Ottima slideshow in inglese su come utilizzare le mappe mentali per il business. Inizia dalle basi, spiega cos'è una mappa mentale, illustra gli usi e infine dà delle risorse per realizzarle. Gli utenti che leggono il blog in Facebook possono vedere le slide sul sito shelley-ann.com.
Aiuto! Ho bisogno d'aiuto. Io che da alcuni giorni mi sono messo in soccorso degli altri con "Soccorso Vitale" oggi confesso di aver io bisogno di soccorso. Ho bisogno di un soccorso per la mia testa, per i miei pensieri, per le mie idee. Essi sono ogni giorno minacciati dall'overload di informazioni, dalla grande quantità di letture, dibattiti, parole dette e scritte, dai tanti post sui blog, dai link condivisi su Facebook. Ogni sera quando vado a dormire mi scoppia la testa e ho degli incubi: sogno tanti topi che mi rosicchiano il cervello! Ed è allora così che mi nasce il desiderio di spegnerlo il cervello, di non pensare, di lasciarlo tranquillo a mollo nella testa, come il baccalà. Mi viene in soccorso allora la televisione con i tanti cabarettisti che mi fanno ridere e non pensare, con un film d'azione che non mi faccia rosicchiare la testa per scoprire chi è l'assassino come nei gialli. Oppure ancora preferisco uscire quasi ogni sera e dimenticare i brutti pensieri nell'alcool, oppure in discoteca e magari anche nelle pasticche. Meno penso e meglio è.
Un percorso vero a metà: non mi ubriaco e non mi drogo La mia unica droga, quando c'è, è il sesso ma questo è un altro discorso Ma purtroppo, invece, c'è chi lo fa. Ad altri invece capita, purtroppo, di subire la malattia della depressione, dell'abulimia o dell'anoressia o ancora altre patologie. Proprio a proposito di abulimia e anoressia Joseph Novak scoprì che i soggetti che ne sono interessati utilizzano delle strategie basate sull'apprendimento meccanico e si sentono impotenti riguardo al loro apprendimento. In altre parole tendono ad avere un apprendimento basato solo sull'imparare con il solo uso della memoria, senza capire il senso di ciò che imparano e quindi dimenticano presto e nulla rimane nella loro memoria a lungo termine. Non imparano un bel niente così. Questo perché come dice Novak in L'apprendimento significativo (Erickson, 2001, p. 40) "le esperienze umane che determinano sentimenti fortemente negativi possono contribuire alla rottura della normale interazione tra come si pensa, si sente e si agisce". E' quindi una questione di organizzazione della conoscenza, delle informazioni, dei pensieri. E in questo le mappe concettuali e le mappe mentali (da non confondere tra di loro) svolgono un ruolo da primi attori.
Prendiamo ad esempio uno dei casi d'uso delle mappe mentali suggerite dal loro creatore, Tony Buzan. Al capitolo 18 del suo libro Mappe mentali (NLP ITALY) suggerisce infatti di usarle per l'autoanalisi. Esse ci sono di grande aiuto nel chiarire i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Avere una immagine esteriorizzata di noi stessi può darsi che renda meno probabile la sofferenza per le infelici conseguenze di decisioni che vanno contro la nostra natura e i nostri reali bisogni e desideri, come fa notare Buzan. Possiamo allora usare le mappe mentali per prendere delle decisioni delicate ma anche per fare un riesame di noi stessi, dei nostri convincimenti e dei nostri bisogni. Ci aiuteranno molto le mappe mentali. Tutti coloro che le usano migliorano la loro salute, il loro stato mentale, le loro relazioni e il loro lavoro.
Utilizzo le mappe mentali e le mappe concettuali dal 2005. Esse hanno rivoluzionato e migliorato il mio già buono sistema di apprendimento: è una delle cose che meglio mi riesce nella vita l'imparare, testimoniato non solo dagli alti voti a scuola ed università, ma anche dalle attestazioni di collaboratori ed amici. Le mappe mi hanno dato quella rapidità e leggerezza di pensiero che mi mancavano e che tanto ammiravo ed ammiro negli scritti e nelle lezioni di Italo Calvino. Ma c'è molto di più. Mi hanno salvato in diversi periodi di difficoltà, di abbattimento e di depressione personale. Fanno parte della mia interfaccia con la realtà ormai, tanto che insegno anche a realizzarle. Sono così potenti che possono cambiare le nostre abitudini e il nostro rapporto con il pianeta terra. Se l'argomento ti interessa e vuoi approfondirlo puoi sfogliare un percorso che ho dedicato loro.
