Copertina Personal Brandig Plan

C'era una volta il Piano Editoriale ovvero quella guida che i blogger realizzano per pianificare la loro presenza online, i contenuti da divulgare, le azioni strategiche per farsi trovare e magari iniziare delle conversazioni con i visitatori che così, una volta coinvolti, possono diventare potenziali clienti. In genere questo tipo di documenti si suddividono in tre parti: l'analisi del proprio brand, il target a cui ci si riferisce e il calendario editoriale ovvero il calendario dei post che si scriveranno durante l'anno. Si tratta di un progetto impegnativo già di per sé e che non tutti i blogger hanno. Per esempio Riccardo Esposito, webriter freelance oramai di riferimento per la blogosfera e non solo, ce l'ha e dà ottimi consigli per realizzarne uno. Riccardo Scandellari, creativo e giornalista e autore di libri sul personal branding e il marketing digitale, invece non ce l'ha o almeno così ha dichiarato di recente. Allora, che cosa è meglio fare: avercelo o no? Questa è la stessa domanda, tra l'altro, che molti imprenditori si fanno a proposito del Business Plan: è il caso di farlo o no? Dal mio punto di vista se si sa a memoria la strada per il successo e la si sta percorrendo senza alcun bisogno di una guida forse il fermarsi un poco a guardare le mappe può davvero essere non necessario se non addirittura d'intralcio. Ma chi possiede una dote del genere? E per quanto tempo può durare? Anche i geni a volte hanno dei momenti in cui devono ripartire. Perciò io propendo per pianificare per bene il percorso che si intende intraprendere con qualcosa che considero ancora più importante del Piano Editoriale: il Personal Branding Plan, o almeno così l'ho chiamato io.

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Per rispondere alla domanda “Perché il visual marketing è importante?” dobbiamo partire innanzitutto dalla parola marketing.

Qual è il suo significato?

Il termine deriva dall'inglese e, più precisamente, dal verbo to market, il cui significato è “mettere sulla piazza”. La parola si lega poi strettamente al sostantivo market che significa “mercato”. A partire da questi termini e dai loro significati possiamo capire che cosa vuol dire marketing: fare attività commerciale, scambiando beni tra chi offre e chi cerca. Se volessimo riassumere in un solo termine, direi che marketing significa commercializzare.

Questa definizione è estremamente sintetica, perché nella realtà il termine marketing comprende ben altro, in quanto non riguarda la sola azione di vendere, ma comprende anche tutta una serie di azioni sociali quali l'interazione con le persone e il loro ascolto, la comunicazione con i clienti e con chi ruota attorno all'attività ed anche la trasmissione di valori, poiché offrire un bene, di qualunque natura sia, porta con sè determinate visioni, pensieri e punti di vista (ad esempio, penso al commercio di prodotti solidali).

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Questo è un guest post. Anche tu, se vuoi, puoi scrivere un tuo articolo per questo blog.

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Image by Frederik De Buck via Flickr

Cari amici e frequentatori di questo blog, stamattina ho fatto un esame di coscienza di me stesso e del mio brand, grazie ad una bella presentazione che ho trovato su personalbranding.it. Il brand è mal tradotto con il termine italiano marca con il quale identifichiamo prodotti o servizi realizzati da questa o quella ditta. Amo pensare al brand come il disegno delle proprie potenzialità, come il cantiere continuo delle proprie attività in collaborazione con gli altri: amici, collaboratori, clienti, colleghi, curiosi, ecc. Qualsiasi attività noi compiamo, infatti, non è mai definitiva, conclusa del tutto. Vi chiamo a testimoni perché implicano il cambiamento di alcune mie abitudini e il miglioramento di altre e qualora mi vedrete lontano da questi atteggiamenti, qualora vedrete che tradisco queste dieci buone pratiche vi prego di segnalarmelo subito. Cominciamo con questi dieci comandamenti.

  1. Non ho altro brand che me stesso. E' questo il tesoro che ho avuto un sorte e come nella parabola dei talenti non posso fare altro che farlo fruttificare.
  2. Non cercare mai di vendere qualcosa. Per natura non sono mai stato un venditore ma alle volte ho la tentazione di utilizzare il lato peggiore della cosa. Devo stare più attento.
  3. Essere sempre me stesso. Alle volte mi scappa di atteggiarmi, come mi scappa la pipì. Solo che se la minzione è continua è da curare.
  4. Farsi ricordare per qualcosa: riuscire a dare esperienze memorabili.
  5. Creare la propria tribù. Se volete entrarvi ne ho tre:
    1.  quella del problem telling, dedicata al problem solving;
    2. quella del teatro del sì, dedicata all'improvvisazione teatrale;
    3. la pagina dei miei fan.
  6. Chiedere il permesso e utilizzare il materiale degli altri. In genere lo faccio poco per i tempi lunghi che questo comporta ma ora inizierò a farlo. A proposito volete scrivere un guest post per questo mio blog? Contattatemi.
  7. Rispettare le idee altrui.
  8. Supportare gli altri sempre con la mia opera.
  9. Ringraziare ed essere gentili. Facciamo l'amore, chiedevo alla mia ex. E lei: se sei gentile sì. Che bella lezione!
  10. Maggiore interazione offline-online. A proposito andiamo a bere una cosa assieme o, se sei lontano, ci facciamo una chiacchierata via telefono o chat? Contattami che ho molto piacere nel farlo.

Grazie a tutti per l'attenzione ma soprattutto vi ringrazio in anticipo se diventerete miei testimoni nel tempo di questi cambiamenti. Che cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti.