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 Eccomi qui : - )... di Giuseppe
 
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La recitazione è rivelazione. E' dirci delle cose che in un certo modo sappiamo sulle persone, ma che ci dimentichiamo finché l'attore non ce le dice.

Lee Strasberg
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\\ Blog : Storico : Personaggi (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Giuseppe (del 10/08/2010 @ 16:32:25, in Personaggi, linkato 240 volte)

Francesco Cossiga con Adriano Sofri

In queste ore Francesco Cossiga è ricoverato in gravi anche se stabili condizioni al Policlinico Gemelli di Roma. In attesa di ulteriori notizie che fanno per ora temere il peggio ma che magari possono raccontarci del miglioramento delle sue condizioni di salute, voglio riportare un articolo e due post, freschi di pubblicazione, per capirne meglio la figura, nella speranza che non muoia prima di svelare alcuni misteri italiani.

Paolo Festuccia ne ricorda il ruolo di "grande picconatore", a partire dagli ultimi due anni del suo mandato di presidente della repubblica come "nel 2006 quando invia, con una motivazione ancor più stupefacente che sorprendente la sua lettera di dimissioni da senatore a vita al presidente di Palazzo Madama Franco Marini: «Ormai inidoneo ad espletare i complessi compiti e ad esercitare le delicate funzioni che la Costituzione assegna come dovere ai membri del parlamento nazionale». Come dire: il grande provocatore c’è ancora".
 
Andrea Vivaldo ci spiega perché nel 1977 sui muri apparve la scritta "Kossiga". Ma ci ricorda anche uno dei due comitati di crisi da lui istituiti all'indomani del sequestro di Aldo Moro in cui arruolò esponenti della P2 compreso il gran maestro della loggia Licio Gelli. A tal proposito ricordo anche la presenza dell'alfetta color beige in dotazione al ministero degli interni all'epoca del caso Moro che arrivò per prima pochissimi minuti dopo la strage della scorta in via Fani su cui provano a far luce Romano Bianco e Manlio Castronuovo nel lor libro Via Fani ore 9.02 (Nutrimenti) di cui mi sono occupato in un post. Per capire il suo ruolo nel Caso Moro rimando proprio alla serie di post a lui dedicati nel nonsolomoro blog di Castronuovo.
 
"Ora all’età di 82 anni, Francesco Cossiga si sta spegnendo portando via con sé tanti segreti, seppellendo tante oscure pagine della storia della Repubblica italiana. Se ne va in silenzio come amava agire lui prima della caduta del muro di Berlino. Se ne va tra gli insulti dei nemici e gli onori degli amici. Ma si sa, tanti nemici tanto onore e a lui di certo non mancavano le onorificenze. Non gioisco per la morte di un altro uomo ma sinceramente sono dispiaciuto più per le cose non dette che per le picconate ad orologeria menate dal vecchio gladiatore" scrive Italo Romano in un articolo. Aggiungo che per cultura, formazione e opportunità politica è stato sempre filo-USA e per questo ha cercato di depistare le indagini su Ustica e sulla strage di Bologna (che sono collegate) come ho avuto modo di ricordare in un post sulla strage di Bologna.
 
Mi associo all'appello di quanti sperano che non muoia prima di rivelarci un po' di misteri.
 