Cosa pensi di questo post? Commentalo qui sotto o vieni a discuterne. Pensi che le mappe del pensiero possano esserti utili? Iscriviti alla newsletter o contattami. Vuoi scoprire le altre risorse di "Soccorso Vitale"? Visita la pagina dell'evento.
P.S.: ho realizzato questo post in pochi minuti perché, prima di scrivere, ho usato una mini-mappa mentale cartacea per recuperare le info su quanto già avevo scritto in proposito e per esprimere quanto di nuovo avevo da dire.
Oggi è il Blog Action Day, l'evento annuale al quale partecipano blogger di tutto il mondo che postano sullo stesso argomento. Quest'anno il focus è sui cambiamenti climatici, dato che dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen ci sarà la Conferenza sui cambiamenti climatici, alla quale parteciperanno i maggiori leader della Terra. Ho deciso di onorare la giornata postando qui sotto la mappa mentale che Matthew Lang ha realizzato apposta.
Vi consiglio di stamparla e tenerla su una bacheca sempre sott'occhio. Trovate un formato più grande della mappa sul blog di Matthew. Lo consiglio perché contiene tutto ciò che c'è da sapere e da ricordare di essenziale sui cambiamenti climatici, perché le azioni da intraprendere diventino nostro quotidiano stile di vita. Noi possiamo cambiare il clima del nostro pianeta ogni volta che mangiamo, ci spostiamo e giochiamo. Più facile di così!
Lunedì
scorso, 23 marzo, ho avuto una straordinaria occasione di benefica potatura dei
pensieri. E che proprio di potatura dovesse trattarsi mi è apparso non appena
sono sceso dal treno che mi ha po(r)tato a Brindisi nel
piazzale della stazione.
Era in corso infatti la potatura degli alberi del piazzale. Per me la lezione
che dovevo tenere nell'aula dell'Ecipa era là davanti a me a disposizione. Avrei
dovuto chiamare gli amici che mi aspettavano a qualche chilometro di distanza e
farli venire su quel piazzale. Chi progetta la formazione, infatti, ha come
compito quello di agevolare l'acquisizione di conoscenze ed informazioni da
parte dei discenti. Quindi sembrerebbe che il suo compito sia quello di far
aggiungere contenuti nuovi a chi ne fa richiesta per imparare questo o quel know
how. E se invece che di aggiungere si trattasse di togliere? E se invece di
immagazzinare in realtà si trattasse di levare qualcosa?
"Chi cerca l'erudizione
ogni giorno aggiunge qualcosa.
Chi cerca il Tao,
ogni giorno toglie qualcosa"
dice il Tao The Ching nella traduzione italiana di Claudio Lamparelli
(Oscar Mondadori). E' nota infatti la pesantezza degli eruditi ai quali non
mancano certo le conoscenze. Ma è come se ne fossero prigionieri piuttosto che
padroni. E' come se fossero Paperon de' Paperoni attaccati ai loro depositi di
immense quantità di nozioni. Un buon artigiano, come quelli che l'Ecipa vuole
formare, sa bene, invece, che per ottenere un buon manufatto deve solo mettere
insieme alcune fondamentali conoscenze, non deve complicarsi la vita. E' questo
il segreto della
creatività
del più grande tra di loro: Michelangelo. Lui vedeva
già nel blocco di marmo la statua che vi era "imprigionata" dentro. Quindi tutto
ciò che doveva fare era soltanto togliere ciò che di inutile la appesantiva.
"Take it easy" potremmo dire con una espressione inglese. E proprio dalla
semplicità e dall'Inghilterra abbiamo aperto il nostro incontro. Lo ha reso
possibile la storia di Alberto Edward Foreman, un sagrestano londinese.
La storia di Albert ci ha fatto capire il
valore dell'osservazione paziente. E' l'ascolto delle altrui esigenze che ci può
davvero guidare nel mettere insieme le persone, gli strumenti e le risorse per
progettare l'apprendimento. E laddove ci sono delle persone ci sono dei bisogni.
