Non è compito dello psicologo capire quello che non capisce. Noi non faremo i ciarlatani e diremo francamente che a questo mondo non si capisce niente. Sanno tutto e capiscono tutto solo gli sciocchi e i ciarlatani… Coloro che scrivono, e gli artisti in particolare, dovrebbero ormai riconoscere che a questo mondo non si capisce nulla, come a suo tempo lo riconobbero Socrate e Voltaire.
Di Giuseppe (del 07/08/2010 @ 13:03:18, in Storie, linkato 232 volte)
Il 9 novembre 1225 Federico II di Svevia sposò Isabella di Brienne, figlio di Giovanni di Brienne re di Gerusalemme dal 1210 al 1225. Un matrimonio d'interesse perché lo svevo ne eredita appunto la corona di Gerusalemme che sebbene fosse un titolo poco più che onorifico, gli serviva a preparare quella VI crociata che condusse in Terra Santa dal 1228 al 1229. "Jolanda aveva allora 13 anni; era immatura, bruttina, poco all’altezza di figurare accanto ad un trentenne colto, avviato alla gloria. Giusto la prima notte di matrimonio, Federico trovò il modo di consolarsi: e lo fece con la cugina della moglie, Anais, una dama di compagnia ventenne, procace, disinibita, tutto sommato un bocconcino da buongustai" leggiamo sul sito stupormundi.it. Il padre, che era cattolicissimo, andò su tutte le furie e ne fece un caso diplomatico in cui coinvolse il pontefice. Ma quest'ultimo si guardò bene dall'intervenire visto che bramava da tempo questa crociata che Federico non si decideva a fare.
Mi è tornato in mente questo episodio della vita di Federico II perché in questi giorni ad Oria, in provincia di Brindisi, il comune in cui vivo, si celebrano queste nozze con un corteo storico e un torneo tra i rioni del paese. Gli storici locali e i membri della Pro Loco spacciano per storico il bando del torneo che in realtà è stato costruito ad hoc nel 1967. La vicenda si è meritata un passaggio nel libro di Marco BrandoLo strano caso di Federico II (Palomar) che indaga sul falso mito di questo imperatore e sul "perché dopo otto secoli in Puglia è un mito, nel nord italia un tiranno, in Germania uno sconosciuto" come si può leggere nella quinta di copertina. Mi verrebbe molto da dire su questa trovata folcloristica che viene propagandata come un grande evento, quando in realtà la sub-cultura monopolistica del torneo in termini di marketing turistico non solo non funziona, ma ci preclude ben maggiori possibilità. Ma la celebrazione di queste nozze di Federico II, di cui voglio invece occuparmi, è davvero un fatto curioso e ci permette di fare luce sul rapporto tra il sovrano e le donne. Me ne sto occupando in un testo per uno spettacolo che non mi decido mai a terminare: Il Giullare e l'Imperatore. Ho già ricordato che Federico II non solo ebbe quattro mogli ma ebbe numerose amanti e concubine e un harem a Lucera. Ma oggi voglio lasciare la parola su questo ad Andrea Camilleri che nel 1976 scrisse un'intervista impossibile a Federico II. Ne riporto un passaggio che riguarda proprio le donne.
Camilleri – Allora, se permette, muoviamoci sopra un terreno certo. Tutti, e ripeto, indistintamente tutti i suoi biografi la descrivono come un uomo lussuriosissimo. Sono costretto ancora a citare.
Federico – E tu cita, cita.
Camilleri – Riccobaldo da Ferrara: "Federico fu molto amante degli amplessi femminili, pertanto possedeva un gregge di graziose donne." Benvenuto da Imola: "Federico aveva sempre con sé un gregge di bellissime ragazze."
Federico – Posso fare una domanda?
Camilleri – Certo, eccellenza.
Federico – Tu sei siciliano?
Camilleri – Eccellenza sì.
Federico confidenziale – E come stiamo a donne?
Camilleri – Be’... malgrado io non possa più dirmi giovanissimo, è vero ... Io ancora ... non mi posso proprio lamentare ... L’altro giorno una tedesca ...
Federico interrompendo – Ma lo vedi? Anche tu! Ma come fa un imperatore a imperare sui siciliani se non è il più potente, sì, proprio in quel senso lì, di tutti? Altrimenti ti mettono sotto i piedi, ti chiamano mezza cartuccia, ti dicono senza denti per mangiare la grazia di Dio!
Camilleri – Ma non le pare di avere esagerato? Tre mogli. Un gregge, addirittura, di belle ragazze. Due harem!
Federico – Tre. Uno era itinerante. Ma tu non lo devi dimenticare che nel mio impero c’erano anche gli arabi! E gli harem, figlio mio, erano per dare polvere negli occhi degli arabi!
Camilleri – E la violenza che esercitò a una sua nipote?
