nov 08

Piccolo decalogo del cambiamento

monete

Credit: Lodigs.

Ieri ho scritto un elogio del piccolo cambiamento, che è un invito a imparare a compiere piccoli cambiamenti (dipendenti da noi) e ad approfittare dei grandi cambiamenti (indipendenti da noi) rivolto prima di tutto a me stesso e poi ai venticinque lettori del blog. Avevo promesso, però, di spiegare quali sono i passi per ottenere qualche piccolo cambiamento nella propria vita. Ve li propongo oggi attraverso questo decalogo. Questi dieci punti, lungi dall’essere un vademecum psicologico perché non ne ho le competenze, sono per me altrettanti percorsi su cui lavorare che magari possono essere d’aiuto ad altri a parte me.

  1. Informarsi e confrontarsi. E’ una delle prime cose da fare quando si vuole ottenere un cambiamento. Vogliamo, ad esempio, andare in palestra? Cerchiamo di sapere quali palestre ci sono in città, cosa propongono, quanto si paga, ecc. Lo stesso dovremmo fare per le nostre abitudini o per gli altri cambiamenti: informazioni, informazioni, informazioni. E qualche parere per schiarirci le idee.
  2. Essere realistici. Occorre guardare in faccia la situazione. Senza una diagnosi precisa e spietata di una situazione non conosceremo a fondo come stanno le cose e sprecheremo tempo prendendo le decisioni sbagliate. Se devi affrontare un problema sappi che la maggior parte delle persone non sa neanche definirlo un problema, come si può immaginare quindi di affrontarlo? Occorre, prima di tutto, un buon setting del problema.
  3. Capire cosa c’è da cambiare e in che modo. Non tutto è da buttare via. Concentriamoci su cosa va curato e cerchiamo gli strumenti, le terapie adatte. Altrimenti finiamo per “buttare il bambino con l’acqua sporca”.
  4. Capire cosa si salva e va bene. Ricordarsi dei propri successi, delle cose che ci piacciono o che almeno sono soddisfacenti ci dà un poo’ di quella autostima necessaria a non abbatterci. Non solo: magari ci suggerisce la strada per nuovi successi.
  5. Fare i conti con i propri limiti. Potremmo anche dire: non fare il passo più lungo della tua gamba. Perché altrimenti avrai uno strappo muscolare, ti farai male e dovrai fermarti. All’inizio vai piano, così magari dopo chissà potrai allungare i passi, visto che sarai più allenato.
  6. Dare continuità ad aspirazioni, progetti, nuove abitudini. Se ogni giorno ricominciamo daccapo e ci buttiamo in una nuova impresa e l’indomani siamo già stanchi e facciamo altro dubito che andremo lontano.
  7. Fare un passo alla volta. Certe volte presi dalla foga di voler cambiare tutto e subito ci mettiamo a correre o facciamo diecimila cose tutte insieme. Ma il nostro cervello non ci segue, si affatica. Ne abbiamo già parlato ieri.
  8. Trovare il coraggio di provare. A volte non impariamo a nuotare perché abbiamo paura dell’acqua, non amiamo perché abbiamo paura del rifiuto, non ci buttiamo perché non abbiamo fiducia negli altri o in noi stessi.
  9. Pensare a delle alternative. Non le vediamo? Immaginiamole,. sforziamoci, inventiamo, sogniamo, basta che mettiamo in moto il cervello, che inizi a guardare alla situazione da altri punti di vista. In questo ti è molto d’aiuto il pensiero laterale.
  10. Provare a mischiare le carte. In certe mani di gioco con le carte perdiamo o vinciamo di brutto, specie a scopa, perché le carte sono un po’ troppo accoppiate perché non sono state mischiate bene dopo la mano precedente. Se le mischiamo, invece, dovremo affidarci al caso che è un vero, grande motore di cambiamento se impariamo ad approfittarne.

