Di Giuseppe (del 01/11/2009 @ 10:05:55, in Diario, linkato 249 volte)
Il primo novembre del 1906 mio nonno materno Gregorio Ognissanto veniva trovato vicino alla "rota ti l'acqua" sulla strada che da Oria (Brindisi) porta a Manduria (Taranto). La ruota dell'acqua detta altrimenti "ngegna" era un sistema ad ingranaggi azionato da un animale (asino, mulo o cavallo) che faceva girare una grossa ruota in ferro posta sul pozzo cui erano fissati dei secchi che portavano in superficie acqua a ciclo continuo. All'epoca era uno dei posti più sicuri dove abbandonare un neonato perché di continuo c'erano persone a prelevare l'acqua. Curioso che 91 anni dopo il ritrovamento di mio nonno, nel 1997, proprio nei pressi di quel pozzo mio fratello Cosimoperse la vita in un incidente stradale, ma questa è un'altra storia. Mio nonno Gregorio, figlio illeggittimo di due manduriani, che anni dopo si sposeranno, venne adottato da una famiglia di oritani. Non prese però il cognome di questi ultimi ma all'anagrafe venne registrato con il cognome di Ognissanto perché ritrovato nella festività di tutti i santi appunto. Così a casa mia ogni primo di novembre ricordiamo il ramo materno della famiglia con questo ritrovamento. E ricordiamo anche la sua avventurosa vita.
Perse ancora bambino il papà adottivo e così a 9 anni si trovò a lavorare nel suo primo cantiere (le "scuole vecchie" di Oria) per non far mancare da mangiare alla sua madre adottiva, non in buona salute, e alle sue sorelle e fratelli acquisiti. Imparerà così quel mestiere di muratore che farà di lui un maestro scalpellino, un capocantiere impiegato anche in diverse palazzine di Brindisi, tra cui una a Piazza Cairoli, e soprattutto nella Chiesa dei Salesiani di Brindisi. Diciottenne andò a lavorare a Livorno. Qui conobbe un'attrice con cui stava facendo progetti di matrimonio distrutti però dalla gelosia del suo ex che la coinvolse in un incidente stradale in cui entrambi (l'ex e l'attrice) persero la vita. Per il troppo dolore mio nonno tornò a vivere e lavorare a Brindisi dove coltivò anche la sua passione per il teatro, soprattutto per la Passione nella quale più volte recitò la parte del centurione e dove frequentò il Teatro Verdi. Era un playboy : di giorno lavorava come muratore e di notte, molto ben vestito, si presentava a galanti appuntamenti con belle donne. Una di queste, di Oria, arrivò quasi a sposarlo: mio nonno sparì la mattina delle nozze perché non era convinto.
Anni dopo sposerà la sua prima moglie Flora Natalini che gli darà diversi figli di cui però solo due sopravviveranno: Adriano e Roberto. Prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale fece una buona fortuna in denaro mio nonno che però perse in un incendio per l'abitudine di nascondere le banconote sotto le mattonelle del pavimento. Dopo perderà anche la sua prima moglie e da vedovo durante la guerra si diede da fare come contrabbandiere: di olio, sale e altri prodotti razionati dal regime fascista. Era un temerario Gregorio e si faceva rispettare, anche con l'uso della molletta (non quella da bucato, ma quella che "buca") quando occorreva. Non a caso a volte scortava l'onorevole Carlo Scarascia Mugnozza, con cui stringerà un'amicizia durata tutta la vita. Si racconta che quando mio nonno in gioventù lavorò per un periodo in Calabria ed ebbe delle noie diede un morso ad un suo aggressore staccandogli una parte di orecchio e il giorno dopo si presentò con delle bombe a mano nella sua borsa. Aveva fama di testa calda Gregorio, ma solo per difendersi, d'altronde era solo e i tempi duri a volte significavano anche risse e aggressioni. La natura del resto lo aveva dotato di una forza fisica impressionante. A volte da piccolo lo vedevo staccare degli assi inchiodati solo con le mani.
