Il vero artista arde con ciò che gli succede intorno, è attratto dalla vita che è divenuta oggetto del suo studio e della sua passione, si pasce avidamente di ciò che vede, si sforza di marcare tutto quanto riceve dall'esterno.
"Alla nascita un uomo è tenero e
flessibile,
alla morte è duro e rigido.
Tutti gli esseri, l'erba e gli alberi
da vivi sono teneri e flessibili,
da morti sono duri e rigidi".
(Lao Tzu, Tao The Ching, traduzione italiana di Claudio Lamparelli, Oscar
Mondadori).
La flessibilità di cui ci parla il Tao non
è quella
flessibilità che sconfina nel precariato o nella mancanza di lavoro. La
flessibilità non è infatti sinonimo di sottomissione ma è semmai un
piegarsi a certe condizioni per un limitato lasso di tempo. Dopodiché ci sarà
una reazione (con una cotrospinta per riavere l'equilibrio, come nelle molle) o
una crescita in altra direzione qualora, ad esempio, un filo d'erba sia impedito
nella crescita da un ostacolo. Ci può essere adattamento ma mai sottomissione,
mail il sottostare a imposizioni. Che cos'è quindi il "diritto-dovere" di
governare di cui parla spesso Gianfranco Fini che negli ultimi tempi ha la sua
incarnazione nel frequente ricorso ai decreti della presidenza del consiglio di
Berlusconi? Che cos'è se non un'interpretazione rigida del mandato degli
elettori? Dov'è finita l'ottica del servizio nella politica di cui i padri
costituenti si sono fatti incarnazione? Non ha forse ragione Beppe Grillo quando
chiama con il termine di "dipendenti" i membri di senato e parlamento?
Tenerezza e flessibilità in questo momento
sono lontani da chi ha la responsabilità della cosa pubblica come della guida
della chiesa cattolica. Gli out-out di papa Ratzinger rispondono a un'ottica di
flessibilità o di rigidità? E il messaggio evangelico è fatto di tenerezza o di
durezza? La regola (dei benedettini o di altri ordini religiosi o i 10
comandamenti) è al servizio della vita o la vita deve sottostare alle regole? Si
può guarire un uomo dalla mano inaridita, come fece Gesù, anche in giorno di
Sabato considerato sacro e quindi privo di attività come è per i Farisei? Gli
africani possono o no utilizzare il preservativo? Dobbiamo guardare a ciò che si
deve e ciò che non si deve fare o al cuore?
Rigidità e durezza rispondono a quella
cultura della morte, più volte denunciata da Giovanni Paolo II, di cui è
pervaso tutto il paneta. Come interpretare lo sfruttamento delle risorse del
suolo e del sottosuolo a cui assistiamo a partire dall'età industriale? Serve
davvero a sfamare la popolazione mondiale o risponde invece a logiche di
accumulo di risorse solo nelle mani di pochi? L'aumento della povertà del mondo
e la concentrazione di ricchezze nelle mani di pochi la dice lunga su questo.
Come anche le inondazioni di città come New Orleans, la desertificazione
di vaste aree del pianeta, il surriscaldamento del pianeta. "Le catastrofi
ecologiche (...) possono essere esaminate non solo cercandone la soluzione
esterna e istituzionale, come dobbiamo assolutamente fare perché si passi dalla
eco-nomia, con cui l'uomo detta i suoi principi e le sue leggi (nomoi)
alla natura, alla eco-logia, in cui uomo e natura ritrovino il dialogo (logos),
ma anche attraverso un impegno personale nella vita quotidiana, nei consumi
quotidiani finalmente più consapevoli e meno selvaggi, con un'applicazione delle
6 R: resistere, rinunciare, ridurre, riparare,
riusare, riciclare" (Giuliana Martirani, La danza della pace,
Paoline).
Lunedì
scorso, 23 marzo, ho avuto una straordinaria occasione di benefica potatura dei
pensieri. E che proprio di potatura dovesse trattarsi mi è apparso non appena
sono sceso dal treno che mi ha po(r)tato a Brindisi nel
piazzale della stazione.