Che ne pensi di questi dieci suggerimenti? Cosa aggiungeresti, cosa toglieresti, cosa modificheresti? Fammelo sapere nei commenti. Grazie.

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nov 07

Elogio del piccolo cambiamento

Una delle due facciate della moneta da 50 lire.I cambiamenti improvvisi non dipendono da noi e possiamo solo prenderne gli aspetti positivi. I piccoli cambiamenti sono invece alla nostra portata e ci danno la possibilità di forgiare i nostri progetti. Vediamo perché e come.

Credo che i cambiamenti improvvisi ci possano essere, ma in natura nulla si verifica ex nihilo, dal nulla. Una valanga è annunciata pur sempre da piccoli smottamenti, l’esplosione di un vulcano è preceduta da segnali come piccoli terremoti o altro. Altrimenti i napoletani o sono rassegnati all’eruzione del Vesuvio o si fidano della rete di monitoraggio. Un cambiamento improvviso è quasi sempre drastico, radicale e su di esso di rado possiamo intervenire. Mentre il piccolo cambiamento, o cambiamento continuo, è quello su cui invece possiamo lavorare in ogni momento. La distinzione su cui riflette Umberto Santucci, non è secondaria, è importante. Egli conclude il suo post con un passaggio che sarebbe bene fare nostro:

Se ci troviamo di fronte ad un cambiamento radicale, cerchiamo di coglierne gli aspetti positivi invece di sprecare energie a resistere ad esso. Se non c’è nessun grande cambiamento ma tutto scorre come prima, cominciamo a cambiare qualche piccola cosa noi stessi, senza aspettare il messia!

Resistere al cambiamento è infatti roba da tragedie nelle quali i protagonisti, per definizione, più si opponevano al fato più finivano per realizzarne le profezie. Si pensi al Macbeth: più Macbeth si accanisce contro Banquo più ne favorisce la discendenza. E’ molto più saggio riconoscere che Panta Rei, tutto scorre ed è bene non opporvisi, pena qualche disastro. Una lezione questa che dopo le alluvioni in Liguria di questi giorni dovremmo tenere bene a mente. Ma la stessa etimologia del verbo cambiare suggerisce la lentezza perché deriva dal greco Kàmbein: curvare, piegare, girare intorno. Provate per esempio a piegare un ferro con una botta sola di martello: non solo non ci riuscirete, vi farete male anche alla mano che ha dato il colpo. Perché quel pezzo di ferro, giustamente, non accetta il trauma. Dovrete convincerlo con le buone scaldandolo e dandogli piccole martellate. Questo lo sapeva bene Vulcano, il dio romano del fuoco, colui che forgia le armi, effigiato anche sulle 50 lire, ve lo ricordate?. Un dio costretto a faticare, come gli uomini, al quale Italo Calvino si volge nelle sue Lezioni americane quando deve parlare della concentrazione e della craftsmanship (abilità e perizia) necessarie allo scrittore. E’ naturale che questo lavoro richieda i suoi tempi ma è necessario che sia così. Senza di essi il cambiamento rapido non può avvenire. Ce lo spiega lo stesso Calvino:

Anche la vita, forse, è fatta di questo, di un “composto squilibrio” tra i tempi delle due divinità: il tempo di Vulcano per fabbricare con meticolosa e paziente fatica e il tempo di Mercurio per mettere le ali ai piedi.

Sta a vedere che il cambiamento richieda tempo, fatica e lavoro. Stamattina a causa di un po’ di malumore dovuto a qualche problema di salute e al fatto che non mi sento del tutto soddisfatto della mia vita ho provato a cercare su google: “come cambiare la mia vita”. Ebbene tra i tanti un post in particolare mi ha colpito: Solo un passo alla volta si può cambiare vita. Il motivo è semplice: insoddisfatti della nostra vita cerchiamo con foga di cambiare tutto oppure molte cose oppure ancora più di una cosa, adottando quella che Paul Watzlawick chiamerebbe una “ipersoluzione”.  Così facendo mettiamo in crisi però il nostro cervello che purtroppo è più lento di quel che pensiamo e ha bisogno di tempo per abituarsi.