Di Giuseppe (del 09/08/2010 @ 11:32:24, in Personaggi, linkato 197 volte)
Federico II
Intorno a Federico II ci sono molti luoghi comuni. Ad esempio molti vedono in lui un sovrano pacifista, tollerante quando in realtà fu un vero sovrano medievale con tutti i vizi e le virtù (pochissime nel suo caso) che questo comportò. Basta leggere la ricognizione di assassinii, stragi, massacri che Marco Brando ricorda nel suo excursus su Lo strano caso di Federico II (Palomar). In questo blog abbiamo già visto il suo rapporto con le donne e abbiamo parlato anche della scuola poetica siciliana. Oggi chiudiamo il trittico di post a lui dedicato sfatando un altro mito legato alla sua figura: quello che lo vuole grande cultore dell'astrologia. Ora, "credere nell'influenza degli astri sulle persone e su tutto il resto era parte integrante dell'uomo medievale e della sua concezione dell'universo" scrive Marco Brando. Quindi, prima di tutto, non vi è nulla di straordinario nel fatto che un uomo del medioevo creda negli astri. Ma l'impressione è che abbia usato questa credenza medievale a suo favore, rivelando quindi che il suo amore per gli astri fosse in realtà strumentale. Nelle trattative per il matrimonio con Isabella d'Inghilterra, che sposò nel luglio del 1235, Federico stesso scrisse una lettera dove perorava questa unione perché fosse ottemperata l'armonia della natura, in cui l'influenza degli astri per il medioevo era onnipresente. Ma lasciamo anche questa volta la parola ad Andrea Camilleri che nella sua intervista impossibile a Federico II parla anche di astrologia.

Camilleri – Perdoni, eccellenza! Ella ha pronunciato, or ora, una parola fondamentale al fine della conoscenza della sua personalità. La parola è: destino. Credette ella veramente negli astri e negli oroscopi? Perché resta il fatto incontrovertibile che alla sua corte ebbero onori e potere due eminenti astrologi, Michele Scoto e Maestro Teodoro i quali...


Federico – Certo che c’erano, Tu conosci i versi che mi dedicò Guglielmo di Figueira? "Un tal signor merita ben la signoria / ché egli sa ben ciò che si conviene / ed è tanto dotto nell’Arti e nell’Astronomia / che vede e conosce prima ciò che dopo avviene." Questa è, amico caro, la chiave.


Camilleri – Dunque l’astrologia...


Federico – ... non c’entrava per niente. Fai mente locale all’ultimo verso della poesia che ti ho appena detto: "Conosce prima ciò che dopo avviene." Vedi, figlio mio, i siciliani, prima ancora di nascere, sanno che niente sanno, niente hanno visto e niente hanno sentito. È questo benedetto vizio dell’omertà. Però i siciliani, che hanno fama di non parlare, se tu sai come prenderli, parlano. A mezza voce, cifrati, voltando la testa dall’altra parte, parlano. E tu, che sei un imperatore e devi sapere come vanno le cose nel tuo impero, che fai? Cerchi di farli parlare. Ma quando quelli hanno parlato, come fai per evitare che si ritrovino due giorni dopo dentro un fosso, e con la lingua tagliata? Dici che quelle cose lì te l’hanno dette le stelle, e hai salvato capra e cavoli. Michele Scoto e Maestro Teodoro servivano insomma a dire oscuramente quello che i siciliani mi dicevano chiaramente. Quali astri! Quale astrologia!

Allo stesso stratagemma ricorse tra l'altro Romano Prodi quando riferì agli inquirenti che indagavano sul sequestro di Aldo Moro la soffiata su via Gradoli a Roma, dove lo statista era tenuto in ostaggio dalle Brigate Rosse. Riferì, infatti, che questa informazione gli era arrivata attraverso una seduta spiritica. Gli inquirenti lo ascoltarono e misero a soqquadro Gradoli, il comune in provincia di Viterbo e non la via a Roma dove Moro si trovava.
 
Di Giuseppe (del 08/08/2010 @ 11:09:26, in Personaggi, linkato 178 volte)
scuola poetica sicliana
Ieri abbiamo cominciato un trittico di post su Federico II di Svevia. Nel primo post ci siamo occupati del rapporto tra il sovrano e le donne. Oggi ci occupiamo di sfatare un altro falso mito legato allo svevo: quello della fioritura della scuola poetica siciliana. Lo faremo con alcune considerazioni e poi riportando un'intervista impossibile di Andrea Camilleri al cosiddetto "puer apuliae" che di Sicilia, di poesia e di storia s'intende :)

