate che sia accaduto per lo Tsunami del 2006 in Asia? Non pensare alla natura è follia. Continuare a surriscaldare il pianeta e riempirlo di veleni è la nostra follia.

Con questo post continuo un piccolo diario su questo laboratorio e sullo spettacolo. Ho già parlato dell'inizio della mia collaborazione e poi dell'invasamento delle baccanti. Appuntamento in settimana per i prossimi post. Continua a stare "tuned" : - D

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Di Giuseppe (del 22/11/2008 @ 13:03:14, in Mind mapping, linkato 518 volte)


(immagine tratta da http://formatori.net)

In che modo prendiamo gli appunti? In modo lineare e testuale? Oppure ci sono altre tecniche per strutturarli meglio?


In che modo apprendiamo? Usiamo solo la memoria? Oppure leghiamo in modo significativo le nuove informazioni?


Sono queste alcune delle domande a cui si cercheranno delle risposte durante l'incontro del 3 dicembre presso l'ECIPA, l'ente di formazione del CNA, a Brindisi. Esso fa parte di un percorso di formazione il cui primo modulo, all'interno del quale la lezione si inserisce, è dedicato alle strategie di comunicazione. E' rivolto a dipendenti di enti pubblici, imprenditori, formatori e quanti vogliono ampliare la propria formazione. In particolare ci si occuperà di mappe del pensiero, come mappe mentali, mappe concettuali e solution map. Si tratta di forme di rappresentazione del pensiero che pensa, organizza, gestisce, apprende e crea.
Saranno prese in considerazione esigenze e problemi di chi vi partecipa e a partire da essi imbastire un percorso personalizzato. Il tutto con l'aiuto di mappe da osservare e capire e con la realizzazione in aula di mappe da parte dei partecipanti stessi.


Tutor di questo incontro sarò io. Chi volesse maggiori informazioni può scrivermi. Materiali e post sull'incontro li pubblicherò subito dopo la sua conclusione in questo blog. Stay tuned...

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Di Giuseppe (del 17/11/2008 @ 22:30:51, in Problem Telling, linkato 483 volte)

Atterraggio di emergenzaFino a poco tempo fa pensavo che un problema fosse qualcosa che era andato storto nella mia vita, ma che non dipendesse da me. Quando qualcuno mi diceva che avevo tale e tal altro problema pensavo, dall'alto della mia arroganza, che questi non mi stesse capendo e non riuscisse ad apprezzare il mio operato. Solo tardi, nella mia vita, ho capito che i problemi sono connaturati alla nostra esistenza, ne costituiscono una sorta di segnalazione provvisoria notturna per un atterraggio di un aereo fuori dalle piste dell'aeroporto. Quindi dobbiamo ringraziare chi ha messo quella segnaletica e dobbiamo fidarci dei segnali luminosi, altrimenti usciremo fuori pista e andremo a sbattere. Faremmo un danno a noi stessi e agli altri, che è poi quello che fa lo stupido. La terza legge della stupidità dice, infatti: "Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita". Questo è il grande rischio di chi non sta attento a quei segnali di pericolo o di salvezza che sono i problemi. Questa legge fondamentale enunciata da Carlo Maria Cipolla nella sua Teoria sulla stupidità presuppone che gli esseri umani rientrino in una di quattro categorie fondamentali:

  1. gli sprovveduti, che sono quelli che si fanno sfruttare e che quindi danno vantaggi agli altri ma danni a se stessi;
  2. gli intelligenti: vantaggi a se stessi e agli altri;
  3. i banditi: vantaggi a se stessi e danni agli altri;
  4. gli stupidi: danni a se stessi e agli altri.

Chi non ascolta i problemi è sprovveduto e quindi ci rimette in proprio o è stupido e quindi non solo si fa male da solo o da sola ma provoca problemi negativi agli altri. Nella migliore delle ipotesi viene vista come una persona che perde tempo o che spreca risorse.

Per tornare a me, dirmi che avevo qualche problema equivaleva ad arrecarmi un'offesa. Proprio non volevo accettare di avere dei problemi. Per me "problema" era sinonimo di qualcosa di irrimediabile, di grave che io avevo e che non potevo rimuovere o modificare. Quando, poi, l'indicazione di qualche problema riguardava le mie aspirazioni artistiche allora pensavo che i miei interlocutori non mi stessero capendo e che se avessi fatto vedere il mio operato a qualche altra persona più colta ed illuminata mi avrebbe compreso. Sono andato avanti così per tantissimo tempo, sognando e lavorando per quella età della mia vita in cui mai avrei avuto problemi. Ed utilizzavo ogni risorsa in tal senso: pensavo che studi, esperienze, riflessioni ecc. mi avrebbero prima o poi portato ad uno stato tale in cui non avrei avuto più alcun problema. Ma mi sbagliavo.

Mi accadeva quel che Eugen Herrigel descrive bene in Lo zen e il tiro con l'arco. Chi pratica una qualche disciplina ritiene spesso che arrivati ad un certo livello la padroneggerà senza problemi, salvo accorgersi poi che quel livello che si è raggiunti comporta nuovi e insospettabili problemi.

Un giorno ho iniziato a pensare che non si trattava del fatto che fossi un incompreso ma che avevo davvero dei problemi e che questi si potevano affrontare. E' stato durante i diversi laboratori teatrali che ho frequentato. Per qualche motivo un personaggio o una scena o una situazione non funzionano. Bisogna fermarsi, analizzare e riprovare finché tutto funziona ma accettare anche il fatto che qualcosa di fissato può tornare a non funzionare. Nelle altre arti e nelle imprese umane accade più o meno la stessa cosa. All'inizio abbiamo bisogno di un metodo rigoroso e preciso. Dopo potremo fare di testa nostra.

Umberto Eco in Come si fa una tesi di laurea racconta di studenti che fanno di testa propria e quando ricevono un voto basso o non all'altezza delle loro aspettative sono pronti a sostenere che non sono stati compresi. Questo può accadere ma è più saggio non fare subito di testa propria, controllare e padroneggiare bene tutta la materia prima. In questo consiste una delle maggiori differenze tra Occidente e Oriente. Basti pensare alla totale sottomissione dell'allievo nei confronti del maestro e alla fiducia da quelli riposta in questi.

Non accettare i nostri problemi o i problemi generati dalle nostre azioni e dalle nostre decisioni comporta solo ulteriori e più gravi problemi. Può accaderci di arrivare sull'orlo del precipizio un passettino per volta:

  • quando all'inizio c'era molto spazio tra noi e il precipizio siamo rimasti tranquilli;
  • quando poi ci stavamo avvicinando pensavamo che c'era sempre tempo di tornare indietro;
  • solo quando stiamo per cadere nel burrone ci pentiamo di non aver fatto nulla per non essere là in quel momento.

Accorgersi dei problemi, accettarli e ascoltarli può farci allontanare dall'orlo del Grand Canyon. Sarà difficile, doloroso perché ormai non ci resta che dare un forte colpo di reni all'indietro ma ci salveremo e in seguito impareremo a camminare verso dove vogliamo davvero andare, ma questo è un discorso da affrontare in una prossima occasione.

