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Pomeriggio d'Autunno, foto di Giovanni Orlando.

Ultima modifica del post: 28 giugno 2015.

Attendere l'autunno significa scorgere ciò che annuncia la nuova stagione, mentre l'estate volge al termine. Vuol dire veder partire cugini, zii, parenti che vengono solo d'estate e riprendere il corso della vita, dopo una pausa in cui si è stati insieme e si è fatto festa. È un passaggio in un limbo forse un po' mesto. Ma forse no. Se si ha qualche idea, specie nuova, qualche progetto, qualche indirizzo in  cui mettere le proprie cose per esplorarne di nuove allora questo passaggio diventa carico di attese, di speranze, di voglia di fare. Magari senza troppe aspettative, che spesso velano le possibilità. L'ideale è lasciarsi ingiallire le foglie, lasciare che diventino marroni e che si stacchino con lentezza, come gli alberi. È un po' il  cambiar muta, come certi animali. È il ciclo naturale che fa il suo corso ed allora lasciamo che lo compia anche all'interno dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti. Magari anche solo per continuare ciò che in nuce è accaduto già durante l'estate. Perché, per esempio, per me attendere l'autunno significa:

  • continuare a controllare il mio peso, perché ho imparato a farlo;
  • passare dal Vitale's blog, il mio vecchio blog a questo nuovo blog;
  • partecipare, dall'1 al 10 ottobre, al Metodi Festival per imparare ancora e meglio l'improvvisazione teatrale;
  • dedicarmi al problem telling, anche grazie al blog;
  • approfondire tre approcci al pensiero oggetto dei miei studi estivi e cioè il pensiero visuale, il pensiero laterale e il pensiero illusionistico;
  • riprendere la mia attività di attore con nuovi casting e idee per spettacoli vecchie  e nuove;
  • volgere un nuovo sguardo non usuale ad Oria, dove vivo, dedicandole un nuovo spazio sul web;
  • aprirmi alle potenzialità che le prossime settimane mi mostreranno per accoglierle e coltivarle.

E tu, mia lettrice o mio lettore, stai aspettando l'autunno o sei ancorato a ciò che ci resta dell'estate? Che idee, che progetti, che speranze hai per l'autunno? Parlane, se vuoi, nello spazio dei commenti qui sotto.

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Ultima modifica del post: 28 Giugno 2015.

Locandina del film "Federico l'oritano"
Locandina del film "Federico l'oritano". A cura degli amici della lanterna di Oria.

Quest'oggi cari amici, soprattutto di Oria, sono orgoglioso di presentarvi un nuovo grande progetto che riguarda la cittadina tutta. Si tratta del kolossal Federico l'oritano in cui reciterò accanto a Russel Crowe e che ricostruirà lo stretto rapporto tra Federico II, il puer apuliae, e la nostra cittadina. Ho concesso in esclusiva agli amici della lanterna di Oria un'intervista che racconta alcuni particolari sulla sceneggiatura e sul cast. Ecco una delle domande che mi sono state rivolte.

Alcuni critici hanno attaccato il suo film definendolo un falso storico. Cos'ha da dire?

Le fonti ci hanno tramandato con certezza non solo la presenza di Federico II ad Oria ma anche una sua lunga permanenza nel borgo. Infatti fece bandire il torneamento tra i rioni della città nel 1225, anno in cui come tutti sanno sposò Iolanda di Brienne. L'imperatore stesso partecipò ai giochi non in veste di cavaliere, questo sì un falso, ma in qualità di atleta per la specialità detta "della pertica". Le cronache dell'epoca parlano di un Federico II capace di arrampicarsi con ben miglior sagacia di un felino lungo la corda alla cui sommità viene issata la bandierina. Anche negli anni successivi alla sua permanenza ci furono degli atleti molto bravi in questa specialità che erano tutti figli clandestini del sovrano. E' molto probabile che Tonino Pertica, forse il più abile atleta in questa prova fino a qualche anno fa, sia un suo discendente.

Il resto dell'intervista si può leggere nel post del blog degli amici della lanterna di Oria.

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Mimmo Vitale
Mimmo Vitale nella sua ultima foto nell'agosto del 1996.

Ultima modifica del post: 28 giugno 2015.

