Di Giuseppe (del 02/08/2010 @ 10:20:56, in Mondo, linkato 161 volte)
La strage di Bologna del 2 agosto del 1980 non ebbe mandanti interni, italiani, ma fu responsabilità del Mossad, il servizio segreto israeliano. E le motivazioni riguardano la vendita da parte dell'Italia di uranio impoverito destinato all'Iraq. Gli israeliani risposero a questo traffico con due stragi: quella di Ustica e quella di Bologna. La pista degli Usa (e quindi anche israeliana) è quella seguita dal giudice Carlo Mastelloni. Per quest'ultimo la strage di Bologna è una ritorsione nei confronti dello stato italiano per la sua politica filo-libica. Quindi sgombra il campo da un'altra pista, quella che vorrebbe responsabili di quella strage i palestinesi, secondo quanto dichiarato dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Ma Cossiga è filo-Usa e su questo non è attendibile, come ho scritto qualche anno fa in un mio vecchio blog. Questo coinvolgimento del Mossad è descritto nel libro di Victor Ostrowski, colonnello del Mossad, The other side of deception: racconta di aver fatto un trasporto di armi in Italia con l' aiuto di esponenti della P2 all'inizio del 1980.
Tuttavia la responsabilità del Fplp (Fronte per la liberazione della palestina) è ancora in piedi per un altro giudice, Rosario Priore, come ha sostenuto in un suo recente libro. Secondo lui la strage di Bologna sarebbe una reazione del terrorismo palestinese all’arresto di un responsabile di alto livello del Fronte popolare, che aveva la sua base operativa proprio nel capoluogo emiliano. Ma qui manca il buon senso secondo me: come si può reagire ad un arresto con una strage? Sta poco in piedi secondo me questa idea anche perché l'interesse dei palestinesi è sempre stato quello di cercare una legittimazione internazionale: come potevano sperare di ottenerla con una strage così impopolare?
A Bologna, semmai, bisogna pensare: c’erano due impianti nucleari di ricerca gestiti dall’Eni e dall’Agip nucleare. E' questo che bisogna tener presente nella strage di Bologna, come in quella di Ustica. Ne parlano Manuela Iati’ e Giuseppe Baldessarro in Avvelenati (Città del Sole). In proposito possiamo leggere un'intervista di Paolo Cucchiarelli
Di Giuseppe (del 31/08/2009 @ 17:33:13, in Mondo, linkato 641 volte)
La strage degli innocenti: così titolava ieri, 30 agosto 2009, Il Quotidiano la cronaca di tre incidenti stradali che hanno segnato la provincia di Brindisi tra giovedì e sabato scorso. Si tratta degli incidenti che hanno ucciso due fidanzatini sulla strada tra Oria e Torre Santa Susanna, del ventunenne brindisino Luigi Angelini e del sedicenne carovignese Angelo Valente. Il venti agosto scorso, poi, ci sono stati un morto e due feriti gravi sulla Manduria-Maruggio: erano tre ragazzi milanesi ospiti di loro parenti a Oria. Mentre il giorno di ferragosto ha rischiato di morire, sempre sulla strada, il sindaco di Latiano.
Sabato 29 persino i carabinieri di Mesagne sono rimasti coinvolti in un sinistro. Fermo qui un elenco che potrebbe essere lunghissimo, infinito. I tanti incidenti quest'anno hanno fatto sì che terminassero le scorte di sangue all'ospedale Perrino di Brindisi. Quello degli incidenti stradali che coinvolgono spesso giovani e giovanissimi è un quotidiano stillicidio. La provincia di Brindisi dà un suo ingentissimo contributo di morti ogni anno a questa strage continua. Secondo i dati Istat, riferiti al 2005, agosto risulta con i suoi 626 incidenti stradali il secondo mese all'anno per numero complessivo dopo novembre (636). E questo nostro agosto brindisino non ha deluso quel che è il tributo di giovani vite per questa follia collettiva.
Passando alle cause "il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta e la velocità troppo elevata costituiscono da sole il 50% dei casi", sempre secondo l'Istat. Non so se sono più gli adulti o più i giovani a guidare in modo scorretto ma sappiamo quale fascino la velocità costituisca per i ragazzi. Molti di questi si mettono alla guida di moto o di automobili le cui potenzialità non sanno gestire. E' come se avessero in mano delle pistole cariche, pronte a sparare.
In una intervista durante la campagna elettorale il presidente della Provincia Massimo Ferrarese si è impegnato ad effettuare una mappatura degli incidenti stradali "attraverso un progetto che prevede di dotare i mezzi di soccorso del 118 di apparecchiature di rilevazione della posizione (GPS), tramite le quali sono trasmesse in tempo reale alla centrale operativa i dati relativi alla posizione geografica di ogni incidente nel quale i mezzi intervengono". Far arrivare in tempo i mezzi di soccorso dunque. Può essere importante. Ma perché invece non intervenire a monte del fenomeno? La Provincia ci ha provato con la campagna "Vacanze coi fiocchi 2009" che forse però andrebbe ribattezzata "Morte coi fiocchi 2009", visto l'insuccesso e l'inconsistenza della stessa. La Protezione Civile parla addirittura di un bilancio estremamente positivo per il progetto “Sicurezza stradale nel week end di Ferragosto”. Ecco forse nel week end, ma se consideriamo tutto il mese e tutto l'anno, in definitiva, niente è mai cambiato: in provincia di brindisi si muore coi fiocchi per strada.
Il consigliere provinciale Francesco Fistetti ha scritto questa mattina al sindaco di Oria in merito a questi tragici eventi. Chiede l'istituzione di un progetto di educazione alla vita. Credo che sia necessario e lungimirante e spero che Fistetti voglia farsene portavoce anche in seno alla Provincia. Ecco il testo della sua lettera. " Caro Sindaco,
il grave lutto che ha colpito la nostra comunità con la morte tragica di due giovanissimi, Serena Re e Giampiero Masciali, interpella la nostra coscienza di cittadini, di amministratori locali e di educatori e ci pone alcuni interrogativi a cui noi tutti siamo tenuti a dare una risposta. Anzitutto, credo che la nostra città debba essere chiamata ad un momento di riflessione collettiva sui troppi tragici incidenti stradali di cui tanti suoi figli e figlie sono state vittime in questi ultimi anni. Per questo Le propongo di elaborare un progetto di educazione alla vita nel quale coinvolgere le nostre scuole di ogni ordine e grado e, insieme con le scuole, le famiglie delle vittime, le parrocchie, le associazioni culturali, ricreative e di volontariato. Si spendono tanti soldi, a volte senza nessuna finalità che non sia il semplice intrattenimento effimero, mentre per scopi di formazione della coscienza pubblica, in particolare quella giovanile, non si trovano mai i fondi. Credo che i tempi siano maturi affinché la nostra comunità sia in qualche modo coinvolta in una iniziativa di questo tipo che da un lato mantenga vivo il ricordo dei tanti giovani tragicamente scomparsi e dall’altro inculchi nello spirito pubblico il rispetto del valore della vita, delle regole del vivere civile, dell’impegno personale, della considerazione del prossimo, a cominciare dai propri più vicini come i familiari, straziati più di altri da questi eventi sconvolgenti. Per quanto mi riguarda, confido nella Sua sensibilità e mi metto a disposizione per qualsiasi passo vorrà muovere in questa direzione".
Mi amareggia molto che sabato e domanica i festeggiamenti del patrono in Oria non siano stati interrotti, come era doveroso fare. Ancor di più mi amareggia la fatalità con cui le nostre comunità accolgono queste evitabilissime morti.