Quali bisogni? Bisogni formativi dice il metodo Ecipa. Senz'altro. Ma prima di
essi ci sono i bisogni emotivi. "Il prendersi cura, la simpatia,
l'interesse, la responsabilità e l'impegno non solo sono il risultato dello
schiudersi del nostro patrimonio genetico nel corso dello sviluppo: sono tratti
che vanno appresi ed esercitati mediante apprendimento ed esercizio continuo,
per l'intero arco dell'esistenza" scrive
Joseph Novak in
L'apprendimento significativo (Erickson). Vale allora la pena dare
un'occhiata ad una
mappa concettuale sul contesto emotivo.
Modello
di questo "prendersi cura" degli altri è una mamma che alleva il suo bambino.
"Ella nota certi cambiamenti fisici o d'umore, ancor prima che siano espressi.
Si sveglia per il pianto del bambino, mentre un altro rumore, molto più forte,
non la sveglierebbe. Tutto ciò significa che è sensibile alle manifestazioni di
vita del suo bambino; non è né ansiosa né preoccupata, ma in stato di vigile
equilibrio ricettivo ad ogni significativa comunicazione proveniente dal
bambino" scrive Erich Fromm
ne L'arte di amare.
Non solo gli artigiani e gli artisti hanno a che fare con le arti ma chiunque ha
relazioni con le persone in realtà coltiva un'arte, l'arte di prendersi cura
degli altri, dei loro bisogni emotivi, di crescita e sviluppo umano e
professionale. Sapere e prendersi cura, conoscenza e "I
Care" (il motto di
Lorenzo Milani), sono molto legati. Basti guardare questa figura qui a
sinistra. Poter contare su qualcuno, sapere cosa conoscere e come mettere
insieme le conoscenze, sapersele portare dietro, nei propri sogni e desideri ci
permette di compiere grandi imprese. Anche in questo periodo di "crisi". Se si
nota ai piedi della ragazza che vola c'è una figura che un po' ricorda le
mappe mentali e un po' quegli alberi da potare di cui abbiamo parlato
all'inizio di questo post. Proprio le mappe mentali sono state uno degli
argomenti dell'incontro e sulle quali all'Ecipa avevo tenuto una precedente
lezione. In quella occasione avevamo gettato
nuova
luce sull'apprendimento. Avevo infatti introdotto la mappa mentale come
lo strumento per il pensiero che pensa, che immagina, che crea. Non è stato
quindi difficile utilizzare una mappa mentale per tener traccia del nostro
percorso e delle diverse discussioni che ne sono scaturite. E man mano che
proseguivamo la disegnavamo con del semplice gesso bianco (lasciando da parte le
raccomandazioni sui colori di Tony Buzan) su una lavagna. Ed ecco qui sotto la
nostra mappa.
Nella parte destra della mappa, nei rami
"pieni", si trova tutto ciò che per la lezione avevo preparato da casa. Nella
parte sinistra, invece, le discussioni così come si sono presentate. Dopo aver
riflettuto sulla storia del sagrestano abbiamo messo a fuoco il metodo dell'Ecipa.
Abbiamo quindi richiamato con un ramo la precedente lezione. Poi abbiamo parlato
dei bisogni emotivi e dei bisogni formativi. Non abbiamo trascurato di
focalizzare nella fase successiva la nostra attenzione sui due strumenti che ci
consentono l'apprendimento significativo: le mappe concettuali e le mappe
mentali. Due strumenti che gli amici presenti in aula iniziano a conoscere.
Cominciano allora a rendersi conto di cosa voglia dire, ad esempio, usare una
mappa concettuale al posto di un test per realizzare le valutazioni di
fine-corso. Mi hanno ricordato che prima di tutto non è possibile per regole
imposte dal ministero dell'istruzione. Ma la principale difficoltà, mi hanno
riferito, è riuscire a realizzarla la formazione. Pensiamo ai lavoratori
nell'edilizia che sono restii alla formazione sulla sicurezza o ritengono di
conoscerla meglio di chi la volesse loro illustrare. Quindi il problema in
questo caso non è l'introduzione o meno delle mappe per la valutazione ma la
realizzazione stessa della formazione, le modalità con cui è pensata ed erogata
a partire dalle emozioni anche negative che si possono manifestare. Sarebbe
interessante sottoporre quindi questa situazione al
problem setting. Ma l'errore più
grande che si fa è non considerare la natura molto soggettiva del processo
attraverso il quale gli item delle prove oggettive vengono costruiti. Ma credo
che questi due ultimi argomenti siano buona materia per prossimi articoli. Stay
tuned... Intanto se vi volete divertire tutto questo lungo articolo l'ho
riassunto in
una
mappa mentale.
