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Ultima modifica il 24 maggio 2016 alle 20:54

Immagine 197Oggi, 19 Marzo 2016, ricorre la festività di San Giuseppe, una sorta di festa nazionale un po' per la celebrità di questo santo e un po' per la grande diffusione di questo nome. Io che lo porto ne sono molto orgoglioso. Non è un caso se abbiamo un nome piuttosto che un altro. Il proprio nome contiene molto della nostra identità. Accetto per buono questo concetto che prendo a prestito da Alessandro Cheli nel suo libro Il coraggio di essere te stesso: La ricerca dell'autenticità come strada per il successo. Da questo libro ho appreso anche la presenza in ognuno di noi degli interpreti del sé:

Gli interpreti del sé rappresentano i nostri modi di agire e di porci, gli atteggiamenti che assumiamo, i ruoli nei quali tendiamo ad identificarci.

Grazie ad essi possiamo avere una conoscenza poliedrica e quindi complessa ma allo stesso tempo comprensibile di noi stessi. Quel che occorre fare è identificarli uno per uno e dar loro un nome. In questo ci aiuta l'acrostico, che Wikipedia così definisce:

componimento poetico o un'altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

Proviamo a fare un esempio utilizzando proprio il termine sole:
Sudare
Oltremodo
Languendo
Esausti
Un altro esempio ancora con la parola Buco:
Buio
Ugello
Condotto
Oscuro
L'acrostico del nostro nome può dunque rivelare molto di noi stessi. Perciò ho sviluppato il mio sia come utile e giocoso esercizio di riflessione su me stesso sia come mia presentazione a tutti quelli che per una ragione o l'altra vogliano conoscermi un po' meglio. Ma c'è un altro motivo per cui ve lo propongo: credo che sia utile a chiunque. Perciò incoraggio tutti a trovare il proprio. Intanto ecco il mio.

...continua a leggere "L’importanza di chiamarsi Giuseppe"

Ritratto di Carmelo Bene.
Carmelo Bene by Gozer-the-Gozarian.

Chi ha detto che un film vada visto? E se dicessi che un film va ascoltato? Non sto parlando di supporti audio per ipovedenti. Mi riferisco all'essenza del cinema, almeno così come lo concepiva un regista mio conterraneo: Carmelo Bene. Proseguo, oggi, il mio viaggio nel mondo della regia. Dopo aver parlato del regista sincero mentitore, del regista mago e del regista leader oggi è la volta del regista narratore per sottrazione.

Avevamo la pellicola misurata, perché s’era lì col pretesto di filmare tre cortometraggi. Si girava quindi in 16 mm, ingrandito poi miracolosamente a 35 mm. Ci si arrangiava con gli scarti di pellicola, e con gli scarti s’addizionavano immagini ammantate di nulla, in nome di quel mio metodo ormai classico (?) che aggiunge per sottrarre. Si andava per eccesso decolorando l’immagine stessa.

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4 gennaio 2014
Diario di bordo di Giuseppe Vitale. 4 Gennaio 2014.

Quest'immagine a sinistra è una pagina del mio Diario di bordo, un'iniziativa che ho intrapreso dopo aver letto Ruba come un artista di Austin Kleon: "un libricino in cui annotare quello che si è fatto nel corso di ogni giornata: a quale progetto ci si è dedicati, dove si è andati a pranzo, che film si è visto". Con un accorgimento: bisogna chiedersi l'avvenimento migliore successo nella giornata. Non bisogna, infatti, annotare tutto ma solo le attività e gli appuntamenti più belli, che ci hanno dato soddisfazioni. Così, avremo la traccia delle nostre gioie o degli eventi più significativi. Così da poterci tornare sopra nei momenti di appannamento o sconforto può essere molto utile. Io ho inaugurato il mio due mesi fa, il 14 dicembre 2013. Mi capita spesso di chiedermi cosa ho fatto in questo o quel determinato periodo della mia vita e certe volte non trovo subito gli appigli nella memoria per ricordare. Spero, ora, di avere una buona quantità di dettagli più o meno piccoli che possono aiutarmi a ricostruire quelli più grandi.

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Ultima modifica il 14 maggio 2018 alle 16:44

Three water
Three water (Photo credit: @Doug88888)

Mi è piaciuto molto il post 3 parole per il 2014 e quindi con grande piacere rilancio l'invito di Daniele Imperi a scegliere le mie tre parole che vi propongo. Lo faccio prima di tutto perché sono un'ottima chiave per pensare al nuovo anno che è appena cominciato e poi perché sono sicuro saranno un'ottima guida per voi lettori.  Vi stimoleranno a riflettere, a vostra volta, sui tre pilastri su cui reggere le vostre azioni e le vostre decisioni. inoltre alimenteranno le connessioni tra voi e me: avrete i tre rami del grande albero della nostra relazione a cui arrampicarvi o, almeno, a cui poter guardare.