Sposata la seconda moglie Cosima Della Rosa (mia nonna), che gli darà altri due figli (Rodolfo e Benedetta, mia mamma), farà anche il commerciante ambulante di giocattoli. Poi aprì un negozio di cappelli in piazza Manfredi ad Oria, dando sfoggio alla sua grande passione per i buoni capi di abbigliamento per i quali per tutta la vita si è recato fino a Brindisi e Bari, in treno perché non guidava. E' stato un uomo anche vanitoso perché ogni volta che acquistava un nuovo capo lo indossava e andava a farsi immortalare dal fotografo in fotografie che poi esponeva sulle pareti di casa. A proposito di casa solo negli anni '60 riuscirà ad averne una, grazie ai sacrifici di mia nonna che riuscirà a trovare i soldi per cominciare. Mio nonno però ci mise tutta l'arte e le abilità di cui era capace riuscendo, con mio zio Rodolfo che gli fece da manuale, a costruirsi una casa bella e grande, con le oramai mitiche volte a stella. Ora abitiamo in una parte di questa casa e ogni volta che fisso il soffitto rivedo mio nonno alle prese con tufo, cemento, calce, assi di legno come ero solito vederlo da bambino quando faceva lavori di manutenzione o quando sistemava qualcosa nel grande orto accanto alla casa. L'altra immagine di mio nonno, che mi sovviene spesso, è quella di quando, di continuo, si puliva e lucidava ad arte le scarpe con spazzole e creme. Ci teneva alle buone scarpe di marca, alcune delle quali comprava anche a me nei negozi di Brindisi. Morirà nel maggio del 1991 mio nonno e mia nonna, oramai un tutt'uno con lui, solo sei mesi dopo: Gennaio 1992. Aveva un carattere forte, generoso, irruento e tenero allo stesso tempo ed era molto sicuro di sé. Ma aveva un cuore fragile ed il brutto vizio di non essere continuo nell'assunzione dei necessari farmaci.
Di Giuseppe (del 12/06/2009 @ 08:53:46, in Diario, linkato 486 volte)
Esco di rado e parlo ancora meno. Così titolava un suo album Celentano nel novembre del 2000. E in Sono un uomo libero cantava: "Esco di rado e parlo ancora meno mi hanno detto che vuoi vedermi e mi conosci bene, dici la vita è un viaggio lento ragazza mia né destra né sinistra". Sono un uomo libero in questo mondo, prendo a prestito le sue parole. Ora mi scuseranno gli amici di Sinistra e Libertà e di Rifondazione Comunista con cui ho condiviso 45 esaltanti giorni di campagna elettorale per la Provincia di Brindisi. Mi scuserà Mario Fistetti con cui, con le mani, abbiamo fermato i carri armati del PDL e del PDmenoelle, per dirla con Grillo. Il 7% ottenuto sa di incredibile, di miracoloso. E' molto più di quello che ha ottenuto Nichi Vendola che pure ha un minimo di organizzazione e una ben maggiore risonanza e militanza politica, oltre che essere il Presidente della Regione Puglia. "Io sono un uomo libero né destra né sinistra sogno ancora credendo di pensare sogno ancora coi gomiti affacciato alla finestra affacciato alla finestra". Il sogno utile di Nichi Vendola è un gran bel sogno... chissà magari nella vita mi incrocerò ancora con lui, come accaduto a Oria, quando è venuto a trovarci. Ma io ora "scelgo di camminare in silenzio accanto a te". Perché al gridare di Berlusconi non si può rispondere gridando. Ma si risponde non apparendo, persino ritirandosi. Ma non mi ritiro in un monastero, sia chiaro. Mi ritiro semmai nella vita, nelle sue sfide, nelle sue incertezze, nelle sue passioni. Né di destra né di sinistra... e neanche di quell'aborto di Casini. Torno alle persone, torno ad ascoltarle. "Fra il politico e il possibile il passero e l'azzurro profondo".