Vorrei che per me, e per te che leggi, siano chiare due cose a questo punto: 

  1. non possiamo mutare all’improvviso nulla;
  2. dobbiamo abituarci a fare piccoli e piccolissimi cambiamenti.

In che modo sarà oggetto del prossimo post. Intanto in tuo commento fammi sapere se hai mai provato a cambiare qualcosa della tua vita e come è andata.

Su come avere successo con i piccoli passi puoi leggere un bel post di Jacopo Fo: Come fallire in maniera pazzesca.

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nov 03

Io almeno la satira la invoco

La società dei magnaccioni

La società dei magnaccioni. Credit: Filippo Ricca.

Che satira fai in tempi di crisi? La domanda andrebbe rivolta al grandissimo Dario Fo. Oppure potremmo rivolgerci anche a Michele Serra e alla sua satira preventiva e a Vauro. Chi è più esperto di loro, chi ci ha scommesso di più su la propria vita e la propria carriera? Potremmo anche rivolgere la stessa domanda a Daniele Luttazzi, grande esiliato della televisione italiana, o a Beppe Grillo, ancora più esiliato di lui. Si potrebbe anche sentire Crozza in merito.  Ma non sarei sicuro che alla stessa domanda saprebbe rispondere con competenza Birignao, o Birignano, o Brignano. Basta guardare il suo pezzo sui costi della casta. Non credo ci sia bisogno di dire molto: contenuti triti e ritriti, battute facili, ed invettive strappa-applausi. Quel che più mi colpisce è la banalizzazione delle vere questioni. Che cosa voglio dire? Provo a spiegarlo con questo mio video. Io la satira non la so fare, intendiamoci. Forse non so nemmeno cosa sia. Ma la invoco. Buona visione.

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ott 21

Sulla necessità delle immagini di Gheddafi morente

Vignetta sull'assassinio di Gheddafi

Non voglio scatenare il dibattito, ma metto a verbale che io ritengo le foto di Gheddafi morto un pezzo di Storia, non scandalismo facile

così scrive Luca Sofri in un suo tweet. Sono infatti contrastanti le opinioni sull’opportunità di mostrare o meno le immagini della cattura di Gheddafi e poi del suo cadavere.  Quelle immagini, infatti, volenti o no saranno presenti sui libri di storia al pari delle immagini dell’impiccagione di Saddam Hussein e del cadavere di Mussolini e altre. Il punto è la necessità di mostrarle sui quotidiani e i blog. Daniele Lepido, per esempio, non sa spiegare queste immagini ai suoi figli.  Per lui

la tutela dei minori può valere qualche accortezza in più. Del resto online testate come Wall Street Journal, Financial Times, Washington Post e New York Times hanno fatto scelte completamente diverse. Noi italiani siamo i soliti simpatici provincialotti e sul fronte tecnologico-mediatico crediamo che internet sia ancora un giocattolino e non un medium poderoso.