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Di Giuseppe (del 15/11/2008 @ 10:34:51, in Diario, linkato 619 volte)
Le Baccanti invasate sul monte Citerone guidati da Dioniso, arrivato a Tebe, la città delle sette porte, stanno per compiere la feroce punizione per Penteo, re della città che non accetta i culti dionisiaci. Possono accadere vicende anche terribili se non c'è un equilibrio nell'uomo in cui il vino e tutto cià che comporta non viene accettato. In epoca di alcolismo adolescenziale questo potrebbe suonare come un incentivo all'abuso di alcool. In realtà è un invito all'armonia con il vino, la natura, se stessi, il proprio corpo... quell'armonia che con il laboratorio di Scenastudio a Lecce, con cui sto collaborando, gli allievi stanno imparando giorno dopo giorno fino alla fine di Novembre, quando ci sarà il saggio.Una di loro, Bruna, ha disegnato la baccante che si vede qui di lato. Ha iniziato a visualizzarla, a partire dalle immagini si può fare un grande lavoro teatrale, come ho provato a spiegare, tra l'altro, con i miei recenti post sul pensiero visivo.
In questi giorni intensificherò i post del diario di questo laboratorio, stay tuned.
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Di Giuseppe (del 11/11/2008 @ 10:13:54, in Mind mapping, linkato 459 volte)

Dopo aver parlato in diversi post di comunicazione di problemi e di pensiero visivo, voglio proporre oggi alcune slide dedicate appunto al visual thinking perché lo spiegano in modo pratico, interattivo e contestualizzato. Buona visione.

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Di Giuseppe (del 07/11/2008 @ 08:58:42, in Mind mapping, linkato 810 volte)

Grafici, disegni, diagrammi, mappe dei nostri progetti è bene che li abbiamo sempre a portata d'occhio anche opere d'arte, fotografie, paesaggi perché illustrano spesso come certi problemi sono stati risolti o in che modo si possono affrontare. Ne abbiamo parlato in un precedente post dedicato al pensiero visivo. Il nostro percorso è iniziato dalla comunicazione di problemi, ha dedicato spazio alla potenza della metafora e ha introdotto il fattore A.P.O. (a portata d'occhio, ha accennato al pensiero visivo ed ora prosegue con questo post dedicato al pregiudizio logocentrico. Le due foto che si vedono in questo post sono di torres21 e rappresentano delle mappe concettuali, strumenti di cui parleremo nel prossimo post.

Perché però invece di parlare per immagini continuiamo a usare le parole scritte o dette? “Permane nella nostra cultura una sorta di pregiudizio e di abitudine logocentrica, che continua a privilegiare il linguaggio verbale e la scrittura, rendendoci ciechi o poco consapevoli di fronte all'immagine” scrive in proposito Eleonora Fiorani in Grammatica della comunicazione (Lupetti). E se ci pensiamo anche solo per un attimo è uno dei più grandi paradossi del nostro tempo. Siamo di continuo bombardati di immagini ma siamo analfabeti. Non abbiamo un pensiero per capire le stesse immagini che vediamo. Spesso non sappiamo distinguere nemmeno tra segno e significato. Ma quel che è più deleterio è che abbiamo rinunciato a produrre immagini nelle attività di studio e di lavoro. E qui c'è un altro grande paradosso o pregiudizio, se volete, presente in molti insegnanti i quali ritengono che lo scopo della rappresentazione sia di produrre immagini il più somiglianti possibili con il modello. Abbiamo già visto con Picasso che in realtà non si riproduce ciò che ci sta davanti ma ciò che diciamo a noi stessi (e agli altri) di quel che vediamo. Secoli prima di Picasso abbiamo visto Michelangelo insofferente al realismo caricare le sue opere architettoniche, pittoriche e scultoree di elementi spirituali e quindi plastici all'opera nella realtà. La rappresentazione scrive sempre Fiorani “serve dunque a rappresentare, cioè a 'mettere davanti', rivolgendosi quindi alla nostra attenzione, o a farci vedere, o a mettere in evidenza. E quindi è un far scoprire, un inventare e ovviamente anche deformare e mentire. Costruisce modelli, schemi di mondi possibili” (grassetti miei). Gli insegnanti e molti adulti ritengono, invece, che i disegni dei bambini, ad esempio, quando non usati a scopi psicologici, siano fatti male perché i bambini non sanno disegnare. “Ciò che fa dei disegni dei bambini dei disegni 'infantili' non è il loro carattere approssimato o 'primitivo', è la presenza di una sola logica. Però molti disegni 'ben fatti' di bambini più grandi o di adulti seguono anch'essi una sola logica. Il fatto che siano più riconoscibili, che mostrino di possedere le regole condivise non li fa meno banali. Nelle opere di un vero pittore, numerose logiche sono contemporaneamente in azione. Egli si inserisce in una tradizione, ne usa le regole o le infrange sapientemente, sorprendendo; oltre a trasmettere un modo di vivere, rappresenta anche un modo di rappresentare il mondo, e traduce sulla tela non solo l'immagine, ma anche il “gestus”, la qualità del moto che ha guidato il pennello. In questo senso si può dire che ha 'conservato in sé il bambino' (...), ha tessuto insieme logiche parallele o piuttosto gemelle, senza sostituire l'una con l'altra”. Quel che un grande del teatro come Eugenio Barba scrive in L'arte segreta dell'attore (Argo) ci serve per incanalarci nel giusto rapporto con le immagini e quindi con il problema della rappresentazione. Preoccupiamoci quindi di più della rappresentazione e meno della somiglianza. Con questo non voglio dire che un buon corso di disegno non vada seguito con scrupolo e dedizione. Anzi un corso e tanto training sono consigliabili a chi ritiene di non saper disegnare o a chi vuole valorizzare le sue capacità.