La mamma di un ragazzo dislessico mi ha scritto questo: "Ho guardato 2 dei tuoi video presenti nel tuo
blog. Molto interessanti: spiegano, incuriosiscono, affascinano!
Sono la mamma di un ragazzo dislessico di 16 anni. Mio figlio, che ha difficoltà nell'organizzare i concetti da esprimere (specie nelle interrogazioni), si prepara con le
mappe mentali (quando ha voglia... sigh!.).
Penso che come dici tu la mappe mentali siano in grado di organizzarci la vita..... ancor più per quella di un dislessico (aggiungo io!)".
In effetti ho realizzato due video con le
mappe mentali
e parlando di questa tecnica di rappresentazione del pensiero. Il primo è Il visir e il saggio
ed è una storia da Le mille e una notte raccontata con una mappa mentale.
L'altro è I miei amici
mind mapper ed è il video che ho realizzato per salutare i membri del
gruppo di Xing dedicato
alle mappe, ora anche presente nel
facebook..
So pochissimo della dislessia.
Ma da quel poco che so grazie al mio amico psicologo Michele Cirelli, autore di
una pubblicazione e di un opuscolo, spesso
in passato era scambiata come un ritardo mentale. Invece i dislessici sviluppano
un'intelligenza superiore alla media e diversa da quella che i test psicologici
riscontrano. Sono convinto che sviluppino molto il
pensiero
visivo. Tutto questo mi ricorda la storia di Andrew raccontata da
Joseph
Novak nel suo libro L'apprendimento significativo(Erickson): un bambino molto sveglio ma
che "si rifiutava" di fare i compiti. Per anni veniva sbattuto tra classi e
insegnanti diversi. Solo dopo diversi anni il suo caso fu affrontato a dovere e
si trovò che era affetto da sensibilità scotomatica, un disturbo che non gli
permetteva di leggere in modo corretto. Fino ad allora la responsabilità del suo
non rendimento scolastico era stata scaricata su di lui. Andrew riuscì poi a
superare tutto questo grazie all'amore, l'incoraggiamento e la fiducia di una
ricercatrice.
Penso che solo un
apprendimento significativo, cioè attento
ai sentimenti delle persone possa aiutare soprattutto chi è in difficoltà. Le
mappe mentali e concettuali sono, in definitiva, un grande abbraccio per le
persone. Credo che la più bella e grande mappa per questo ragazzo dislessico di
16 anni sia la sua mamma. Cambiano solo due consonanti tra mappa e mamma. Voi
che dite?
Di
tutte le mappe eri la più pericolosa
perché te ne stavi lì appesa in bacheca
e chi passava non poteva fare a meno di notarti.
Eri la più esibizionista con il tuo vezzo civettuoso
tutta colori, disegni e parole illustrate.
Di primo acchito non tutti penetravano
nei misteri della tua natura
cara mappa mentale.
Anzi, i più restavano come inebetiti mirando
il tuo radiale dispiegamento.
Ma un dì un netturbino dell'universo
ti ha inviluppata nel tuo stesso buco nero
e ti ha spedito nella costellazione delle galassie chiuse.
Qual femmina di bordello ormai consunta negli anni
le tue forme e i tuoi seni e i tuoi ammiccamenti
forse non aizzavan più i gusti dei clienti
che hanno smesso di ammirarti.
Eppure come ogni scarrafone eri bella a mamma toja.
Eri la sua prima mappa mentale, in cui lei credeva.
Con zelo e passione lei ti aveva disegnata
assieme al tuo papà, un giovane formatore.
Lui non ha potuto vederti, nemmeno in foto.
Eppure questo dì questi versi ti dedica.
E si chiede se accadde che per zelo
o per distrazione
o per altra sorte
è accaduto che la tua breve vita sia stata cestinata.
Chissà, al tuo papà e alla tua mamma
piace pensare che per una causa sei caduta.
"Non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi"...
Chissà forse la tua stessa natura
di mappa mentale
sui ritardi del personale
dava fastidio o paura.