Era in corso infatti la potatura degli alberi del piazzale. Per me la lezione
che dovevo tenere nell'aula dell'Ecipa era là davanti a me a disposizione. Avrei
dovuto chiamare gli amici che mi aspettavano a qualche chilometro di distanza e
farli venire su quel piazzale. Chi progetta la formazione, infatti, ha come
compito quello di agevolare l'acquisizione di conoscenze ed informazioni da
parte dei discenti. Quindi sembrerebbe che il suo compito sia quello di far
aggiungere contenuti nuovi a chi ne fa richiesta per imparare questo o quel know
how. E se invece che di aggiungere si trattasse di togliere? E se invece di
immagazzinare in realtà si trattasse di levare qualcosa?
"Chi cerca l'erudizione
ogni giorno aggiunge qualcosa.
Chi cerca il Tao,
ogni giorno toglie qualcosa"
dice il Tao The Ching nella traduzione italiana di Claudio Lamparelli
(Oscar Mondadori). E' nota infatti la pesantezza degli eruditi ai quali non
mancano certo le conoscenze. Ma è come se ne fossero prigionieri piuttosto che
padroni. E' come se fossero Paperon de' Paperoni attaccati ai loro depositi di
immense quantità di nozioni. Un buon artigiano, come quelli che l'Ecipa vuole
formare, sa bene, invece, che per ottenere un buon manufatto deve solo mettere
insieme alcune fondamentali conoscenze, non deve complicarsi la vita. E' questo
il segreto della
creatività
del più grande tra di loro: Michelangelo. Lui vedeva
già nel blocco di marmo la statua che vi era "imprigionata" dentro. Quindi tutto
ciò che doveva fare era soltanto togliere ciò che di inutile la appesantiva.
"Take it easy" potremmo dire con una espressione inglese. E proprio dalla
semplicità e dall'Inghilterra abbiamo aperto il nostro incontro. Lo ha reso
possibile la storia di Alberto Edward Foreman, un sagrestano londinese.
La storia di Albert ci ha fatto capire il
valore dell'osservazione paziente. E' l'ascolto delle altrui esigenze che ci può
davvero guidare nel mettere insieme le persone, gli strumenti e le risorse per
progettare l'apprendimento. E laddove ci sono delle persone ci sono dei bisogni.
Quali bisogni? Bisogni formativi dice il metodo Ecipa. Senz'altro. Ma prima di
essi ci sono i bisogni emotivi. "Il prendersi cura, la simpatia,
l'interesse, la responsabilità e l'impegno non solo sono il risultato dello
schiudersi del nostro patrimonio genetico nel corso dello sviluppo: sono tratti
che vanno appresi ed esercitati mediante apprendimento ed esercizio continuo,
per l'intero arco dell'esistenza" scrive
Joseph Novak in
L'apprendimento significativo (Erickson). Vale allora la pena dare
un'occhiata ad una
mappa concettuale sul contesto emotivo.
Modello
di questo "prendersi cura" degli altri è una mamma che alleva il suo bambino.
"Ella nota certi cambiamenti fisici o d'umore, ancor prima che siano espressi.
Si sveglia per il pianto del bambino, mentre un altro rumore, molto più forte,
non la sveglierebbe. Tutto ciò significa che è sensibile alle manifestazioni di
vita del suo bambino; non è né ansiosa né preoccupata, ma in stato di vigile
equilibrio ricettivo ad ogni significativa comunicazione proveniente dal
bambino" scrive Erich Fromm
ne L'arte di amare.
Non solo gli artigiani e gli artisti hanno a che fare con le arti ma chiunque ha
relazioni con le persone in realtà coltiva un'arte, l'arte di prendersi cura
degli altri, dei loro bisogni emotivi, di crescita e sviluppo umano e
professionale. Sapere e prendersi cura, conoscenza e "I
Care" (il motto di
Lorenzo Milani), sono molto legati. Basti guardare questa figura qui a
sinistra. Poter contare su qualcuno, sapere cosa conoscere e come mettere
insieme le conoscenze, sapersele portare dietro, nei propri sogni e desideri ci
permette di compiere grandi imprese. Anche in questo periodo di "crisi". Se si
nota ai piedi della ragazza che vola c'è una figura che un po' ricorda le
mappe mentali e un po' quegli alberi da potare di cui abbiamo parlato
all'inizio di questo post. Proprio le mappe mentali sono state uno degli
argomenti dell'incontro e sulle quali all'Ecipa avevo tenuto una precedente
lezione. In quella occasione avevamo gettato
nuova
luce sull'apprendimento. Avevo infatti introdotto la mappa mentale come
lo strumento per il pensiero che pensa, che immagina, che crea. Non è stato
quindi difficile utilizzare una mappa mentale per tener traccia del nostro
percorso e delle diverse discussioni che ne sono scaturite. E man mano che
proseguivamo la disegnavamo con del semplice gesso bianco (lasciando da parte le
raccomandazioni sui colori di Tony Buzan) su una lavagna. Ed ecco qui sotto la
nostra mappa.
