Vitale's Blog
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 Eccomi qui : - )... di Giuseppe
 
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Non è compito dello psicologo capire quello che non capisce. Noi non faremo i ciarlatani e diremo francamente che a questo mondo non si capisce niente. Sanno tutto e capiscono tutto solo gli sciocchi e i ciarlatani… Coloro che scrivono, e gli artisti in particolare, dovrebbero ormai riconoscere che a questo mondo non si capisce nulla, come a suo tempo lo riconobbero Socrate e Voltaire.

Anton Checov
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Giuseppe (del 19/02/2010 @ 10:25:14, in Idee, linkato 676 volte)
Pubblico qui di seguito una sceneggiatura per una idea di corto pro Vendola. Riflette il mio stato d'animo rispetto a quanto di bello e nuovo sta avvenendo in Puglia con questa autentica rivoluzione che da queste parti stiamo vivendo. Nichi Vendola è stato definito un ufo politico dai giornalisti francesi per la sua grande diversità rispetto ai politicanti in lizza da troppo tempo in Italia e che badano solo a manovre sottobanco per lo più. Vendola è un autentico leader popolare e finora non ha tradito le aspettative. A me, sia chiaro, non piacciono tutte le sue politiche e tutte le sue scelte. Per esempio ho unìaltra idea per Taranto ma magari di questo parlerò in un altro post. Devo però riconoscere che questo grande uomo di sinistra sta scaldando i cuori di molti. Ecco allora come avrei realizzato io un corto su di lui se mi fosse stato possibile. Ho girato a diversi filmaker e comunicatori questa mia sceneggiatura ma non ha trovato seguito: chi non aveva tempo, chi non ha risposto e chi mi ha detto che la scelta del dialetto la renderebbe poco comprensibile. Sarà. Giudicate voi.

1. Cinema di paese/int./sera

Ore 20 circa. Siamo al bancone del bar di un cinema di paese. C'è un uomo (Giacomo) sui 45 anni, con la barba molto incolta e con una maglioncino rosso slavato e consumato, che sfoglia annoiato e con occhi spenti un giornalino di quelli gratuiti, con tanta pubblicità. Il grande foyer del cinema alle pareti ha manifesti di grandi spettacoli e di grandi personaggi degli anni '80 e tutto l'arredamento, un tempo splendido, risente dei tanti anni passati. Dall'interno del teatro si sentono passaggi di un discorso molto appassionato e applausi rumorosi.

Qualcuno (Cocu) spinge la vetrata che fa rumore. Vediamo apparire un omone sui 35 anni dai modi lenti e che appare come sempre incantato da qualcosa. Guarda a lungo, infatti, una locandina prima di rivolgere un sorriso (ricambiato) a Giacomo. Cocu iniza a fare una domanda con tutte le sue grandi difficoltà a parlare perché in evidente stato di "minorità" mentale.

COCU
Restando vicino all'ingresso.
No... no... non ci... non ci.... non ci... non ci stai lu... lu film stasera?

GIACOMO
Cocu ieni quani, pigghiti na cosa cu mei. Non ci nn'è film stasera.

COCU
Avanza a grandi falcate verso il bancone e poi si blocca. Dall'interno del teatro intanto si odono lunghi applausi.


Ho capito. Ho capito. Ma... ma... ma picceni si... si sentunu st'applausi? Nci stai nu comicu di Zeligghi?

GIACOMO

Versando del vermouth in due bicchierini.

No. E ci ti lu passa.

COCU
Ah ho capito. Ce nci stai... lu teatru stasera?

GIACOMO

Porgendo un bicchierino con il vermouth a Cocu.

Eh Cocu mia... hannu passatu quiddi tiempi. Na mbivi cu mei.

COCU

Facendo ampi gesti di diniego con mani e testa.

No zù, no zù, no zù, no zù. Mi... mi... mi... mi... mi faci mali a mei. Sorma no voli.

GIACOMO
Na mbivi mena, è liggeru e non ci tiscimu nienti a sorda.


Bevono tutto d'un sorso. Intanto i passaggi del discorso e gli applausi si fanno sempre più forti.


COCU
Ma ce nci stai na festa stasera?

GIACOMO

Colpito dalla domanda di Cocu. Resta qualche secondo in silenzio. Poi sorride mentre gli occhi gli si illuminano.


Ma lu sai c'ha ragioni? Ma lu sai ca avìa tanta tiempu ca no mi sintìa cussini, diversu... cuntentu va'.


Fa il giro del bancone. Gira il braccio attorno alla spalla e al collo di Cocu. Si incamminano abbracciati verso l'interno del teatro.


GIACOMO
Ieni ue' Co', ieni cu mmei. Sientulu puru tuni. Cu custu si apri lu cori e trasi nu picca di luci.