Tutta la grande emozione di far nascere nuovi mind
mapper (chi usa le mappe del
pensiero) mi accompagna ancora a 24 ore di distanza dall'incontro che ho
tenuto ieri a Brindisi al CNA.
Mi sono sentito come una levatrice che aiuta le puerpere a partorire. E, in un
certo senso, queste persone che hanno condiviso con me questa esperienza è come
se avessero visto la luce o, se vogliamo, come se avessero visto sotto una
nuova luce tutto l'apprendimento che hanno avuto finora e quello che d'ora
in poi avranno. Già durante il nostro lavoro insieme sulle
mappe mentali hanno
cominciato a chiedere e porre dei casi d'uso. Al termine, invece, hanno
cominciato a fare collegamenti con la loro professione e le loro attività
ragionando sul se e come le mappe del pensiero possano apportare giovamento.
Davvero una gran bella emozione vedere
questi formatori, a cui la formazione era rivolta, chini sui loro fogli con i
colori che riprendevano a disegnare a 30, 40 anni dopo che avevano abbandonato
il disegno ai primi anni delle scuole elementari. Loro stessi hanno sottolineato
il fatto che il pensiero per immagini è il primo pensiero dell'uomo. In
teoria lo sapevano ma in pratica avevano smesso di usarlo. Per questo la gran
parte dell'incontro l'ho dedicata al
pensiero
visivo e al
fattore
A.P.O. (a portata d'occhio). Per arrivarci ho fatto ripercorrere loro
l'esperienza del naufragio nel modo in cui in genere prendiamo appunti: appunti
lineari, testuali, in cui scriviamo tutto ma finiamo con il riconoscere ben
poche delle informazioni trasmesse e che dimentichiamo presto. Ho quindi
mostrato loro quale può essere un corretto modo di prendere appunti che
funzionano anche a distanza di tanti anni, come si può vedere nell'immagine qui
sotto.
A sinistra vediamo, infatti, un elenco
puntato a struttura, una sorta di
outliner
che è l'anticamera, poi, della mappa mentale che vediamo nella parte destra.
Proprio quella del ricordare le informazioni e gli appuntamenti e le cose da
fare in agenda è stata una delle necessità che mi sono state presentate
sin da quando mi è stato richiesto l'intervento. Una parte degli allievi sono
stati infatti il presidente stesso e i dipendenti dell'Ente di formazione.
Viviamo in un periodo, infatti, in cui gli impegni si moltiplicano sempre di
più, in cui le informazioni che abbiamo a disposizione sono smisurate, in cui
incontriamo ogni giorno persone sotto diverse forme: dal vivo, al telefono, via
email, su second life, su facebook, in chat... Tutti questi input sono una bella
sfida per il nostro cervello. Le mappe mentali possono aiutarci in questo lavoro
perché sono un grande riduttore di complessità. Ed allora accanto alle
chiavi dell'ufficio, al nostro cellulare sarà bene d'ora in poi avere fogli e
colori come questo partecipante di ieri.
So bene che molti di noi, io compreso, sono
affascinati dall'iphone e da tutto quello che con questo coltellino svizzero
possiamo fare. So bene che le tecnologie di comunicazione ci offrono enormi
possibilità di educazione e divertimento interattivo. E sono tutte da sfruttare.
Ma prima ci vuole un pensiero che pensa, che immagina, che crea. E
indovinate qual'è lo strumento tecnologico che ci permette di farlo meglio. Si
dovrebbe intuire da questa mini-mappa realizzata da una delle partecipanti di
ieri che si vede qui sotto:
E' il foglio di carta ragazzi! Con
qualche pennarello colorato. Ieri avevo a disposizione un videoproiettore
collegato al mio portatile e quindi ho potuto far vedere loro parecchie mappe
dai miei archivi. Avevo una lavagna con pennarelli colorati e fogli di carta
grandi. Ma mi sono fatto anche portare una lavagna enorme e mi sono portato da
casa 24 gessi colorati. E naturalmente ogni alunno aveva i suoi fogli e i suoi
colori. Ed ognuno ha tirato fuori le sue idee, la sua unicità, la sua
fantasia. In che modo? Ma pescando nella enorme banca dati della propria
memoria le informazioni essenziali, appropriate e spontanee e collegandole
tra loro. Quanto è meccanica l'immaginazione certe volte!