Nella parte destra della mappa, nei rami
"pieni", si trova tutto ciò che per la lezione avevo preparato da casa. Nella
parte sinistra, invece, le discussioni così come si sono presentate. Dopo aver
riflettuto sulla storia del sagrestano abbiamo messo a fuoco il metodo dell'Ecipa.
Abbiamo quindi richiamato con un ramo la precedente lezione. Poi abbiamo parlato
dei bisogni emotivi e dei bisogni formativi. Non abbiamo trascurato di
focalizzare nella fase successiva la nostra attenzione sui due strumenti che ci
consentono l'apprendimento significativo: le mappe concettuali e le mappe
mentali. Due strumenti che gli amici presenti in aula iniziano a conoscere.
Cominciano allora a rendersi conto di cosa voglia dire, ad esempio, usare una
mappa concettuale al posto di un test per realizzare le valutazioni di
fine-corso. Mi hanno ricordato che prima di tutto non è possibile per regole
imposte dal ministero dell'istruzione. Ma la principale difficoltà, mi hanno
riferito, è riuscire a realizzarla la formazione. Pensiamo ai lavoratori
nell'edilizia che sono restii alla formazione sulla sicurezza o ritengono di
conoscerla meglio di chi la volesse loro illustrare. Quindi il problema in
questo caso non è l'introduzione o meno delle mappe per la valutazione ma la
realizzazione stessa della formazione, le modalità con cui è pensata ed erogata
a partire dalle emozioni anche negative che si possono manifestare. Sarebbe
interessante sottoporre quindi questa situazione al
problem setting. Ma l'errore più
grande che si fa è non considerare la natura molto soggettiva del processo
attraverso il quale gli item delle prove oggettive vengono costruiti. Ma credo
che questi due ultimi argomenti siano buona materia per prossimi articoli. Stay
tuned... Intanto se vi volete divertire tutto questo lungo articolo l'ho
riassunto in
una
mappa mentale.
Di Giuseppe (del 20/03/2009 @ 13:01:34, in Politica, linkato 528 volte)
Quando Bettino Craxi fu
sommerso nel 1993 da insulti, sputi e monetine davanti all'Hotel Raphael io
stavo dalla sua parte. Con
Tangentopoli abbiamo avuto prove su quel che tutti sapevamo: la politica e
l'economia si reggevano su un sistema in cui tutti rubavano. Un sistema
di un equilibrio meraviglioso, straordinario. Bastava rubarsi a vicenda per
stare bene. Finché non arrivarono quei rompiscatole di Di Pietro e del pool di
Mani Pulite che hanno messo in subbuglio quell'armonia per oltre dieci anni. Ma
poi Berlusconi pensò bene di ripristinarla. E oggi più nessuno osa contestarla.
E chi lo fa come Luigi
De Magistris a un certo punto trova più naturale lasciare la toga per il
partito, come è già successo con Antonio Di Pietro. Perciò oggi, oltre al
racconto La pecora nera,
vi propongo una lettera che ho ricevuto e che volentieri pubblico.
