Lezioni Americane

Oggi, lunedì 19 Settembre 2016, siamo da trentuno anni a questa parte senza Italo Calvino, morto in questo giorno nel 1985. Per chi legge, però, almeno uno dei suoi libri, questo scrittore in realtà continua a fare compagnia, continua ad essere più che mai vivo. Continua ad essere una voce che spunta qua e là, in momenti impensati, come una sorpresa che trovi quando svolti l'angolo di una strada, quando entri in edifici che non avevi mai visto, quando, in treno, guardi il paesaggio. Certo, in questo c'è la complicità, perlomeno per me, del fatto che è tra i miei scrittori preferiti e che quindi di tanto in tanto torno a leggerne le opere e, a volte, scrivo qualcosa su di lui e la sua letteratura in questo blog. Per quanto mi riguarda è infatti una guida per non perdermi nel mondo odierno, così pieno di post, tweet, notizie, chat che costituiscono un gigantesco overload. Nel 1985 ideò le sue Lezioni americane, un testo che gli sarebbe servito per delle conferenze negli Stati Uniti. Quel testo e quei valori da lui consigliati sono diventati, nel tempo, il firmamento che rischiara le tastiere di copywriter, blogger e di chiunque abbia qualcosa di professionale o più in generale da scrivere nella rete. Perciò in occasione di questo anniversario della sua scomparsa voglio riproporli in breve sia per onorare lo scrittore sia per rinverdire e aggiornare non tanto ciò che nel 1985 è stato così con gran maestria scritto ma le sue possibili applicazioni con chi oggi è alle prese con Twitter, WordPress, Facebook, Instagram Google Plus ecc.

Le Lezioni Americane di Italo Calvino sono una sicura guida per chi scrive nel web. Condividi il Tweet ...continua a leggere "Le lezioni americane e i social network"

Inviati a ispezionare le remote province, i messi e gli esattori del Gran Khan facevano ritorno puntualmente alla reggia di Kemenfù e ai giardini di magnolia alla cui ombra Kublai passeggiava ascoltando le loro lunghe relazioni (...) Ma quando a fare il suo resoconto era il giovane veneziano, una comunicazione diversa si stabiliva tra lui e l'imperatore. Nuovo arrivato e affatto ignaro delle lingue del Levante, Marco Polo non poteva esprimersi altrimenti che con gesti, salti, grida di meraviglia e d'orrore, latrati o chiurli d'animali, o con oggetti che andava estraendo dalle sue bisacce: piume di struzzo, cerbottane, quarzi, e disponendo davanti a sé come pezzi degli scacchi.

Questa comunicazione diversa è quella di Italo Calvino ne Le città invisibili. Prendo a prestito questo brano per ricordare anche io, a modo mio, lo scrittore scomparso trenta anni fa.  Tutta la sua scrittura è differente in termini di Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità, le qualità della letteratura che lui stesso avrebbe dovuto proporre per il nuovo millennio negli Stati uniti se morte non lo avesse colto prima.  Non potendosi esprimere, perciò, nella stessa lingua dell'imperatore Marco è costretto a usare delle pantomime per farsi intendere, "emblemi, che una volta visti non si possono dimenticare né confondere". E a pensarci bene tu ogni opera di Calvino è un emblema, un segno che trovi lungo il cammino e che non puoi fare a meno di portarti dietro. Cercate i suoi libri, annusateli, toccateli, leggeteli, non per forza dall'inizio alla fine, aprite pagine a caso, combinate una frase con l'altra, perdetevi e ritrovatevi. Buona lettura!

E quando si tratta di scegliere fra libertà e cultura, chi non ammetterà che la prima è da preferirsi mille volte alla seconda? I giovani da me recuperati nel 1920 dalle cittadelle di schiavitù — le scuole ed i collegi — e ai quali dissi che era molto meglio rimanere ignoranti e spaccare pietre pur di conquistarsi la libertà, piuttosto che seguire corsi letterari in stato di cattività, ora capiranno probabilmente i motivi che mi hanno spinto ad agire così.

Sono parole del Mahatma Gandhi che morì il 30 gennaio di sessantasette anni fa. Perciò oggi voglio ricordarlo con questo suo pensiero riguardo all'educazione e alla scuola. Esso ruota attorno ad una grande necessità dell'India del suo tempo: la conquista della libertà. Ricordiamo infatti che la colonizzazione inglese teneva tutto il paese sotto il giogo dei britannici. Tuttavia c'è sempre una qualche forma di schiavitù da cui affrancarsi. Perciò la citazione di oggi che ho tratto dal suo libro La mia vita per la libertà possiamo leggerla in relazione alle oppressioni odierne. Prima fra tutte io porrei certa scuola che sulla scorta dell'impostazione gentiliana è rimasta ancorata per tanti decenni al primato della formazione letteraria e umanistica a discapito della possibilità di avere successo nella vita e nel lavoro.