Di Giuseppe (del 05/03/2009 @ 10:45:33, in Diario, linkato 717 volte)
Quante
probabilità ci sono che tu uscendo da qui dentro (una sala prove a 7-800 metri
dal Vaticano) muoia? Questo ha chiesto a me e ad altri il coach
Bernard Hiller
nel novembre del 2007. Io non ci ho pensato neanche su e ho detto: "poche, meno
del 10%". Con tutta la voglia che avevo e che ho di vivere non ci pensato
proprio alla morte. I più hanno la stessa risposta in quel workshop a cui ho
partecipato. Solo in pochi hanno dato delle probabilità superiori al 50%. Fatta
la suddivisione tra i partecipanti, Bernard Hiller ci ha scioccato tutti
riferendoci che una volta la stessa domanda, sulle probabilità di morire subito,
è stata fatta a Steven Spielberg e che lui ha risposto che pensa che siano del
100% e che quindi viva ogni giorno come se fosse l'ultimo. Ma a che serve
pensare questo? Ad impiegare ogni giorno il massimo dell'energia e ancora di più
nel realizzare quello che davvero vogliamo. Devo ringraziare Bernard Hiller,
anche se non lo frequento più, per questa lezione e
Claudio Zarlocchi per
avermelo fatto conoscere.
Mi è tornato in mente questo recente e importante episodio della mia vita,
oggi vedendo il video del famoso discorso di
Steve JobsSiate curiosi, siate
follidel 12 Giugno 2005 alla Stanford University. La foto che
vedete in alto a sinistra è un bel ritratto in bianco e nero di Jobs ed
appartiene a
jules.nziet. Il discorso è
così bello che vi consiglio di
scaricarlo e leggerlo anche in pdf. Ringrazio
Francesco Taricco che in un post
nel suo blog ha messo il video
integrale del discorso e il testo apparso su L'Espresso e tradotto da
Antonio Dini. Della morte Jobs nel suo discorso ha detto: "Quando avevo 17 anni lessi
una citazione che suonava più o meno così: 'Se vivrai ogni giorno come se fosse
l'ultimo, un giorno avrai sicuramente ragione'. Mi colpì molto e da allora,
negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi:
'Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per
fare oggi?'. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila,
capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato". Nel 2006 gli è stato diagnosticato un cancro al pancreas, dal quale è riuscito a guarire. Si è ripreso
è tornato al lavoro, salvo il suo nuovo temporaneo (si spera) ritiro annunciato
fino al giugno di quest'anno. Jobs è stato molto vicino alla morte e ha maturato
questa convinzione: "Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo
sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai
dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone.
Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce
interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di
seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che
cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario".
Quando Bernard Hiller mi ha chiesto quante probabilità ci fossero che io
morissi subito, avrei dovuto rispondere con una percentuale molto più alta. La
morte è passata a un metro dal mio letto portandosi via, dieci anni prima del
workshop con Hiller, mio fratello, che allora aveva 20 anni. Era l'agosto del
1997 e l'ultima immagine che mi è rimasta di mio fratello è mentre si asciugava
la sua chioma biondo-miele con un phon mentre io sonnecchiavo. Più tardi andando
al funerale della madre di un mio amico appresi che mio fratello era rimasto
coinvolto in un incidente stradale mentre si recava nella pizzeria in cui
lavorava come pizzaiolo. Anni dopo ho raccolto le sue immagini in un
video su Youtube. Mimmo non aveva bisogno di discorsi, era di natura portato a dare tutto
ogni giorno, a tutti. Quel giorno dovevo anche io andare a lavorare e quindi
fare il viaggio con lui nella stessa macchina ma avevo deciso di riposarmi. Non
sapevo prima quante probabilità ci fossero che anche io potessi morire in
macchina con lui. Oggi lo so: il 100%!
Di Giuseppe (del 18/02/2009 @ 18:41:23, in Diario, linkato 271 volte)
L'inverno per i contadini fino a venti o trent'anni fa, o
per quelli che sono rimasti a coltivare la terra, era ed è il tempo per la
semina e, quando pioveva, di piccoli lavori di manutenzione in casa o,
casomai, di attesa. Intanto sottoterra i semi che sono stati seminati sul finire
dell'autunno iniziano a germogliare. Poi pian piano il germoglio inizierà a
cercarsi ciò che lo alimenterà con la radici e la luce in superficie. Per le
strutture turistiche e ricettive l'inverno è il tempo per eseguire una serie di
lavori in modo da esser pronti ad offrire ospitalità ed accoglienza a partire
dalla primavera. Molti operai sono all'opera per riparare soffitti, controsoffitti, pavimenti, impianti ecc. Nell'apparente immobilità d'inverno c'è
un lavorìo, un certo fermento, la natura e l'economia che continuano il loro
corso per vestirsi a primavera di nuovi colori. E questo anche quest'anno, il
2009. Nonostante la crisi. Anzi questa crisi se da una parte ha fermato i soliti
traffici e ha fatto chiuder bottega a tante persone, dall'altra sta generando un
nuovo rimescolamento. Questo provoca da una parte inquietudine ed agitazione ma
dall'altra mette in moto nuovi progetti, nuove idee. Subito dopo la tempesta c'è
una strana calma. Poi si fa la stima dei danni. E poi ancora si sentono i
muratori che inchiodano gli assi per nuove costruzioni. Così è sempre stato e
così sempre sarà. C'è un tempo per le lacrime, che ci stiamo lasciando alle
spalle, e c'è un tempo per rimboccarsi le maniche.
