Copertina Personal Brandig Plan

C'era una volta il Piano Editoriale ovvero quella guida che i blogger realizzano per pianificare la loro presenza online, i contenuti da divulgare, le azioni strategiche per farsi trovare e magari iniziare delle conversazioni con i visitatori che così, una volta coinvolti, possono diventare potenziali clienti. In genere questo tipo di documenti si suddividono in tre parti: l'analisi del proprio brand, il target a cui ci si riferisce e il calendario editoriale ovvero il calendario dei post che si scriveranno durante l'anno. Si tratta di un progetto impegnativo già di per sé e che non tutti i blogger hanno. Per esempio Riccardo Esposito, webriter freelance oramai di riferimento per la blogosfera e non solo, ce l'ha e dà ottimi consigli per realizzarne uno. Riccardo Scandellari, creativo e giornalista e autore di libri sul personal branding e il marketing digitale, invece non ce l'ha o almeno così ha dichiarato di recente. Allora, che cosa è meglio fare: avercelo o no? Questa è la stessa domanda, tra l'altro, che molti imprenditori si fanno a proposito del Business Plan: è il caso di farlo o no? Dal mio punto di vista se si sa a memoria la strada per il successo e la si sta percorrendo senza alcun bisogno di una guida forse il fermarsi un poco a guardare le mappe può davvero essere non necessario se non addirittura d'intralcio. Ma chi possiede una dote del genere? E per quanto tempo può durare? Anche i geni a volte hanno dei momenti in cui devono ripartire. Perciò io propendo per pianificare per bene il percorso che si intende intraprendere con qualcosa che considero ancora più importante del Piano Editoriale: il Personal Branding Plan, o almeno così l'ho chiamato io.

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primo giorno di scuola

Oggi, 12 settembre 2016, inizia l'anno scolastico in diverse regioni d'Italia. Nelle altre le scuole iniziano a ricevere gli alunni nei giorni seguenti. Prima di tutto credo che per loro e per gli insegnanti sia una gran bella emozione, anche laddove a scuola ci si va un po' a malincuore, soprattutto per chi inizia un nuovo ciclo di studi. Ci si chiede quali persone s'incontreranno, se ci saranno tutti i compagni dell'anno precedente, quali insegnanti faranno lezione, ecc. Ci si chiede anche cosa succederà, che cosa s'imparerà, se l'anno scolastico sarà faticoso o meno.  C'è però una domanda che più di tutte può aiutarci a vivere al meglio questa esperienza: come cominciare bene l'anno scolastico? Essa può far cambiare davvero l'esito dello stesso andare a scuola per tutti: chi insegna, chi studia, chi accompagna i figli. Ciascuno ha il suo compito, il suo ruolo in quel che sembra uno spettacolo collettivo. Questo lo sapeva bene Edmondo De Amicis che in Cuore, a proposito del primo giorno di scuola, scrisse:

Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell'altra, empivano la stanza d'entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d'entrare in un teatro.

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diagramma percorso
Da un diagramma di flusso alla mappa e al percorso della propria vita, passando dal planning alla valutazione di costi e benefici. Questa che vedete è una mia interpretazione artistica del post, anche se non so disegnare. Ma mica è detto che una cosa ci deve per forza riuscire bene per non continuare a farla...

Cosa fate quando dovete trovare la strada per un posto? Io di solito digito l'indirizzo di arrivo e quello di partenza su Google Maps e il gioco è fatto. Mi viene mostrato il percorso da fare, il tempo necessario e le varie opzioni: in auto, con i mezzi o a piedi. E spesso utilizzo la stessa applicazione come navigatore. Sarebbe bello poter fare lo stesso quando stiamo cercando la nostra strada nella vita eh? Ci vorrebbe proprio un'applicazione anche per questo. Invochiamo lo spirito di Steve Jobs perché ispiri le menti degli sviluppatori. O, se sappiamo dove smanettare, occupiamocene noi. Io qualche nozione di informatica ce l'ho, ma non arrivo a tanto. Però posso fare un'altra cosa e cioè posso usare lo stesso procedimento. Se ci pensate sia se dovete trovare la strada per la località dove andrete in vacanza o l'ufficio dei vigili urbani dove contestare la multa che vi hanno fatto sia il dover trovare la strada della propria vita, quella che fa per noi, richiede gli stessi passaggi. Quindi non dovrebbe essere difficile. Perché molti faticano a trovarla allora o addirittura passano tutta la vita senza mai scovarla? Di questo parleremo dopo. Andiamo per gradi, da ciò che è più semplice a ciò che è più difficile.