2. Immagini di repertorio di un discorso di Nichi Vendola in un cinema o in un teatro.

3. Claim: Nichi Vendola, la luce di Puglia.
 
 
Di Giuseppe (del 02/12/2009 @ 11:28:50, in Idee, linkato 359 volte)

Il pappagallo di GifteeQuesta qui a fianco è una delle quattro t-shirt di Giftee. Raffigura un pappagallo ed è "contro l’ignoranza e la mancanza di comunicazione, perché l’istruzione è evoluzione" come recita la sua presentazione. Ed è proprio in nome della comunicazione che segnalo la bella iniziativa di Giftee: è "una filosofia che nasce da un fondamento molto semplice: per ogni oggetto acquistato ne viene donato un altro nuovo ad una persona che ne ha bisogno", come si può leggere nel sito web. Mi è stata segnalata da Daniele Magliocca di Viralmente. Daniele mi ha fatto notare che si tratta di un progetto di commercio etico che si prefigge di fare, e soprattutto di “far fare”, beneficenza in maniera tangibile. Ai beneficiari, infatti, non viene spedito denaro ma un regalo in tutto uguale al prodotto da noi acquistato. In questo modo i vantaggi rispetto alla beneficenza tradizionale sono due:
  1. non viene spedito denaro che purtroppo spesso si perde nelle maglie della stessa beneficenza;
  2. ai bisognosi si fa un regalo e quindi non una elemosina.
Sviluppatrici del progetto sono Alessandra Mavridis ed Elisa Arrigoni che così spiegano in un'intervista la nascita dell'iniziativa: "Nasce dal desiderio di applicare le nostre conoscenze nel campo del design e della moda ad un progetto che possa essere non solo di commercio ma filantropico. Noi non ci poniamo come Onlus nè come produttori, ma come tramite e promotori di una filosofia che possa convogliare commercio e beneficenza".

Al progetto hanno già aderito ONLUS come Ai.Bi. (www.aibi.it), ONG GHANDI (www.asefasc.org), C.A.P.S.E. / ASPE (www.aspeonlus.org), ALDEAS AGAPE, ASSOCIAZIONE FAMIGLIA CABRINIANA (www.casanatalecabrini.com). Per maggiori informazioni visitare il sito http://www.giftee.it.

 
Di Giuseppe (del 11/11/2009 @ 09:42:49, in Idee, linkato 598 volte)
Google Wave like a star

E' da tempo che nelle discussioni sul web 2.0 e sul web 3.0 si parla tanto di conversazioni tra persone come una mensa dentro la quale esse possono sedersi e scambiarsi impressioni, idee, informazioni, conoscenze. Il Real Time Web è quel flusso ininterrotto di messaggi di stato, notizie, foto, ecc. nelle reti sociali al quale centinaia di milioni di persone nel mondo possono partecipare (velocità di connessione e accesso all'internet permettendo) e che sembra aver raggiunto l'interazione necessaria. Finora però mancava uno strumento che riunisse le persone allo stesso tavolo e nello stesso tempo e che desse loro strumenti e possibilità di realizzare delle conversazioni in cui email, messaggistica istantanea, wiki, social network, servizi basati sul web e chat fossero comprese nella stessa piattaforma. Google Wave ha reso possibile questo perché è una applicazione web, una piattaforma e un protocollo orientati al real time. Si basa sul concetto di wave, onda in inglese. Una wave è in parte messaggio di testo e in parte può essere foto, video, mappe e molto altro. Chi vuole saperne di più può leggere una scheda che ho preparato in proposito. Su youtube è anche disponibile un video in italiano.

Per ora vi si può accedere solo per invito. Perciò ho deciso di mettere in palio 5 inviti per i lettori del Vitale's Blog. Ecco le condizioni per aggiudicarsi il mio invito:
  1. postare qui sotto (o nei commenti di Facebook per chi leggerà il post nel social network) un commento presentando un'idea di utilizzo di google wave originale e creativa;
  2. saranno privilegiati coloro che hanno interessi nelle mappe mentali, nel problem solving, nel pensiero laterale, nell'utilizzo delle tecnologie di comunicazione online per lo spettacolo;
  3. sarà favorito chi si iscrive (avendone interesse) al gruppo Problem Telling su Facebook, dedicato alla Problem Telling Art: l'arte di trasformare i problemi in narrazioni interessanti.
Se non l'avete fatto apritevi un account su google e fate la richiesta per avere google wave. E ora che aspetti? Scrivi il tuo commento.
 
Di Giuseppe (del 14/09/2009 @ 14:57:49, in Idee, linkato 354 volte)
Grappolo umano alla festa dell'uvaSubito dopo un buon raccolto si è un po' stanchi ma soddisfatti e si guarda il raccolto con soddisfazione, con orgoglio e con i progetti che su di essi si fanno. Alla fine di una vendemmia si separa quell'uva che si mangerà presto da quell'altra che si userà per il vino e da quell'altra ancora che si essiccherà. Si pensa a quello che si farà da lì a presto e si fa qualche piccolo sogno e non da soli ma con quelle persone che ci sono più care e con le altre ancora con le quali vogliamo condividere le nostre mete. In tempi di crisi, poi, il raccolto, per quanto ridotto o malandato, è ancora più prezioso e si aguzza l'ingegno per impiegarlo nel modo migliore. Questo tipo di raccolto ce lo abbiamo tutti, proprio tutti, nessuno escluso: è quel piccolo tesoro che abbiamo nella nostra mente che sempre reagisce alle condizioni esterne e produce delle idee, alcune delle quali si rivelano perfette per noi.

