Il disordine risveglia nell'uomo un istinto dimenticato: l'istinto dell'armonia con se stesso. Gli ricorda il concetto di bellezza, lo obbliga a pensare in modo diverso, a fantasticare e a creare. Il caos fa dell'uomo un artista.
"Non c'è più tempo per le carezze". Giuseppe passa con la
sua mano con un gesto di tenerezza sul legno che lavora per riparare alla
violenza. Giuseppe accarezza persino con gli occhi i suoi manufatti. Ora non si
carezza più ma si consuma solo. Le mani sono artigli e gli occhi si sono fatti
rapaci. Questo Tonino Bello
apprende nella sua
immaginaria sosta nella bottega artigiana del papà di Gesù. In tutto il
mondo si celebra oggi la
Giornata Mondiale della Terra. Io la voglio celebrare in questo mio blog con
la carezze di pace alla terra e agli ultimi di don Tonino, visto che due giorni
fa si sono celebrati i sedici anni dalla sua morte. Ci manchi Tonino.
Sergio Rubini girerà in estate un nuovo film in Puglia. Il casting director è Francesco Lopez,
che conosco dal 2003, anno del film
L'amore ritorna, che mi ha inviato questa richiesta che volentieri io giro a tutti i miei contatti.
Cerchiamo maggiorenni di qualsiasi età, ambosessi
per piccoli ruoli e comparse del film.
Il numero delle comparse è elevato quindi non avverrà alcuna selezione
ma l''archiviazione dei dati che ci permetterà di richiamare per il film i partecipanti.
Per questo bisogna presentarsi con una fotocopia del documento d'identità e codice fiscale (unico foglio)
e con su riportate le taglie e le misure delle scarpe,
in quanto il film è ambientato negli anni '60.
Inoltre ricerchiamo ancora per la parte dei protagonisti:
un bambino 6/8 anni, pinocchiesco, curioso;
una bambina di 6/8 anni, bionda;
ragazzi di 11/13 per piccoli ruoli;
donna di 50/55 anni popolare, attiva e simpatica.
Per i nuclei familiari consigliamo di venire in gruppo
per poter coinvolgere in blocco i parenti e amici durante il film.
La selezione si terranno:
Di Giuseppe (del 14/04/2009 @ 09:31:50, in Mondo, linkato 564 volte)
Le affermazioni nel
video di byoblu da
parte del funzionario anonimo della Protezione Civile ci permettono di dire due
cose precise:
il governo e le autorità hanno tutto
l'interesse a fornire un numero delle vittime ufficiali al di sotto di
quello reale, per coprire le responsabilità degli amministratori;
se il 90% degli affitti sono in nero
si tende a non dichiarare chi potrebbe essere sepolto ancora sotto le
macerie.
Un
articolo di Peacereporter arriva ad affermare che i morti potrebbero essere
quattrocento. Nello stesso articolo Agostino Miozzo, dirigente della Protezione
Civile, ammette che ci potrebbero essere degli immigrati irregolari sotto le
macerie ma poi cerca di ridimensionare il loro numero. Dovrebbero esserci
altri 20 morti irregolari clandestini. Questa è poi
la stima del professor Giancarlo Blangiardo dell'Universita' Milano Bicocca
e autore del primo censimento sugli irregolari in Italia.
Oltre alle vittime invisibili ci sono
gli sfollati invisibili, non dichiarati, non mostrati alle telecamere. Ne
parlano due articoli online.
Uno de Il Manifesto, racconta di centinaia, forse migliaia, di sfollati
invisibili. Non prendono contatto con le ambasciate, cercano di comunicare tra
di loro con i cellulari, contandosi, cercando di riunire amici e familiari.
L'altro di politicaesocietà che parla di interi paesi abbandonati dopo il
primo soccorso.