Faccio però notare che le testate da lui citate sono tutte statunitensi dove il senso del pudore è maggiore che altrove. Tuttavia resta il fatto che i minori possono trovarsi senza mediazione di fronte a queste immagini. La questione si sposta allora sul ruolo di genitori ed educatori e sul tempo che essi possono passare da soli sull’internet o davanti alla televisione. Perché la censura di quelle immagini, io credo, non ci consentirebbe l’analisi critica dei fatti. Ora è pur vero che c’è qualcosa di barbarico nell’esecuzione del leader libico e nella ostentazione delle immagini ma se rinunciamo ad usare la testa la barbarie aumenta.  Perciò non posso essere d’accordo con Marco Dotti che sostiene che quelle immagini siano pornografia. Credo che negli anni del berlusconismo la vera pornografia siano le immagini di Berlusconi a partire dalle cassette che nel 1994 mandò ai tg per arrivare ai suoi interventi a Porta a Porta. Pornografia sono i salotti televisivi, le carrambate strappalacrime, l’insistenza sul caso di Sarah Scazzi e compagnia cantando. Eppure anche esse vanno analizzate. Anche di fronte ad esse abbiamo la necessità di decodificare quello che ci mostrano. Non abbiamo alternativa. Fa bene secondo me Il Corriere della Sera quest’oggi a dedicare uno speciale articolo a L’ultima profanazione del corpo del tiranno. Perché di questo si tratta: di vilipendio, come accadde per Mussolini e la Petacci a piazzale Loreto. Ora è legittimo non volerle vedere, non mostrarle ma è altrettanto legittimo guardarle e commentarle.

Su questo stesso argomento puoi leggere il mio post di ieri: Il cadavere di Gheddafi tra rabbia e civiltà.

E tu cosa ne pensi?

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ott 20

Il cadavere di Gheddafi tra rabbia e civiltà

la prima foto di Gheddafi morto

La prima foto di Gheddafi morto realizzata da Philippe Desmazes e distribuita da AFP.

Questa qui sopra è la prima foto diffusa della cattura di Gheddafi pochi momenti prima della sua morte. Autore ne è Philippe Desmazes ed è stata distribuita da Agence France Press, agenzia di stampa. L’immagine sembra essere stata scattata da una fotocamera o da una videocamera, mi sembra che si possa escludere il cellulare come in qualche twit ho letto.  E’ ciò che sostiene anche Il corriere della sera. La sua autenticità è confermata dai ribelli che oggi hanno liberato Sirte, riferisce il sito de L’unità. Su il post.it potete trovare la cronaca minuto per minuto di quanto sta accadendo. Al momento è attesa la conferenza stampa del presidente del CNT Mustafa Abdel Jalil.

Su Youtube al Jazeera ha diffuso anche questo video in cui si vede il cadavere di Gheddafi trascinato per terra.

Da questo video è stato tratto questo altro scatto che vi propongo.

Foto di Aljazeera del cadavere di Gheddafi.

Foto di Aljazeera del cadavere di Gheddafi.

Sono immagini che stanno passando alla storia dopo i 42 anni di dittatura dell’ormai ex dittatore libico. ”Sic transit gloria mundi” avrebbe commentato a caldo Silvio Berlusconi la notizia. E’ un’espressione simile a “mala tempora currunt” e suona come denuncia di quanto stiamo cadendo in basso. Fermo restando che il nostro premier dovrebbe più preoccuparsi a che immagine sta dando di lui nel mondo, a quanto in basso ha fatto cadere il nostro paese, tuttavia le immagini di Gheddafi morto o morente richiamano molte altre immagini simili e aprono grandi interrogativi.

Il primo pensiero va a Osama Bin Laden, la cui immagine da cadavere è risultata essere un fake. Dopo di lui ci sono le immagini del ritrovamento e dell’uccisione di Saddam Hussein sulla cui esecuzione ci sono diversi dubbi. Ma il pensiero va anche a due esecuzioni, due cadaveri eccellenti della storia del nostro paese: Aldo Moro e Benito Mussolini. Un terrorista, tre dittatori e uno statista: è questo dunque il gruppo di cadaveri legati da una sorte per certi versi simile ma soprattutto dalla necessità di diffonderne le immagini del cadavere con quasi morbosa ansia. Nel caso di Aldo Moro ci fu una vera e propria guerriglia semiologica portata avanti dai brigatisti già a partire dalle immagini di Moro rapito. Corpi violati, massacrati e da mostrare quindi alla folla, da trascinare come nel caso di Gheddafi o da sputare e calpestare come nel caso di Mussolini. La personalizzazione del potere passa per il corpo di chi lo incarna, un processo questo cominciato dal Re Sole e che passa ora per il corpo di Silvio Berlusconi su cui il medico personale Scapagnini ha intessuto la leggenda di una longevità che lo vorrebbe in vita fino al centocinquantesimo anno di vita e alla quale lo spesso premier alle volte fa riferimento. Non si tratta, si badi bene, di menate da buontemponi, ma dietro c’è un disegno culturale e politico.