Se poi queste idee si condividono con quelle degli altri, allora è una vera e propria vendemmia delle idee come quella che si è avuta dal 5 al 13 settembre online, come evento di Facebook. Per lo più è stato un brainstorming di gruppo dedicato alle idee per mettersi in proprio, come nell'esempio del Camion-Pizza. Ma il discorso è partito più a monte sul percorso stesso per generare e coltivare le idee. E di questo discorso abbiamo visto dei percorsi pratici di applicazione e 50 esempi, grazie ad una segnalazione di Bledi Shkurta. Nello Galiano ci ha invitati a riflettere sul clamoroso caso di The Million Dollar Home page, una grandiosa idea che ha consentito al suo ideatore di guadagnare ingentissime somme. Sullo stesso versante si trova google adsense segnalato da Alessio Sperlinga. Completano il panorama delle buone idee le storie a catena introdotte da Sergio Casiraghi e il caso di Wlliam Kamkwamba (segnalato da Antoinette Baira) che "ha pensato di costrure un genereratore eolico per fornire corrente alla casa di famiglia usando materiali di fortuna e molta creatività". La vendemmia delle idee è stato un piccolo caso di condivisione di idee, progetti, richieste, segnalazioni che è riuscita a dare una risposta, io credo, alla richiesta di chiarimenti sul valore della condivisione richiesti da Silvia Culasso. Ma c'è di più. Senza falsa modestia spero che questo evento sia un primo tentativo di quella "crescita delle idee" "regolata come in un processo biologico dove le molecole di un organismo vivente nascono, crescono e si aggregano per funzioni comuni in sistemi complessi, organi distinti ma interagenti tra loro" descritta così bene da Sergio Repossini che parla in un suo post di Brainware Revolution, in modo molto opportuno segnalata da Casiraghi.

Qualsiasi attività si voglia intraprendere o migliorare la relazione con le persone è sempre la chiave di volta ed è per questo che l'accento messo sulla fidelizzazione da parte di Antonio De Gaetani ci ha consentito di riportare il discorso alla sua dimensione essenziale, di cui gli interventi di Antonio Monizzi sul power network sono il giusto complemento. Ripartire dalla persona, dunque. Dalle sue passioni e dalla cura e dall'amore che mette nelle cose che fa. Come la cara Anna Sagace e la sue deliziose marmellate e i suoi fantastici dolci da me provati di persona ; - )  Solo facendo attenzioni ai gusti e ai sentimenti delle persone potremo allora compiere quelle ristrutturazioni aziendali di cui si è discusso con Angiola Pitzalis. E mai dimenticare i bisogni, le esigenze delle persone da cui nascono tante buone idee, come ci ha mostrato Silvia Altavilla. In fondo, la migliore idea è la persona.

Sono passati dieci giorni dall'inizio di questo raccolto e mi accorgo di avere in mano due grandi opportunità:
segnalato da segnalate dall'attento e partecipe
  1. la prima e più importante sono gli amici che hanno partecipato o curiosato, alcuni dei quali sono tornati a cooperare dopo il mio precedente evento Non Auguri Ma Progetti;
  2. alcune idee che ho selezionato e sulle quali inizierò a lavorare sempre in un'ottica di condivisione.
A cosa mi riferisco? Prima di tutto a quell'arte di raccontare i problemi che ho battezzato "Problem Telling" il cui sito web vi invito a visitare e che ho voluto anche promuovere con un gruppo in Facebook a cui vi invito ad iscrivervi. In inverno ci saranno i primi eventi di Problem Telling, a partire da Roma. Presto pubblicherò le risposte alle domande più frequenti in merito. E metterò l'accento sul valore dello storytelling e dell'improvvisazione nell'affrontare ogni problema e nel generare nuove vincenti idee. Stay tuned.
Ecco una mappa mentale di sintesi dell'evento.

 
Di Giuseppe (del 10/09/2009 @ 15:02:56, in Idee, linkato 344 volte)
Ortaggi su una sediaQuando l'economia va bene la gente ha voglia di allargare le proprie attività, di intraprenderne di nuove, di lanciarsi in arditi business. Quando va male e c'è aria di crisi le nuove idee imprenditoriali ristagnano perché si ha paura di non avere clienti, di non avede fondi e così via. Eppure il momento della crisi è, invece, il momento migliore per i nuovi progetti, per gli start up. Perché prima o poi tutto riparte e chi ha cominciato per tempo un'attività si trova con il vantaggio competitivo di essere stato il primo. E' una delle ottime riflessioni che accolgo dal post di Trent Hamm, blogger di professione, sul business al tempo della crisi. Il tempo della crisi è un tempo propizio per mettere in pratica una qualche buona idea perché quest'ultima molto spesso prescinde dall'impiego di investimenti. Proprio così: si può iniziare un affare senza soldi. Può sembrare strano ma molte storie di successo iniziano in effetti senza impiego di capitali. E il perché di questo è presto detto se si pensa che un'attività di business è soprattutto il proprio hobby più i benefici che la sua pratica apporta. Abbiamo già dimostrato come la migliore idea d'impresa sia in realtà l'espressione di noi stessi. Non deve meravigliare che essa abbia a che fare con ciò che più ci piace fare. E' bene quindi non pensare a ciò che alla gente potrebbe o non potrebbe piacere, ma è a noi stessi e a quel che più ci aggrada e diletta che dobbiamo pensare. Può sembrare un paradosso ma è così.

Lo so che gli esperti di marketing di fronte a queste affermazioni storcono il naso ma invito a guardare, invece, a quella galassia dell'
economia informale della quale fanno parte gli artisti di strada, ad esempio, o i titolari del camion-pizza, giusto per fare due esempi. Perciò spegniamo il pc e prendiamo carta e penna per scrivere un bell'elenco di attività che ci piacerebbe fare, magari con l'aiuto di semplici disegni, perché in questi casi il pensiero visivo stimola la fantasia. Ma ancor meglio sarebbe usare una o più mappe mentali. Lasciamo riposare questo rimescolamento dell'immaginazione per una settimana abbandonando i nostri appunti e pensando ad altro. Poi torniamo su questa lista e al suo interno vi troveremo il business più adatto a noi. E' un efficace e prezioso consiglio questo di Trent Hamm. E il passo successivo è di fare un'altra lista: quella dei modi in cui quella attività può farci guadagnare soldi, senza avere fretta beninteso. A patto, però, che a quella attività si dedichi sempre più tempo e si studino a fondo i casi simili. Il successo, si sa, nessuno può garantircelo a priori. Però non sapremo mai se possiamo arrivarci se prima non ci proviamo. Perciò il consiglio è di partire non appena si è maturata un po' l'idea e si ha una prima attrezzatura per cominciare, senza aspettare di partire in grande stile e con ingenti capitali.