Gran parte dei testi della scuola poetica siciliana che infatti sono poi finite nelle antologie e nei manuali di letteratura italiana che si studiano a scuola, non sono da attribuire agli autori cui si è soliti attribuirli. Spesso si tratta infatti di testi orali, di origine giullaresca. Un esempio su tutti è il contrasto di Ciullo (e non Cielo come riportato nei testi scolastici) di Alcamo dal titolo Rosa Fresca Aulentissima. In Mistero Buffo Dario Fo mostra che questo testo è tutt'altro che una poesia d'autore ma piuttosto un'autentica giullarata. Nel maggio 2006 ha tenuto anche una Lectio Magistralis all'Università di Roma La Sapienza in proposito. E' molto probabile che i vari Jacopo Da Lentini, Pier Della Vigna, Giacomo Pugliese e altri - tutti funzionari di corte e ritenuti poeti di questa "scuola" - fossero dei trascrittori di componimenti per lo più orali che sentivano durante le esibizioni di poeti a braccio, giullari, trovatori provenzali. Era invalsa, infatti, l'usanza di inserire questi testi in atti notarili: servivano a coprire le parti bianche in modo che non ci fossero successive e truffaldine aggiunte posteriori alla stipula dell'atto. Quindi spesso sarà successo che questi autori sentendo dei componimenti, spesso improvvisati, se ne appropriassero, anche per far bella figura a corte, dove allo stesso Federico II sono attribuiti alcune composizioni liriche. Ma come abbiamo fatto ieri anche oggi lasciamo la parola ad Andrea Camilleri che con poche magistrali battute ci fa capire come stanno le cose.

Camilleri – Be’, in fondo, deve essere stato bello avere a che fare con tanti poeti...

Federico, sorpreso – Ca quali poeti?!

Camilleri, altrettanto sorpreso – Ma quelli della scuola siciliana, no ? Oddo, Giacomino, Ciullo...

Federico – Perché, tu li chiami poeti, quelli? Un momento e ti faccio il conto. Dunque, Giovanni di Brienne, che fu pure mio suocero, era uomo di guerra e re; Jacopo da Lentini era notaio imperiale; Pier della Vigna era cancelliere e ministro; Giacomo Pugliese era un alto funzionario di corte; Rinaldo d’Aquino era conte e falconiere; Percivalle Doria era vicario imperiale; Guido delle Colonne era capo dei giudici; Stefano Protonotaro era appunto il primo notaro dell’impero; Ruggerone da Palermo era uno che se lo incontravi solo, di notte, era meglio che cambiavi strada ... Con una mano ti mostravano l’ultima composizione poetica e con l’altra ti chiedevano promozioni, aumenti di stipendio, trasferimenti, collocazioni a riposo anticipate ... E guai se ti passava per la testa, sinceramente, di dire che il contrasto di Ciullo ti piaceva di più della canzonetta di Mazzeo! C’era pericolo che scatenavi una guerra civile! Poeti! Ma non mi fare ridere, va’! E quindi fu la stessa storia con le femmine, anche lì se non eri il più bravo di tutti non eri niente. Perciò, almeno come poeti, si sentissero tutti eguali, feci costruire, a Enna, una torre ottagonale, coi sedili tutti gli stessi, torno torno. Lì ci riunivo, di tanto in tanto tutti questi poeti che se la spassavano a leggersi le loro poesie...
Camilleri – Una sorta di salotto letterario ante litteram…

Federico – Sì, questa cosa qui. E magari io ci leggevo le mie poesie. Che piacevano a tutti. Mi devi credere, non mi sto vantando. Quando Rinaldo ne leggeva una delle sue, se ne veniva Ruggerone a dire che quella rima lì non ci azzeccava, che quel verso zoppicava... e quando Jacopo ne attaccava una delle sue, Percivalle principiava a fare una bocca come certi pesci buttati a riva... Ma quando leggevo io, tutti muti. Impalati. E, alla fine, un diluvio di applausi. Io domandavo, guardandomi attorno: "C’è nessuno che vuole fare qualche osservazione a questa mia poesia?" E quelli, in coro: "Ma no... è perfetta... cosa andate a cercare, Maestà... è sublime... che scherziamo?" Ne ho scritte tante. Non so se tu ti ricordi. Quella che cominciava: "Poi che ti piace, Amore" e quell’altra che faceva: "Dolze mio drudo, e vaténe..."
 