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Tre libri per i problem solver
I tre libri che non devono mai mancare per risolvere ogni problema.

Un problema? Basta superarlo, magari come facciamo con una macchina che ci sta davanti: ci buttiamo a sinistra, acceleriamo, ed è fatta. Anche nel traffico cittadino, se troviamo qualche ostacolo cerchiamo di svicolarlo il prima possibile, anche infrangendo il codice della strada. O, al limite, strombazziamo finché l'ingorgo non si scioglie. Per questo quando negli annunci di lavoro leggiamo che tra i requisiti richiesti c'è l'attitudine al problem solving pensiamo di essere i candidati ideali, diamo per scontato di avere questa qualità. Perché noi, mica siamo quelli che li creano i problemi, noi siamo quelli che li risolvono, e subito anche, all'istante. Noi sappiamo sempre quello che dobbiamo fare, in qualsiasi momento. E se non ci riusciamo la colpa non è nostra, è di chi non ci ascolta, di nostra moglie, dei figli, dello stato, delle condizioni in cui ci siamo trovati, ecc. E se i problemi che credevamo risolti si ripresentano è perché, è evidente, c'è qualche complotto cosmico che sta tramando contro di noi, altrimenti perfetti problem solver. A noi ci dovrebbero pagare perché sappiamo alla perfezione cosa fare alla guida della nazionale di calcio, del governo dei ministri, delle nazioni unite. Se al mondo ci fossero più persone come noi staremmo tutti in pace, saremmo tutti ricchi e chi rompe le scatole sarebbe subito sistemato. Se la pensate così, buon per voi, non avete bisogno del resto di questo post. Dovete solo andare avanti, farvi ascoltare in qualche modo oppure pregare Dio che non vi mandi teste di minchia nella vostra vita.

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Credit: publicdomainpictures.net
Credit: publicdomainpictures.net

Ogni anno di questi tempi il mio blog riceve tantissime visite da parte di ragazze e ragazzi ma anche di persone adulte che cercano di capire cosa fare in estate. In altri termini vorrebbero trovare delle idee o dei progetti da realizzare durante la loro estate. Quindi penso spesso a questo argomento e ho pensato di mettervi a disposizione ogni anno, all'inizio di questa bella stagione, le migliori occasioni, le più professionali, le più illuminanti possibili perché vi sentiate felici, contenti, soddisfatti. In questa occasione ho ben dodici risorse a vostra disposizione!

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Oratore e pubblico
Credit: Brent Ozar.

Avevo otto anni circa quando ho pronunciato il mo primo discorso davanti a delle persone, una decina più o meno che per l'età, l'esperienza e le forze che avevo erano anche troppe. I miei, negli anni '80, si erano lanciati in una delle primissime attività di multi-level marketing in Italia. Avevano seguito dei corsi di formazione e avevano acquisito in breve le capacità necessarie per illustrare le caratteristiche dei prodotti in vendita. Si facevano spesso delle presentazioni e c'era persino un manuale con tutte le indicazioni su cosa dire e come farlo. Li vidi che stavano preparando una di queste dimostrazioni a casa nostra. Chiesi di aiutarli tenendo io una parte della conferenza. Non era tanto difficile. C'era scritto tutto. Perciò imparai a memoria il testo e quando toccò a me iniziai entusiasta e spedito. A metà però del mio intervento dimenticai ciò che dovevo dire. Non avevo più nulla in testa. Mi prese una gran paura e mi misi a piangere. Fui subito consolato e lodato da tutti per quel che comunque ero riuscito a fare. Io però giurai in quel momento che non sarebbe mai più accaduta una cosa del genere. Che crescendo e studiando avrei acquisito tutte le capacità necessarie per cavarmela più che bene in queste occasioni. E così è stato. Negli anni mi sono capitate o mi sono procurato diversi momenti in cui ho dovuto parlare davanti a tante persone e sono riuscito ad imparare molto anche grazie al fatto che ora faccio l'attore e quindi prendo a prestito delle tecniche che mi aiutano tanto. Oggi in questo post voglio mettere a disposizione alcune dritte su come affrontare il pubblico in un'occasione speciale.