Oggi una delle icone del Novecento, insieme a Giovanni Paolo II a John Kennedy e a pochi altri, è stata ridotta al più basso rango, è stato accostato alle fogne in cui, con un capolavoro di paradossale simbolismo, Gheddafi si era rifugiato prima di essere ucciso. Ancora una volta il cadavere di un potente fa da spartiacque tra un prima e un dopo e il mentre è segnato dalla rabbia di chi fa vilipendio del cadavere e di chi invoca, giustamente, civiltà.

Aggiornamento delle 23 e 21. Invito a guardare la bella galleria su La Repubblica Quando muore un dittatore. Ben nutrita anche la galleria dei video sul cadavere di Gheddafi. In particolare raccomando il commento di Francesco Merlo: questa faccia è un rimprovero ai vivi.

Aggiornamento delle 23 e 52. Pare che la prima foto, quella diffusa da AFP, sia una foto manipolata. Di sicuro c’è un’altra foto falsa che è circolata.

21 ottobre, 10:02. Questa galleria dovrebbe togliere ogni dubbio sulla prima foto diffusa che dovrebbe essere autentica.

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ott 20

Il rallo sul tagliamare

Rallo

Foto di Giorgio Fonda.

Mi sono divertito a scrivere un nuovo piccolo racconto oggi. Consideratelo un esercizio spero altrettanto ludico per voi che lo leggete quanto lo è stato per me scriverlo. Le parole in grassetto e linkate sono le dieci parole nuove trovate da Penna Blu e che sono state il pretesto per scrivere.

Stava fissando la cima alla galloccia quando scorse un rallo, meglio conosciuto come porciglione, poggiato sul tagliamare, che era così tanto elaborato da sembrare un modiglione. Era proprio una bella imbarcazione, tanto elegante da far pensare a un galeone spagnolo. Tanta eleganza contrastava con il carattere di Clemente, che era sempre stato un po’ accipitrale, con il suo sguardo e il suo fiuto da sparviero  specie da giovane, e quindi gli scattò l’istinto di acchiappare e ingabbiare quell’uccello dal folto piumaggio e dal becco così lungo che potreste adoperarlo per fare una mortasatura per ottenerne una mortasa e incastrarvi un tenone. Clemente era un eccellente carpentiere e questo aspetto non gli sfuggiva, anzi lo stimolava a cercare la compagnia in quella creatura. Aveva ormai superato la sessantina  e da quando aveva perso sua moglie, dieci anni prima,  la sua solitudine nei lunghi viaggi a bordo si era acuita. Di tanto in tanto catturava dei pennuti e li teneva qualche tempo in gabbia, per compagnia, per diletto, salvo liberarli dopo qualche mese. Questo rallo gli piaceva proprio perché a lui i richiami degli uccelli strani stavano proprio a genio, specie quello del rallo che ricorda un maialino. Cercava un’esca ma a bordo non ne aveva, neanche un verme, fatta eccezione per la trichinella che albergava da anni nel suo stomaco, che taluni dicevano aveva contratto per la sua grande promiscuità con i volatili, e che spesso gli dava malumore. Si nascose, allora dietro le balle di idraste e di eupatoria che si trovavano in quel momento a bordo per poter fare un rapido, improvviso balzo verso il tagliamare e agguantare quel rallo che se ne stava a pavoneggiarsi al sole.

Fu un tronfo, piuttosto sordo, secco,  nell’acqua quello che si udì dopo che Clemente aveva perso l’equilibrio per allungarsi verso l’animale che, vedendolo sbucare, si era subito alzato in volo. Il cadavere di Clemente fu trovato alcuni giorni dopo. Tutti pensarono al suicidio visto la grande malinconia che gli faceva compagnia negli ultimi tempi. Per poco anche l’ultimo passerotto che teneva in una gabbietta non ci rimise le penne visto che per giorni era rimasto senza cibo. Gli altri marinai gli diedero da mangiare e dopo qualche giorno fu liberato.

E’ disponibile anche L’anfisbene e la samblana, un altro racconto scritto con la stessa tecnica. Ti piacciono i miei racconti o no? Vuoi darmi dei suggerimenti? Scrivili nei commenti.

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ott 15

Le due manifestazioni

le due manifestazioni

Due aspetti della mobilitazione degli Indignati a Roma del 15 ottobre 2011. Credit: katieparla

Si tratta di due manifestazioni distinte. Questo è il giudizio unanime sulla mobilitazione degli Indignati in corso a Roma. Basta guardare queste due foto qui sopra: a destra sul fondo si intravede il fumo di una delle auto date al fuoco dai Black Block che hanno causato gli scontri con le forze dell’ordine ancora in corso a Piazza San Giovanni. A sinistra, invece, si vedono i manifestanti pacifici mentre passavano dall’Esquilino. Da una parte qualche centinaio di facinorosi, giovanissimi, che hanno scagliato sanpietrini contro polizia, guardia di finanza e carabinieri. Dall’altra tutta la creatività, la nonviolenza, i colori di uno schieramento trasversale e internazionale, visto che in altre città del mondo si sono avute manifestazioni simili. Gli uni hanno ferito esponenti delle forze dell’ordine, hanno spaccato vetrine, appiccato il fuoco a diverse auto, hanno invaso persino gli uffici del Ministero della Difesa. Gli altri contano invece di far sentire la loro voce senza colpo ferire, attraverso la forza delle idee e delle ragioni. Il tutto sotto gli occhi di diversi media nel mondo che stanno diffondendo le immagini di ragazzini incappucciati vestiti di nero che assaltano le camionette della polizia, di cui una è andata a fuoco, e che compiono altre azioni di violenza vicino la Basilica di San Giovanni, dove il corteo partito da piazza delle Repubblica sarebbe dovuto arrivare a conclusione della giornata. Questo corteo è ora stato dirottato al circo Massimo. Sono così diverse queste due anime che a un certo punto alcuni manifestanti pacifici hanno urlato contro i violenti “no violenza, no violenza”. Mentre scrivo si contano diversi feriti, di cui uno investito che è grave, cariche e lacrimogeni in Laterano. Nel frattempo molti  esponenti politici e Mario Draghi hanno condannato gli scontri.

Non sappiamo al momento chi sian questi giovanissimi che hanno alzato così tanto lo scontro. Su twitter qualcuno azzarda che si tratta di infiltrati che a questo punto lavorerebbero in realtà per far degenerare la manifestazione e quindi gettare cattiva luca sulla mobilitazione. Quel che è sicuro è che già in serata i bersagli stessi di tutto questo, le istituzioni finanziarie sovranazionali e in parte il governo italiano, avranno vita facile nel sostenere che non si tratta di manifestazioni democratiche ma della volontà molto di parte di far pressioni con la violenza.  La violenza passa quindi anche per Roma dopo che la stessa aveva messo a ferro e fuoco Londra. E come dimenticare la rivolta delle banlieu parigine? Essa va condannata senza appello. Ma va condannato anche l’atteggiamento di chi tenterà di fondere le due anime della mobilitazione. I violenti vanno senz’altro isolati, arrestati, processati. Ma il grido di giustizia sociale che sale dai diversi paesi del mondo ormai, la richiesta di politiche finanziarie che salvino le persone oltre che le banche, la creazione di prospettive per i giovani e per i meno giovani senza lavoro sono un urlo che si sente a distanza di anni luce dal pianeta terra. Non ascoltarlo potrebbe portare a conseguenze sempre più gravi.

