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Italiano: In occasione della rassegna Autori s...
Dario Fo. (Photo credit: Wikipedia)

È il 6 gennaio del 1988. In chiesa alla messa della mattina viene il vescovo che durante l'omelia critica Adriano Celentano che, durante il Fantastico della stagione 1987-1988, per parlare del Natale, in una puntata, aveva invitato Dario Fo che, a suo dire, non andava bene. Finita la funzione vado in sagrestia e gli chiedo perché Fo non era adatto al Natale. Il compianto Armando Franco, vescovo di Oria dal 1981 al 1997, risponde al quattordicenne impertinente quale ero che quell'attore era ateo, sarebbe stato meglio chiamare qualcuno cattolico. A me la storia presa dai Vangeli Apocrifi che aveva raccontato era piaciuta tanto, mi aveva proprio incantato. Era la prima volta che vedevo una sua performance e quell'affabulatore mi aveva già rapito. Ho poi scoperto, anni dopo, che insieme a sua moglie Franca Rame era stato il conduttore della stessa trasmissione, che prima si chiamava Canzonissima.

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locandina spettacolo
Locandina dello spettacolo.

Venerdì 18 settembre al Castello Imperiali di Francavilla Fontana debutta uno spettacolo di teatro e canzoni in cui sono gli spettatori stessi a scegliere i monologhi da vedere, due alla volta, che si terranno in contemporanea in più luoghi. Lo spettacolo si chiama Voci nella notte e fa parte di quegli spettacoli che restituiscono dignità allo spettatore che non è più un anonimo e silenzioso signore che se ne sta seduto a subire quel che succede. Seguirà, invece, la coppia di artisti che più lo attirano, che più lo stuzzicano. E al termine potrà scegliersi altri due ancora. E prima e dopo i monologhi assisterà a delle performance collettive in cui protagoniste saranno delle canzoni interpretate con grande maestria da alcuni solisti. Voci nella notte riprende, migliorandola, la formula di precedenti spettacoli collettivi. In questo caso molta cura è stata messa nella confezione dell'evento che non è solo una cornice ma che è essa stessa spettacolo. Inoltre ciascun artista cerca di attirare il suo pubblico e collabora con gli altri per la buona riuscita e per dirigere il flusso delle persone.

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Dario Fo a Gubbio
Dario Fo a Gubbio

Nel 1999 Dario Fo tenne i suoi Discorsi su Leonardo e il Cenacolo, una memorabile lezione-spettacolo a proposito di Leonardo da Vinci , a seguito del restauro di Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, che fa parte del ciclo L'arte secondo Dario Fo. Questa volta siamo nel cortile dell'Accademia di Brera che il premio nobel ha frequentato da giovane.

Qui di seguito i principali argomenti.

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Italiano: Cupola del Duomo di Parma, affresco ...
Italiano: Cupola del Duomo di Parma, affresco con la "Assunzione della Vergine", opera di Antonio da Correggio (Photo credit: Wikipedia)

Stasera, 9 marzo 2015, alle 21 e 15 su Rai 5 andrà in onda la lezione-spettacolo Correggio che dipingeva a testa in giù che fa parte del ciclo di Dario Fo e Franca Rame dedicato alla storia dell'arte. Come sto facendo per ciascuna puntata, pubblico qui di seguito la sintesi con i principali passaggi e qualche breve brano. Queste anticipazioni che vi offro  si basano sulla versione dello spettacolo alla data del 3 Giugno 2010. Quindi se trovate, stasera, qualcosa di diverso prendetevela con quel genio di Dario, non con me 😉

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Italiano: Deposizione (particolare 2) Caravagg...
Deposizione (particolare 2) Caravaggio: Vaticano, Pinacoteca Vaticana (Photo credit: Wikipedia)

In questo blog sto dedicando molta attenzione al ciclo di lezioni-spettacolo di Dario Fo e Franca Rame sulla storia dell'arte. Sono in corso più iniziative di cui potete sapere di più nel post L'arte secondo Fo, terzo Vitale. Una di queste è la sintesi della puntata per chi non ha potuto vederla o vuole rileggerne o rivederne dei passaggi. Ad esempio è disponibile quella su Picasso.