"Cari signori onesti,
dovete capire che con il vostro comportamento rovinate la società. La
costringete a degli squilibri che voi stessi combattete. Infatti è per causa
vostra che si creano gli squilibri tra ricchi e poveri. Volete capirlo? L'onestà
non paga, anzi a dirla tutta l'onestà è disonesta. Lascia i ricchi
diventare più ricchi e i poveri sempre più poveri. E voi diventate più poveri
dei poveri e finisce che non potete sopravvivere. Perciò imparate a rubare anche
voi. Non c'è niente di male, sapete? Rubare è un'arte nobile e antica. E' grazie
al ladrocinio che voi stessi mangiate: perché sputare nel piatto in cui vi
cibate? Non sta bene. I vostri padri e i vostri nonni e i vostri antenati tutti
hanno sempre rubato. Anche i vostri figli ruberanno. Solo voi volete fare
resistenza. Ora, sappiate che se volete mettere i bastoni fra le ruote per
qualche tempo forse ci riuscirete. Darete un po' di fastidio. Ma poi la ruota
tornerà a girare e i vostri bastoni saranno spezzati.
Georges
de la Tour, Il sogno di San Giuseppe, 1635
"Prendete il mio giogo sopra di voi e
imparate da me(...). Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt
11,28-30). Questo dice Gesù a chi lo vuol seguire. Invita a prendere su di sé
quello strumento di legno che serve a tenere insieme i buoi per farli procedere
insieme quando si ara la terra che è il giogo appunto. A differenza di quel
giogo però il suo è leggero. Non è pesante. Questo e altri insegnamenti Gesù
apprese da suo padre Giuseppe. Giuseppe è il profeta della leggerezza.
Leggero è
il suo mestiere. Di lavoro, infatti, faceva il "téktón" che non si traduce
con falegname ma con un mestiere legato all'edilizia, forse uno scalpellino come
mi piace pensare. Lavorava comunque nell'edilizia, che duemila anni fa in
Palestina aveva a che fare con il legno come materiale da costruzione. Quando
allora Gesù raccomanda di costruire la propria casa sulla solida roccia (Mt 7,
24-27) parla per testimonianza diretta: chissà quante volte è stato sul cantiere
a guardare il padre e a lavorare con lui. Per Gesù Giuseppe è un vero e
proprio modello. Infatti quando parla di Dio lo definisce "padre", sebbene
abbia ragione anche Giovanni Paolo I che ebbe a definire Dio come una grande
madre.
Che Giuseppe sia l'uomo della
leggerezza lo confermano anche i sogni che fa. E' grazie a un sogno che decide
di sposare Maria. E' per un sogno che salva Gesù dalla strage degli innocenti di
Erode. Essere uomini di leggerezza non vuol dire certo che prendeva le cose alla
leggera o che fosse spensierato. Tutt'altro. Fare il muratore-carpentiere
all'epoca doveva essere un lavoro molto pesante e pericoloso. Avrà senz'altro
imparato a trattare il legno, le pietre, gli arnesi che adoperava con i ritmi e
i movimenti giusti. Perciò usò la leggerezza come metodo di lavoro ma anche
come filosofia di vita. Imparò a non essere schiavo del lavoro. Altrimenti
come faceva Gesù ad imparare ad insegnare a non essere schiavi né delle regole
né di nessuno?
Ma fu uomo di leggerezza perché
amò Maria, con la quale ebbe dei rapporti sessuali. E non fu il padre adottivo
di Gesù, ma il suo vero padre. E' vero che si legge nei Vangeli che Maria
concepì Gesù per opera dello spirito santo. Ma lo spirito santo forse disdegna
l'opera di spermatozoi e di ovuli? Gesù non può essere il figlio di Dio perché
viene concepito da una coppia che si ama? Perché per farsi uomo deve uscire
dall'utero di Maria e non essere prima stato nei testicoli di Giuseppe?
Mi sento molto legato a lui.
Sono convinto che quelle capacità narrative di raccontare parabole e di saper
così bene parlare in pubblico che aveva Gesù le avesse ereditate dal padre.
Chissà quante volte Giuseppe avrà raccontato delle storie a lui e ai suoi
colleghi di lavoro. Chissà quante volte si sarà fermato mentre lavorava per fare
una passeggiata con suo figlio, per andare a fare l'amore con Maria, per onorare
le feste e credo qualche volta (ma molto poche) andare a pregare. Credo non
sopportasse i religiosi dell'epoca. Gesù eredita da lui anche questo. Mi sento
molto legato al nome Giuseppe e non ho mai accettato vezzeggiativi e
diminuitivi per il mio nome. E la ragione è che mia madre ancora sotto l'effetto
dell'anestesia, dopo il parto cesareo, lo pronunciò per esteso "GGGGGGGiiiiiiiiiiiiiiiiuuuuuuuuuuusssssssssssseeeeeeeeeepppppppeeeeeeee"
all'infermiera che glielo chiedeva.