Federico – Appunto, era un’esercitazione. Quella fu polvere negli occhi ai greci, che in queste cose di incesto...
Domani vi parlerò del rapporto di Federico II con la poesia.
Di Giuseppe (del 08/03/2009 @ 10:14:35, in Storie, linkato 502 volte)
"Sono la donna che si è svegliata, / ho trovato la mia
strada / e non tornerò / mai indietro" scrive la poetessa Meena Alexander. E si
iscrive così in quel "club" di donne come Cindy Sheehan, pacifista ed
oppositrice della guerra di Bush, e Valentina Milkinova, che presiede il
comitato delle madri dei soldati russi che scavalcarono Putin e si misero a
trattare con i terroristi ceceni. Le donne hanno un coraggio e una
determinazione tutta muliebre che scavalca qualunque difficoltà. Ho provato
a raccontare tutto questo in un
video. Parla della
prima rivolta contro il regime fascista 67 anni fa a Monteleone di Puglia, il 23
Agosto del 1942. Protagoniste ne furono centinaia di donne, come riferiscono i
rapporti dei carabinieri, ma soprattutto un gruppetto di loro più tenace ed
ostinato. Ne parlo oggi perché non penso che l'impegno delle donne in politica
sia solo questione di
quote rosa. In fondo la politica dei partiti e che va in televisione non è
la parte migliore. La parte migliore è quella di chi amministra le
risorse non solo finanziarie ma anche umane in toto. E in questo le donne
sono insuperabili. A patto, però, che non le si rinchiuda dentro casa a fare la
lavatrice come l'Osservatore Romano propone. A sentir loro la lavatrice è ben
più utile all'emancipazione delle donne della pillola anticoncezionale! Molto
meglio le
donne in rete. Ne sto conoscendo tante in questo periodo, soprattutto nel
facebook. E devo dire che rimango ogni giorno più stupito e meravigliato della
loro ricchezza e delle loro capacità. Cari uomini sembra che il mondo lo
mandiamo avanti noi. Ma il mondo in realtà lo mandano avanti le donne che
restano in retrovia. E questo anche online.
La rete è
femmina scrive Giancarlo Livraghi, autore di L'umanità dell'internet(HOPS).
Ed allora non credo che ci sia miglior modo per festeggiare questa festa della
donna 2009 se non con la constatazione che "la rete è femmina". "Auguri a
tutte le donne. Ma solo quelle comuniste. Che ancora lottano, e
resistono" scrive
Stefano Severi. E sono d'accordo con lui. Non nel senso che bisogna avere la
tessera di un partito comunista in tasca, ma nel senso della lotta per sostenere
ciò che conta, la famiglia, i diritti, la sopravvivenza a volte."L’8 marzo
dovrebbe al limite essere un giorno di celebrazione per le conquiste sociali,
politiche ed economiche delle donne, non della dimostrazione di quanto le donne
sono frustrate" scrive
Rossella Fidanza. Mi unisco alla sua riflessione e suggerisco a tutte le
donne non di alzare la gonna oggi ma di alzarsi loro, in piedi, per affermare la
dignità loro e degli esseri umani. Vi auguro un giorno di vera festa e
non impegnato come
quello di sonosaffitrina.
Di Giuseppe (del 03/03/2009 @ 07:23:45, in Storie, linkato 303 volte)
Il più bello non sei tu ma BiancoLatte, questo mi ha detto il
TeleSpecchio stamattina. E che dovrei fare allora? Cercarlo e avvelenarlo? Così
tornerò ad essere io il più bello. Ce ne sarebbero altri, mi ha risposto lo
specchio. E allora io ho pensato: ma sono così brutto che tanti altri sono più
belli di me? Dovrei sterminarli tutti? Sarebbe un'idea. Potrei lanciare la
pulizia etnica dei belli in favore della sopravvivenza della pura razza dei
brutti. I belli fanno schifo e sono brutti. Bello è brutto, Brutto è bello è il
nuovo slogan. Ovunque ci sono dei belli devono farsi identificare e portare un
chiaro marchio che li faccia riconoscere. Così chiunque vada per strada possa
dire guardando qualcuno di loro: questo è un bello brutto. Attenti a non
confondervi: un conto sono i belli che sono brutti e un conto i brutti che sono
belli. Capita la differenza? E non rovesciate la frittata dicendo che è
questione di gusti. Ci sono belli belli (e cioè brutti) e brutti brutti (e cioè
belli). E da oggi in poi dovranno restare separati. I belli vengano rinchiusi
nei ghetti. Non i brutti ma i belli. Come sarebbe a dire che siccome ho detto
che i brutti sono belli che avete preso i brutti e che li avete rinchiusi?
Dovevate fare il contrario!