Oggi, però, visto che su Il Fatto Quotidiano è già presente un ottimo ed esaustivo riassunto vi rimando ad esso. Preferisco approfittare della vostra attenzione per parlare, invece, di uno dei temi toccati da Dario Fo, quello del realismo. Lo si ritrova durante la spiegazione della Deposizione nel sepolcro. In esso il Merisi utilizza una serie di espedienti come piani mobili, spostamenti dei punti di fuga, geometrie. Il risultato è quello di una grande umanità, di un eccezionale naturalismo, di una morbidezza e spontaneità.Tutto questo però va costruito. Vale la pena rileggere queste parole dette da Dario Fo durante lo spettacolo:

Noi pensiamo sempre al realismo come copia del naturale. Ecco l'equivoco per cui la verità è riuscire a falsificare abilmente la realtà. No: in Caravaggio l'espressione drammatica non si realizza solo interpretando il reale, ma con il supporto determinante della geometria e della dinamica.

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Michelangelo Merisi da Caravaggio - David - WG...
Michelangelo Merisi da Caravaggio - David - WGA04195 (Photo credit: Wikipedia)

Caravaggio era un violento? Un aggressivo? Un pazzo? Un artista maledetto? Sappiamo infatti dalla sua biografia che prese parte a diverse risse ed ebbe guai con la legge. Per capire, però, cosa davvero successe bisogna guardare alla Roma del suo tempo dice Dario Fo nella sua lezione-spettacolo Caravaggio al tempo di Caravaggio, in onda su Rai5 lunedì 2 marzo alle 21 e 15, che fa parte del ciclo di spettacoli L'arte secondo Dario Fo. La città era immersa nella povertà, nell'intolleranza, nella prostituzione e nel banditismo. In più c'erano qualcosa come tre esecuzioni pubbliche alla settimana. Emblematica quella dei Cenci, tra cui Beatrice la cui storia turbò il pittore di cui stiamo parlando. C'era, insomma, una violenza capillare e quotidiana nei ceti popolari nei quali Michelangelo Merisi, come si chiamava di nome, pescava le modelle o i modelli dei suoi dipinti. A proposito di questi ultimi il premio Nobel svela gli espedienti teatrali che il grande artista del seicento utilizzava: le geometrie e i volumi, glli specchi, i pupazzi, i lucernari.

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Straordinaria performance ieri sera con Dario Fo e Franca Rame su Rai 5 per il ciclo di lezioni-spettacolo sulla storia dell'arte L'arte secondo Dario Fo. I due si sono passati la palla con tempi perfetti, con leggerezza e con tanta ironia. Il tema della prima puntata è stato Picasso o, meglio, Picasso Desnudo, in omaggio alla venerazione dell'artista spagnolo per le tele di Goya. Lo spettacolo è iniziato con una frecciatina di Dario all'agenzia che detiene i diritti di riproduzione delle immagini di Pablo Picasso: non avendo ottenuto l'autorizzazione ha dovuto produrre di suo pugno tutti i falsi d'autore che si vedono alle sue spalle. Dopodiché i due attori si sono lanciati nell'incontro (tra di loro e con il pubblico) sciorinando tutti i punti chiave dell'excursus intorno ad un artista come Picasso che amava molto la Commedia dell'Arte e soprattutto Arlecchino di cui è stato raccontato il canovaccio de Il sensale di matrimoni. Poi si è parlato delle tante donne del maestro, del suo surrealismo espressionista, del suo impegno civico, della beffa del falso Picasso a Milano, della sua grande predilezione per Raffaello. Chi si è perso la puntata di ieri può guardarla su Rai Replay.