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ott 15

Cinque dirette sugli Indignati

Oggi in Italia e in altre parti del mondo è in corso la mobilitazione degli Indignati.  Chi volesse seguire in diretta cosa sta accadendo ecco cinque risorse online a disposizione:

  1. la diretta video di Rai News;
  2. la diretta di flash news de la Repubblica;
  3. l’hashtag #Indignati nei twitter trends;
  4. la diretta di radio popolare network;
  5. le risorse di twazzup.

Hai altre risorse per seguire questa diretta? Segnalala nei commenti. Appuntamento in questo blog a stasera o a domattina per delle riflessioni su questa mobilitazione.

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ott 15

Italo Calvino e le abitudini dell’immaginazione

Il nostro lavoro era così: sulla barca portavamo una scala a pioli: uno la reggeva, uno saliva in cima, e uno ai remi intanto spingeva fin lì sotto la Luna; per questo bisognava che si fosse in tanti (vi ho nominato solo i principali). Quello in cima alla scala, come la barca s’avvicinava alla Luna, gridava spaventato: -Alt! Alt! Ci vado a picchiare una testata! – Era l’impressione che dava, a vedersela addosso così immensa, così accidentata di spunzoni e orli slabbrati e seghettati.

E’ il lavoro che fanno ne La distanza della luna il vecchio Qfwfq e gli altri quando una volta la luna era molto più vicino alla terra di adesso e ci si poteva salire su andandoci sotto con la barca come racconta Italo Calvino ne Le Cosmicomiche. E’ ispirandosi a questo racconto fantastico che oggi campeggia su Google il doodle che ci ricorda che lo scrittore oggi avrebbe 88 anni.  Eccolo qui.

Doodle dedicato a Le Cosmicomiche di Italo Calvino

Doodle dedicato a Le Cosmicomiche di Italo Calvino del 15 ottobre 2011

Calvino scrisse questi racconti perché voleva servirsi “del dato scientifico come d’una carica propulsiva per uscire dalle abitudini dell’immaginazione, e vivere magari il quotidiano nei termini più lontani dalla nostra esperienza” come dichiara nella presentazione del libro. Qualcosa di diverso dalla fantascienza che invece tende “ad avvicinare ciò che è lontano”. Uscire dalle abitudini dell’immaginazione dunque, avere un’immaginazione diversa, non omologata. Ma lasciamo presentare a Calvino stesso questi suoi racconti in una breve intervista del 1965.

La letteratura italiana si era dunque adagiata nella pigrizia dando una rappresentazione della realtà come ci si aspettava che venisse rappresentata. Un’operazione che preannuncia la Leggerezza del suo ultimo libro, le Lezioni americane:

L’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo, che vola coi sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo sul volto della Gorgone ma solo sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo.

Uno scrittore disimpegnato? Tutt’altro. Uno scrittore piuttosto che legge la realtà del suo tempo senza farsi pietrificare da essa. Perché di fronte a degli aspetti del mondo che sono terribili, angoscianti, che sembrano senza speranza il rischio è di farsi prendere dalla depressione, dalla rinuncia, dalla fuga. Che è l’impressione che ho avuto ieri sera guardando la tranche de vie che è Gomorra, su Rai tre: il film ispirato all’omonimo romanzo di Roberto Saviano quasi non lascia spazio all’immaginazione, alla speranza di cambiare le cose.

