Raccontare i problemi

Lakota storyteller: painting.

Lakota storyteller: painting. (Photo credit: Wikipedia)

Encho era un famoso cantastorie. I suoi racconti d’amore commuovevano chiunque li ascoltasse. Quando raccontava una storia di guerra, era come se gli ascoltatori si trovassero proprio sul campo di battaglia. Un giorno Encho incontrò Yamaoka Tesshu, un laico che aveva quasi raggiunto la totale padronanza dello Zen. «Ho sentito» disse Yamaoka «che tu sei il più bravo cantastorie del nostro paese e fai piangere e ridere la gente a tuo piacimento. Raccontami la mia storia preferita, quella del Bambino Pesca. Quando ero piccolo dormivo accanto a mia madre, e spesso lei mi raccontava quella favola. A metà del racconto mi addormentavo. Dimmela come me la diceva mia madre».
Encho non osò affrontare subito questa prova. Chiese un po’ di tempo per studiare. Dopo parecchi mesi andò da Yamaoka e disse: «Ti prego, dammi la possibilità di raccontarti la favola».
«Un altro giorno» rispose Yamaoka.
Encho restò molto deluso. Continuò a studiare e provò di nuovo. Yamaoka lo rimandò indietro molte volte. Quando Encho cominciava a parlare, Yamaoka lo interrompeva dicendo: «Non sei ancora come mia madre».
Encho impiegò cinque anni per riuscire a raccontare la favola a Yamaoka come gliel’aveva raccontata sua madre (da 101 storie zen).

Se Encho, che è un grande cantastorie, impiega cinque anni e molto studio per raccontare una storia come faceva la madre di Yamaoka, come possiamo pretendere di affrontare (e raccontare) i nostri problemi in poco tempo e senza applicarci?

Il problema, questo sconosciuto.

US Navy 061106-N-9769P-562 Naval Diving and Sa...

US Navy 061106-N-9769P-562 Naval Diving and Salvage Training Center instructor provides a problem-solving scenario  (Photo credit: Wikipedia).

Ma, poi, sappiamo davvero che cos’è un problema?

Il senso comune dice che un problema è una specie di disavventura, di sfortuna, di catastrofe quasi. Quando qualcuno dice che c’è un problema la prendiamo come qualcosa che non doveva esserci, tut­to doveva filare liscio. Per il senso comune in pratica è qualcosa che va storto.

Quello che spesso vediamo di un problema è solo la punta dell’iceberg. Il problema è in realtà un’opportunità travestita. E’ una struttura euristica che istruisce un processo di ricerca con lo scopo di arrivare ad una soluzio­ne. E quindi, fatto il problema, trovata la soluzione potremmo dire. Un vero problema è sempre qualcosa che contiene in sé la soluzione. Con Aristotele potremmo dire che il problema è la soluzio­ne in potenza e la soluzione è il problema in atto. Ogni problema contiene dentro di sé la soluzione, come i blocchi di marmo per Michelangelo contenevano già la statua che lui tirava fuori, liberava.

Il problem solving è l’ultimo atto.

English: Rubik's Cube in scrambled state

 Rubik’s Cube in scrambled state (Photo credit: Wikipedia)

Spesso sentiamo parlare di problem solving che spesso confondiamo con la soluzione del problema. In realtà il problem solving è solo l’ultimo atto, la parte finale nel processo di soluzione di un problema. E’ l’ultimo passaggio di una serie di passi che vanno compiuti e che partono dalla percezione del problema (probem finding), per passare poi alla definizione del problema (problem setting) e al decision taking.  Il problem solving diventa quindi la to do list (la lista delle cose da fare) una volta che abbiamo definito il problema e deciso le strategie per affrontarlo.

Racconta il tuo problema.

Quando affronti un problema è bene raccontarlo, all’inizio e alla fine del tuo rapporto con esso. All’inizio perché devi definirlo. Alla fine perché devi venderlo. Possiamo chiamare questa fase come Problem Telling. Per prima cosa, infatti, avrai bisogno delle giuste parole per iniziare a capire il contesto del problema, il modo e i tempi con cui esso si manifesta, come fa ad esempio uno scrittore soprattutto di gialli che ci dà tutti gli elementi per iniziare a dipanare l’intreccio. E poi come ultimo atto dovrai comunicare al mondo il tuo problema ormai ben definito che è diventato una storia che curerai in tutti i particolari perché sia interessante e di successo, come ad esempio fece John F. Kennedy quando riuscì a vendere a tutta l’umanità il progetto del primo uomo sulla luna.

Consulenza per il tuo problema.

Rispondi a queste cinque domande:

  1. Qual’è stata l’ultima volta che hai riflettuto sulla natura del tuo problema?
  2. Sei sicuro o sicura di non aver confuso un problema con qualcosa che problema non è come una condizione o un obiettivo, che sono situazioni ben diverse?
  3. Hai mai notato che alcuni problemi tendono a tornare? Hai mai provato a pensare perché?
  4. Hai mai fatto caso al fatto che risolto un problema ne sorgono molti altri?
  5. Lo sapevi che esistono un’arte di definire i problemi e un’arte di raccontarli che si possono imparare e che ti possono semplificare la vita?

Vuoi saperne di più? Mettiti in contatto con me che sono un Problem Teller e un trainer esperienziale di Action Training.

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