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Vancouver Film School.
Vancouver Film School.

Gli inizi dell'autunno sono il periodo in cui molti studenti sono alle prese con la scelta della scuola a cui iscriversi, se non l'hanno già fatto prima. In queste settimane riprendono anche i corsi di recitazione per attori. Siccome ne esistono una infinità ed è difficile per un aspirante attore capire a quale iscriversi e perché ho deciso di preparare un post che serva da guida, da orientamento. La gran parte dei consigli che vi troverete viene da esperienze personali mie o di colleghi. Faccio l'attore dal 2003 e mi confronto con corsi e workshop da frequentare da molto prima. All'inizio anche io ho finito per perdere tempo in alcuni corsi che proprio non andavano bene. Poi, con l'esperienza, ho capito come selezionarli. Spero che possa illuminare il vostro cammino e vi invito dopo la lettura dell'articolo a dire la vostra.

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English: Studying at Haileybury Astana
English: Studying at Haileybury Astana (Photo credit: Wikipedia)

Come vi preparate a un corso? Che cosa fate per approfittarne al meglio? Che tecniche usate per imparare il più possibile? Cosa fate per coltivare i contatti con docenti e partecipanti?

Sono un alunno da quando avevo sei anni. Oggi che ne ho quarantuno (quasi) posso dire di aver sviluppato trentacinque anni di esperienza nel frequentare scuole, università, corsì, workshop, laboratori e lezioni. Ho anche alcune esperienze da insegnante. Sintetizzo, quindi, queste esperienze in un elenco di consigli. Lungi dall'essere esaustivo è un punto di partenza per selezionare le pratiche migliori. Vi prego sin da ora, infatti, di aggiungere i vostri suggerimenti commentando a fine post. L'elenco è diviso in tre parti: prima, durante e dopo le lezioni.

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Per avere a che fare con persone interessanti si può iniziare dallo scrivere lettere di ammirazione pubbliche. Come consiglia Austin Kleon nel suo libro Ruba come un artista:

(...)Consiglio di scrivere lettere di ammirazione pubbliche, per le quali Internet è il canale ideale: in un blog scrivi un articolo sull'opera di qualcuno che ammiri e linkalo al suo sito; realizza qualcosa e dedicala al tuo beniamino; rispondi a una domanda che questi ha posto, risolvigli un problema o sviluppa il suo lavoro e segnalalo online.

Forse il tuo eroe vedrà queste opere o forse no; magari ti risponderà o magari non lo farà; l'importante è che manifesti il tuo entusiasmo senza pretendere nulla in cambio, partendo da lì per sviluppare nuove attività".

Io ho cercato di mettere in pratica questa lezione e ho scritto finora tre lettere di questo tipo:

  1. Dario Fo;
  2. Ascanio Celestini;
  3. Umberto Santucci.

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Ammirate qualcuno? Vorreste essergli simile? Fatevi raccontare come ha fatto. Tutti amano dare consigli e parlare della propria storia. Può essere la mossa giusta per iniziare a farvi amico qualcuno che per voi conta. È chiaro che dovete farlo con sobrietà e leggerezza, che non dovete tediarlo con ogni sorta di domanda e problema. Scrivetevi le 4-5 cose che davvero vorreste sapere. Dichiarate la vostra ammirazione sincera, con dettagli precisi. Poi chiedete i consigli e infine ringraziate. Provate, quindi, a mettere in pratica i suggerimenti che vi sono stati dati e verificate cosa funziona aggiornandolo sui vostri progressi. Potreste così trovare un mentore, merce rara di questi tempi.

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Cartolina d'auguri ricevuta da Omar Argentino Galván
Cartolina d'auguri che ho ricevuto da Omar Argentino Galván per il mio quarantesimo compleanno.