Era solo ieri che il paese si
divideva tra i favorevoli al distacco dell'alimentazione forzata a
Eluana
Englaro e i contrari. Ora il suo corpo è in pace sotto la neve, sottoterra. Ma
non è lì per rimanervi per sempre. La vita rinasce. Questa è la speranza non
solo dei credenti nella risurrezione. Tutti condividiamo la fiducia nella vita
che continua e siamo ottimisti nonostante la ragione ci dica con chiarezza che
viviamo tempi piuttosto duri. Ci sarà occasione di tornare su questo argomento
sul quale sto scrivendo qualcosa che metterò all'attenzione dei miei lettori
presto. E' un tempo di fermento anche per me che scrivo, di lavorìo, di
cambiamenti e di progetti che sono germogliati e che vedremo sbucare dalla terra
in primavera. E' il tempo della buona macerazione dentro la mia testa, il mio
cuore, il mio stomaco, il mio corpo tutto. E' il tempo della pesantezza che
diverrà man mano quella leggerezza con cui Guido Cavalcanti spicca il suo salto
raccontato da Italo Calvino nelle Lezioni Americane. Mi fa specie che
proprio ieri la leggerezza di Calvino sia stata profanata da un presentatore "televisivistico"
per introdurre Roberto Benigni. Mai presentazione è stata più infelice. C'era
una volta un ometto tutta grinta e comicità e conoscenza dell'Orlando Furioso
a memoria che rivoluzionò la storia della televisione. C'era una volta un
giullare. Quel che rimane di lui è un buffone che è quello che ci fa ridere del
re ma non difende i deboli. Benigni ci ha fatto molto ridere di Berlusconi. Ma
nessun cenno al processo Mills. Molto meglio Maurizio Crozza, un giullare ieri e
non un buffone, che poco prima a Ballarò ha ricordato che il co-imputato nello
stesso processo era Silvio Berlusconi, almeno fino al lodo Alfano che sospende
ogni processo per le alte cariche dello Stato. Ed allora il trionfante
Berlusconi per l'esito elettorale della Sardegna in realtà sarebbe dovuto
apparire in un tribunale che certamente lo avrebbe condannato: Mills è stato
condannato perché corrotto da Berlusconi appunto. Gli amici di Berlusconi lo
osannano quale grande leader e perché riesce spesso ad avere una montagna di
consensi. Gli italiani, dicono, non ne vogliono più sentir parlare di
anti-berlusconismo. E ostentano grande sicurezza. Ma scusate, come si fa
chiudere gli occhi davanti ad un fenomeno più grande di Berlusconi:
l'astensionismo che sta crescendo di elezione in elezione. E' questa la vera
grande novità dell'attuale stagione politica. Il vero tema non è il Berlusconi
si o Berlusconi no o le dimissioni di Veltroni o il ruolo di Di Pietro... tutte
sciocchezze. Gli italiani sono stanchi della casta dei politici e stanno
rimboccandosi le maniche lavorando da soli e imparando di non poter contare
sulla politica. Punto.
Ed eccoli allora all'opera come possono, come riescono, come sono abituati a
fare. Risistemano i loro punti vendita, le loro fabbrichette, tutte le loro
attività. Alcuni con la morte nel cuore perché hanno perso tutte le commesse che
avevano e che hanno permesso loro di realizzare tanto in passato. Ma tutti hanno
la determinazione in questo immenso cantiere d'inverno di avere almeno un
raccolto in estate. Io mi sento uno di loro con il mio cantiere d'inverno, con
le mie iniziative, tra cui Non Auguri Ma Progetti, la cassa depositi e
prestiti delle idee che si terrà tra pochi giorni il 25 febbraio 2009. Ed allora
questa volta vi voglio salutare con una foto a voi dedicata dalle colonne
terminali della Via Appia a Brindisi, un posto speciale, che ricorda i traffici
di grano tra il tavoliere e Roma, dei tempi antichi. Con l'augurio che tanto
raccolto, tanti buoni traffici si realizzino presto.