"Tra la nascita e la morte,
tre su dieci sono attaccati alla vita,
tre su dieci sono attaccati alla morte,
tre su dieci si agitano oziosamente.
Soltanto uno sa come morire
continuando tuttavia a vivere."
(Lao Tzu, Tao The Ching, traduzione italiana di Claudio Lamparelli, Oscar
Mondadori, 50)
C'è chi cerca di conservare tutto ciò che
ha, con la paura di perdere il suo status, le sue ricchezze, tutto ciò che ha.
C'è poi chi ha il culto della morte o ne subisce il fascino o appartiene
alle culture di morte come la guerra. C'è chi poi nel suo quotidiano non pensa
né alla vita né alla morte perché ha il suo lavoro, la sua famiglia, le
sue urgenze.
Soltanto uno ha capito che si deve morire.
E perciò vive ogni giorno. Sa come morire perché immagina ogni giorno la sua
fine. E desidera esser sereno in quel giorno. Perciò non trascura niente in ogni
minuto. Succhia il midollo della vita, la vive appieno. Vive insomma ogni
giorno come se fosse l'ultimo. E' la grande lezione, tra gli altri, di
Steve
Jobs.
"Ciò che è equilibrato si mantiene
facilmente.
Ciò che non è incominciato si prevede facilmente.
Ciò che è fragile si rompe facilmente.
Ciò che è piccolo si disperde facilmente.
Previeni i problemi prima che sorgano.
Coltiva l'ordine prima che nasca il disordine".
Sono parole del Tao The Ching nella
traduzione italiana di Claudio Lamparelli (Oscar Mondadori). Con esse proseguo
stamattina la nuova rubrica
Pensieri Leggeri. E i pensieri sono leggeri e semplici quando iniziano. Come
i problemi. Prevenirli prima che sorgano fa la differenza. E' il segreto del
problem setting, che è l'arte di
definire i problemi prima di risolverli. Ne parla
Umberto Santucci nel suo libro Fai Luce
sulla chiave (L'Airone). Del resto questa impostazione non è lontana
dall'adagio che dice "Chi ben comincia è a metà dell'opera" o da quell'altro che
recita "Prevenire anziché curare". Questo i contadini e i giardinieri lo sanno
molto bene quando curano le loro piante. La cultura popolare, poi, ci spinge a
raddrizzare ciò che è ancora verde finché si è in tempo. Altrimenti si può
verificare ciò che dice il proverbio "Il lupo perde il pelo ma non il vizio": si
possono acquisire dei vizi in gioventù che poi ti portano alla tomba, spesso
prima del tempo
"Coltiva l'ordine prima che nasca il
disordine" dunque. Perché, statene certi, il disordine arriva. Posso
sistemare finché voglio i laccetti delle mie scarpette, la mia casacca dentro o
fuori i pantaloncini negli spogliatoi e quando inizio a giocare posso fare tutti
i passaggi secondo gli schemi dell'allenatore. Ma se sono un giocatore so che a
un certo punto tutti correranno, forse gli avversari saranno più forti, forse
salteranno gli schemi. Sarà il caos con i compagni che gridano, l'allenatore che
urla, lo stadio in tumulto. Ma se non ho coltivato per un minuto almeno il mio
ordine interiore sarò subito in balia di tutto questo.