Quando
ci sono crolli, disastri, persone che muoiono per incidenti spesso il pensiero
va all'episodio della Torre di Siloe narrato nel Vangelo di Luca. La domanda
alla quale si cerca una risposta è perché mai Dio permetta che degli innocenti
muoiano di morte violenta. Ho riletto e approfondito il brano. L'idea che me ne
sono fatto io è che restare lontani da Dio e/o schiavi del potere, delle
ricchezze, del lavoro porta a conseguenze disastrose. Realizzare delle opere non
per il bene comune, non per la collettività ma per un immediato tornaconto: è
questo il crinale che porta al disastro. Cambiare, invece, le proprie abitudini
e servire il prossimo ci evita le tragedie. Il pensiero va al recente terremoto
in Abruzzo ma anche agli altri terremoti, al Vajont, alle alluvioni, agli
Tsunami, ecc. Cercherò di dimostrare quanto dico riflettendo sull'episodio
narrato nella Bibbia.
Il brano evangelico
Ecco come ce lo presenta l'evangelista Luca, all'inizio del capitolo 13. "1 In
quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il
cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2 Prendendo la
parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i
Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, vi dico, ma se non vi convertite,
perirete tutti allo stesso modo. 4 O quei diciotto, sopra i quali rovinò la
torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli
abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti
allo stesso modo»".
L'opera di Dio
La Torre di Siloe
menzionata da Gesù doveva essere una fortificazione nei pressi della vasca della
grande fontana di Siloe
a Gerusalemme. Da quella piscina veniva prelevata l'acqua per la benedizione
della festa delle capanne nota come
Sukot. Nei pressi di questa
piscina Gesù guarirà il
cieco dalla
nascita come narra il capitolo 9 del Vangelo di Giovanni. A proposito della
sua cecità i discepoli gli chiedono se essa non sia dovuta ai suoi peccati o ai
peccati dei suoi genitori, come si credeva a quel tempo. Gesù risponde: "Né lui
ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le
opere di Dio". Che vuol dire questa risposta? Che Dio ha reso cieco quell'uomo
di proposito? Dio è allora sadico e per giunta opportunista? E' significativo
che il cieco riacquisti la vista dopo essersi lavato con l'acqua della piscina
di Siloe, che significa "Inviato" ci dice Giovanni: si tratta di uno dei titoli
di Gesù. Non la cecità dunque ma l'acqua dell'inviato è stata messa a
disposizione degli uomini. Ce lo chiarisce meglio un'altro episodio in cui
l'acqua è protagonista: le
nozze di Cana. Sono la prima occasione in cui Gesù manifesta uno dei suoi
numerosi segni o prodigi. Questi ultimi erano necessari per gli Israeliti
perché ogni profeta doveva provare l'autenticità della sua missione con segni o
prodigi compiuti in nome di Dio. E sono essi, non le disgrazie o le
malformazioni dalla nascita che ci manifestano l'opera di Dio. Perciò Dio non
prepara, non vuole incidenti e disastri ma ci mette a disposizione tutto quello
che è possibile per evitarli. Sono conseguenze dell'operato delle donne e degli
uomini, non di Dio.
Le acque di Siloe
Sempre l'acqua e la piscina di Siloe sono protagoniste di un altro brano biblico
nel libro di Isaia che al
capitolo 8 dice:
«Poiché questo popolo ha rigettato
le acque di Siloe, che scorrono piano,
e trema per Rezìn e per il figlio di Romelia,
per questo, ecco,
il Signore gonfierà contro di loro
le acque del fiume,
impetuose e abbondanti:
cioè il re assiro con tutto il suo splendore,
irromperà in tutti i suoi canali
e strariperà da tutte le sue sponde".
Siamo ai tempi del re di Giuda Acaz, nato nel 735 e morto nel 721 a.C. E' in
corso la guerra
siro-efraimita (734-732 a.C.). Isaia invita il re a non temere Rezin di
Siria e Pecach di Israele che assediavano Gerusalemme. Acaz non gli dà ascolto e
stringe un patto con l'assiro Tiglat-Pilèzer. Gli assedianti furono sconfitti ma
Acaz diventò vassallo degli Assiri. Ecco allora il significato delle parole di
Isaia: il popolo ha rigettato le acque di Gerusalemme che scorrono tranquille
(la vasca di Siloe) e ha preferito le tumultuose acque dell'Eufrate. Alla
protezione divina è stata preferita l'aiuto dell'Assiria che però ha reso
schiavi i suoi vassalli. Questo ci ricorda da vicino quando alle acque
tranquille, alla natura preferiamo le acque tempestose, lo sviluppo
indiscriminato e a qualsiasi costo. Un'eruzione vulcanica, un terremoto, uno
tsunami sono fenomeni naturali, segno della vitalità del pianeta. E' la
stoltezza di chi cementifica soprattutto le coste, di chi costruisce in zona
sismica edifici che si sbriciolano subito che uccide le persone, non la natura e
tantomeno Dio.