Poi abbiamo parlato di molto altro, di
diversi casi d'uso, delle leggi fondamentali delle mappe mentali, delle loro
esperienze passate e future di apprendimento. Chi vuole può vedere due mappe
mentali in proposito:
la
mappa mentale con cui ho preparato a
casa l'incontro;
la
mappa mentale che ho realizzato per
sintetizzare e ricordare questa gran bella esperienza di ieri.
Sono a disposizione di chiunque voglia
saperne di più: basta scrivermi.
In che modo prendiamo gli appunti?
In modo lineare e testuale? Oppure ci sono altre tecniche per strutturarli
meglio?
In che modo apprendiamo? Usiamo solo la memoria? Oppure leghiamo in modo
significativo le nuove informazioni?
Sono queste alcune delle domande a cui si cercheranno delle risposte durante
l'incontro del 3 dicembre presso l'ECIPA,
l'ente di formazione del CNA, a Brindisi. Esso fa parte di un percorso di
formazione il cui primo modulo, all'interno del quale la lezione si inserisce, è
dedicato alle strategie di comunicazione. E' rivolto a dipendenti di enti
pubblici, imprenditori, formatori e quanti vogliono ampliare la propria
formazione. In particolare ci si occuperà di mappe del pensiero, come
mappe mentali, mappe concettuali e solution map. Si tratta di forme di
rappresentazione del pensiero che pensa, organizza, gestisce, apprende e crea.
Saranno prese in considerazione esigenze e problemi di chi vi partecipa e a
partire da essi imbastire un percorso personalizzato. Il tutto con l'aiuto di
mappe da osservare e capire e con la realizzazione in aula di mappe da parte dei
partecipanti stessi.
Tutor di questo incontro sarò io. Chi volesse maggiori informazioni può
scrivermi. Materiali e
post sull'incontro li pubblicherò subito dopo la sua conclusione in questo blog.
Stay tuned...
Dopo aver parlato in diversi post di
comunicazione di problemi e di
pensiero
visivo, voglio proporre oggi alcune slide dedicate appunto al visual
thinking perché lo spiegano in modo pratico, interattivo e contestualizzato.
Buona visione.
Grafici,
disegni, diagrammi, mappe dei nostri progetti è bene che li abbiamo sempre a
portata d'occhio anche opere d'arte, fotografie, paesaggi perché illustrano
spesso come certi problemi sono stati risolti o in che modo si possono
affrontare. Ne abbiamo parlato in un precedente post dedicato al
pensiero
visivo. Il nostro percorso è iniziato dalla
comunicazione di problemi, ha dedicato spazio alla
potenza
della metafora e
ha
introdotto il fattore A.P.O. (a portata d'occhio, ha accennato al
pensiero
visivo ed ora prosegue con questo post dedicato al pregiudizio
logocentrico. Le due foto che si vedono in questo post sono di
torres21 e rappresentano
delle mappe concettuali, strumenti di cui parleremo nel prossimo post.
Perché
però invece di parlare per immagini continuiamo a usare le parole scritte o
dette? “Permane nella nostra cultura una sorta di pregiudizio e di abitudine
logocentrica, che continua a privilegiare il linguaggio verbale e la scrittura,
rendendoci ciechi o poco consapevoli di fronte all'immagine” scrive in proposito
Eleonora Fiorani in Grammatica della comunicazione (Lupetti). E se ci
pensiamo anche solo per un attimo è uno dei più grandi paradossi del nostro
tempo. Siamo di continuo bombardati di immagini ma siamo analfabeti. Non abbiamo
un pensiero per capire le stesse immagini che vediamo. Spesso non sappiamo
distinguere nemmeno tra segno e significato. Ma quel che è più deleterio
è che abbiamo rinunciato a produrre immagini nelle attività di studio e di
lavoro. E qui c'è un altro grande paradosso o pregiudizio, se volete, presente
in molti insegnanti i quali ritengono che lo scopo della rappresentazione sia di
produrre immagini il più somiglianti possibili con il modello.
Abbiamo
già visto con Picasso che in realtà non si riproduce ciò che ci sta
davanti ma ciò che diciamo a noi stessi (e agli altri) di quel che vediamo.