"Aiuto, sono senza lavoro e ne sto cercando
uno. Non so che fare. Sono anche laureata e ho mandato centinaia di curriculum
ma nessuna azienda mi ha risposto. Sono disperata, ho pure un bambino da
mantenere". Chissà quante donne in questi giorni si ritrovano più o meno in
questo tipo di annunci. La disoccupazione è l'unico fenomeno che sta crescendo
sempre a livello mondiale negli ultimi anni e l'ultima crisi finanziaria ha
aggravato la situazione. La disoccupazione degli uomini è a livelli mai visti
prima sia
negli Stati Uniti sia in altre parti del mondo. Proprio ieri ci sono stati
gli ennesimi
tafferugli tra disoccupati e polizia a Napoli. Ma la situazione delle
donne, credo, è ancora peggiore visto il permanere di una certa
discriminazione nei loro confronti. Una disperazione nella disperazione,
insomma. Così capita di incontrare una donna con una bambina con incredibili
capacità artistiche cercare lavoro in un call center outbound: quello dove si
telefona a casa delle persone per proporre l'ultima offerta telefonica, l'ultima
enciclopedia, l'ultimo aspirapolvere. Questa donna qualche mese fa mi aveva
chiesto dei consigli. Visto che aveva grandi doti artistiche le consigliai di
cominciare a metterle in pratica iniziando da amiche, conoscenti, persone che
man mano poteva conoscere realizzando piccole produzioni per loro, magari
all'inizio regalandone qualcuna per farsi conoscere. Le consigliai anche di
iniziare a tenere dei corsi. Sa dipingere cose bellissime su tutti i tipi di
supporti e con qualsiasi tecnica. Poteva mettere in piedi una bella attività:
aveva anche un locale a disposizione in una bella città del sud come Lecce in
cui il buon gusto e le produzioni artigianali sono ben considerate. Lei non mi
diede retta e partì per insegnare in una scuola del nord: con lo stipendio che
prende deve anche pagarsi un affitto carissimo e mantenere se stessa e la
bambina. Spero ce la faccia. Ma secondo me avrebbe potuto tentare di sfruttare
meglio le sue possibilità.
Capita anche di incontrare donne vicine
alla quarantina che non hanno mai lavorato o che il lavoro lo hanno perso e che
ora non sanno cosa fare. Alcune di loro hanno dato un'occhiata a questo discorso
che sto portando avanti dei problemi
interessanti e irresistibili che possono e devono sostituire i problemi
noiosi e che nessuno vuol condividere con noi. Ma come tradurlo in pratica?
Prendo spunto da alcuni consigli che oggi Jacopo Fo ha dato a Mirella, una donna
che ha cercato aiuto a lui. Leggete
il suo post per gli interessanti consigli che Jacopo le ha dato. Per
parte mia vorrei dar conto di quella conversazione copiando e incollando una
sintesi del
mio commento.
"Cosa dovrebbe fare una persona come Mirella che ha
deciso di scrivere a Jacopo? Penso che qualcosa l'abbia già fatta. Ha capito che
Jacopo è una persona pratica e creativa nello stesso momento. E quindi credo che
si renda conto che una buona dose di creatività sia necessaria.
Un lavoro tutto da inventare insomma. E nel quale non sono necessarie grosse
risorse finanziarie. Consiglio a Mirella e a chi vuol tentare un percorso di
questo tipo un libricino scritto da una persona seria che è diventata un uomo
d'affari e ambientalista come Paul Hawken:
Come
scegliersi un'attività e farne un business. Chi legge questo libro si rende
conto che chi vuol davvero un lavoro comincia con ciò di cui dispone, con
un'idea che viene dalle cose che ha dentro casa, nel proprio garage.
Mettici tutte le energie che hai Mirella, ingegnati, cerca di essere creativa al
massimo. Non ti conosco, mi sarebbe piaciuto leggere almeno una parte del tuo
messaggio a Jacopo. Ma non ce la puoi fare da sola. Hai già chiesto aiuto a
Jacopo e hai fatto bene e lui ti ha ricambiata con generosità. Ma cerca altri
consigli a persone creative e che ritieni possano essere tuoi punti di
riferimento. Puoi anche cercare di organizzare qualche piccolo evento on e
off-line per cercarti lavoro. Per farti un esempio lo scorso 25 febbraio io ho
organizzato per il mio compleanno
Non Auguri Ma
Progetti: un evento in cui invece di ricevere i soliti auguri e i soliti
regali per il proprio compleanno ci si organizza per concepire e attuare
dei progetti assieme agli amici che vi partecipano.
Facci sapere Mirella come vanno le tue ricerche e i tuoi tentativi. Sarebbe
interessante farne un percorso condiviso, che possa essere
utile anche agli altri su come passare da una richiesta di aiuto in cui si
espone la propria situazione all'ideazione di un piano di azione e alla sua
attuazione e ai problemi che comporta. Perché tutti scrivono nei loro siti e nei
loro blog che sono bravi a far questo o quell'altro. Nessuno scrive invece i
problemi che ha avuto e che ha e come sta cercando di risolverli. E invece è
interessantissimo. Perciò ti consiglio di raccontarli i tuoi problemi, certo
rendendoli però man mano interessanti".