In questo regno non si capisce più niente. Non è come nel regno
di quel mio amico clown con i baffi, piccoletto, nero di capelli ma determinato
e chiaro. Il suo si che era il regno della chiarezza. Io sono un re un po' pirla
accidenti alla mia sorte. Il mio è il regno della confusione. I belli diventano
brutti e i brutti diventano belli e viceversa. E la colpa è mia che ho iniziato
questa storia dei belli brutti e dei brutti belli. Ora non si sa più chi è bello
e chi è brutto. E questo non mi va bene perché io voglio sentirmi bello e più
ammirato da tutti. Se no non mi sento me stesso. Finisce che mi sento anonimo e
uguale a tutti gli altri capite? Finirei persino per non avere volto. Ve lo
immaginate un intero regno di persone senza volto? Nessuno potrebbe essere
guardato in faccia e non si capirebbe chi è il re e chi sono i sudditi. E qui in
FaceLand è tutta questione di faccia capite? Se non hai la faccia giusta non
puoi fare il re o il bandito o il capitano delle guardie o il banchiere o il
gran cerimoniere. E c'è una precisa gerarchia dei ruoli: dai più bassi come
contadini, soldati e commercianti per arrivare ai luogotenenenti, ambasciatori e
fino al vertice che sono io il gran re pagliaccio e più si sale di ruolo più si
deve essere belli fino al top della bellezza che devo essere io. Ma stamattina
il TeleSpecchio ha rovesciato tutto dicendo che io sono il meno bello. E' la
fine, la caduta della monarchia, la rovina di FaceLand, capite? La sua stessa
istituzione viene capovolta. Che sarà di noi?
E non è servita a niente l'idea della pulizia etnica perché non
si può fare, ho creato confusione con il mio editto che distingue tra belli
belli, belli brutti, brutti belli e brutti brutti. Le guardie non ci hanno
capito niente e hanno cominciato ad arrestarsi da sole. Persino io mi sono
confuso che mi sono detronizzato da solo e che mi sono auto-esiliato, accidenti
a me. E adesso che non sono più re tutti dicono che sono sporco e brutto. Prima
dicevano che ero pulito e bello. Prima mi osannavano e ora mi sputano addosso.
Che pirla di sorte... che sorta di pirla! Non mi è rimasto più niente, solo il
naso rosso e il cappello. Posso sempre fare il clown per strada, diranno che
sono brutto ma almeno sopravviverò. E speriamo che il nuovo re non faccia editti
contro i brutti e contro i pagliacci, altrimenti sono due volte fregato.
Di Giuseppe (del 20/02/2009 @ 11:53:51, in Storie, linkato 249 volte)
Leader cercasi. Il leader è morto, ci serve un altro leader. Quello che avevamo è morto non perché era malato ma perché era mal consigliato e avido. A chi state pensando? A Veltroni? Giusto. A Berlusconi? Ancora più giusto. Ma non è morto però, è ancora vivo e vegeto e in piedi. Per ora, aggiungo io. Leader con minor culto della personalità di Berlusconi hanno fatto una brutta fine. Figuriamoci il megalomane Berlusconi. La sa caduta sarà la più rovinosa di tutte.
Di Giuseppe (del 04/10/2008 @ 10:09:44, in Storie, linkato 549 volte)
Come
ogni anno ce la menano con il poverello di Assisi. Anche quest'anno non
mancano gli appelli dei presidenti di Camera e Senato sulla tolleranza e il
dialogo in nome di Francesco. Eh si perché quel fraticello che predicava agli
uccellini era mite, dolce, buono, santo e fessacchiotto. E più sei fessacchiotto
e più subisci più c'è dialogo per Schifani e Fini. Se stai zitto e buono buono
c'è papà Berlusconi che ti fa il regalo. E se fai sesso senza preservativo e
pillole zio Ratzinger ti benedice. Tutti giù per terra a fare i buoni, i bravi,
gli umili e gli eunuchi.
Immaginatevi Ratzinger e Berlusconi a cena con Bush,
Putin e consorti in un bel palazzo, con tanto di posate d'argento, autisti al
seguito con macchine e fuoristrada di lusso, con le guardie svizzere, con i
fuochi d'artificio fuori, i più grandi chef in cucina... Non è difficile, per
questi qui è la normalità, avviene spesso vero? Immaginatevi che a loro si
avvicina uno con un saio sudicio, rammendato e che per di più si è rotolato
nello sterco dei maiali e nel fango. Immaginatevi che questi voglia
abbracciare i commensali... Qualcosa di molto simile accadde a Francesco. Per
sapere come sono andate le cose sono andato a riprendere e a raccontare a modo
mio Francesco va da lu papa dello spettacolo di Dario Fo Lu santu
jullare Françesco, da cui è tratta anche il disegno qui a fianco. Buon
ascolto.