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Pablo Picasso.
Pablo Picasso. (Photo credit: Wikipedia)

Questa sera alle 21 e 15 su Rai 5 andrà in onda la prima delle dieci lezioni-spettacolo di Dario Fo e Franca Rame sulla storia dell'arte. Il primo artista di cui si parlerà è Pablo Picasso. Il titolo dello spettacolo è, infatti, Picasso Desnudo. Dario Fo racconterà molte cose dell'artista spagnolo, a partire dai suoi modelli tra cui soprattutto Goya con la sua Maja vestida e Maja desnuda. Passerà poi a parlarci del periodo blu e dell'amore di Picasso per il teatro satirico e soprattutto per Arlecchino, grande protagonista della Commedia dell'arte. Non mancheranno, poi, i riferimenti alle donne amate dal grande pittore e scultore. Si prosegue poi con l'impegno civile e politico di cui grande testimone è il dipinto Guernica del 1937. Fo si aiuta in questi spettacoli con dei falsi eseguiti da lui e dai suoi collaboratori: le tele che si vedono alle sue spalle. Per questo spettacolo ne sono state realizzate circa cento. Una parte importante è dedicata alla beffa dell'arrivo di Picasso a Milano.

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Nobel Prize winner Dario Fo in Milan
Nobel Prize winner Dario Fo in Milan (Photo credit: Wikipedia)

Dario Fo terrà dieci grandi lezioni di storia dell'arte su Rai 5, ogni lunedì, a partire dal 23 Febbraio 2015, alle 21 e 15. Il ciclo si chiama L'arte secondo Dario Fo e ripropone gli spettacoli che Dario Fo e Franca Rame hanno realizzato su diversi artisti negli anni duemila. Si va, per esempio, da Picasso, di cui si parlerà nella prima puntata, a Raffaello, da Michelangelo a Giotto, ecc. Si tratta di  eccezionali performance di Dario non solo come affabulatore ma anche come pittore perché vedremo delle tele da lui stesso dipinte. E come al solito non mancheranno gli sberleffi al potere, che fanno parte della sua vena giullaresca, le storie con cui tanto ci affascina, gli aneddoti della sua straordinaria vita come quando ci racconta dello scherzo dell'arrivo di Picasso a Milano. Alcuni di questi spettacoli li ho già visti e perciò sulla base dell'entusiasmo che hanno suscitato in me vi raccomando di guardare l'intero ciclo.

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Per avere a che fare con persone interessanti si può iniziare dallo scrivere lettere di ammirazione pubbliche. Come consiglia Austin Kleon nel suo libro Ruba come un artista:

(...)Consiglio di scrivere lettere di ammirazione pubbliche, per le quali Internet è il canale ideale: in un blog scrivi un articolo sull'opera di qualcuno che ammiri e linkalo al suo sito; realizza qualcosa e dedicala al tuo beniamino; rispondi a una domanda che questi ha posto, risolvigli un problema o sviluppa il suo lavoro e segnalalo online.

Forse il tuo eroe vedrà queste opere o forse no; magari ti risponderà o magari non lo farà; l'importante è che manifesti il tuo entusiasmo senza pretendere nulla in cambio, partendo da lì per sviluppare nuove attività".

Io ho cercato di mettere in pratica questa lezione e ho scritto finora tre lettere di questo tipo:

  1. Dario Fo;
  2. Ascanio Celestini;
  3. Umberto Santucci.

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Autografo di Dario Fo
Autografo di Dario Fo

Il 24 Marzo del 1926 è nato Dario Fo. L'Italia, il mondo intero deve festeggiare questa data. Per sempre. L'universo intero deve essere grato a lui e a Franca Rame, sua musa, sua moglie, sua compagna di lavoro, scomparsa lo scorso 29 maggio. Dario è il più grande affabulatore di ogni tempo e di ogni luogo, il più grande raccontatore di storie. E insieme a Carmelo Bene, Eduardo De Filippo e pochi altri è uno dei più grandi drammaturghi del teatro italiano e non solo. La sua figura di giullare, poi, nel senso pieno della parola, di artista efficace e scomodo, è stata confermata dal premio nobel alla letteratura che gli è stato consegnato il 9 Ottobre del 1997. Non dico niente di nuovo.  Per generazioni di teatranti Dario è un grande maestro e lo sarà per tutta la storia del teatro e dell'umanità. Ma prima di tutto è uno straordinario attore. Ho avuto modo di accorgermene quando l'ho incontrato per la prima volta durante un seminario che tenne con la moglie Franca e il figlio Jacopo alla Libera Università di Alcatraz, nell'Agosto del 2003. Un attore che, per esempio, recita tutti i personaggi della sua opera più nota Mistero Buffo. Che vi entra e vi esce, di continuo, nella migliore delle tradizioni brechtiane. Un destino d'attore, se si vuole, il suo. Voglio testimoniarlo attraverso tre passaggi di tre libri di cui due scritti da lui e un altro che parla di lui.