Solo sbagliando, strada facendo, rimuovendo gli ostacoli potremo migliorare la nostra idea e arrivare al successo. Badando però a non tradire
la fiducia delle persone con cui abbiamo a che fare, specie online dove la reputazione è tutto. E questo lo sa bene Beppe Grillo che con il suo blog non ha creato solo un movimento d'opinione che pian piano si sta spostando nell'agone politico, ma un grande business. Ma passiamo ora ad una serie di esempi di attività che si possono intraprendere in questo periodo. E' sempre Trent Hamm a suggerirci queste attività con ben 50 idee in proposito. In questo elenco si parla di tanti lavori possibili: si va dall'antiquario al blogger di professione, dal decoratore di dolci al coordinatore di eventi, dal venditore di garage al preparatore di pasti da portare via, dal personal shopper all'organizzatore di matrimoni. Ce n'è per tutti i gusti e tutte le tasche. Ma non è esaustivo. Sono sicuro che consultandolo anche a te verranno in mente altre possibilità. Perciò ti invito a scriverle e a venircele a raccontare nell'evento di Facebook La vendemmia delle idee: hai tempo fino a domenica 13 settembre 2009.
 
Di Giuseppe (del 09/09/2009 @ 17:56:41, in Idee, linkato 611 volte)
Coltivazione di un bonsaiCome si fa a generare una nuova idea imprenditoriale e, più in generale, una nuova idea di attività? E' un lampo di genio o ci si può arrivare un po' alla volta? Una buona idea non si cerca come se fosse un oggetto perso da qualche parte ma si genera, come abbiamo già visto. Ed è connaturata a noi stessi, è l'espressione di noi stessi: siamo noi la migliore idea. Detto questo come si fa a piantare un buon seme di idea e poi a farlo fruttare? Con questo post di oggi voglio riportare 9 percorsi per farlo sulla scorta di quel che afferma il businessman e saggista Paul Hawken in Come scegliersi un'attività e farne un business.