Di Giuseppe (del 02/11/2009 @ 09:25:02, in Personaggi, linkato 664 volte)

Ritratto di Alda MeriniAlda Merini è una donna del sud. E' vero che è nata a Milano, che non era meridionale ma Alda è come quelle donne
"tenere come l’ombre,
voraci come bei fiori,
le donne del Sud
che hanno il cospetto di ocra
le mani di una domanda,
sanno essere silenziose e presenti"
come ha scritto la stessa Alda in Donne del sud. E allora cara Alda voglio rivolgerti i versi della tua stessa poesia:
"tu Penelope dolce
intessi una tela viola.
Ti ho vista alla finestra
abbarbicata e leggera
come l’edera folta
tu sei una donna del Sud".
Tra l'altro Alda Merini al sud ci è vissuta tre anni, quando è stata a Taranto tra il 1983 e il 1985. Con questa poesia che ho citato prima mi ha ispirato un omonimo racconto che vi propongo. Narra della prima seria rivolta contro il regime fascista che vide protagoniste un gruppo di donne nell'agosto del 1942 a Monteleone di Puglia. Lo propongo per ricordare Alda che cito nel racconto accanto a Meena Alexander e alle donne pacifiste in Russia e negli USA.

Photo credit: °C

 
Di Giuseppe (del 04/10/2009 @ 10:09:58, in Personaggi, linkato 941 volte)
San Francesco secondo CimabueOgni anno quando arriva il 4 ottobre mi duole il cuore veder ridotto Francesco D'Assisi alla stregua di un santino buono e pio, lui che è stato uno scomodo rivoluzionario. E' stato infatti addomesticato e dipinto come un indifeso fraticello anche un po' fesso, che predica agli uccelli, alla natura, che sta sempre in mezzo ai campi, alle preghiere... Ma quando mai? Francesco è il santo più tradito della storia. Ne avevo già parlato nel 2004 quando Gianfranco Fini arrivò a dire che Francesco non era un pacifista. In quell'articolo gli ho citato autori ed episodi che fanno del santo di Assisi uno straordinario pacifista. E ho citato anche una intervista a Jacques Legoff in cui rivela che la predica agli uccelli era in realtà rivolta contro il papa e i suoi prelati. Non c'è nessun dubbio: era un coraggioso uomo di pace che sfidava a viso aperto anche le armi, che non si lasciava fermare dai pregiudizi. Tant'è vero che nel 1219 o forse il 1220 andò a trovare il sultano d'Egitto Malik al-Kamil. Una mossa questa che porrà in pratica fine alle crociate tanto che quella successiva del 1229, detta "degli scomunicati", con Federico II si concluderà con un pacifico accordo tra l'imperatore e il sultano. Francesco D'Assisi e il suo successore generale dell'ordine dei Minori Frate Elia da Cortona ebbero una vastissima influenza sul Puer Apuliae. Queste influenze sono oggetto del libro di Carlo Fornari Federico II e San Francesco (Edizioni all'insegna del Veltro). Per Fornari queste due figure furono l'emblema di quel tentativo di far andare d'accordo Sacerdotium e Imperium, nell'evitare invasioni di campo e commistioni. Ma quel disegno nella storia è stato sconfitto ed ancora oggi ci ritroviamo un Vaticano che fa un uso politico della religione, che è cosa ben diversa dall'intendere la religione come politica, quale nella sua essenza è e come la intendono i Vangeli e Francesco D'Assisi. L'influenza del Serafico sull'imperatore può anche essersi avuta grazie ad un presunto incontro tra i due (dai più ritenuto leggenda) e che io mi sono divertito a ricostruire in uno spettacolo che sto scrivendo.
 
