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Macbeth

allestimento del macbeth con enzo toma
Enzo Toma (sulla destra) durante l'allestimento del Macbeth con alcuni attori, tra cui Michele Napoletano (sulla sinistra).

Shakespeare è per me soprattutto un autore popolare, e le sue tragedie sono racconti con radici profonde in saggezze antiche, dove la parola diviene azione e non è quasi mai retorica o almeno tale è nel Macbeth. La scena è molto semplice: sul fondo una specie di rete di 3 metri per 6 d’altezza, fatta di stracci chiari trattati come fossero bende o ciò che resta delle ferite, davanti a questa uno spazio di 4 per 4, al centro di questo verso il proscenio, una seduta, che diverrà di volta in volta il trono ho ciò che è. Ai lati quattro sgabelli, su cui siedono 8 attori. Tre attori (le streghe), stanno dietro il fondale, gli attori (con l’esclusione di Macbeth e della Lady) si alternano in vari ruoli, su una base di costume neutro, pantalone nero e camicia bianca, ogni volta che interpretano un personaggio, indossano una sciarpa di un colore che contraddistingue solo questi, dal fondo le streghe, sono le burattinaie di tutta la vicenda. L’unica alterazione che ci siamo permessi di fare è quella di dividere in tre anni e due intervalli la tragedia, scritta in 5 atti, ma comunque senza togliere un rigo al testo, testo che è di una grande compattezza (è la tragedia più breve), e ricco di riflessioni poetiche, linguistiche, umane di grande grandissima profondità.
“Raccontare la vita di un uomo è in fondo una preghiere”. L’ho trovato scritto all’inizio di un libro si Scerbanenco, non ricordo se è sua o a sua volta una citazione. E vorrei aggiungere come parafrasò un mio amico: “raccontare la vita di un uomo è in fondo una poesia”. (Enzo Toma)

Il sottotitolo dello spettacolo è “Shakespeare ai tempi di Shakespeare”. La drammaturgia è integrale nella traduzione di Agostino Lombardo. In scena undici attori tutti uomini.

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