C'era una volta un pezzo di carta  celeste. Era di un bel colore, tutti dicevano, ma era solo un residuo tagliato via da chissà dove. Non era adatto a niente e rimaneva sempre via, da solo. Se avesse potuto si sarebbe gettato con le proprie mani nel cestino e farla finita, se solo avesse avuto le mani...

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Inquadratura di Genio Ribelle.

Sei orfano giusto? Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché sai una cosa, non c'è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che tu non voglia parlare di te. Di chi sei. Allora la cosa mi affascina. Ci sto. Ma tu non vuoi farlo vero Campione? Sei terrorizzato da quello che diresti. A te la mossa capo.

Sono le parole che il  il dottor Sean McGuire (Robin Williams) rivolge a Will Hunting (Matt Damon) nel film Genio Ribelle.  Will è un genio della matematica grazie a sue enormi doti personali e al suo studio da autodidatta. Ma ha seri problemi e frequenta uno psicologo. La personalità e la grande cultura di Will all'inizio sovrastano anche lo psicologo sul quale esprime dei giudizi molto netti dopo aver visto un suo quadro. Sean rimane un po' sconvolto. Dopo averci pensato durante le notte Sean reagisce con un monologo. E dice al ragazzo che lui sicuramente è capace di sapere tutto su Michelangelo ma non sa che odore c'è nella cappella sistina, che sa tutto sulle donne ma non si è mai risvegliato accanto a una donna, che è capace di citare poesie sulla guerra e sull'amore ma che non le conosce, non li ha mai vissuti. Poi aggiunge che guardandolo non vede un uomo sicuro di sé ma un bulletto. E gli spiega che la ragione di questo è la sua pretesa di sapere tutto sulle persone grazie alla sua cultura libresca. E conclude dicendogli che non c'è niente che possa imparare da lui che non si possa leggere sui libri, a meno che lui non voglia parlare di sé e allora questo lo affascina, salvo il fatto che il ragazzo è terrorizzato all'idea di parlare di sé.

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Lunedì...
Lunedì... di Aldo Cavini Benedetti.

Oh San Crispino! È di nuovo lunedì! Oh San Procopio, si ricomincia! O San Pacomio ma com'è che è già passata la domenica?

Sento gli echi delle giaculatorie che in uffici, case, auto e persino per strada state gettando sul giorno più odiato della settimana: il lunedì.  Ma perché lo odiamo così tanto? Perché...

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Incontro
Incontro. Di Guido Andolfato.

Per anni mi sono chiesto come fare buona impressione agli altri e come approfittare di un incontro per trasmettere e ricevere il massimo che si potesse. Dopo tanti tentativi, fallimenti e, per fortuna, anche successi ho cominciato a capire come si fa, senza però avere la presunzione di essere il massimo esperto della materia. Anzi, ho ancora molto da imparare in proposito. Purtroppo anche se siamo gentili, a modo, spiritosi non sempre piacciamo. Ce ne dobbiamo fare una ragione, ci saranno sempre quelli che diranno che non siamo abbastanza gentili o spiritosi o intelligenti o giusti. Pazienza. Non demordiamo e cerchiamo di imparare sempre, rilassandoci anche perché non siamo Dio e non dobbiamo salvare tutti quelli che incontriamo. Ho quindi raccolto dieci regole per l'incontro perfetto, tra virgolette. Prendete queste regole però per il verso giusto: non sono una rigida corazza da indossare diventando così dei palombari ambulanti pesanti e goffi che tutti scanseranno; sono piuttosto alcuni dei tanti suggerimenti opportuni in questi casi. Magari voi, sono sicuro, ne avete tante altri. A me sono venuti in mente queste e ve le propongo. Sono valide in tutti i tipi di incontri: amoroso, di lavoro, tra amici, ecc. Ad alcuni sembreranno scontate però vi posso assicurare che anche a me spesso tanti consigli mi sembrano arcinoti e scontati, poi però pensandoci su mi accorgo che non è proprio così, che c'è sempre qualche aspetto che non ho considerato o che magari credo di vedere nella giusta ottica e invece, dopo un confronto, mi accorgo che non è così.

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