Secoli prima di Picasso
abbiamo
vistoMichelangelo insofferente al realismo caricare le sue opere
architettoniche, pittoriche e scultoree di elementi spirituali e quindi plastici
all'opera nella realtà. La rappresentazione scrive sempre Fiorani “serve dunque
a rappresentare, cioè a 'mettere davanti', rivolgendosi quindi alla nostra
attenzione, o a farci vedere, o a mettere in evidenza. E quindi è un far
scoprire, un inventare e ovviamente anche deformare e mentire. Costruisce
modelli, schemi di mondi possibili” (grassetti miei). Gli insegnanti e
molti adulti ritengono, invece, che i disegni dei bambini, ad esempio, quando
non usati a scopi psicologici, siano fatti male perché i bambini non sanno
disegnare. “Ciò che fa dei disegni dei bambini dei disegni 'infantili' non è il
loro carattere approssimato o 'primitivo', è la presenza di una sola logica.
Però molti disegni 'ben fatti' di bambini più grandi o di adulti seguono
anch'essi una sola logica. Il fatto che siano più riconoscibili, che mostrino di
possedere le regole condivise non li fa meno banali. Nelle opere di un vero
pittore, numerose logiche sono contemporaneamente in azione. Egli si inserisce
in una tradizione, ne usa le regole o le infrange sapientemente, sorprendendo;
oltre a trasmettere un modo di vivere, rappresenta anche un modo di
rappresentare il mondo, e traduce sulla tela non solo l'immagine, ma anche il “gestus”,
la qualità del moto che ha guidato il pennello. In questo senso si può dire che
ha 'conservato in sé il bambino' (...), ha tessuto insieme logiche parallele o
piuttosto gemelle, senza sostituire l'una con l'altra”. Quel che un grande del
teatro come Eugenio
Barba scrive in L'arte segreta dell'attore (Argo) ci serve per
incanalarci nel giusto rapporto con le immagini e quindi con il problema
della rappresentazione. Preoccupiamoci quindi di più della rappresentazione
e meno della somiglianza. Con questo non voglio dire che un buon corso di
disegno non vada seguito con scrupolo e dedizione. Anzi un corso e tanto
training sono consigliabili a chi ritiene di non saper disegnare o a chi vuole
valorizzare le sue capacità.
La
nostra attenzione deve essere rivolta soprattutto alla rappresentazione, come
abbiamo visto, per realizzare “schemi di mondi possibili” come quelli raccontati
da Italo Calvino in Le città invisibili dove capita che l'uomo
cammini “per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l'occhio si ferma su
una cosa, ed è quando l'ha riconosciuta per il segno di un'altra cosa:
un'impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia
una vena d'acqua, il fiore dell'ibisco la fine dell'inverno. Tutto il resto è
muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono”. L'augurio è
che nelle immagini che produciamo per i nostri studi e per i nostri problemi e/o
progetti è che il nostro occhio, o gli occhi di coloro ai quali vogliamo
comunicare, si fermino su quelli che sempre Italo Calvino chiama “emblemi, che
una volta visti non si possono dimenticare né confondere”. Emblemi di oggi
sono di sicuro gli accurati marchi e loghi che rappresentano una società
piuttosto che un'altra. Le nostre immagini non siano da meno. Quando sono ben
realizzate chi le guarda capisce al volo cosa deve fare, con chi e quando.
Un'utopia? Qualcosa di irrealistico? Pare proprio di no a giudicare da come i
giocatori delle squadre di calcio o di basket o di pallamano sappiano spesso a
memoria dove passare la palla, sicuri che ci troveranno un compagno. Hanno in
testa uno schema che il loro allenatore ha fatto veder loro sulla lavagna nei
giorni di allenamento. Questo schema, poi, può venire adattato a seconda delle
assenze di questo o di quel giocatore e del modo di giocare, anche, della
squadra avversaria. Gli schemi in uso negli sport sono degli ottimi
esempi del
fattore “A.P.O.”: una determinata rete di passaggi della palla e di
spostamenti senza palla si traduce in azioni concrete sul campo di gioco. Su
quest'ultimo avvengono, poi, molte più azioni che sono decisamente più
complicate degli schemi che le due squadre possiedono. Ma al momento opportuno
c'è qualcuno che lancia lo schema, che viene subito riconosciuto e applicato.
Nel prossimo post vedremo all'opera alcuni
strumenti che possiamo utilizzare per rendere operativo il fattore A.P.O.