...continua a leggere "Le tre parole da rubare nel 2014"

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Ultima modifica il 2 agosto 2013 alle 11:53

Óleo - Caronte
Óleo - Caronte (Photo credit: Artrista Fundamentá (www.cotrino.com))

Oggi il teatro non è popolare per definizione: altre forme di spettacolo nei secoli hanno via via attratto le persone. Ed è giusto che sia così. La molteplicità dell'offerta di forme di intrattenimento è una conquista che fa bene all'umanità. Perciò il teatro ha solo una piccola fetta di pubblico, ha quella che riesce ad attrarre e che si merita. E che più o meno conserverà nel tempo. Questo non vuol dire che si deve arroccare nei teatri all'italiana più o meno sovvenzionati dai fondi pubblici, vera arma a doppio taglio per la sopravvivenza del teatro stesso. Più che mai deve tornare a quella sperimentazione di drammaturgie, di contaminazioni, di forme espressive che ha conosciuto soprattutto negli anni '70, per merito di gruppi come il Living e altri. Occorre dare l'addio alle ultime anacronistiche pietre che restano della quarta parete, vera e propria parentesi sventurata nella storia del teatro. Questo comporta anche l'utilizzo di spazi off più che in passato. È inutile rinchiudersi in teatri da 4-500 posti e pretendere che gli spettatori vengano, più o meno numerosi. Per poi lamentarsi, come ho sentito da alcuni operatori, che in questo o quell'altro posto non c'è cultura del teatro. Se non c'è, prima di tutto, occorre crearla fornendo le occasioni giuste, con le modalità più chiare e coinvolgenti possibili. Ben vengano i workshop di formazione per diventare spettatori consapevoli.

...continua a leggere "Per un teatro delle anime perse"

Wnmh microphone
Wnmh microphone (Photo credit: Wikipedia)

"Non vorrei che si lusingassero che 'hanno fatto di tutto per nascondere i microfoni'". Nel video che vi propongo oggi Carmelo Bene spiega quanti microfoni mettere in suo spettacolo e come disporli. Invece che usare i microfoni che servono Bene vuole un "campo di battaglia", "uno studio fonico". Quanta distanza rispetto alle scenografie della decorazione sobria ed essenziale, diciamo così. Invece che ragionare sul concetto che il microfono ci deve essere ma non si deve vedere il maestro pensa: il microfono c'è e non solo si deve vedere ma ce ne devono essere tanti e ben visibili, anche di finti. Ancora più grande è la distanza con i puristi della voce per i quali l'attore deve usare solo il diaframma. A questi Dario Fo nel Manuale minimo dell'attore risponde:

Ci sono ancora, tutt'oggi, i nostalgici appassionati della vocalità naturale ad ogni costo, quelli che dicono che l'amplificazione meccanica  ha ucciso il vero teatro. Mi fanno venire in mente dei fissati che vanno sull'autostrada sgambettando sul monopattino e gridano: questa sì che è velocità!

Perciò si usino pure i microfoni a teatro a patto che non siano i panoramici che amplificano soprattutto i rumori.  Non c'è nulla di più fastidioso sentire uno spettacolo in cui la voce degli attori arriva poco e invece, in compenso, si assiste ad uno sbattere continuo di passi sugli assi di legno, di sedie, di suppellettili, di ante, di porte ecc. Ora è anche vero che il teatro non deve appoggiarsi sul senso ma sul significante, tuttavia questo significante deve essere non fastidioso, godibile come la phoné di Carmelo Bene.

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Film poster for Ronin (film) - Copyright 1998,...
Film poster for Ronin (film) - Copyright 1998, United Artists (Photo credit: Wikipedia)

C'è un cliente di mio padre, aerografista, che gli sta dicendo che colori usare e come portare avanti il lavoro, anche se non ha idea di ciò che gli sta uscendo dalla bocca. Lo sento ciarlare, ad esempio, di giallo canarino mentre mio padre gli risponde che quel colore è l'ocra. Non ne posso più. Tra poco vado da loro e gli dipingo la faccia e la lingua. Di giallo canarino.

Ci vuole pazienza direte voi e, al limite, "attaccare l'asino dove vuole il padrone". Ci sono sempre quelli che hanno un'idea da dare agli altri anche se non sanno quello che stanno dicendo. Persino Cristo in croce chiese al Padre Celeste di perdonare quelli che non sanno cosa stanno facendo.

...continua a leggere "Il naso di Michelangelo e il vizio dell’incompetenza"

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Ultima modifica il 18 dicembre 2015 alle 16:42

Diogenes Club
Diogenes Club. Claudio Di Ludovico.

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Quando le difficoltà si fanno serie è il momento di cominciare ad usare di più e meglio la testa. Quando l'orizzonte è pieno di angoscia ed incertezze è il momento di guardare il senso delle cose da più lati. Per questo per me il 2012 è l'anno dei maghi, l'anno cioè di coloro che giocano con le metafore e con la retorica per ampliare le nostre vedute, per consentirci di vedere ciò che non vedevamo, per rischiarare un cammino che si è fatto piuttosto scuro, buio. Protagonisti di questi strumenti sono gli artisti. Perciò come attore mi sento chiamato in causa, come Diogene, a portare in dono un po' di quella luce che ogni giorno alimento. Voglio, quindi, raccontarvi un po' che strade percorrerò in questo anno nuovo nella speranza di incontrarvi, di fare un pezzo di strada insieme a voi o almeno di darvi qualche spunto, qualche opportunità.

...continua a leggere "Le prime luci del 2012"