Di Giuseppe (del 20/08/2009 @ 11:40:17, in Mondo, linkato 325 volte)
Oggi sul sito dell'Ansa, sono comparse 8 fotografie che ritraggono il pacifista britannico che dal giugno del 2001 si è accampato per protesta davanti a Westminster a Londra. Si tratta di Brian William Haw, un carpentiere inglese che vive davanti alla sede del Parlamento inglese per la sua pacifica protesta contro la guerra. In particolare esprime così il suo dissenso contro le due guerre in Iraq e Afghanistan. Il governo inglese ha più volte tentato di smantellare la sua postazione ma nulla ha potuto contro la sua ostinazione. Emanuela Norsa di Peacereporter lo ha incontrato nel settembre dello scorso anno e a lei Brian ha dichiarato: "Vorrei abandonare questa postazione ma non posso. Le vittime innocenti contano su di me, su di noi. A volte penso che questa situazione andrà avanti per sempre, dopotutto il mercato più redditizio del mondo è proprio quello delle armi, il secondo quello della droga, strano no?".
Brian ha una vera e propria ossessione per le sofferenze dei bambini e le ingiustizie nei loro confronti. E sta dando la sua vita per questa lotta che in termini umani gli è costata il divorzio chiesto dalla moglie e la solitudine e l'indifferenza nella quale spesso resta davanti al Parlamento inglese. Nel 2007 ha vinto un premio come figura politica più ispirata battendo, tra gli altri, Tony Blair. Ma quando ha tentato la carriera politica i suoi concittadini lo hanno ignorato. Nel suo sito web si possono seguire i suoi discorsi e le notizie che lo riguardano. Si può anche sostenere la sua campagna.
Chi è Brian Haw? Un pazzo solitario potrebbe sembrare. Ma è il sonno della nostra ragione che lo dipinde come tale. I pazzi sono coloro che non hanno mosso un dito contro la guerra in Afghanistan e Iraq, in Inghilterra come negli USA e in Italia dove l'articolo 11 della Costituzione continua ad essere violato da anni. Qualcuno lo spieghi ad Ignazio La Russa, che in quanto a pazzia lui si che ne tiene molta.
Di Giuseppe (del 14/04/2009 @ 09:31:50, in Mondo, linkato 562 volte)
Le affermazioni nel
video di byoblu da
parte del funzionario anonimo della Protezione Civile ci permettono di dire due
cose precise:
il governo e le autorità hanno tutto
l'interesse a fornire un numero delle vittime ufficiali al di sotto di
quello reale, per coprire le responsabilità degli amministratori;
se il 90% degli affitti sono in nero
si tende a non dichiarare chi potrebbe essere sepolto ancora sotto le
macerie.
Un
articolo di Peacereporter arriva ad affermare che i morti potrebbero essere
quattrocento. Nello stesso articolo Agostino Miozzo, dirigente della Protezione
Civile, ammette che ci potrebbero essere degli immigrati irregolari sotto le
macerie ma poi cerca di ridimensionare il loro numero. Dovrebbero esserci
altri 20 morti irregolari clandestini. Questa è poi
la stima del professor Giancarlo Blangiardo dell'Universita' Milano Bicocca
e autore del primo censimento sugli irregolari in Italia.
Oltre alle vittime invisibili ci sono
gli sfollati invisibili, non dichiarati, non mostrati alle telecamere. Ne
parlano due articoli online.
Uno de Il Manifesto, racconta di centinaia, forse migliaia, di sfollati
invisibili. Non prendono contatto con le ambasciate, cercano di comunicare tra
di loro con i cellulari, contandosi, cercando di riunire amici e familiari.
L'altro di politicaesocietà che parla di interi paesi abbandonati dopo il
primo soccorso.
Di Giuseppe (del 10/04/2009 @ 08:58:10, in Mondo, linkato 418 volte)
"La cosa più importante: l'ambulanza. Poi
l'ombrello, la boccia con i pesci rossi, il sole. Sono queste le 'cose'
essenziali che, dopo il terremoto, i bambini delle tendopoli mettono nei loro
disegni". Ne parla un'agenzia
dell'ANSA. E il primo pensiero stamattina va a loro, ai bambini abruzzesi,
al loro bisogno e alla loro voglia di giocare. Penso che clown, animatori,
neuropsichiatri e tutti coloro che portano speranza e conforto ai bambini. E' un
servizio altrettanto essenziale se non più di tutti gli altri. La nuova
L'Aquila, il nuovo Abruzzo inizia da qui. E soprattutto oggi ce n'è bisogno,
oggi che ci sono
i funerali delle vittime. Incredibile che per la cerimonia si stiano
predisponendo tante sedie per le immancabili autorità che si presentano con la
loro faccia di bronzo e tante altre persone terremotate resteranno in piedi. Mi
viene il voltastomaco.
Preferisco leggere
le parole di Anna,
blogger scampata dal terremoto che scrive dal suo pc in automobile: "E' la
vostra campeggiatrice che vi parla. Carina come esperienza, ti fa tornare
giovane. Divertente vivere fra le macerie. Da' quel tocco di originalità. E poi
ogni tanto, spesso, si balla. Senza muovere le gambe. Non fai neanche fatica. E
la colonna sonora sono le urla ed i pianti degli altri campeggiatori. Le facce
attonite e terrificate di alcuni sono l'inusuale coreografia". E' un umorismo
nero il suo, ma comunque leggero che ti fa toccare con mano le vere emozioni di
queste persone.
Intanto do un'occhiata al numero delle
vittime. Non so se davvero siano quasi mille
come ha
scritto sempre Anna ma anche il numero ufficiale di 279 è un numero
pazzesco, altissimo, del quale non abbiamo idea. Ci aiuta
il blog di
Ossidia in questo: "Come diceva Camus da qualche parte nella Peste,
per rendersi conto effettivamente del numero dei morti bisognerebbe vederli
concentrati tutti su una piazza. E allora spazializziamo: se sistemassimo uno
accanto all’altro 300 morti otterremmo un macabro corteo di 150 metri
ovvero un campo di calcio e mezzo. Se li impilassimo uno sopra l’altro
formeremmo una colonna malferma di almeno 90 metri, cioè 3
palazzi di 10 piani."
E' il giorno delle emozioni, delle lacrime,
della rabbia, della delusione questo. Oggi piangiamo ma state certi che domani
riprenderemo a ragionare.
Di Giuseppe (del 09/04/2009 @ 10:08:52, in Mondo, linkato 1444 volte)
Quanti sono i morti in Abruzzo? 278 come ci
dicono i media? Speriamo che sia questo il reale bilancio. Anna Pacifica
Colasacco, blogger scampata al terremoto
scrive: "Vi dico
solo una cosa: Onna conta all'incirca 600 abitanti e danno 48 morti (più o meno)
L'Aquila ha 42.000 abitanti e vi dicono che i morti sono, compresi quelli di
Onna, poco più di 200. A voi le conclusioni. I morti sono quasi mille.
Così è. Cercano di coprire, fin quando è possibile, l'atrocità di quanto
commesso". Speriamo che smentisca, speriamo che si sbagli.
Intanto il governo stanzierà 30 milioni di
euro per questa emergenza. Sapete quanti soldi invece ci costerà lo scherzetto
della data separata per elezioni e referendum? 460 milioni di euro. Ha ben
ragione allora Jacopo Fo a scrivere un
appello a Berlusconi per l'election day che includa anche il
referendum. Invece di 30 milioni di euro ce ne troveremmo 460 per l'Abruzzo.
Di Giuseppe (del 08/04/2009 @ 16:17:04, in Mondo, linkato 896 volte)
"Trema tutto. Vado a letto, ma non riusciro' a dormire.
Terro' le scarpe vicino e uno zaino pieno di cose che mi potrebbero servire.
Dormiro' con una felpa, per essere pronta a scappare". Questo l'ultimo
sms della sua vita per Alice Dal Brollo, vittima del terremoto in Abruzzo e
ventunenne di Cerete (Bergamo). Alice non si è salvata purtroppo perché è stata
colpita da una trave crollata dopo la scossa delle 3.32 di lunedi' mattina.
Stefania di Onna
(L'Aquila), invece, ha salvato se stessa, i suoi figli e suo marito perché dopo
una forte scossa di domenica alle 16 ha deciso di andare a dormire la notte in
giardino. Anche
Gianluca di Mesagne (Brindisi) si è salvato perché domenica ha valutato la
situazione e ha preso il treno ed è partito per casa, per la Puglia. Sono sicuro
che altri abruzzesi avranno fatto altrettanto: avranno dato ascolto a quella
serie di scosse che da un mese si registravano in Abruzzo. Non sappiamo ancora
se la presenza di gas Radon è un sicuro segno premonitore di terremoti come dice
Giampaolo Giuliani.
Però sappiamo che gli eventi catastrofici non arrivano all'improvviso.
Sappiamo che in natura certi fenomeni disastrosi sono preceduti da altri meno
violenti e da chiari segni premonitori. Ricordate lo Tsunami del 26 dicembre
2004? Alcuni pescatori si salvarono perché videro che il mare si era ritirato. E
Tilly, una bambina, mise in salvo molta gente perché seppe interpretare
delle bolle insolite in mare. Se in Abruzzo c'è un'intensa attività sismica
da un mese perché la popolazione non è stata avvertita a dovere? Perché non si è
provveduto all'evacuazione delle zone epicentro delle scosse? Perché aspettare
il disastro prima di muoversi?
Di Giuseppe (del 09/03/2009 @ 10:55:13, in Mondo, linkato 299 volte)
Buchi nella pelle fino alle ossa, ferite che invece che
rimarginarsi si allargano, ustioni maleodoranti come aglio marcio. Questi e
altri orrori si sono visti nella puntata di ieri sera, 8 Marzo, di
Presadiretta. Buona parte è stata dedicata alle conseguenze dell'operazione
Piombo Fuso: l'invasione da parte di Israele della Striscia di Gaza dal 27
dicembre 2008 al 18 gennaio 2009. Durante questa operazione l'esercito
israeliano ha usato bombe e proiettili al fosforo bianco. Le convenzioni
internazionali dicono che il fosforo bianco può essere usato in teatri di guerra
solo per scopi di illuminazione. Invece gli israeliani lo hanno usato per
bombardare la popolazione civile. Si vede con chiarezza anche in questo
video. Anche le truppe
USA lo hanno usato nel novembre del 2004 in Iraq, ne ha parlato un'inchiesta
famosa di Singfrido Ranucci. Le bombe al fosforo sono quelle che scendono
come fontanelle di fuochi di artificio. Sembrano innocue e invece producono dei
grumi cerosi che al contatto con i tessuti li distruggono e che provocano
ustioni dolorosi fino alle ossa. In molti nella Striscia di Gaza sono morti
perché il fosforo bianco ha provocato ustioni mortali. Nella puntata di
Presadiretta è emerso con chiarezza che i medici palestinesi non hanno
ricevuto alcuna comunicazione su come trattare i feriti da fosforo bianco, come
invece sarebbe stato doveroso fare.
Fin qui il fosforo bianco. Ma pare che ad esso sia stato
aggiunto uno stabilizzante per aumentarne gli effetti. Ecco
cosa raccontano due chirurghi
inglesi: "I testimoni oculari affermano che alcune bombe esplodevano in
quota, rilasciando un ampio ventaglio di micro-ordigni al fosforo che si
distribuivano su un’ampia superficie. Durante l’invasione via terra, i carri
armati erano usi sfondare le mura delle case con proiettili ordinari per poi far
fuoco al loro interno con proiettili al fosforo. Questo metodo permette di
scatenare terribili incendi all’interno delle strutture, ed un gran numero di
corpi carbonizzati è stato rinvenuto ricoperto da particelle di fosforo
incandescente. Un preoccupante interrogativo è posto dal fatto che i residui
rinvenuti paiono amalgamati ad un agente stabilizzante speciale, che gli
conferisce la capacità di non bruciare completamente, fino all’estinzione. I
residui di fosforo ancora coprono le campagne, i campi da gioco e gli
appartamenti. Si riaccendono quando i bambini curiosi li raccolgono,
oppure producono fumi tossici quando i contadini annaffiano le loro terre
contaminate. Una famiglia, ritornata al suo orto dopo le ostilità, ha irrigato
il terreno ed è stata inglobata da una coltre di fumo sprigionata dal suolo. La
semplice inalazione ha prodotto epistassi. Questi residui di fosforo trattato
con stabilizzante sono, in un certo senso, un analogo delle mine antiuomo. A
causa di questa costante minaccia, la popolazione (specialmente quella
infantile) ha difficoltà a tornare ad una vita normale".
Siamo in tempi di crisi e quindi di scelte.
Le
cattive imprese licenziano, le buone imprese investono o si ingegnano. E' in
questo momento difficile che servono
veri
leader. Ma i soldi ci sono, non sono spariti tutti. Tra coloro che li
controllano ci sono le banche. Qual'è il loro ruolo in questo momento? Provo a
definirlo con il post di oggi.
«Ti piace vincere facile?» chiede agli
italiani uno spot che gira in questo periodo e nel quale si vedono vittorie
molto sproporzionate tra l’impiego delle risorse e i risultati che ne
conseguono. Ad esempio si vedono in un campo di calcio centinaia di giocatori da
una parte che costituiscono una squadra giocare contro undici giocatori
dall’altra parte del campo. Oppure si vedono dei chirurghi molto impegnati in
una sala operatoria vera che in realtà giocano all’ “Allegro Chirurgo”, un gioco
per bambini di 6-8 anni. E’ come dire: meglio puntare sul sicuro, anche a costo
di essere ridicoli. E’ il nuovo gioco che pare che stiano facendo le banche
in questo periodo, dopo aver giocato a poker su tavoli dove in tanti hanno perso
molto soldi. Ma il paragone è sottile e regge solo fino a un certo punto.
Esaminando il loro attuale atteggiamento si vede come abbiano ristretto
l’accesso al credito quando già prima era già difficile accedervi. Sembrerebbe
encomiabile questo loro atteggiamento. All’indomani dello scoppiare della crisi
alcuni grandi banchieri si sentivano orgogliosi dei criteri molto ristretti
utilizzati nella concessione dei crediti. Avete visto cosa è successo con la
crisi dei mutui negli Stati Uniti, dicevano. Sono stati elargiti con troppa
facilità dei mutui a chi non se lo poteva permettere e poi è normale che
migliaia di americani sono rimasti senza soldi per pagarli e hanno innescato
l’attuale crisi. “Cornuti e mazziati” questi americani. Prima sono stati
ingannati ad arte sul reale funzionamento del tasso variabile che li ha
messi un po' alla volta in difficoltà. Poi hanno perso la casa e i soldi pagati
per un certo periodo. E le banche che avevano “giocato facile” (per non dire
sporco) sono riuscite a spalmare questi debiti all’interno di fondi comuni. Così
li hanno dovuti pagare ignari sottoscrittori di fondi comuni in tutto il mondo.
Quando questi titoli hanno perso valore chi li aveva nel proprio portafoglio
senza saperlo ha perso molto denaro. Persino molte grosse banche, come la Lehman
Brothers che è fallita, hanno perso ingenti fondi in questo modo. Ed allora fa
senz’altro bene Romano Prodi ad un recente convegno a ricordarci che occorre
salvare il ruolo delle banche per un sano sistema produttivo. Ma lo si può fare
solo se queste hanno il coraggio di espellere le tossicità che ancora conservano
alcuni prodotti finanziari. Mario Draghi è intervenuto proprio in questa ottica
chiedendo appunto alle banche di espellere gli agenti patogeni dal sistema
finanziario. Ma non basta. E’ il minimo che possano fare. C’è ben altro che va
fatto subito e con grande energia. Questo è il momento della generosità,
non della ristrettezza e della severità. E’ il momento in cui concedere dei
prestiti con maggiore facilità invece. Per una serie di ragioni. Intanto le
imprese e le famiglie hanno bisogno di ossigeno. Va bene aguzzare l’ingegno e
imparare ad arrangiarsi in tempo di ristrettezze, ma qui siamo ormai all’osso in
molti casi. Quindi occorre che le banche imparino a fare ciò che finora non
hanno mai fatto: imparare a valutare “caso per caso” le reali necessità ed avere
fiducia in chi chiede credito. E’ così difficile? Qualcuno dirà che le banche
sono anch’esse imprese e non enti di beneficenza. Ma chi pensa questo dimentica
una legge fondamentale della fisica e dell’economia: il mondo è uno scambio
di energie. Non posso ricevere se prima non do molto e profondamente. Le
banche ignorano la situazione. Girano ancora diversi spot dei tempi precedenti
alla crisi che promettono ancora buoni profitti anche solo per chi deposita i
soldi da loro. E’ tempo di capire che le banche hanno un enorme responsabilità
sociale e che devono assumerla tutta se vogliono sopravvivere.
Di Giuseppe (del 01/03/2009 @ 09:22:10, in Mondo, linkato 509 volte)
E’
nei momenti di bisogno che si riconosce un vero amico, dice un vecchio adagio.
Allo stesso modo è nei tempi difficili che si riconosce un vero leader.
Di fronte ad una situazione che senza dubbi è molto difficile e critica, come l'attuale
crisi, la valutazione non può che essere pessimistica. Se esaminata con
razionalità siamo di fronte a un disastro dal quale ci vorranno degli anni per
uscir fuori. Diversi economisti lo dicono con chiarezza. Il nostro cervello ci
dice che siamo combinati davvero male. Oggi sappiamo persino quale area del
cervello si attiva in questi casi, che è l’amigdala. Quest’area è la stessa che
si attiva quando scattano i meccanismi dell’ottimismo però. L’una esclude
l’altra: paura e ottimismo si escludono a vicenda. E’ quanto ci ricorda un
articolo di Focus del numero 196 di Febbraio 2009 di Amelia Beltramini dal
titolo: Tramonto o alba?. E cita in proposito una bella formula che ci
può essere di grande aiuto in questo periodo: “il pessimismo della ragione e
l’ottimismo della volontà” di
Antonio Gramsci.
Forse è il caso di suggerirla ad uno che crede che il comunismo sia stato solo
Stalin e la sua dittatura. Un “rosso” come Gramsci sarebbe stato un vero grande
leader in questo momento. E’ facile, infatti, essere leader e ottimisti quando
le cose, tutto sommato, non vanno male. Berlusconi ha sempre ostentato ottimismo
e all’improvviso di recente ha abbandonato il suo proverbiale ottimismo per
esprimere grande e seria preoccupazione. E’ un atteggiamento irresponsabile come
presidente del consiglio e in ogni caso non è l’atteggiamento di un vero leader.