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Franca
Franca (Photo credit: VivianaG)

Quando ero piccola, sette, otto anni, mi veniva in testa un pensiero che mi esaltava: morire.
Quando morirò?
Com’è quando si muore?
Come mi vestirò da morta?
Forse mamma mi metterà quel bel vestito che m’ha cucito lei di taffetà lilla pallido orlato da un bordino di pizzo d’oro.
“Sembri un angelo! Quanto è bella la mia bimba che compie gli anni!” mi diceva.
A volte mi stendevo sul lettone di mamma: vestito, calze, scarpe, velo bianco in testa, una corona del rosario tra le mani poste sul petto (tutta roba della Cresima), felice come una pasqua aspettavo che qualcuno mi venisse a cercare e si spaventasse…scoppiando in singhiozzi. “E’ mortaaa! Franchina è mortaaaaa?!” E tutti a corrermi intorno piangendo…arrivavano i vicini, il prete e tutti rosariavano in coro.

Così parla di uno dei suoi giochi infantili Franca Rame, scomparsa ieri a Milano, nel suo ultimo post nel suo blog su Il Fatto Quotidiano.  Ora Franchina è morta davvero. Lei che, attrice bambina, metteva in scena la sua stessa morte da piccola. Perché gli attori appartengono alla morte, da sempre, si può dire ricordando l'ultimo verso di A livella di Totò: "nuje simmo serie... appartenimmo 'a morte". Così che si fa fatica a credere che ieri non ce l'abbia fatta, che davvero abbia perso la vita.  Sembra di stare nel suo gioco che lei continua a descrivere così:

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Wnmh microphone
Wnmh microphone (Photo credit: Wikipedia)

"Non vorrei che si lusingassero che 'hanno fatto di tutto per nascondere i microfoni'". Nel video che vi propongo oggi Carmelo Bene spiega quanti microfoni mettere in suo spettacolo e come disporli. Invece che usare i microfoni che servono Bene vuole un "campo di battaglia", "uno studio fonico". Quanta distanza rispetto alle scenografie della decorazione sobria ed essenziale, diciamo così. Invece che ragionare sul concetto che il microfono ci deve essere ma non si deve vedere il maestro pensa: il microfono c'è e non solo si deve vedere ma ce ne devono essere tanti e ben visibili, anche di finti. Ancora più grande è la distanza con i puristi della voce per i quali l'attore deve usare solo il diaframma. A questi Dario Fo nel Manuale minimo dell'attore risponde:

Ci sono ancora, tutt'oggi, i nostalgici appassionati della vocalità naturale ad ogni costo, quelli che dicono che l'amplificazione meccanica  ha ucciso il vero teatro. Mi fanno venire in mente dei fissati che vanno sull'autostrada sgambettando sul monopattino e gridano: questa sì che è velocità!

Perciò si usino pure i microfoni a teatro a patto che non siano i panoramici che amplificano soprattutto i rumori.  Non c'è nulla di più fastidioso sentire uno spettacolo in cui la voce degli attori arriva poco e invece, in compenso, si assiste ad uno sbattere continuo di passi sugli assi di legno, di sedie, di suppellettili, di ante, di porte ecc. Ora è anche vero che il teatro non deve appoggiarsi sul senso ma sul significante, tuttavia questo significante deve essere non fastidioso, godibile come la phoné di Carmelo Bene.

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sedie e ombrelloni
Credit: Viaggio Routard su Flickr.

Che Ferragosto farà? Ci sarà bel tempo? Ci sarà posto al mare? E per il pranzo dove mangiare? Sono queste le domande di rito ogni anno quando arriva il 15 Agosto. A patto che non piova proprio in questo giorno.

Acqua d’agosto,
olio, miele e mosto.

Così dice un proverbio su questo mese. Infatti l'acqua che cade in questi giorni ci darà i frutti dell'autunno: le olive da cui si ricava l'olio, i fiori da cui avremo il miele e l'uva che a settembre sarà vendemmiata e che in parte diventerà vino. Ma ci sono anche altri vantaggi. Come per esempio questo:

La prima pioggia d'Agosto fa fuggire pulci e mosche. (v. i dettagli).