I diciotto
Ma torniamo all'episodio di Luca, alla luce di questo excursus. Sappiamo
che la torre di Siloe significa la torre dell'inviato, che è Gesù. Sappiamo
anche che quella torre crolla uccidendo 18 persone. Perché 18? Furono
davvero 18 le vittime o si tratta di un numero simbolico come tutti i numeri
della Bibbia? La riposta esatta è senz'altro la seconda. Infatti poco dopo
questo episodio Luca ci narra la guarigione della donna curva "che aveva da
diciotto anni uno spirito che la teneva inferma". Perché proprio il numero 18
allora? Per capirlo bisogna far riferimento al numero sacro degli ebrei: il 7.
"Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò
nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo
consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva
fatto" (Gen 2,2-3). Agostino da Ippona in un suo
discorso dice che il numero 6 rappresenta il tempo. A questo va accostato il
numero 3 a cui si fa riferimento nel Vangelo di Luca subito dopo nella
parabola del fico sterile che appunto per 3 anni non aveva portato frutto.
Il numero 3 rappresenta "il tempo diviso in tre epoche: prima della legge, sotto
la legge, sotto la grazia, e cioè il tempo attuale". Agostino conclude, quindi,
in questo modo: "siccome il numero sei indica il tempo, non c'è dubbio che quei
diciotto che furono schiacciati dalla torre non si ravvidero in nessuna delle
tre epoche in cui il tempo si suddivide. Infatti se il sei rappresenta il tempo,
moltiplicato per tre il sei fa diciotto". Agostino dice: chi non si
ravvede perisce.
Il settimo giorno
Ma c'è qualcosa che non va, che non torna secondo me. Perché a volte perisce chi
è ignaro di una certa situazione, chi è davvero innocente, chi si fida
dell'operato delle autorità. Gli studenti morti nella casa dello studente in via
XX Settembre a L'Aquila lunedì mattina quale colpa avevano? Nessuna, è evidente.
Si potrebbe obiettare che il Vangelo ed Agostino stiano parlando della morte
spirituale e non di quella fisica, corporale. Ma è un modo per sviare il
problema e non coglie nel pieno il messaggio. Qui si sta parlando delle persone
che muoiono all'improvviso, per morte violenta, sotto le macerie come i 18 sotto
la torre o i Galilei fatti trucidare da Pilato. Per entrambi Gesù dice: "se non
vi convertite, perirete tutti allo stesso modo". Questo vuol dire: se non
cambiate le vostre abitudini morirete ancora a causa di disastri e incidenti e
uccisioni violente. E allora propongo una lettura un po' diversa da quella di
Agostino per quel numero 18. Per me diciotto significa 3 volte 6, 3 volte il
tempo del lavoro. Voglio dire che quei 18 sono morti perché non si sono
riposati, perché hanno dedicato tutto il loro tempo a lavorare e hanno messo da
parte il settimo giorno, il giorno dello spirito, della riflessione come
anche della festa, il giorno in cui l'uomo insomma, credente o meno, si
riappropria di se stesso e del senso del mondo. Se non c'è questo giorno succede
che cadiamo vittima degli interessi, che facciamo compromessi che non dovremmo
fare, che speculiamo sulla sorte degli altri. Si spiegano così gli edifici
costruiti in barba alle norme antisismiche, l'assenza di piani di evacuazione,
il non
aver ascoltato le numerose e forti scosse antecedenti quella di lunedì 6
Aprile. Ma allora gli studenti sono morti perché non hanno fatto festa il
settimo giorno perché anche loro sono stati schiavi e non persone libere? Alcuni
di loro si sono salvati perché sentendo le scosse precedenti hanno lasciato la
casa dello studente. Altri vi sono rimasti perché ritenevano non tanto
pericolosa la situazione e che loro dovere fosse prepararsi per gli imminenti
esami. Fidandosi delle autorità e della protezione civile e del fatto che quell'edificio
pubblico dovesse esser stato costruito secondo le norme anti-sismiche sono
rimasti al loro posto. Ed allora in questo senso la loro morte è un monito per
quegli amministratori che non fanno il loro dovere ma anche per i cittadini che
non vigilano sul loro operato. Oltre che per la casa dello studente lo stesso
discorso vale per l'Ospedale
di San Salvatore costruito dall'Impregilo.