  1. Ricreare ciò che si è perso. Si tratta di rimettere in piedi un'attività che non si svolge più ma che è ancora necessaria. Hawken fa l'esempio di una banca dove il personale conosce davvero bene ogni cliente e ogni problema o necessità di quest'ultimo è davvero ascoltata. E un'idea di questo genere è stata realizzata da Carl Schmitt con la University National Bank a Palo Alto. Sulla suggestione di questa idea a me viene in mente l'idea di ricreare una tontina. Le tontine sono delle associazioni molto antiche in cui i partecipanti pagano una quota e alimentano una cassa comune di cui ciclicamente dispongono per portare a termine i loro progetti. Esistevano in Italia fino agli inizia del secolo ma poi sono state soppiantate da forme di investimento di tipo speculativo. Ora sono attive in stati come Camerun e Senegal ma in questi scenari di crisi finanziaria ci sarebbe buon terreno per riportarle alla luce. Ma non c'è solo il settore finanziario a cui attingere. Potrebbe andar bene anche il rimettere in piedi attività come il ciabattino, la ricamatrice e altre. Per esempio questa estate ho cominciato un'attività simile all'antico cantastorie: il contacunti, il narratore di cunti.
  2. Arricchire il luogo comune. Paul Hawken dice che chiunque si mettesse a cucinare un hamburger come si deve non avrebbe difficoltà ad avere successo. Ho l'impressione che ciò possa avvenire non solo con gli hamburger. La chiave di questo percorso si trova nel riportare un prodotto alla sua essenza. Viene infatti cucinato e servito malamente nei fast food. Ma se noi ci mettiamo e lo valorizziamo come si deve può diventare un piccolo business. E questo sta già avvenendo nel settore alimentare con prodotti come i formaggi, la carne e altri. Per esempio sono numerosi i Gruppi di Acquisto Solidali che acquistano direttamente da produttori locali frutta, verdura, uova e altro. Un altro esempio può riguardare gli internet point. All'inizio si pensava che fosse chissà quale business ma dopo poco tempo in molti hanno chiuso e oggi ne restano ben pochi in giro. Alla stazione Termini di Roma ce n'era uno grande, con molte postazioni che è sparito nel volgere di poco tempo. E la ragione di questo è dovuta al fatto che la gente non entrava perché non sapeva usare un pc. Ancora oggi in Italia assistiamo a un analfabetismo informatico molto diffuso. Ed allora penso che ripristinare un internet point oggi con dei corsi per imparare le cose essenziali e un tutor a tua disposizione potrebbe essere una buona attività.
  3. Alzare i livelli. "Avviando un'impresa, non bisogna mai cercare soltanto di eguagliare la concorrenza. E' importante esaminare da vicino il prodotto o l'attività che interessa e preparare un elenco dettagliato di tutte le caratteristiche che possono migliorare questo prodotto o attività agli occhi del cliente". Molto meglio trovarsi dalla parte di chi fissa le mete invece che da quella di chi le rincorre no?
  4. Ripristinare un business. A volte può essere una buona idea ripristinare un business che si crede ormai esaurito. Per esempio i drive in erano stati accantonati ma poi sono tornati. 
  5. Scoprire il business nel business. A volte succede che si tengano diversi articoli di più settori nel proprio negozio. E potrebbe essere una buona idea specializzarsi in un solo settore e rimuovere il resto.
  6. Essere i più completi. Abbiamo un prodotto o un servizio? Bene, è l'ora di fare di esso il più completo, il più fornito e il più in vista di tutti. Dobbiamo farne il termine di paragone su cui si misureranno i nostri concorrenti. Non adeguiamoci  ad un criterio ma stabiliamolo noi.
  7. Essere anziché fare. Perché alcune aziende sono longeve e altre spariscono nel volgere di poco tempo? Spesso quelle longeve sono tali in virtù di un leader carismatico, di solito il fondatore: è lui che dà una impronta duratura alla sua azienda e una guida etica per tutti i successori. Pensiamo ad Enrico Mattei, che invece di smantellare l'ENI ne fece un'azienda capace di rivaleggiare con le sette sorelle del petrolio. Un'etica, la sua, forgiata nella Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale. Non dimentichiamo anche altri grandi imprenditori come Adriano Olivetti ed Henry Ford, di cui parlo in un post sull'ottimismo.
  8. Ridurre i costi. Questo non vuol dire per niente che bisogna pagare di meno il personale o esternalizzare le aziende in posti del mondo dove la manodopera costa di meno. Fare questo significa trovarsi sulla strada sbagliata. Non è sulla pelle dei lavoratori che si riducono i costi che tra l'altro in questo modo si sentono frustrati e producono sempre di meno e sempre peggio. Non mi stupisce la profonda crisi dei distretti industriali. Ridurre i costi vuol dire vendere nel modo più diretto possibile, senza intermediari. "Dal produttore al consumatore", dunque, secondo una nota e fortunata formula.
  9. Dare allegria alle nostre attività. E qui il termine "allegria" fa subito venire in mente mister Allegria, Mike Bongiorno scomparso ieri 8 settembre 2009. E insieme a lui ci viene in mente il fatto che "la vendita al dettaglio sta diventando parte intrattenimento, parte spettacolo, parte fornitura di merce" come scrive Paul Hawken. Ed allora non lasciamo che l'intrattenimento sia appannaggio solo dei centri commerciali. Con questo non voglio dire che dobbiamo imitarli ma nella nostra idea imprenditoriale o nella nostra attività l'allegria se manca tutto il resto non ha senso. Meglio chiudere e fare altro. Ma non solo. Facciamo diventare spettacolo, intrattenimento la nostra stessa attività. E qui gli esempi provenienti dal guerrilla marketing sono numerosi. Se poi vi volete divertire con il marketing, che non è una brutta bestia, io ho coniato persino il Nothing Marketing
Ora mettiti con carta e penna sulla tua scrivania, magari con l'aiuto di una mappa mentale (che non è una malattia), e sviluppa questi 9 suggerimenti o pensane tu stesso altri. Alla fine, lo avrai capito, non è tanto l'idea, geniale o meno che conta, ma quanto essa scorra in modo naturale dalla tua personalità e quanto sia capace di sfidare le attuali regole del mercato. Sappi che non sei solo in questo percorso e fino a domani, giovedì 10 settembre, puoi venire a discuterne ne La vendemmia delle idee.
 
Di Giuseppe (del 08/09/2009 @ 15:43:26, in Idee, linkato 356 volte)
La migliore idea è connaturata al nostro stesso essere e ai nostri interessi. Perciò anche se ci rubano l'idea nessuno potrà realizzarla come noi. Perché essa è espressione del nostro mondo, delle nostre passioni e della direzione che vogliamo dare alla nostra vita. Perciò nessuno meglio di noi saprà farla nascere e coltivare. Equesto a partire dalla nostra relazione con le persone basata sulla sincerità. La vendemmia delle idee prosegue con questo post, con degli esempi, dedicato alla radice dell'idea stessa: noi stessi.

Sei tu la migliore idea
"L'idea d'avanguardia capace di diventare un successo strepitoso è quella che si trova a portata di mano, in casa o in ufficio, in garage o in giardino. E' là, ma tutti gli altri non se ne accorgono. E ci ritroviamo a rosicchiarla quasi fosse un osso". Sono parole di uno che di idee e di come realizzarle se ne intende: Paul Hawken, imprenditore di successo, ambientalista, autore di diversi best seller e consulente di governi e aziende. E sono tratte dal suo saggio Come scegliersi un'attività e farne un business. All'interno di esso Hawken cita spesso in proposito Steve Jobs, che, com'è noto, sviluppò il personal computer proprio nel garage di casa. Accade infatti spesso che si creda che per avere una idea davvero innovativa e geniale si debba girare il mondo, visitare chissà quali posti, fare chissà quanti anni di studi, pagare fior di soldi per mega-consulenze quando invece l'idea buona è proprio sotto il naso e per tanto, troppo tempo non l'abbiamo vista, l'abbiamo ignorata. Essa si trova laddove viviamo la nostra quotidiana vita. Fa addirittura parte di noi. Scrive Hawken: "Una buona impresa e un buon romanzo sono la fedele e limpida espressione di noi stessi". Per questo nel mio post di ieri, dedicato alla coltivazione delle idee dicevo che una buona idea non potrà mai essere rubata.