Draghi Ribelli

Draghi Ribelli

Per ricordare Calvino secondo Maurizio Maria Corona oggi sarebbe stato più adatto l’Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti: un testo dello scrittore uscito su la Repubblica del 15 marzo 1980. Oggi,infatti, c’è la mobilitazione nazionale degli Indignados italiani. Non credo che allo scrittore ligure la manifestazione di oggi sarebbe dispiaciuta, anzi magari avrebbe figurato tra i manifestanti. Per due motivi:

  1. egli stesso non disdegnò di partecipare alla prima edizione della marcia della pace Perugia-Assisi;
  2.  credo che l’ironia dei draghi ribelli in rivolta contro l’attuale principale esponente della BCE Mario Draghi non gli sarebbe dispiaciuta.

Italo Calvino non era avulso dall’impegno politico e sebbene si dimise dal PCI, al quale era tesserato, partecipò alla vita politica italiana e tra l’altro in gioventù è stato partigiano. Ma credo che il suo principale impegno politico lo abbia realizzato leggendo e scrivendo il proprio tempo con l’ironia, la leggerezza, l’immaginazione. Tre valori dei quali abbiamo più che mai bisogno. Buon compleanno Italo.

E tu che libro hai letto tra i tanti che ha scritto? Cosa pensi di questi valori? Dì la tua.

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ott 14

La placida trasgressione delle onde del mare

Monte Argentario - Vista Mare 2

Image via Wikipedia

Si parla tanto e spesso di trasgressione. Ma che cosa è davvero trasgressivo e che cosa non lo è?

Il mare è trasgressivo. Le acque sono trasgressive. Non quando ci sono mareggiate, alluvioni, rotture degli argini e peggio ancora gli tsunami. Sono invece trasgressive le onde del mare. Non quelle che si alzano per il mare mosso e che fanno la fortuna dei surfisti e la sfortuna di chi soffre di mal di mare. Sono trasgressive le placide onde quando il mare è calmo. E’ questa la bella idea che mi ha suggerito la parola del giorno di oggi di unaparolaalgiorno.it. Leggete cosa dice la parola di oggi che è appunto “trasgressivo”.

[tras-gres-sì-vo]

SIGN Che vìola una regola, specialmente sociale o morale

dal latino: [transgredi] oltrepassare, composto da [trans] oltre e [gradi] camminare.

La società è strutturata da limiti consuetudinari e formali che quasi tutti rispettano quasi del tutto per quasi tutto il tempo. Ma il trasgressivo balza al di là della frontiera – nello scandalo generale.
Diversi i valori delle diverse trasgressioni: è trasgressivo il nero che nel pieno dell’apartheid prende un autobus per bianchi, lo è Gandhi che invita alla disobbedienza civile; negli anni ’60 erano trasgressivi la minigonna e il divorzio; oggi è trasgressivo tirare coca tagliata con anestetici e gesso, oppure farsi piercing tatuaggi vestirsi strani ma senza gusto. Quando va bene.
Vista l’attuale preponderanza di questi ultimi oggetti di trasgressione, non si può che prendere atto dell’immenso potere ironico della parola, riservando i suoi significati elevati a casi consoni ed eletti. Anche se, ora che ci penso, anche nelle sue forme peggiori oggi come oggi è difficile da trovare una vera intenzione trasgressiva.
Ma ci sono delle ulteriori considerazioni interessanti: in geologia la trasgressione è la lenta conquista delle terre emerse da parte del mare. Non è un momento deciso, istantaneo e graffiante come siamo abituati a connotarla – e forse questo è un suggerimento: come le onde più alte, meno alte, nascondono il lento e inesorabile innalzarsi dell’acqua, così le trasgressioni più alte, meno alte, nascondono un’elevazione irreversibile delle libertà, una vera trasgressione che supera i vincoli imposti da vecchie morali gocciolanti pregiudizi, che può portare – sempre che quelle onde non vìolino o sommergano i picchi più alti dei valori più sublimi - ad un mondo in cui ciascuno possa navigare più ampiamente nella vita secondo la propria autentica etica, timone e non catena, vela e non sperone.

E per te che cosa è trasgressivo? Fammelo sapere nei commenti.

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