Di Giuseppe (del 10/04/2009 @ 08:58:10, in Mondo, linkato 418 volte)
"La cosa più importante: l'ambulanza. Poi
l'ombrello, la boccia con i pesci rossi, il sole. Sono queste le 'cose'
essenziali che, dopo il terremoto, i bambini delle tendopoli mettono nei loro
disegni". Ne parla un'agenzia
dell'ANSA. E il primo pensiero stamattina va a loro, ai bambini abruzzesi,
al loro bisogno e alla loro voglia di giocare. Penso che clown, animatori,
neuropsichiatri e tutti coloro che portano speranza e conforto ai bambini. E' un
servizio altrettanto essenziale se non più di tutti gli altri. La nuova
L'Aquila, il nuovo Abruzzo inizia da qui. E soprattutto oggi ce n'è bisogno,
oggi che ci sono
i funerali delle vittime. Incredibile che per la cerimonia si stiano
predisponendo tante sedie per le immancabili autorità che si presentano con la
loro faccia di bronzo e tante altre persone terremotate resteranno in piedi. Mi
viene il voltastomaco.
Preferisco leggere
le parole di Anna,
blogger scampata dal terremoto che scrive dal suo pc in automobile: "E' la
vostra campeggiatrice che vi parla. Carina come esperienza, ti fa tornare
giovane. Divertente vivere fra le macerie. Da' quel tocco di originalità. E poi
ogni tanto, spesso, si balla. Senza muovere le gambe. Non fai neanche fatica. E
la colonna sonora sono le urla ed i pianti degli altri campeggiatori. Le facce
attonite e terrificate di alcuni sono l'inusuale coreografia". E' un umorismo
nero il suo, ma comunque leggero che ti fa toccare con mano le vere emozioni di
queste persone.
Intanto do un'occhiata al numero delle
vittime. Non so se davvero siano quasi mille
come ha
scritto sempre Anna ma anche il numero ufficiale di 279 è un numero
pazzesco, altissimo, del quale non abbiamo idea. Ci aiuta
il blog di
Ossidia in questo: "Come diceva Camus da qualche parte nella Peste,
per rendersi conto effettivamente del numero dei morti bisognerebbe vederli
concentrati tutti su una piazza. E allora spazializziamo: se sistemassimo uno
accanto all’altro 300 morti otterremmo un macabro corteo di 150 metri
ovvero un campo di calcio e mezzo. Se li impilassimo uno sopra l’altro
formeremmo una colonna malferma di almeno 90 metri, cioè 3
palazzi di 10 piani."
E' il giorno delle emozioni, delle lacrime,
della rabbia, della delusione questo. Oggi piangiamo ma state certi che domani
riprenderemo a ragionare.
Di Giuseppe (del 09/04/2009 @ 10:08:52, in Mondo, linkato 1448 volte)
Quanti sono i morti in Abruzzo? 278 come ci
dicono i media? Speriamo che sia questo il reale bilancio. Anna Pacifica
Colasacco, blogger scampata al terremoto
scrive: "Vi dico
solo una cosa: Onna conta all'incirca 600 abitanti e danno 48 morti (più o meno)
L'Aquila ha 42.000 abitanti e vi dicono che i morti sono, compresi quelli di
Onna, poco più di 200. A voi le conclusioni. I morti sono quasi mille.
Così è. Cercano di coprire, fin quando è possibile, l'atrocità di quanto
commesso". Speriamo che smentisca, speriamo che si sbagli.