La nostra attenzione deve essere rivolta soprattutto alla rappresentazione, come abbiamo visto, per realizzare “schemi di mondi possibili” come quelli raccontati da Italo Calvino in Le città invisibili dove capita che l'uomo cammini “per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l'occhio si ferma su una cosa, ed è quando l'ha riconosciuta per il segno di un'altra cosa: un'impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d'acqua, il fiore dell'ibisco la fine dell'inverno. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono”. L'augurio è che nelle immagini che produciamo per i nostri studi e per i nostri problemi e/o progetti è che il nostro occhio, o gli occhi di coloro ai quali vogliamo comunicare, si fermino su quelli che sempre Italo Calvino chiama “emblemi, che una volta visti non si possono dimenticare né confondere”. Emblemi di oggi sono di sicuro gli accurati marchi e loghi che rappresentano una società piuttosto che un'altra. Le nostre immagini non siano da meno. Quando sono ben realizzate chi le guarda capisce al volo cosa deve fare, con chi e quando. Un'utopia? Qualcosa di irrealistico? Pare proprio di no a giudicare da come i giocatori delle squadre di calcio o di basket o di pallamano sappiano spesso a memoria dove passare la palla, sicuri che ci troveranno un compagno. Hanno in testa uno schema che il loro allenatore ha fatto veder loro sulla lavagna nei giorni di allenamento. Questo schema, poi, può venire adattato a seconda delle assenze di questo o di quel giocatore e del modo di giocare, anche, della squadra avversaria. Gli schemi in uso negli sport sono degli ottimi esempi del fattore “A.P.O.”: una determinata rete di passaggi della palla e di spostamenti senza palla si traduce in azioni concrete sul campo di gioco. Su quest'ultimo avvengono, poi, molte più azioni che sono decisamente più complicate degli schemi che le due squadre possiedono. Ma al momento opportuno c'è qualcuno che lancia lo schema, che viene subito riconosciuto e applicato.

Nel prossimo post vedremo all'opera alcuni strumenti che possiamo utilizzare per rendere operativo il fattore A.P.O.

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Di Giuseppe (del 05/11/2008 @ 09:39:24, in Politica, linkato 387 volte)

Dove gioca la speranza? Gioca sempre nella nostra squadra, semplice. La vittoria di Barack Obama è lì a dircelo con la forza della storia. Adesso tutti i giornalisti quasi e gli analisti dicono che la sua è una vittoria annunciata e che era prevedibile e che tutti costoro lo avevano detto. Balle. All'inizio nessuno scommetteva su Obama. Chi avrebbe pensato che un afro-americano sarebbe andato alla Casa Bianca solo un anno fa? Chi avrebbe pensato che Obama avrebbe potuto vincere prima contro la potente corazzata dei Clinton e poi contro McCain l'indomito e il suo grande stratega delle elezioni che aveva portato per due volte Bush alla vittoria?