Di Giuseppe (del 01/10/2009 @ 16:17:50, in Personaggi, linkato 253 volte)
Guy Laliberté con la tuta spaziale scherza con il suo naso da clownQuando oggi, 1 ottobre 2009, ho saputo di Guy Laliberté, “il primo clown nello spazio della storia”, ho provato una soddisfazione simile a quella provata quando Dario Fo vinse il premio nobel per la letteratura. E' vero che non si tratta di un riconoscimento da una qualche accademia, così prestigiosa come quella svedese. Però è una grande soddisfazione legata al mondo delle arti circensi e della strada, spesso così bistrattate dalla cultura ufficiale e spesso anche dal mondo dello spettacolo. Ne ha fatta di strada da quando, ancora adolescente, faceva il trampoliere e il mangiatore di fuoco per strada. La sua è una parabola iniziata con il suo avvicinamento alla musica folk e alle arti di strada e che oggi passa con l'essere il 261esimo uomo più ricco al mondo, dopo aver fondato nel 1984 il Cirque Du Soleil. Ho visto un loro spettacolo a Lecce lo scorso 5 Dicembre 2008. Uno dei cinque spettacoli più belli che io abbia mai visto, compresi gli show mostrati in televisione. Una vera immersione nel mondo delle arti e dell'onirico. Non mi meraviglia che Laliberté sia un grande uomo di successo tanto che il Time nel 2004 lo ha riconosciuto come una delle 100 persone più influenti del mondo. Una chiave del suo successo è di sicuro un grande coraggio che questo artista, oggi cinquantenne, possiede.

All'inizio degli anni '80 organizzava show senza avere il carburante necessario per spostare gli artisti, salvo poi essere salvato dal "tutto esaurito". Finché nel 1983 il governo del Quebec non gli diede 1.5 milioni di dollari per una importante produzione. Da qui il suo grande successo internazionale che dura fino ad oggi e che lui nutre con la curiosità ed interessi nel mondo delle terme, dei ristoranti e dei night. La sua immensa fortuna gli procura anche dei detrattori e biografie non autorizzate che parlano di suoi stravizi. Forse sono frutto dell'invidia nei suoi confronti alimentata anche dalla sua grande passione per il poker e il suo grande fiuto per gli eventi di successo. Il prossimo evento è previsto per il 9 ottobre, tra pochi giorni: la Poetic Social Mission. Si tratta di un happening artistico mondiale legato al diritto all'accesso all'acqua da parte di tutti. Guy Laliberté promette un gran bello spettacolo. Io lo guarderò. E tu?
 