Se è una buona idea è troppo tardi
La migliore idea è quella che è dentro di noi, nella profondità del nostro essere. Fa parte di noi stessi, della nostra personalità. Perché l'idea è solo la punta dell'iceberg che è la nostra vita. Perciò se ci rubano l'idea non potranno mai rubarci la nostra esistenza ed è quest'ultima la vera chiave del successo. E' un po' come se ci rubassero la porta ma la chiave della serratura rimane in mano nostra. Chi altri potrà aprire quella porta che a quel punto diventa inutile? Quindi a ben poco vale l'opportunismo. La finanza mondiale agisce con criteri di opportunismo e abbiamo visto tutti a quale enorme crisi ci ha portato. Di fronte a questa economia di carta è molto meglio una attività manifatturiera che produce reale crescita economica. Domenica scorsa, ad esempio, ho dato spazio al business del Camion-Pizza. Un'idea, quest'ultima, che quando sarà nata sarà sembrata bizzarra alle prime persone che l'hanno sentita che avranno esclamato cose di questo genere: "Ma dai, chi vuoi che venga a mangiarsi la pizza a un chiosco con le ruote! La buona pizza va mangiata in pizzeria, magari con forno a legna" ecc. ecc. La vera buona idea lascia infatti perplessi quelli che la sentono la prima volta. Se invece enunciamo un' idea e ci dicono subito che è buona potrebbe essere tardi per realizzarla. Una vera buona idea o sfida lo stato attuale del mercato oppure dà nuovo valore o nuovi orizzonti ad esso. L'importante è che non sia troppo in anticipo sui tempi, che non sia troppo originale insomma. Non deve discostarsi troppo dalla realtà.

Alcuni esempi
Una buona idea inizia "dove l'attrezzo si rompe, il servizio fallisce, la scarpa stringe" scrive Hawken. Essa inizia, in altri termini, da una necessità. Alex Tew ha creato una pagina web che gli ha fruttato oltre un milione di dollari partendo dalla sua necessità di finanziarsi i suoi studi universitari, che poi ha abbandonato perché rivelatisi inutili a quel punto visto che aveva  imparato cose fondamentali come semplicità e concretezza. E che dire del sagrestano analfabeta Albert Edward Foreman che riuscì ad aprire dieci tabaccherie di successo a Londra. La sua idea di aprire una tabaccheria gli venne il giorno che era stato licenziato e aveva una voglia di fumare. Non riuscendo a trovare una tabaccheria in giro decise di aprirne una e da questo nacque un piccolo impero imprenditoriale. Niente ricerche di mercato, niente sondaggi, niente studi ma solo la sua integrità di uomo.

La lunga durata
Albert ci insegna che non è l'astuzia che ci fa avere buone idee ma il suo contrario: la sincerità. Ed il perché di questo è presto detto se si pensa che il mercato non si conquista. Il mercato è fatto di persone che non desiderano una vendita aggressiva. Ma, al contrario, desiderano potersi fidare di un loro fornitore ed avere con quest'ultimo una relazione che dura nel tempo. Perciò sono bandite le pubblicità onnipresenti, le vendite a piramide, i call center. E' invece benvenuto il permission marketing: i venditori devono ricevere il permesso da parte degli acquirenti prima di proseguire nella relazione commerciale che è comunque nutrita prima di tutto da informazioni che mirano a coltivare i principali interessi delle persone coinvolte che in qualunque momento possono tirarsi fuori da questa relazione. "Le buone idee imprenditoriali forniscono alla gente qualcosa che era là, proprio là - o non c'era - da sempre, ma nessuno l'aveva riconosciuto. Quando voi lo riconoscete e lo fornite, la gente lo compra".

Vieni a vendemmiare con noi
Ma come si può generare una buona idea di successo? Ci sono dei percorsi, dei "trucchi", dei suggerimenti? La riposta è si e la esamineremo nel post di domani in questo blog. Intanto se questo post ti fa a pensare a qualcosa (di conferma o di critica) vieni a dircelo nella vendemmia delle idee (per gli iscritti a Facebook). Altrimenti c'è sempre la possibilità del commento qui sotto.

 
Di Giuseppe (del 07/09/2009 @ 18:32:03, in Idee, linkato 409 volte)
Una buona idea non è un ago da cercare in un pagliaio ma è piuttosto una piantina da coltivare a partire dalla semina e fino al raccolto. Continua La vendemmia delle idee con questo post che riprende un passaggio del libro Come scegliersi un'attività e farne un business di Paul Hawken. Ieri abbiamo esminato il caso del Camion-Pizza. Oggi lasciamo spazio a una riflessione sulla genesi delle idee.

Una buona idea non si cerca.
Avere una buona idea non è come trovare un oggetto che si è perso. L'idea non è qualcosa che sta in un posto e che aspetta di essere trovata dal primo che passa. Chi la cerca in questo modo è sulla strada sbagliata e non avrà mai una idea. Spesso si crede che il successo imprenditoriale di qualcuno sia dovuto a una idea geniale, quando non si ritiene che sia dovuto ad altro, magari con malcelata invidia. Il senso comune dipinge l'idea come una sorta di miracolo, molto difficile da ottenere. E si continua a passare un'esistenza nella convinzione di non avere la giusta creatività per arrivarci. Si confonde l'idea con il sogno e in nome delle proprie responsabilità terrene si ritiene sia meglio tenere i piedi ben puntati in quel che si ritiene essere il terreno. E chi ha un'idea viene visto come qualcuno di pericoloso, da cui stare alla larga, che può consumare delle risorse in modo scellerato. Di questo passo si uccide ogni facoltà mentale che potrebbe nutrire delle idee. Al massimo si ritiene che tutti possono avere delle idee, come sterile attività del cervello.