Obama ha parlato di sogni e cambiamento durante la sua lunga campagna elettorale. Ora si dirà che la crisi di wall street gli ha dato una mano ed è invece vero il contrario: la recente crisi finanziaria dimostra che un capitalismo di speculazione e di alta finanza è un'aberrazione. Perciò la ricetta di protezionismo e di aiuto alle fasce più deboli di colui che è divenuto ora presidente USA ha funzionato per la sua vittoria.

Si dirà che dopo una presidenza disastrosa del repubblicano George Bush qualsiasi democratico avrebbe vinto. E questo non è vero. Con McCain è stata una competizione dura, difficile. Nonostante Bush, molti milioni di americani hanno ancora fiducia nei repubblicani guerrafondai come Bush, come dimostra una recente dichiarazione di un soldato americano in Iraq, rimasto senza una gamba, in favore del candidato repubblicano. Perciò l'"yes we can" non è stato uno slogan pubblicitario ma una convinzione al lavoro negli Stati Uniti d'America.

Ora si dirà anche che finita la sbornia elettorale tornerà la dura realtà e che i sogni dei sostenitori di Obama si asciugheranno come le lacrime di Jassie Jackson e tornerà la realtà di ogni giorno con i suoi incubi. Ma questo è un altro capitolo. Intanto l'America e il mondo hanno detto che non ne possono più di guerre e di finanza speculativa e di lobby del petrolio e delle armi. E' già un cambiamento. E' già una vittoria. Ora si aprono nuovi orizzonti e nuovi problemi e avremo bisogno di nuove speranze. Ma questo domani. Ogni giorno ha i suoi affanni... e le sue piccole vittorie. Il paradiso può attendere ; - )

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Di Giuseppe (del 01/11/2008 @ 08:55:50, in Mind mapping, linkato 1225 volte)

Il pensiero visivo coinvolge almeno tre ambiti mentali, come ci ricorda Alberto Scocco in Costruire mappe per rappresentare e organizzare il proprio pensiero (Franco Angeli) che si è occupato di due tra gli strumenti che di seguito consiglio per il fattore “A.P.O.” (di cui ho parlato nel precedente post): mappe mentali e mappe concettuali. Questi tre ambiti sono:

  1. percezione;

  2. memorizzazione;

  3. sviluppo.

In sintesi Scocco insiste sul fatto che “secondo il senso comune, la percezione è una mera registrazione sensoriale, determinata solo dalle priorità fisiche rilevate nell'ambiente. La psicologia insegna, invece, che si tratta di un processo ben più complesso, nel quale le informazioni sensoriali sono il frutto di un'elaborazione mentale, di una decodifica e di un'interpretazione della realtà che risentono di elaborazioni cognitive molto articolate”. In altri termini intervengono dei “filtri mentali che orientano la percezione e l'interpretazione”. Avviene cioè che spesso vediamo ciò che vogliamo vedere oppure certi elementi lontani finiscono per essere accostati (la creatività), oppure ancora ne vediamo alcuni a scapito di altri.