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piccolo grappolo d'uva
Settembre è arrivato. Foto di Luca Candini.

Settembre è il periodo per cambiare i pascoli e prepararsi all'inverno. Ecco una breve panoramica delle tappe di questa migrazione che attende il nostro paese.

Di questi tempi fino a 25-26 anni fa ero alle prese con i compiti di scuola da finire. Ero abbastanza ligio all'inizio ma poi accumulavo un bel po' di esercizi di matematica, italiano ecc. da fare. Ma non era poi un grande stress: ero contento che l'estate stesse finendo e che iniziava la scuola, perché comunque tanti giorni di vacanza mi annoiavano. E appena si metteva piede in scuola iniziavano le grandi operazioni per i disegni sui cartelloni e più o meno il soggetto era quasi sempre lo stesso: uomini e donne alle prese con la vendemmia e foglie ingiallite che cadevano dagli alberi. Mai una volta che si potesse disegnare qualche altro soggetto popolare di questi tempi come ad esempio vacanzieri posticipati che arrivano in questi giorni o ritardatari; cacciatori che aspettano con fucile in mano e mimetica da settimane l'inizio della stagione venatoria, schiere di divoratori di fichi d'india tra cui mi ritrovo anche io, però solo dopo che me le hanno sbucciate.

Fa caldo questo settembre. Le temperature sono ancora alte e un po' oltre la media. Ma è un calore che non è solo climatico, è atmosferico, è metaforico. D'altronde ad ogni inizio d'autunno si parla sempre di autunno caldo, pieno di tensioni sociali, di rivendicazioni sindacali e politiche. Questo quando d'estate tutto è stato normale. Ma cosa dire questa volta dopo un agosto in cui c'è stata prima una forte speculazione finanziaria sull'Italia e il declassamento del rating degli USA? E dopo il balletto della manovra finanziaria italiana, che autunno avremo? La CGIL questa volta non aspetta che arrivi l'autunno: per il 6 settembre ha convocato lo sciopero generale. A ruota, dopo pochi giorni, c'è la manifestazione Piazza Pulita, organizzata dal popolo viola.

Siamo stufi di questi politici che fino a ieri negavano l’esistenza della crisi economica e che anzi affermavano che sarebbe stata  necessaria solo una piccola manovra fiscale, in quanto l’Italia era sana dal punto di vista economico, addirittura il Paese messo meglio in Europa.

Così scrivono gli organizzatori di questo evento che ha vede tra gli aderenti Dario Fo, Antonio Tabucchi, Margherita Hack a Paolo Flores D’Arcais. Insomma, sarà un mese di scioperi e manifestazioni.

Ma non solo, ci attendono degli appuntamenti notevoli con la storia. A partire con l'anniversario di quel che fu il pasticciaccio del proclama di Badoglio dell'8 settembre 1943. Un altro pasticciaccio lo rischiamo con l'11 settembre di qui quest'anno ricorre il decennale. Infatti hanno ripreso vigore in Italia le tesi complottistiche a partire dalla puntata del 26 agosto 2011 de La storia siamo noi in cui Giovanni Minoli ha sposato le tesi dietrologiche sull'11 settembre. A proposito di storia, poi, sono ben due gli appuntamenti che riguardano gli ebrei: la dodicesima giornata europea della cultura ebraica il 4 settembre e il 20 settembre a Roma gli ebrei festeggiano l'abbattimento dei cancelli del ghetto, avvenuto 141 anni fa.

Sono appuntamenti che ci spingono ad andare, che ci fanno camminare, emigrare. Allora con D'Annunzio Sogni di terre lontane in Alcyone diciamo:

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Tornano dai monti, dove hanno passato l'estate, i pastori. È la transumanza. Anche noi italiani siamo chiamati alla migrazione da una cultura che nell'ultimo ventennio ha tenuto il paese in una situazione di declino e di subordinazione verso pascoli più verdi, più ariosi.

E tu come lo vedi questo mese? Che previsioni hai? Che appuntamenti non perderai? Attendo i tuoi commenti.