L'idea migliore si coltiva.
Una buona idea è come una piantina che spunta in primavera dal terreno. Come tale viene alla luce solo dopo che il seme è stato deposto nella buona terra. Ha quindi poco a che vedere con l'economia o con il genio o con quant'altro ma piuttosto riguarda l'ambito della biologia e quindi dell'agricoltura. Avere un'idea è un processo naturale non dissimile da quello della vita di una pianta. E quando una piantina spunta in marzo essa va tenuta al riparo del gelo, va coltivata con sapienza e cura. Quante volte succede che abbiamo delle idee ma subito le bruciamo? Occorre pazienza e persveranza. Spesso poi occorre innaffiarla, secondo le esigenze. Ad un certo punto del suo sviluppo, poi. occorrerà potarla.

Condividi la tua idea.
Quante volte tiè venuta un'idea e hai pensato di tenertela per te, la più segreta possibile? Quasi che non appena enunciata essa potesse esser rubata da qualcuno che mettendola in pratica possa guadagnare milioni di euro. Ora, a parte il fatto che solo di rado qualche idea raggiunge tale volume d'affari o fa guadagnare subito soldi, una vera buona idea non potrà mai essere rubata per quanto l'ideatore la comunichi al mondo. Vedremo meglio il perché di questo nel prossimo post domani. Qui mi limito per oggi all'appello alla condivisione delle idee in questa settimana, durante la quale è in corso La vendemmia delle idee.


 
Di Giuseppe (del 06/09/2009 @ 14:29:43, in Idee, linkato 1504 volte)
Che cosa fare quando la tua azienda ti mette in mobilità o ti licenzia? Oppure quando sei  senza lavoro? Riporto una storia di successo e tento una riflessione sull'economia informale. Infine vi invito a partorire nuove idee.

Camion-Pizza

Lo stabilimento Peugeot in Alsazia promuove un piano di riduzione del personale volontario. Il ventottenne Sylvain Barth ne approfitta e mette in piedi la sua attività di pizzaiolo ambulante con tanto di Camion-Pizza. E non è l'unico perché in Francia c'è un grande successo di questa attività, sin dal 1962 quando Jean Meritan lanciò per primo in Francia questa attività, dopo una vita passata come steward sulle navi da crociera nel Mediterraneo. Ne parla oggi Domenica, l'inserto culturale domenicale de Il Sole 24 Ore. E riferisce , in seguito, della voglia dei francesi di mettersi in proprio perché molti giovani senza lavoro frequentano la scuola per pizzaioli.

La capitale di questi camion-pizza è Marsiglia: ce ne sono 54 ufficiali per la città e 400 in tutto il dipartimento, con tanto di rigorosi controlli e di severe autorizzazioni da ottenere. Tuttavia è un'attività, questa, che non conosce crisi, costituita da vere e proprie imprese familiari che spesso si tramandano di generazione in generazione.  20minutes.fr ci racconta in un bel post questa realtà, fatta spesso anche di turni di lavoro con molta fatica e orari pesanti. Ma anche a Parigi non mancano questi chioschi ambulanti. Ce n'è uno, ad esempio, raffinato davanti al celebre Café 104 a rue d’Aubervilliers.

Quello del camion-pizza è un business sociale: questi pizzaioli danno un notevole contributo di integrazione e socializzazione delle persone. Lo spiega bene una bella inchiesta di Pascale Hulot et Christian Apothéloz. Per il quartiere si tratta di punti di ritrovo, di riferimento spesso in tante realtà che di urbano hanno solo delle brutte palazzine. La loro è una economia informale ma questo non vuol dire che vivano nella miseria, tutt'altro. Questo tipo di precarietà non va confusa con l'indigenza. Ma che cosa bisogna avere per ottenere successo in questo campo? Ce lo spiega il sociologo Michéle Peraldi: "Quelli che riescono nell'economia informale, non sono coloro che hanno più soldi o la migliore formazione, ma quelli che hanno un capitale di relazioni". Bisogna essere conosciuti e se non lo si è adoperarsi per diventarlo, passo dopo passo. Quest'estate ho un po' sperimentato questo tipo di soluzione facendo l'attore di strada con tanto di cappello per terra per raccogliere le offerte dopo le mie peformance. E ho potuto constatare che le serate migliori erano quelle in cui riuscivo a socializzare con il mio piccolo pubblico di spettatori.

Ho voluto dedicare un post a questa attività perché mi sembra congeniale a La vendemmia delle idee, in corso in questi giorni. Mi sono ritrovato, infatti, con diversi amici a realizzare quello che ho definito un "New Ideas Brainstorming Event": un evento cioè di brainstorming per partorire nuove idee. Si tratta di un evento online per scambiarsi delle idee, delle prospettive e degli approcci ad alcuni problemi. Protagonista ne è ciascun partecipante che può scambiare tutto questo con gli altri. E' un evento che nasce dalla necessità di ricominciare le proprie attività dopo l'estate. Viene incontro a chi deve inquadrare quelle che sono le prospettive, buone o meno buone, della nuova stagione. E valorizza quel bisogno di incentivare la creatività per far fronte agli attuali scenari di crisi. Vieni a saperne di più.
 
