Angelo e pastori
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Avete mai letto il brano del Vangelo di Luca che la chiesa cattolica riporta come lettura di oggi, 24 Dicembre 2016, all'inizio del capitolo 2, che racconta la nascita di Gesù e la visita dei pastori? Avete presente quanto è bello questo brano, tra i migliori di tutta la Bibbia? Sembra l'inizio di un grande film, come se fosse stato scritto da uno sceneggiatore da oscar. La scena si apre, infatti, con il censimento voluto da Cesare Augusto e che costringe Giuseppe al viaggio da Nàzaret a Betlemme, con la moglie incinta e che partorisce deponendo il bambino nella mangiatoia, visto che non avevano trovato spazio in albergo.

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Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse . (Isaia  9, 1).

Questo nostro mondo non è al buio. La luce lo illumina. Basta guardare un po' quel che accade. Per esempio a Cuba dove l' embargo è stato revocato dopo decenni di impoverimento dell'isola. Oppure si può considerare l'operato di papa Francesco molto ben determinato a fare chiarezza all'interno dello IOR, la banca vaticana in odore di mafia. Un terzo segno viene dalle tante persone che nel mondo ogni giorno fanno del bene agli altri, senza mettersi in mostra, in modo disinteressato.

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Ruota della fortuna, Siena.
Ruota della fortuna del pavimento del duomo di Siena.

Le nuvole portano la pioggia ristoratrice, ma talvolta anche l’uragano devastatore. Nelle pieghe della fortuna sta nascosta la sfortuna.

Così dice un racconto taoista che parla di una puledra che era costata una fortuna a un modesto contadino del nord della Cina. Questa puledra un giorno scappa e tutti i vicini del contadino parlano di sfortuna. Ma dopo qualche tempo torna gravida insieme a uno stallone. Allora tutti lo invidiano per la buona sorte. Tuttavia il figlio del contadino si rompe una gamba addestrando il cavallo e di nuovo si pensa alla iella. Alla fine però quel ragazzo si salva da un massacro perché non poteva partecipare alla leva per una guerra con i mongoli. Perciò quel contadino può ben dire:

Sfortuna, fortuna... chi può dirlo? Tutto cambia in questo mondo impermanente.

Se tutto cambia allora come si può parlare di fortuna o sfortuna? Da quale punto di vista? E per quanto tempo? Mi pare di poter dire che fortuna e sfortuna non esistono. C'è solo la nostra possibilità si approfittare degli eventi oppure lasciarli cadere.

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Sestri Levante, Baia del Silenzio
Sestri Levante, Baia del Silenzio (Photo credit: Wikipedia)

È un mese intero che non passo da queste parti. Mi ritrovo nelle ultime ore del 2012 di fronte all'editor di questo blog desideroso, come sono, di lasciarvi un breve messaggio. Tanto per dirvi, prima di tutto, che non voglio abbandonare i più o meno occasionali e sporadici visitatori del blog anche se nel 2012 ci sono state 14 mila visite, tre volte tanto il festival del film di Cannes. Guardare le statistiche per credere. Non abbiate paura del mio silenzio o, meglio ancora, non abbiate paura del silenzio. Del mio silenzio perché quest'ultimo mese dell'anno invece che mettermi a scrivere, più o meno frequentemente, sono rimasto un po' a osservare il mondo. Invece di dire ho ascoltato. Invece di scrivere ho pensato. Ed è questo l'augurio che vi faccio. Perché in queste ore l'abuso delle retorica, dal presidente della repubblica al papa, è tanto, eccessivo, scocciante. Persino ritrito nelle individuali formulazioni di auguri laddove non nascono da un proprio pensiero ma si limitano alla superficie. Perciò io sono contento di finire il 2012 senza chiasso, senza discorsi, senza troppe parole. E ancor di più spero in un inizio di 2013 il più silenzioso possibile: senza il fracasso dei botti, che spesso annuncia le prime notizie di cronaca dell'anno che si potrebbero benissimo evitare; senza  anche quei balli di gruppo e quelle solite musiche festivaliere che vorrebbero essere d'evasione ma che spesso finiscono invece per imprigionarti ancora di più. Perciò io rubo un'espressione tanto cara a Giovanni Paolo II come "non abbiate paura". Solo che io non vi dico come lui di spalancare le porte a quel Cristo di fattura tutta paolina, sulla quale magari qualche volta vi parlerò, ma vi invito ad un silenzio vero, autentico, magari in riva al mare, o sui monti o in campagna o nella vostra casa ma in ogni caso nel vostro cuore. Udirete così il più ben augurante e dolce dei sussurri che vi giunge dalle stanze più profonde del mio cuore.