Estendo questo invito a tutte le donne e a tutti coloro
che condividono questo tipo di percorsi.
Scrivetemi
così magari insieme qualcosa si mette in piedi. O dite la vostra nello spazio
dei commenti. Concludo il post con una nota positiva di cui ho parlato alcuni
giorni fa:
la rete è
femmina.
A volte quando si pensa ad un piano di marketing si pensa a
chissà quali investimenti e a chissà quali piani complicati ed elaborati.
Spesso, purtroppo, è così. Con risultati, però, non assicurati. E può succedere
di spendere ingenti somme per prodotti e/o servizi che non funzionano,
nonostante grandi piani di marketing. Per quanto evoluto sia il
marketing resta un'arte e i
gusti delle persone e i loro comportamenti restano imprevedibili. Perciò si è
cercato di affinarlo. Ecco perché con il tempo sono sorte varie forme di
marketing: il marketing territoriale, il direct marketing, il marketing virale,
il
guerrilla marketing ecc. Oggi vi presento il Nothing Marketing: il
marketing fatto con il niente Guardando l'azione
di guerrilla marketing trovata su Viralmente mi ha colpito la parte del
messaggio che dice: "Quando vedi niente vedi tutto". Insomma, anche con
il niente si può fare marketing e comunicazione. Proprio in questi giorni il
comune di Bari sta vietando i volantini nella cassette condominiali esposte
all'esterno dei condomini. Ora chi porta i volantini di casa in casa è costretto
a suonare al citofono, farsi aprire e lasciare i volantini all'interno del
condominio. In quanti, però, sentendo che si tratta di loro saranno propensi ad
aprire? La pubblicità che ti rompe le scatole al telefono, in televisione,
nell'internet è fallimentare. Se guardate questo video che vi ho proposto invece
vi divertite. E questo succede con quel niente che è l'oggetto stesso
dell'azione: quasi uno spettacolo da clown. Addirittura si vede anche qualche
passante che si inserisce nella performance e partecipa in modo attivo. Quando
mai succede che qualcuno sia così interessato alla nostra comunicazione? Il
punto è che le persone vogliono divertirsi e vogliono interagire. E il segreto è
dar loro la possibilità, gli strumenti e le persone giuste per farlo: attori
preparati e bravi ad improvvisare, come quelli da anni specializzati
nell'improvvisazione
teatrale anche per il business.
"Quando il governo è rilassato e
tranquillo,
il popolo è sano e bonario.
Quando il governo è duro ed esigente,
il popolo è intrigante e meschino.
(...)
Nel governare il popolo e nel servire il cielo
niente è meglio della moderazione".
Sono passaggi del Tao Te Ching che
cito dalla traduzione italiana di Claudio Lamparelli (Oscar Mondadori). Non
credo ci voglia molto a coglierne il senso. E penso che il parallelo con il
governo italiano venga subito in mente. In particolar modo penso alla durezza
con cui in Italia sono trattate le minoranze e gli immigrati. Ma penso anche ai
militari sparsi sul territorio nazionale e a tutta la propaganda sul tema della
sicurezza dei cittadini. A tutto sono ispirate le azioni del governo e
del parlamento (se e quando lo si lascia lavorare) tranne che alla moderazione.
Tutta l'insistenza da parte dei telegiornali italiani su questo tema, ad
esempio, non non è la risposta ad una vera emergenza. Sembrerebbe che i
reati in Italia siano in aumento e che soprattutto gli immigrati irregolari
siano propensi a delinquere. Invece gli immigrati criminali sono in percentuale
uguale agli italiani. Le violenze sulle donne, poi, sono in aumento ma non da
parte di immigrati o di sconosciuti: sono in aumento tra le mura
domestiche. Basta dare un'occhiata all'ultimo
Rapporto sulla criminalità in Italia.
Tutti sappiamo perché c'è tutta questa
propaganda in corso contro gli immigrati. Sappiamo benissimo che è una
propaganda strumentale. E a dire il vero la maggioranza tratta da criminali
tutti gli immigrati solo per sfruttarli meglio. La legge Bossi-Fini prevede
infatti il rimpatrio degli irregolari ma di fatto è piuttosto difficile che
venga fatto rispettare. Del resto in molti preferiscono avere la colf o la
badante in nero e sotto la minaccia di farla rimpatriare. Il popolo italiano è
intrigante e meschino come il suo attuale presidente del consiglio. Ci
sono delle eccezioni, ci mancherebbe, ma ora il popolo italiano è così perché
educato a dovere da decenni di diseducazione televisiva. Inutile che tu che
leggi vieni a dirmi che tanto tu non ti fai influenzare da Mediaset o
dalla televisione in generale. Se affermi questo è la prova più evidente che sei
condizionato perché non hai capito la potenza devastante dell'agenda
setting.
E che dire poi di tutta quella "leggerezza"
televisiva che ci vuol far distrarre e che ci vuol dare innocenti evasioni. "La
gente ha bisogno di evadere dalla dura realtà quotidiana" è il ritornello di
tanti tristi conduttori. E ci propinano la loro leggerezza. Che facciano, che
propongano. Io preferisco un'altra leggerezza: la leggerezza del "salto
del muro", del salto di tutte le chiacchiere, le stupidaggini, le insulsaggini.
Preferisco la leggerezza di Italo Calvino: "Se volessi scegliere un simbolo
augurale per l'affacciarsi del nuovo millennio, sceglierei questo: l'agile salto
improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo,
dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre
quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva,
scalpitante e romboante, appartiene al regno della morte, come un cimitero
d'automobili arrugginite" (Italo Calvino, Lezioni Americane, Oscar
Mondadori).
Inauguro con questo post una nuova
categoria per il blog che ho chiamato Pensieri Leggeri: sono
pensieri soprattutto mattutini che riprenderanno citazioni da testi esemplari
come la Bibbia, il Tao e altri. E saranno brevi, lapidari e quasi quotidiani,
promesso. Questo era più lungo perché non ho avuto il tempo per farlo diventare
più breve
Di Giuseppe (del 12/03/2009 @ 14:36:20, in Progetti, linkato 287 volte)
Come
nasce un progetto? Come si inizia a pensarlo? Come si affrontano
i
problemi che ne nascono? A questi e ad altri interrogativi risponde Non Auguri Ma
Progetti. Si tratta di un cantiere che sviluppa idee, iniziative e
progetti a partire da persone volitive, creative e positive. Un compleanno,
come il mio, è diventato una scusa per mettere insieme degli amici che si
intendono di problem solving, di come organizzare il pensiero con le
mappe
concettuali e mentali, di come tener conto delle opinioni e dei gusti di
coloro che possono esser clienti di un prodotto o un servizio, di artisti che
mettono a frutto la loro creatività. In molti hanno risposto all'appello e
si è tenuta una prima giornata evento della quale puoi leggere il
diario.
L'idea è nata dai messaggi di auguri che in tanti usano scrivere nelle
bacheche del festeggiato di turno, specie nel facebook che ricorda ogni giorno i
compleanni dei propri contatti. Ma è nata anche da una considerazione sui tempi
che stiamo vivendo, tempi di crisi e di licenziamenti e di
duro
lavoro per chi resta. Così un lavoro bisogna reinventarselo spesso. E' tempo
di progetti, insomma. Così, perché non dedicare il proprio compleanno allo
sviluppo di idee, progetti e relazioni, ho pensato? Perché non sfruttare questa
occasione? E dopo il primo evento sono in cantiere nuovi eventi e nuove
iniziative.
Prima di tutto però ho deciso di mettere a disposizione un
sondaggio. Chiedo
un'opinione a chi ha partecipato o a chi ha sentito parlare di Non Auguri
Ma Progetti o a chi ancora non lo conosce ma può trovarvi o introdurvi
qualche suo interesse. Un piccolo reciproco atto di cortesia per mettere a suo
agio ciascuno di voi e intavolare una relazione sugli interessi e le idee
che abbiamo in comune. Ma anche per far emergere i dubbi, le perplessità e gli
elementi che non dovessero esser chiari. Alcune sorprese vi attendono appena
avrete compilato il modulo online.