Di Giuseppe (del 09/03/2008 @ 19:29:04, in Idee, linkato 570 volte)
Pubblico un articolo che recensisce il sito www.e-theatre.it, nuovo sito dedicato agli spettacoli teatrali che si possono vedere online. Questa recensione è critica verso la modalità con cui oggi si "deportano" i ragazzi delle scuole a teatro. Ed è invece favorevole alla "sperimentazione di diverse ritualità che mettono in posizione dialettica lo spazio fisico del teatro e quello immaginario del web". Questa sperimentazione è una necessità se si vuole parlare agli spettatori perduti e che si potrebbero riconquistare. Apprezzabile, quindi, l'iniziativa del teatro romano di via Capo d’Africa. Ma ci sono due punti sui quali gli autori del sito non hanno lavorato e che sono irrinunciabili:
1) l'usabilità e l'accessibilità del sito sono state dimenticate;
2) non è sufficiente mettere gli spettacoli online nudi e crudi, così come sono. Questa operazione richiede una più ampia riflessione sullo statuto dello spettacolo online.
Su questo secondo punto sto preparando un articolo che pubblicherò presto. Ecco intanto l'articolo che segnalavo. I grassetti sono miei.

Www slash, il teatro va in rete e si salva
di Katia Ippaso
dall’inserto Queer di Liberazione del 9 Marzo 2008

Ciclicamente ci si interroga sul futuro del teatro, sulla sua sopravvivenza. Per le ultime generazioni cresciute con l’Ipod e la web camera incollate al corpo, come fossero estensioni di una nuova sensorialità attraverso cui captare i segnali del mondo di fuori e quelli del mondo di dentro, il solo fatto di spostarsi, andare in uno spazio chiuso, pagare un biglietto e assistere in silenzio per due infinite ore ad una rappresentazione in cui un essere umano parla con un altro essere umano rivolto ad altri esseri umani, deve apparire un bizzarro anacronismo, il residuo di un’abitudine preistorica.

“Deportati” a teatro da modesti insegnanti inquinati dalla convinzione che l’arte scenica sia espressione di una cultura “alta”, migliaia di studenti sono quotidianamente costretti a fare esperienza del sacrificio. Il più delle volte, incontrano spettacoli brutti e opachi, residui di quel “teatro di rappresentazione” in cui un attore declama le parole di un personaggio scritto da un autore con la a maiuscola in uno scenario ridicolo. Quand’è così, non c’è più niente da fare: il teatro, questi ragazzi, non se li riprenderà più. Capita però anche il contrario, capita, per esempio come è accaduto a me all’inizio degli anni Ottanta, di entrare contro il consiglio dei professori in uno spazio come La Piramide (che oggi non esiste più) e di assistere al ripescaggio di Pirandello chi?, la prima regia di Memè Perlini: la potenza delle immagini, il girotondo di figure picassiane agitate dalla musica, il dispositivo da teatrino delle apparizioni, era qualcosa che muoveva da dentro, che disponeva l’inconscio al lavoro, nella sua conturbante e radicale giovinezza. Fu in qualche modo un rito d’iniziazione. In questo preciso momento, il teatro manifesta di nuovo una sua disperata vitalità, ma è necessario che aggiorni le sue pratiche. Il problema non è mai dei giovani (che secondo una logica paternalistica molto violenta apparirebbero deconcentrati e infetti per la sovrabbondanza di immagini, quindi incapaci di stare buonini a teatro), ma dei cattivi maestri, che sono morti da tempo e non lo sanno.

Online Theatre


Detto questo, l’idea di Simone Carella e Ulisse Benedetti di affiancare alla normale programmazione del Nuovo Colosseo un sito che manda in diretta, in streaming, tutto quello che il teatro romano di via Capo d’Africa produce e ospita (www.e-theatre.it), è un un segnale critico di ascolto di quelli che sono gli impulsi, né giusti né sbagliati, del contemporaneo. Da Carella e Benedetti, tra i creatori dello storico Beat 72 (dove, fra l’altro, Pirandello Chi? di Perlini debuttò all’inizio degli anni Settanta), ci si sarebbe aspettati un’operazione nostalgica, invece questi due maturi signori si sono fatti delle domande. Per esempio: «Perché non stimolare gli artisti a produrre di più, arrivando a concepire non uno spettacolo all’anno che sta in scena quindici giorni e poi scompare, ma uno spettacolo al mese che può essere rappresentato anche una sola sera ma che sul portale si può vedere in qualunque momento del giorno e della notte?». L’idea è quella di creare un network che arrivi a dialogare anche con altri teatri non necessariamente italiani, operando non solo come archivio ma anche come sperimentazione di diverse ritualità che mettono in posizione dialettica lo spazio fisico del teatro e quello immaginario del web, disegnando una figura spettatoriale più mobile e obliqua. Lo stesso vale per l’autore: in futuro, chiunque potrà mandare le sue micro-drammaturgie girate magari col telefonino a casa propria o nei giardini pubblici. Intanto, se si va sul sito, si possono vedere alcuni spettacoli integrali di Marco Solari e di Pierpaolo Sepe, piuttosto che reading di poesia e installazioni d’arte: opere segnate da una forte tendenza alla decostruzione della forma e del senso comune, dove la spontaneità apparentemente distratta dei segni opera come un virus dentro il corpo sociale. Chi l’avesse perso a teatro, può recuperare su questa singolare You Tube del teatro Antò le Momò di Andrea Cosentino, irresistibile avanspettacolo della crudeltà che invece di coprire i misfatti li smonta, gettando vorticosamente sul palcoscenico Barbie, maschere, antenne, tubi, materiali di riciclo e racconti bucati dal cortocircuito tra alto e basso: è il caos primordiale che bolle nel ventre molle del consumo culturale.

 
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