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santo sepolcro
Foto di Fabrizio Comolli.

«Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?» si chiedono Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome mentre vanno al sepolcro del figlio dell'uomo con i loro oli aromatici. Ma quando vi arrivano quella grande pietra è stata già posta di lato, rotolata via. Quello che poteva essere un grande ostacolo è superato con facilità, addirittura senza fare nulla, alcuno sforzo. E' sufficiente il recarsi nel posto che reclamava la loro opera in quel momento. Non occorre altro a queste donne. E' poco importante chi o cosa abbia rimosso quel masso. Quel che importa davvero è la condizione minima del bene. Quante volte ci capita vedere benefattori improvvisati che si agitano e fanno ogni sforzo, con vari gradi d'esibizione, nei loro maldestri tentativi di fare il bene? Quante volte li vediamo pieni delle migliori intenzioni di questo mondo nell'atto di compiere sforzi immani per poi fallire miseramente? Sia chiaro che nessuno di noi è immune da questo. Può accaderci quando crediamo di essere noi, con le nostre forze, a compiere il bene. E quando crediamo di dover mettere in atto chissà quale grande macchina o esercito del bene. A proposito di esercito, pensiamo per un attimo ai soldati delle missioni di pace che mettono in piedi delle guerre per ottenere la pace. Invece le donne del Vangelo di oggi (Marco 16,1-7), deboli, prive di strumenti addirittura, ottengono con facilità ciò che occorre per compiere la loro opera di pietà. E' l'augurio che faccio a coloro che per un motivo o un altro passano da questo blog e ai miei amici: possiate conoscere la condizione minima ed essenziale del bene, così da preservarvi dai fallimenti.

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Image via Wikipedia

Il 2012, cari amici, sarà l'anno dei maghi. Non i maghi che truffano un sacco di soldi con carte, filtri, pranoterapia e roba simile, no. Parlo di un'altra magia, la magia di chi si mette alla ricerca come i cavalieri della tavola rotonda di Re Artù o come la magia dei riti di iniziazione a cui gli adolescenti sono sottoposti, anche oggi, nonostante crediamo di essere più progrediti culturalmente dei nostri progenitori. L'anno che verrà porterà dunque una trasformazione, come canta la canzone L'anno che verrà di Lucio Dalla. Ma questa trasformazione dipende dalle nostre mani, ne siamo noi gli artefici come l'homo faber suae quisque fortunae. Un po' torneremo al Rinascimento dunque nel 2012 perché potremmo riscoprire quel sottile senso magico delle cose, quel rapporto con la natura che diventa la fonte primaria dell'imitazione necessaria nelle arti e non solo. Protagonisti dunque nell'anno che sta per nascere saranno tutti coloro che lavorano con le metafore e con tutti gli strumenti con cui il senso viene dilatato, ampliato, magnificato. Nasceranno così nuove visioni del mondo che ci permetteranno di rielaborare anche la questione della distribuzione delle risorse che la speculazione internazionale, all'origine della crisi economica di Grecia e Italia, sta concentrando sempre più nelle mani di pochi.  Artisti, attori, registi, poeti, scrittori, prestigiatori ci regaleranno  un nuovo mondo. Buon 2012 a tutti.

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