Intanto il governo stanzierà 30 milioni di
euro per questa emergenza. Sapete quanti soldi invece ci costerà lo scherzetto
della data separata per elezioni e referendum? 460 milioni di euro. Ha ben
ragione allora Jacopo Fo a scrivere un
appello a Berlusconi per l'election day che includa anche il
referendum. Invece di 30 milioni di euro ce ne troveremmo 460 per l'Abruzzo.
Di Giuseppe (del 08/04/2009 @ 16:17:04, in Mondo, linkato 898 volte)
"Trema tutto. Vado a letto, ma non riusciro' a dormire.
Terro' le scarpe vicino e uno zaino pieno di cose che mi potrebbero servire.
Dormiro' con una felpa, per essere pronta a scappare". Questo l'ultimo
sms della sua vita per Alice Dal Brollo, vittima del terremoto in Abruzzo e
ventunenne di Cerete (Bergamo). Alice non si è salvata purtroppo perché è stata
colpita da una trave crollata dopo la scossa delle 3.32 di lunedi' mattina.
Stefania di Onna
(L'Aquila), invece, ha salvato se stessa, i suoi figli e suo marito perché dopo
una forte scossa di domenica alle 16 ha deciso di andare a dormire la notte in
giardino. Anche
Gianluca di Mesagne (Brindisi) si è salvato perché domenica ha valutato la
situazione e ha preso il treno ed è partito per casa, per la Puglia. Sono sicuro
che altri abruzzesi avranno fatto altrettanto: avranno dato ascolto a quella
serie di scosse che da un mese si registravano in Abruzzo. Non sappiamo ancora
se la presenza di gas Radon è un sicuro segno premonitore di terremoti come dice
Giampaolo Giuliani.
Però sappiamo che gli eventi catastrofici non arrivano all'improvviso.
Sappiamo che in natura certi fenomeni disastrosi sono preceduti da altri meno
violenti e da chiari segni premonitori. Ricordate lo Tsunami del 26 dicembre
2004? Alcuni pescatori si salvarono perché videro che il mare si era ritirato. E
Tilly, una bambina, mise in salvo molta gente perché seppe interpretare
delle bolle insolite in mare. Se in Abruzzo c'è un'intensa attività sismica
da un mese perché la popolazione non è stata avvertita a dovere? Perché non si è
provveduto all'evacuazione delle zone epicentro delle scosse? Perché aspettare
il disastro prima di muoversi?
Come
si gestisce un'emergenza? Come si affrontano i problemi di un'emergenza come il
terremoto in Abruzzo? Che cosa fa un problem solver e/o un problem teller in
situazioni come queste? Mi pare che un paragrafo del libro di
Umberto SantucciFai luce
sulla chiave sia molto chiaro a riguardo. Perciò lo riporto qui per intero.
"Spesso gli eventi precipitano in modo tale
che non si ha il tempo di applicare una qualsiasi metodologia per definire e
risolvere i problemi. Di fronte all'emergenza non c'è tempo per analizzare la
situazione, e si corre subito ai ripari con azioni tampone.
Le decisioni spesso devono essere molto
rapide, e non hanno lo scopo di valutare le alternative per scegliere la
migliore, ma di imboccare subito una strada che porta fuori dalla crisi.
Spesso si va per tentativi, e si cerca di
agire subito sugli effetti senza risalire alle cause, e non si può fare
altrimenti. Se una persona è caduta nell'acqua e non sa nuotare, la prima cosa
da fare è tirarla fuori. In un secondo momento si può cercare di capire perché è
caduta nell'acqua, o si può perfino insegnarle a nuotare. E' importante
ricordarsi di aver adottato un intervento tampone, e di procedere all'analisi
della situazione e alla corretta definizione del problema.
In caso contrario l'emergenza si
ripresenterà in modo sempre più grave, costringendoci ad un continuo
tamponamento che rimanda la vera soluzione del problema.