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Vajont
Vajont (Photo credit: Davide Bedin)

A 50 anni dal disastro del Vajont che ricorrono oggi, 9 ottobre 2013, siamo ancora al punto di partenza sull'evitabilità delle tragedie. Ce lo ricordano il terremoto a L'Aquila, sottovalutato dagli esperti, e la mancanza di un piano per sopperire al dissesto idro-geologico del nostro bel paese. Ma non siamo all'anno zero della coscienza civile. Anche grazie a Marco Paolini che una sera di ottobre del 1997 su Rai Due ci raccontò della frana che distrusse Erto e Casso. Io c'ero quella volta davanti alla tv e posso essere testimone di quel grande atto di teatro civile che fu quella diretta. Credo che valga proprio la pena assistere di nuovo a quello spettacolo sabato 12 ottobre alle 21 e 15 su Rai 5.

Ci sono altri due appuntamenti da non perdere oggi:

  1. il primo alle 12 e 45 con Pane Quotidiano su Rai 3 nel quale interverranno Francesco Niccolini, al quale Paolini deve molto per aver sistemato il testo del suo racconto, e l'illustratore Duccio Boscoli;
  2. il secondo su Rai Movie alle 21 e 15 con il film Vajont di Renzo Martinelli.

Buona visione a tutti e se avete voglia dopo aver visto questi appuntamenti di dire la vostra e commentare vi aspetto nei commenti a questo post.

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DC-9 Itavia
DC-9 Itavia. Di Emanuele Rosso.

Oggi ricorre il trentaduesimo anniversario della strage di Ustica, in cui un aereo italiano con 81 persone a bordo fu colpito da un missile sui cielo di Ustica. Voglio dedicare ad esso alcune riflessioni venute alla luce durante la partecipazione ad un recente workshop sulla scrittura drammaturgica in cui si è parlato un po' anche di questa strage con Francesco Niccolini.

In tutte le incertezze, i depistaggi, i muri di gomma che riguardano la strage di Ustica c'è almeno un elemento che non si può contestare: gli oblò a bordo rimasero integri. Questo significa che si può escludere l'ipotesi della bomba che fu subito messa in campo all'indomani della strage avvenuta la sera attorno alle 21 del 27 giugno del 1980, trentadue anni fa. Ho potuto considerare questo particolare durante un recente workshop  sulla Kater i Rades, motovedetta albanese speronata e affondata il 28 marzo del 1997 al largo di Brindisi. Un dato collega subito le due vicende: lo stesso numero di vittime, 81. Queste due storie hanno, poi, delle somiglianze perché accomunate da depistaggi, da riunioni di piccolo gruppi di potere e dal fatto che insieme al caso Moro costituiscono una triade di tragedie italiane di cui si può parlare perché sappiamo tutto, o quasi. Ma durante il laboratorio mi sono scelto un punto di vista preciso, un foro da cui guardare a questi due fatti: gli oblò.

...continua a leggere "E guardo il missile da un oblò…"

La sposa occidentale
La sposa occidentale (Photo credit: Wikipedia)

Con oggi, 9 settembre 2011, sono 13 anni che Lucio Battisti ci ha lasciati. Morì, infatti, il 9 settembre del 1998. Voglio ricordarlo con una delle più note canzoni nate dalla sua collaborazione con Pasquale Panella, La sposa occidentale che dà il titolo a un album dell'ottobre del 1990. Fa parte di quei "dischi bianchi" bistrattati dai suoi primi fan.

La sposa occidentale, è un lavoro criptico, come tutti gli altri di Panella. Richiede ripetuti ascolti per assaporarne i segreti, ma dopo esserne venuti in possesso sarà difficile che ve ne liberiate.

Così scrive Fabrizio Pucci in una sua recensione. Io l'ho riascoltato più volte questo brano e devo dire che è piuttosto divertente, parla dell'amore alieno da sentimentalismi, romanticherie, sdolcinatezze, con tanta ironia ed essenzialità. E mi fa immaginare questo grande e coraggioso artista che fu Battisti così avanti nei gusti, nella mentalità, nella pratica della musica che in tanti non capirono i suoi ultimi album. Buon ascolto.

Non dobbiamo avere pazienza, ma
accampare pretese intorno a noi
come in un assedio, ed essere aggrediti
dalle voglie più voluminose:
un fiore, che è un fiore,
io non te l'ho mai portato
vuoi improvvisato, vuoi confezionato, ma
trasferisco da te tutti i fiorai,
è più facile a dirsi,
e infatti te lo dico.
Ti piacciono i dolci
ed io sul tuo terrazzo impianto
un'impastatrice industriale
che mescola e sciorina la crema per le scale.
Se tu ti vesti, io sul tuo balcone
faccio calare in forma d'indumenti,
tutti i paracaduti ed un tendone bianco da sceicco
e la sua scimitarra per fermaglio
ed è più facile a dirsi che a dimostrarlo falso,
e infatti te lo dico perché non basta il pensiero.
Vuoi prendere un treno di notte
pieno di paralumi e di damasco per dormire,
sennò a che serve un treno:
alzo con le mie leve tutti i binari
e, senza alcun disagio di viaggiare in discesa,
scivolano da te tutti i vagoni.
Detto cosi' e' semplice e infatti lo e' detto cosi'.
Ti lascio immaginare cosa succederebbe
se tu volessi bere, se tu volessi nuotare,
se tu volessi l'ultimo centimetro di cima
del monte che ti pare
per farne niente o per otturare
un buchetto qualsiasi in fondo a un mare.
Trascurando il tempo ed il riso
tu escludi le risorse più abusive
che sono state mai precise come
sul tuo bel viso rilassato ed inespressivo.
Se nulla capivo, qui tu finalmente
nulla lasciavi germogliare sulla brulla,
paradossale, tra noi terra infondata,
dove sono i leoni,
ammattiti e marroni,
lasciando immaginare
la sposa occidentale.
La sposa occidentale che sembra quasi ridere
e invece lei respira,
quasi piangere, ma gira
dall'altra parte il viso, ma ritorna
portando sue notizie inaspettate;
amando tutto ciò che adora,
chiama con nomi fittizi le cose:
così, semmai, le rose
son spasimi, per ora.

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scrutta antibadogliana
Scritta fascista della Repubblica Sociale Italiana (del 1943/1945) riapparsa a Verbania-Pallanza, nella piazza del Municipio, allo sbiadire di una mano di calce data per cancellarla. Dice "Abbasso Badoglio, abbasso i traditori del PNF" (= Partito Nazionale fascista). Foto di Giovanni Dall'Orto, 1-4-2007.

L'armistizio di Cassibile, del 3 settembre 1943, è stato un "groviglio, o garbuglio o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo" (C.E. Gadda). Esso fu annunciato dal generale Badoglio l'8 settembre del 1943 con questo proclama:

Gli sbandamenti nelle forze armate italiane e nella popolazione furono tanti perché per lo più fu interpretato come la fine della guerra. Quindi tanti soldati furono catturati dai tedeschi, molti altri se ne andarono a casa, ci furono ammutinamenti in molti equipaggi navali. Questi ultimi erano dettati dal fatto che alle navi fu dato l'ordine di raggiungere Malta ma parte degli equipaggi voleva restare fedele ai tedeschi. Insomma, un vero pasticciaccio. Ma bello però. Perché significò la fine del governo Mussolini e soprattutto diede inizio alla Resistenza. Pietro Badoglio e Vittorio Emanuele III non brillarono per sagacia e strategie, perché lasciarono tutto in balìa della sorte e perché davvero l'armistizio era una resa ma in un modo o nell'altro ci liberammo da fascismo e nazismo e gettando le basi di uno stato democratico, poi sancito dalla nostra bella Costituzione.

Oggi, 8 settembre 2011, ricorre il 68° anniversario da quel proclama. Esso diede vita alla guerra civile che durò fino alla fine della guerra e secondo alcuni in modo strisciante, a bassa intensità, anche dopo, fino agli anni di piombo e persino dopo: mi riferisco a Giovanni Pellegrino soprattutto, ex presidente della Commissione Stragi. Non c'è dubbio che ci siano divisioni abbastanza nette nella memoria di quell'evento. Basta leggersi quel che La Destra sostiene in proposito:

Con il miraggio della pace fu tradito il popolo, fu tradito il sacrificio di caduti e combattenti, furono tradite le truppe fuori e dentro i nostri confini, furono traditi gli italiani dell’Istria e della Dalmazia abbandonati alla mercé delle bande partigiane, e in fine fu tradito l’alleato Tedesco che fino a quel momento aveva combattuto, in fedeltà di spirito e di armi, accanto ad uno “pseudo partner” rivelatosi certamente indegno di cotanta onestà.

"Fu tradito l'alleato Tedesco". E menomale dico io! Come si fa a distanza di 68 anni a non rendersi conto in quale abisso Hitler e la Germania di allora stavano trascinando il mondo? E' bene che ci ricordiamo di questa data, che evitiamo la rimozione bipartisan avvenuta negli anni. Allora ben vengano tutte le risorse e i documenti a disposizione e i siti web che ne parlano senza nostalgie totalitarie, intendiamoci.