Quel pomeriggio di dodici anni fa, Lunedì 18 agosto 1997, dormivo. Ero molto stanco dopo aver lavorato sin da luglio come cameriere in un ristorante pizzeria a San Pietro in Bevagna, una località balneare in provincia di Taranto dove la tradizione popolare narra sia naufragato Pietro, il primo vicario di Cristo, durante il suo primo viaggio. Quell'anno c'era stato un lungo ponte di lavoro a ferragosto: da giovedì 14, vigilia di Ferragosto, a domenica 17 agosto. Perciò quel lunedì subito dopo aver pranzato mi buttai sul letto. Verso le 16 vidi, nel dormiveglia, mio fratello Mimmo che si faceva la doccia, che si cambiava mettendosi addosso maglietta e pantalone bianco. Poi il buio di nuovo per me, per il mio profondo dormire interrotto, però, alle 18 circa dalla telefonata di Leonardo, il titolare della Primula Rossa, altra pizzeria a San Pietro dove mio fratello lavorava come pizzaiolo. Leonardo mi chiese come mai mio fratello, di solito puntualissimo, quel giorno non fosse ancora arrivato. Gli risposi che magari si era fermato a Manduria, comune intermedio tra Oria (dove vivo) e San Pietro, o da qualche altra parte ma che di sicuro da lì a breve sarebbe arrivato. Provai anche a chiamarlo mio fratello sul Timmy, il suo secondo cellulare , ma risultava spento. Non ci pensai più e mi ricordai che sarei dovuto andare al funerale della madre di un mio conoscente. Ma ormai era tardi. Così decisi di andarlo a trovare a casa. Mentre gli davo le condoglianze davanti alla sua abitazione suo zio mi riferì di un incidente stradale mortale sulla strada per Manduria che aveva coinvolto una Fiat Croma, la macchina che mio fratello ed io avevamo comprato.

Tornai subito a casa – glissando le domande di mia madre su dove fosse mio fratello – e mi recai con degli amici di mio fratello sul posto quando erano le 19. A due ore dall'incidente né i carabinieri né nessun altro mi aveva avvisato dell'accaduto sebbene fosse successo a tre chilometri fuori dall'abitato. La Croma era una scatola rotta e accartocciata di lamiere sul palo della luce mentre lì accanto c'era un tir riverso su un fianco con tutto il suo carico di barbabietole da zucchero. Il maresciallo dei carabinieri, ancora oggi al suo posto nella locale caserma  mi disse che mio fratello era stato condotto a Francavilla Fontana: un piccolo vicino ospedale e quindi pensai che se la fosse cavata con poco perché altrimenti lo avrebbero portato in altri ospedali più attrezzati, pensai. Arrivato al pronto soccorso chiesi notizie di mio fratello. Mi dissero che era morto e mi diedero un sacco nero di plastica con dentro il suo Timmy, le sue scarpe da ginnastica, i pantaloni e la maglietta bianca di riserva che si portava al lavoro.

Dopo qualche momento di disperazione una strana pace mi giunse, complice il più struggente dei tramonti che io ho mai visto in vita mia calare sulla cupola e la città di Francavilla. "E ora chi glielo dice a mia madre" pensai. Perché fui subito sicuro che mio fratello, ovunque si trovasse, stesse bene. Era troppo in gamba per non sapersela cavare in ogni situazione e non l'ho mai sentito accanto come in quel momento e nei giorni successivi. All'improvviso da mio fratello minore (3 anni e 3 mesi la nostra differenza di età) diventò mio fratello maggiore. Ricordo infatti come nei mesi e negli anni precedenti avesse cercato la mia presenza di fratello più grande per aiutarlo a districarsi nella sua difficile convivenza con una ragazza.

Non so neanche come sono finito a scrivere queste cose, mi ero preparato tutt'altra scaletta per parlare di Mimmo. Forse sarà stato l'oblìo in cui è caduto in questi dodici anni, complice magari il fatto che io suo fratello non sono stato capace di ricordarlo gran ché, a parte un video che ho caricato su youtube. Ma oggi come dodici anni fa sento ancora la sua presenza di fratello ormai maggiore.

Infatti ovunque egli sia in questo momento, se in uno spazio-tempo parallelo o fuori dallo spazio-tempo, deve sapere che lo ringrazio per questo come lo ringrazio perché quando facevamo a botte faceva  finta di prenderle facendomi così sentire più forte di lui, come lo ringrazio di essere riuscito a cavarsela da solo quando venne a Roma a fare il Vam d'onore all'altare della patria perché il 90% dei soldi della famiglia finivano a me che ero studente, anche grazie alle sue insistenze perché accadesse proprio ciò. Sappia anche che comunque mi sono messo a cercarlo perché ho ancora bisogno di lui.