Di Giuseppe (del 31/12/2008 @ 13:09:28, in Diario, linkato 444 volte)
Ecco
come non voglio passare il mio 2009 e come non voglio che le persone a cui
voglio bene, che conosco e tutte le persone del mondo non passino i prossimi 365
giorni. In questo calendario qui a sinistra hanno risparmiato sull'inchiostro
così tanto da non aver messo in rosso la festa dell'epifania, in rosso su tutti
i calendari. Una svista o una colossale tirchieria?
Ma sia l'uno sia l'altro caso non vanno bene.
Qualcuno pensa che ci sia invece una scelta politica di non mettere in
rosso l'Epifania? Anche questa scelta è discutibile e credo non sia il caso di
un calendario di un negozio che al contrario dovrebbe tenerci alle festività per
farci fare più spesa nelle loro prossimità.
Comunque volevo dirvi non risparmiatevi
nel 2009. Vivete ogni giorno come se fosse l'ultimo e quindi con tutta
l'intensità e la forza che potete. Non mentite né a voi stessi né al mondo. Non
sprecate questa occasione, perché le occasioni passano e finiscono.
Un po' evangelico questo augurio, da
missionario medievale vero? E' che vi voglio bene cari tutti, voglio bene a
questo mondo un po' malmesso e sconquassato. Ce n'è per tutti da vivere e ci
sono sorgenti d'amore infinite. Vorrei tanto farlo capire alla mia ex
ragazza, vorrei tanto farlo capire a chi ha perso la speranza. Date fiducia,
date speranza al mondo e ne riceverete dieci volte di più.
Di Giuseppe (del 30/11/2008 @ 14:57:31, in Diario, linkato 349 volte)
Giornata freddina e ventosa a
Lecce. Si lavora ancora alle musiche e alle diapositive da proiettare
stasera alle 21 al teatro Paisiello durante la replica de Le Baccanti di
Euripide. Ieri sera la prima davanti ad un pubblico che ha riempito il teatro.
Qualche problema ancora da risolvere, come sempre. Non sto avendo tempo di
scrivere
un diario come volevo ma dalla settimana prossima scriverò qualche altro
post. Stamattina ho sentito notizia della possibilità di altre repliche in
estate. Intanto qui a Lecce si aspetta con impazienza ed entusiasmo lo
spettacolo del Cirque du soleil
del 5 dicembre.
Di Giuseppe (del 22/11/2008 @ 15:31:30, in Diario, linkato 464 volte)
La
locandina è pronta. Si cuciono i costumi. Si preparano la scenografia e gli
oggetti di scena. Si prova ogni giorno di più. Sono rimasti gli ultimi sei
giorni di lavoro e poi Le Baccanti di Euripide andrà in scena al Teatro
Paisiello a Lecce. Altri sei giorni a prendere appunti su posizioni, battute,
movimenti e a riferirli al regista Antonio De Carlo. Circa due settimane fa
ho iniziato a collaborare con lui come assistente. Ho fatto un bel tuffo
finora nel teatro antico, nella tragedia, in Euripide e in quello che oggi la
sua messa in scena può restituirci. Un'altra settimana ancora e il saggio che
concluderà un laboratorio teatrale con diversi docenti di canto, dizione,
recitazione, danza e storia.
A me girano nella testa le parole dell'ultimo messagero:
"Per ogni civiltà arriva il giorno in cui deve scendere a compromessi con
i suoi valori, se vuol perdurare". Chissà, forse Euripide aveva capito davvero
in cosa era consistita la scomparsa di Atlantide. Forse questa civiltà non ha
voluto accettare il nuovo che avanzava e quindi ne è stata travolta. Inondazione
o Tsunami che fosse la causa della sua scomparsa è stata il non voler aprire gli
occhi su quello che sta cambiando. Cosa pensate che sia accaduto per lo Tsunami
del 2006 in Asia? Non pensare alla natura è follia. Continuare a surriscaldare
il pianeta e riempirlo di veleni è la nostra follia.