Di Giuseppe (del 29/09/2009 @ 13:03:32, in Personaggi, linkato 1900 volte)
Zeman durante un allenamentoIl grande allenatore di calcio Zdeněk Zeman ha una serie di qualità che hanno tanto da insegnare non solo agli sportivi. Le ho riassunte in dieci aspetti che credo siano utili a chiunque, specie a chi ha a che fare con la conduzione di gruppi, il team building e in ogni situazione in cui si devono gestire delle persone nello spettacolo, nell'educazione, nella formazione ecc. Ieri, 28 settembre 2009, Zeman è tornato alla ribalta delle cronache per alcuni suoi giudizi taglienti su alcuni allenatori attuali che senza gavetta si trovano in posti di grande responsabilità, come Ciro Ferrara e Leonardo, e  o che sacrificano il sacrosanto diritto allo spettacolo a causa del business, come Mourinho. Sottopongo a tifosi e sportivi ma anche a manager, educatori e formatori dieci riflessioni sulla filosofia e la vita di questo personaggio. Il mio è anche un contributo alla grande generosità di Zeman che volevo rendergli da anni. Perché ha rivoluzionato il mondo dello sport e un certo modo di intendere il lavoro di gruppo, prima ancora dello spettacolo a cui pure è votato.
  1. Il gioco. Le squadre di Zeman hanno sempre messo al centro dei loro interessi il bel gioco, non vi hanno mai rinunciato, nemmeno quando si stava vicendo magari per uno a zero e mancavano solo una manciata di minuti alla fine della partita. Qualsiasi altro allenatore avrebbe badato a coprire un po' la squadra per non incassare gol. Lui no. E' così alto il suo rispetto per il tifoso e il suo diritto a divertirsi che gli interessi economico-finanziari della dirigenza vanno in secondo piano. Le sue squadre hanno sempre badato al divertimento dei tifosi allo stadio o in televisione e al divertimento dei giocatori stessi. Zeman in prima persona è un amante del gioco, un esteta del bel calcio. Anche dei grandi giocatori. Per esempio gli sarebbe piaciuto poter allenare Maradona. Da qui il grandre spettacolo che i suoi schemi di gioco e i giocatori che sceglieva hanno saputo dare e quindi il godimento di veder muovere quella che Pasquale Casillo, ex presidente del Foggia dei miracoli, chiama "l'orchestra". La sua è una partitura fatta di gioco di prima e di passaggi fulminei e penetranti. In questo gioco tutta la squadra all'unisono partecipa con il pressing sui portatori di palla avversari e con il fuorigioco sempre molto alto. Un vero spettacolo che nasce da un'idea del calcio e da una sapiente geometria dell'uso degli spazi.
  2. Il training. Per i suoi giocatori giocare la domenica non era una fatica ma una liberazione. La partita della domenica era una passeggiata rispetto alla gran fatica dell'allenamento quotidiano. I suoi allenamenti erano molto duri per qualunque atleta. Si racconta che quando allenava il Foggia spesso faceva salire e scendere i giocatori dai gradoni dello stadio. La fatica era davvero tantissima ma le sue squadre hanno sempre corso di più delle altre e sono arrivate in forma fino alla fine del campionato. Ed otteneva questo non con metodi da sergente dell'esercito americano, alla Full Metal Jacket per intenderci, ma con la buona parola che sa dedicare ad ogni calciatore.
  3. L'amicizia. Zeman è stato spesso dipinto come scontroso ed introverso. Tutt'altro. E' un uomo aperto e che coltiva l'amicizia con i suoi calciatori, i tifosi e i dirigenti. Ma c'è di più. Nel Foggia dei miracoli per esempio ebbe modo e tempo di incentivarla nei giocatori stessi ed i risultati lo premiarono grazie al grande affiatamento che regnava tra di essi. Grande ingrediente in tutto questo è la sua sincerità che lo tiene al riparo da doppiezze e falsità.
  4. La dignità. In un mondo dello sport come quello italiano e spesso anche quello internazionale fatto di scandali, abusi, accordi sottobanco e chi più ne ha più ne metta la limpidezza dei comportamenti del boemo spicca coma una perla tra le più preziose. Lui è lontano da tutta questa schifezza come anche da atteggiamenti di piagnisteo o di esaltazione fuori luogo. Quando le sua squadre perdono di brutto è capace di elogiare il comportamento e il gioco dei suoi e quando magari vincono con una goleada si mette a criticare gli aspetti che non lo convincono. 