Se l'emergenza si ripresenta puntualmente e
diventa la normalità, ovviamente non è più un'emergenza, ma una nuova condizione
in cui ci si viene a trovare. Dunque modi e tempi vanno riprogettati per
adattarsi alla mutata situazione. Spesso ci si trova in difficoltà perché si
reagisce nello stesso modo a situazioni che sono cambiate. Un esempio classico è
il traffico. Nelle grandi città, ma ormai anche nei paesi, c'è ormai da più di
30 anni, quindi non è emergenza, è normalità. Ma noi continuiamo a pensare di
muoverci come se il traffico non ci fosse o fosse diverso. Se c'è il traffico
dobbiamo cambiare noi, magari andando più lenti (in bicicletta) per arrivare
prima.
Oggi sempre più ci troviamo ad operare in
sistemi complessi e turbolenti. Se dovessimo decidere ed agire solo quando
possediamo tutte le informazioni necessarie resteremmo paralizzati. Tom Peters
propone di agire velocemente a costo di sbagliare, e di diventare capaci di
gestire e superare l'errore. E' il concetto di failure management, che
Peters compendia in tre parole: fail, forward, fast. Sbaglia, vai avanti,
fa presto.
Spesso chi opera nelle organizzazioni fa il
contrario. Per paura di sbagliare non fa e non decide nulla. Ma così poi le cose
diventano urgenti e spesso ingovernabili".
Credo che le parole di Umberto ci
consentano alcune rapide e utili indicazioni:
ricordarsi che si sta tamponando una
situazione e quindi tornare appena possibile a fare interventi definitivi e
strutturali;
i terremoti in Italia non dovrebbero
più essere considerati emergenze, ma normalità: quasi tutta l'Italia
è a rischio sismico;
se le
previsioni del
ricercatore Gianpaolo Giuliani non sono attendibili al 100% bisognava
comunque dargli ascolto, di fronte a certi fenomeni aspettare o no di avere
tutte le informazioni può fare la differenza.
Da buon
Problem Teller agli amici
dell'Abruzzo e a tutti coloro che hanno a cuore la loro sorte prometto che
tornerò sull'argomento. Lo dobbiamo fare per il bene di tutti. Per capire
qualche volta. Per imparare ad ascoltare la natura: anche lo Tsunami poteva fare
meno vittime in Asia se se ne fossero ascoltati i segni. Un problem solver e un
problem teller hanno sempre tutte le antenne ben drizzate e stanno sempre in
ascolto. Speriamo di non assistere ora alla solita storia noiosa degli aiuti e
delle ricostruzioni che mancano quando si spengono i riflettori. Ma di assistere
invece a tante buone storie (problemi) da raccontare.
Intanto qualche link per seguire da le
ultime notizie dall'Abruzzo:
Lo sapevi che c'è una tecnica infallibile che ti aiuta a
risolvere il tuo problema in 3 passi? Eccola.
1.
Risolvi il problema
Che aspetti? Quando un problema si presenta... fallo fuori. Perché continuare a
farsi infastidire da lui? Toglitelo davanti con un colpo deciso e secco. E' la
migliore strategia. Puoi stare sicuro: il problema non tornerà mai più.
2.
Non fare niente
Se hai risolto il tuo problema, perché sei passato/a al secondo punto? Hai già
finito, hai già fatto il tuo lavoro ragazzo/a. Goditi una vacanza... paga il
padrino.
Non dire niente a nessuno su come hai risolto il tuo problema. E soprattutto
assicurati che non ci siano testimoni. E se ci sono e parlano devi tornare al
primo punto.
Bella, precisa., elementare ed infallibile
eh? E pensare che occorrono solo 3 passi per risolvere il problema. Una tecnica
molto economica.
Peppino Impastato dovette fare ben
cento passi per
risolvere il suo problema e per giunta il problema restò e lui perì.
Forza canta con noi "Siamo i Watussi, siamo
i Watussi,
gli altissimi negri,
ogni tre passi, ogni tre passi,
facciamo sei metri".
Perché devi restare indietro? Aumenta la
tua falcata. Ogni tre passi risolvi un problema... quindi chissà quanti problemi
puoi risolvere con questo ritmo, ci avevi pensato? Facciamo un rapido calcolo.
Problema: se ogni 3 passi risolvo un
problema con i 100 passi di Peppino quanti problemi risolverò?
Svolgimento: 100 / 3 fa 33,33 periodico. Il
numero perfetto. Altro che
problem solving!