Con questo post continuo un piccolo diario su questo
laboratorio e sullo spettacolo. Ho già parlato dell'inizio
della mia collaborazione e poi dell'invasamento
delle baccanti. Appuntamento in settimana per i prossimi post. Continua a
stare "tuned"
Di Giuseppe (del 15/11/2008 @ 10:34:51, in Diario, linkato 616 volte)
Le Baccanti invasate sul monte Citerone guidati da Dioniso, arrivato a Tebe, la città delle sette porte, stanno per compiere la feroce punizione per Penteo, re della città che non accetta i culti dionisiaci. Possono accadere vicende anche terribili se non c'è un equilibrio nell'uomo in cui il vino e tutto cià che comporta non viene accettato. In epoca di alcolismo adolescenziale questo potrebbe suonare come un incentivo all'abuso di alcool. In realtà è un invito all'armonia con il vino, la natura, se stessi, il proprio corpo... quell'armonia che con il laboratorio di Scenastudio a Lecce, con cui sto collaborando, gli allievi stanno imparando giorno dopo giorno fino alla fine di Novembre, quando ci sarà il saggio.Una di loro, Bruna, ha disegnato la baccante che si vede qui di lato. Ha iniziato a visualizzarla, a partire dalle immagini si può fare un grande lavoro teatrale, come ho provato a spiegare, tra l'altro, con i miei recenti post sul pensiero visivo. In questi giorni intensificherò i post del diario di questo laboratorio, stay tuned.
Di Giuseppe (del 29/10/2008 @ 08:28:28, in Diario, linkato 449 volte)
Questo qui sopra è il palcoscenico del
Teatro Paisiello di Lecce come lo vedono all'ingresso del teatro gli spettatori.
E' così che mi è apparso ieri sera appena vi sono entrato. Come si vede è una
grande bomboniera di legno. Salirci sopra per iniziare a lavorare come
assistente di un progetto teatrale curato da Antonio De Carlo di Scenastudio è
stata una grande emozione. E' iniziata con questa immagine di consacrazione
quasi questa mia avventura che mi vedrà impegnato fino alla fine di novembre. Un
grande teatro che ti accoglie sul suo palco è come una grande nonna che
ti abbraccia: tu ti senti accolto perché ti vuole bene e le vuoi bene ma ti
incute così tanto timore e rispetto perché tu sei all'inizio della vita, così
inesperto, così piccolo... Si porterà in scena Le Baccanti di Euripide e
da martedì 3 novembre sarò pronto a tenere traccia delle indicazioni, segnare
gli appunti, annotare le cose importanti e assistere il regista e il gruppo
nelle loro necessità. Una novità che mi sprona ma che anche mi spaventa.
Passione e adrenalina, un bel mix Questo blog mi farà da diario di lavoro,
di spunti e di testimonianze. Stay tuned...
Di Giuseppe (del 17/10/2008 @ 11:24:15, in Diario, linkato 455 volte)
Ma si può prendere un pullman sullo svincolo di uscita della superstrada?
Il pullman che ho preso io ieri, 16 ottobre, si ferma proprio là: uscita per
Ceglie Messapica sulla Taranto-Brindisi.
Appena arrivati sullo svincolo litigo con mio padre perché non capiamo dove
fermarci mentre l'autista ferma il pullman alle nostre spalle perché ha capito
tutto. Il pullman è grigio come la nostra punto, come l'asfalto, il guard rail e
la nebbia.
Ore
7:30, Taranto
Tutti i nodi vengono al pettine. L'Italsider, le raffinerie e i cantieri
navali hanno devastato uno dei terreni più fertili d'Italia e un mare tra i più
puliti e più ricchi di mitili del mondo. Ora, dopo decenni di morti per tumore e
di morti bianche, l'Italsider potrebbe chiudere grazie a un referendum. E' come
se Chernobyl rinascesse dopo il disastro nucleare. Un'altra piccola tegola per
Alitalia, dopo quella dei fondi Lehman Brothers di Colaninno: Emilio Riva
potrebbe ritirarsi dalla cordata.