  5. La fiducia. E' noto come Zeman abbia scoperto, lanciato e rilanciato molti giocatori. Alcuni di loro li ha rimessi in sesto dopo una fase critica della loro carriera. Basti pensare all rinascita atletica e calcistica di Pierluigi Casiraghi. E ci è riuscito con una buona dose di fiducia che ha riversato in loro. E sempre la fiducia è stata un ingrediente miracoloso nel grande rapporto tra il patron del Foggia Casillo e Zeman come anche sempre tra lui e il compianto presidente della Roma Franco Sensi. Invito perciò direttori sportivi e presidenti di club a richiamarlo alla guida di una panchina perché è uno scandalo dello sport italiano che lui sia rimasto senza squadra.
  6. Il senso dell'humour. Basta leggere i suoi aforismi per rendersi conto che straordinario sense of humour ha quest'uomo. Oppure chiedere a Tullio Solenghi o ad altri imitatori che lo hanno incontrato e studiato. Oppure ancora pensare che il magazziniere del Foggia lo chiamava in confidenza "il muto". Basta guardare in proposito il recente documentario Zemanlandia, presentato alla stampa ieri 28 settembre 2009. Nella vita, nel lavoro, nelle relazioni senza humour si fa pochissima strada. C'è bisogno che lo spieghi?
  7. La magia. Ancora oggi il gioco a zona di Zeman e i suoi schemi sono estremamente innovativi. E' vero che spesso le squadre avversarie hanno adottato stratagemmi per neutralizzare il suo fuorigioco alto, ma si tratta di meri espedienti. Ed è incredibile che ottenga un gioco sempre innovativo mantenendo sempre lo stesso modulo: quel 4-3-3 che lo ha reso famoso. Forse il segreto sta nei suoi schemi di gioco sempre così imprevedibili ed efficaci e nei quali l'individualità dei giocatori non è sacrificata ma anzi è esaltata. Per esempio Beppe Signori con quegli schemi per sei anni si è sempre espresso ai massimi livelli. Come ci riesce? Solo lui lo sa, perché  è un mago. Non dimentichiamo che un'arte in mano ad un'artista è qualcosa che a un certo punto sfugge a tutte le definizioni intellettuali, la mia compresa.
  8. La coerenza. E' questa una delle armi più affilate di Zeman. Oltre che al modulo del 4-3-3, mai abbandonato, è sempre coerente con l'onestà, lo sportività e tutti gli altri valori dello sport e della vita. Ma non solo. Non si è mai rimangiato nessuna delle dichiarazioni pesantissime che ha fatto sui mali del calcio, nemmeno quelle che hanno provocato il suo esilio. Chapeau Mr. Zeman!
  9. Il coraggio. Il nostro mago è un uomo coraggioso in due sensi. E' coraggioso l' atteggiamento  che trasmette ai suoi giocatori sempre all'attacco per novanta minuti. Ma è anche coraggioso perché ha risposto a tutte le domande più insidiose dei giornalisti. Si è schierato senza macchia e senza paura contro quel Palazzo che poi lo ha osteggiato. Luciano Moggi telefonò a tutti i presidenti di club perché non lo assumessero alla guida delle loro squadre dopo le sue dichiarazioni sull'uso di farmaci illeciti alla Juventus.
  10. L'irriverenza. Ho ancora nelle orecchie le dichiarazioni di Zeman alla vigilia delle partite del suo Foggia contro squadre blasonate come Milan o Juventus quando non mostrava nessun timore e nessun senso di inferiorità verso di loro. E quando le sue squadre entrano in campo non guardano in faccia a nessuno. E che dire dei derby quando allenò prima la Lazio e poi la Roma? Per lui i derby sono delle partite come tutte le altre. Non gliene importa un fico secco. E fa più che bene secondo me. Il calcio spesso è insidiato dal troppo tifo, dalla ricerca della vittoria a tutti i costi, dai drammi di isteria collettiva legati al calcio. Ragazzi, è solo un gioco!
Qualcuno da questo elenco potrebbe pensare che se Zeman è l'allenatore perfetto perché mai ha vinto poco ed è stato spesso esonerato nella sua carriera? Ma chi fa questa domanda deve considerare le condizioni nelle quali si è trovato ad operare segnate dall'imperio del business a scapito dello sport e dello spettacolo e che per anni hanno visto assegnare i trofei a prescindere dai relativi campionati. Ed in questa ottica allora è stato il più forte e vincente di tutti.
Ma Zeman è senza difetti allora, potrebbe chiedermi qualcuno. E la risposta è che secondo me ha due difetti. Il primo è che fuma troppo ma su questo non si può fare niente, anche se ha provato a smettere. Il secondo è che secondo me esagerava con i richiami di preparazione atletica durante il periodo natalizio. Tanto che alla ripresa del campionato a Gennaio le sue squadre per ben due mesi, appesantite dagli intensi allenamenti, faticavano a stare in campo. E' vero che alla fine del campionato erano le più informa ma secondo me si può ottenere lo stesso risultato diluendo in due-tre riprese questi richiami. Magari gli chiedo se ci ho azzeccato se un giorno lo incontrerò di persona. Per ora vi lascio a La coscienza di Zeman di Antonello Venditti.

 
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