Pietà RondaniniTutti questi filtri possono giocare nella nostra squadra invece che nella squadra avversaria. I grandi pittori sono i più bravi utilizzatori di questi meccanismi. Pensiamo a Michelangelo che vedeva già nel blocco di marmo la figura che secondo la sua concezione neoplatonica vi era rimasta prigioniera e che lui doveva liberare. Una cifra della sua poetica, questa, che egli accentuò sempre più fino ad una delle sue opere finali come la Pietà Rondanini che lascia in una sorta di “non finito” per cui l'opera risulta ben scolpita in alcune sue parti, meno scolpita in altre e addirittura non scolpita in altre parti ancora. Per cui chi la osserva vede una sorta di fotografia della genesi in atto di un'opera che non è solo d'arte ma che è il frutto di uno spirito a cavallo tra Umanesimo e Manierismo. In tutta la sua opera, in fondo, c'è un dinamismo che fa sì che le sue opere siano più che reali, che diventino “iperreali”: fanno penetrare il nostro sguardo sulle forze spirituali, culturali, naturali che agiscono nella realtà. Tutta la sua opera d architetto si allontana, appunto, dal canone umanistico per seguire questo percorso. Michelangelo ci mette “a portata d'occhio” oltre che le inquietudini del suo tempo l'educazione alla visione di un grande maestro dello sguardo quale lui è stato.

Guernica di Pablo Picasso

“Dipingere è il mestiere di un cieco” pensava Pablo Picasso. “Egli non dipinge ciò che vede, ma ciò che pensa, cosa dice a se stesso su ciò che ha visto”. Anche Picasso è un buon allenatore di filtri dello sguardo, li ha fatti giocare a meraviglia ad esempio in Guernica: il più grande manifesto contro tutte le guerre che sia mai stato realizzato. Ci ha messo “a portata d'occhio” un grande problema come la guerra che prima o poi il genere umano deve decidersi a dichiarare tabù. Questi due ultimi esempi ci fanno capire che oltre a grafici, disegni, diagrammi, mappe dei nostri progetti è bene che abbiamo a portata d'occhio anche opere d'arte, fotografie, paesaggi. Tutto questo non ha una funzione solo decorativa, come accade spesso in uffici di rappresentanza o diplomatici, o di formazione del gusto. In realtà buone opere d'arte, buone fotografie, buone scene di film illustrano spesso come certi problemi sono stati risolti o in che modo si possono affrontare. Questo, almeno, in un'arte non asservita al potere.

Disegno di Dario FoUn grande dei nostri tempi non asservito al potere è Dario Fo che utilizza molto spesso nei suoi spettacoli dei disegni che vengono mostrati al pubblico durante lo spettacolo. Ho avuto modo per un giorno di poterlo veder realizzare disegni e bozzetti, molti dei quali poi utilizza nei suoi spettacoli o nei suoi libri. Fo utilizza ormai le immagini che produce come scrittura scenica con notevoli vantaggi sia dal punto di vista spettacolare ma anche di memorizzazione delle parti dell'affabulazione. Ma il più grande vantaggio credo che sia il grande sviluppo dell'immaginazione che questo metodo consente di sviluppare al massimo. L'affabulatore, il griot, lo storyteller in fondo è uno che narra di problemi buoni e di problemi meno buoni e lo fa quasi sempre utilizzando le immagini, come mi ha rivelato in un'intervista Ascanio Celestini. Avere sotto gli occhi delle immagini, anche nella memoria, aiuta a tenere vivo il discorso e a far andar avanti la storia che si sta raccontando.

Spesso ci lamentiamo di non avere o di avere scarsa immaginazione e soprattutto di non saperla utilizzare nel nostro lavoro quotidiano. Ma l'immaginazione è una facoltà che va coltivata, cercando di utilizzarla, e che va anche nutrita. Quindi mostre, documentari, film, spettacoli non devono mai mancare nella nostra agenda. Prima di tutto però occorre recuperare la nostra capacità di produrre immagini. Come dice un vecchio adagio “le immagini valgono mille parole”. La ragione di ciò “è che esse fanno uso di un'imponente gamma di capacità corticali: colore, forma, linea, dimensione, consistenza, ritmo visivo e specialmente immaginazione” come fa notare Tony Buzan, l'inventore del metodo delle mappe mentali che descrive nel suo libro Mappe mentali (NLP Italy). Nonostante questo però lo stesso Buzan fa notare che nel 95% dei casi in cui si prendono appunti non si fa ricorso al beneficio delle immagini.

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