Ore 10:00, vicino Potenza
Col gran caldo che c'è e un sole accecante, gli orti sono
fioriti a primavera. L'inverno, pur alle porte, sembra lontano. E pure i metri
di neve che l'altra volta ho visto da queste parti, in questo sud dove non si
crede che nevichi e dove invece quasi ogni inverno la neve ricopre tutto.
Ore 11 circa, dove non arrivò Gesù Cristo
Non ci siamo fermati a Eboli, dove non si fermò Gesù Cristo,
dove cioè Gesù Cristo non arrivò perché si è fermato prima come ci racconta
Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli. Eboli, quindi, come luogo al
di fuori della civiltà. Anche dalle mie parti si dice "Addò pirdìu li scarpi
Cristu": dove Gesù Cristo perse le scarpe e quindi non poté proseguire il suo
cammino. Gli atei saranno contenti di questo ma c'è poso da star allegri quando
ci si sente fuori dal mondo.
Ore 11:15 Salerno-Agri-Pompei
Salerno per me è stata sempre solo un nome su un biglietto in
viaggio verso Roma, come Battipaglia, Sicignano degli Alburni... mi pare di
sentire l'annuncio in stazione che ricorda le fermate intermedie.
Neanche stavolta mi fermo a Salerno, ma passiamo in mezzo alle
sue palazzine, alla sua zona industriale mentre poco prima scorgiamo uno
spicchio di mare. Palazzine ce ne sono tante, gli orti sembrano rigogliosi. La
città si è estesa per tutta la vallata. Sembra uno dei tanti tumori d'Italia.
Anche perché l'abitato comprende anche la vicina "Agri" (in realtà Angri ma il
segnale stradale ha perso la enne), a quanto vedo, che a me fino ad oggi
rimaneva sconosciuta. Agri dovrebbe stare per agri di terra, per terreno. Ma qua
di terra è rimasto solo qualche lembo. Sempre attaccati ci sono Pompei e
Castellammare di Stabbia.
Ore
undici e trenta circa, arrivo a Napoli
Da Salerno a Napoli c'è ormai una sola città. Ed è curioso che
all'ingresso a Napoli mi trovi di nuovo l'Italsider e le ciminiere che avevo
lasciato a Taranto. Solo i monti della Basilicata si sono sottratti alle
metastasi di questo immenso tumore. Gli abitanti di Atlantide e della Torre di
Babele furono meno arroganti degli abitanti della metropoli
Taranto-Salerno-Napoli. Eppure furono puniti per la loro arroganza. Il Vesuvio
ha già più volte fatto sentire la sua voce. Ma la prossima eruzione, forse la
più esplosiva di sempre secondo il National Geographic, seppellirà per sempre
questa arroganza.
Ore 14 e 30, centro di produzione Rai
In mezzora ho già sostenuto il mio provino e sono fuori dal
centro di Produzione Rai. Sono venuto più volte qui e sul set de La Nuova
Squadra a Piscinola. Tutto è sempre filato liscio e senza intoppi. Pur con
la loro indolenza i napoletani lavorano, sebbene i soldi siano pochi, gli
edifici vetusti e che loro sembrino pigri. Non chiedere loro precisione ed
esattezza, ma responsabilità e arte di arrangiare tutto si.
Ore quindici, piazza Amedeo
Ho due ore di libertà. Riesco a muovermi nella piccola e pur
disordinata metropolitana napoletana e mi trovo e decido di uscire a Piazza
Amedeo. Da qui si possono ammirare le belle palazzine liberty della "Napoli
superiore" dove c'è odore (o puzza a seconda dei gusti) di Illuminismo, di
Giambattista Vico, di Bendetto Croce, della prima ferrovia al mondo e cioè la
Napoli-Portici, di innovazione, di Napoli capitale. A noi ci ha rovinato
Garibaldi! Rivoglio il Regno di Napoli, senza i reali s'intende.
Dalle ore 16, lungomare
Maruzzella, Maruzzè'...
t'hê miso dint'a ll'uocchie 'o mare
e mm'hê miso 'mpiett'a me
nu dispiacere...
Stu core mme faje sbattere
cchiù forte 'e ll'onne
quanno 'o cielo è scuro...
Primma me dice "sí",
po', doce doce, mme faje murí...
Maruzzella, Maruzzé'...