Un vero leader nel momento più buio della storia sa essere ottimista e
indicare il percorso da seguire. Berlusconi mi ricorda un campioncino del
recente passato del ciclismo che vinceva solo quando c’erano belle giornate di
sole e quando tutta la sua squadra lavorava al massimo e lo metteva davanti a
tutti. Lui che si era risparmiato per tutto il percorso doveva solo fare una
volatina finale. Sto parlando di Gianni Bugno. Qualcuno dirà che sono ingrato
verso Berlusconi, che lui è un self made man che ha lavorato tanto in vita sua e
sempre incline all’iniziativa. E forse è vero per il passato ma in questo
momento si sta rivelando inadeguato rispetto alla sua storia e rispetto al suo
ruolo. Sebbene sussistano ancora gravi e mai chiariti dubbi sulla provenienza
dei suoi fondi all’inizio della sua carriera da imprenditore e sui suoi rapporti
con la Mafia.. Per il resto sappiamo con certezza che molto del suo denaro lo ha
depositato nei paradisi fiscali, violando la legge. Da non dimenticare, infine,
i tanti dubbi, anche questi non chiariti, sulle tante corruzioni da lui
perpetuate. Se non fosse stato per il lodo Alfano sarebbe stato condannato
assieme al giudiche inglese Mills.
Un vero leader ha una storia pulita alle spalle e
può guardare con occhio limpido davanti a sé senza la tentazione di scorciatoie
di nessun tipo. Un vero leader è stato
Adriano Olivetti,
come ci ricorda l’articolo di Focus che ho citato prima. Nella crisi della sua
azienda nel 1952 due direttori gli consigliarono di licenziare 500 dipendenti.
Lui, invece, licenziò loro due e assunse 700 persone, creò nuove consociate
all’estero e introdusse la vendita “porta a porta”. Un vero leader è stato
Henry Ford che ai tempi
della pesante crisi delle banche nel 1882 negli USA stava cercando lavoro come
garzone di meccanico. “Rifiutato da tutte le officine della città, senza
scoraggiarsi, riprese il giorno dopo dalla prima che aveva visitato. Qui il
capofficina, colpito dalla sua incrollabile fiducia, lo prese a bottega”. Questo
ci ricorda sempre l’articolo di Focus che ho citato più su. Con il tempo è
diventato il fondatore della Ford Motor Company. Italo Calvino ha immaginato di
intervistarlo. Sentiamo una sua immaginaria (ma non tanto) risposta in cui parla
della grande crisi del 1929, simile all’attuale. “Il sistema finanziario
è un’altra complicazione inutile, che ostacola la produzione, anziché
facilitarla. Per me il denaro dovrebbe venire sempre dopo il lavoro, come
risultato del lavoro, non prima. Fin che mi sono tenuto lontano dal mercato
finanziario le cose mi sono andate bene: nel ’29 mi sono salvato dalla Grande
Crisi perché le mie azioni non erano quotate in borsa. Lo scopo del mio lavoro è
la semplicità…” (Italo Calvino, Henry Ford in Prima che tu dica
«Pronto», Oscar Mondadori, p. 228). L’intervista sarà immaginaria ma la non
quotazione in borsa della Ford Motor Company è vera e ci ricorda l’origine
dell’attuale crisi. Essa ha origine nel mercato borsistico che ha travolto il
sistema produttivo nella misura in cui questo è coinvolto con le quotazioni in
borsa. Non è una crisi produttiva o che riguarda le normali dinamiche della
domanda e dell’offerta. La diminuzione della domanda di tanti beni e servizi che
ha messo in ginocchio tante aziende in tutto il mondo è semmai la conseguenza di
atteggiamenti di non disponibilità alla spesa da parte di chi ne ha la
disponibilità. E’ vero che con questa crisi che ci siamo accorti che gran parte
della disponibilità di denaro che credevamo che ci fosse è solo virtuale e che
in realtà tutto questo denaro non c’è. Ma è anche vero che non è che
all’improvviso il denaro è sparito tutto. Il denaro c’è e ci sono coloro che ne
hanno tanto. Tra questi i ricchi e le banche. Come può stupire allora che
Obama abbia deciso di
tassare i ceti più abbienti? E come giudicare il calo degli indici azionari
dopo questa decisione se non con il fatto che la Borsa non prende in
considerazione l'economia reale?