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Locandina
La locandina dell'evento

Dopodomani, sabato 14 settembre, presenterò il mio primo racconto teatrale Il leone di San Cosimo alla Festa delle storie a Mesagne (Br). L'appuntamento è per le ore 19 presso il frantoio ipogeo in via Eugenio Santa Cesaria, 17, sotto il Palazzo Guarini. Questo lavoro, ancora in fase di studio, è stato partorito all’interno del laboratorio di narrazione di Memoria Minerale a Mesagne tenuto da Francesco Niccolini tra Marzo e Aprile 2013. Si avvale della regia di Fabrizio Pugliese ed è un testo semi-autobiografico: per una parte è ricostruzione di un periodo della mia infanzia, per l’altra parte segue i fili della fantasia.

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Oria, santuario di san Cosimo alla macchia
Oria, santuario di san Cosimo alla macchia (Photo credit: Tarantino Vincenzo)

Da mesi sto lavorando ad un racconto. Dopo averlo scritto sotto la supervisione di Francesco Niccolini ora inizia la fase di prove con la regia di Fabrizio Pugliese. Sarà presentato al festival di teatro di narrazione in programmazione a Mesagne per settembre, all'interno del progetto Memoria Minerale. In esso racconto la mia infanzia, dal 1977 al 1980, passata sul Santuario di San Cosimo ala Macchia, in provincia di Brindisi. Voglio farvi leggere l'incipit, l'inizio,  del racconto. Buona lettura.

Quando, da piccolo, sentivo parlare di San Cosimo alla Macchia non riuscivo a capire perché un santo dovesse nascondersi, come un delinquente. Mi chiedevo perché tutti ce l’avessero con lui e con suo fratello gemello Damiano. Spesso sentivo, infatti, che i grandi si lasciavano scappare: «Mannagghia li muerti di San Cosimu e San Damianu!». Non sapevo qual era la loro colpa. Una volta sentì bestemmiare anche contro gli altri tre fratelli più piccoli dei due santi. Avevo cinque anni e stavo gonfiando la ruota di una moto sul distributore di carburanti del santuario, portato avanti dai miei. Volevo vedere fin dove poteva resistere quella ruota all’aria compressa finché non sentì uno scoppio e il tipo della moto se la prese con Cosimo, Damiano, Eupremio, Leonzio e Antimo. Tutti alla macchia. Perché qui non c’è il solito mare degli ulivi, dell’olio, della frisa con i pomodori, delle orecchiette con le cime di rapa, delle fave e cicorie. Sono terreni dove c’erano solo il timo e il muschio: la macchia mediterranea. Per tanto tempo però i contadini-formica si sono incaponiti, con la zappa e la fresa, a coltivare fazzoletti di terra e ora ci trovate anche un po’ di ulivi anche se più piccoli che nel resto della Puglia. Oppure ci sono le casette vuote, senza porte e senza finestre per starsene un po’ in villeggiatura l’estate. Non è che sono state sempre così. Il fatto è che a fine vacanza dovete riportarvi dietro mobili, materassi, sedie, tavoli, forchette, bicchieri, le porte, il lavandino e la tazza del cesso. Altrimenti, se li lasciate, dovrete ringraziare i ladri se non rubano anche i muri.

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Foto di Carmelo Raineri.
Foto di Carmelo Raineri.

È periodo di Memoria Minerale questo per me. Ma non sono il solo. I protagonisti li trovate, infatti, tra i cittadini di Mesagne. Stanno accadendo eventi strani in questa cittadina. Come il laboratorio teatrale per gli anziani, la banca cittadina della memoria, il laboratorio d'arte di Antonio Catalano. Ora uno dei prossimi eventi sarà dedicato al teatro di narrazione attraverso un festival che si terrà a Settembre. È l'aspetto che conosco meglio perché vi sono coinvolto insieme ad altri partecipanti con cui sto condividendo il laboratorio tenuto da Francesco Niccolini per la parte di narrazione e da Fabrizio Pugliese per quella attoriale.

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Particolare - locandina.
Particolare della locandina di La guerra di Kurukshetra.

Ieri sera sono stato alla prima di La guerra di Kurukshetra di Francesco Niccolini con la regia di Giorgio Barberio Corsetti al teatro Abeliano di Bari. Voglio far conoscere le mie impressioni da spettatore così che chi deve pensare se andare a guardarlo possa magari trovare qualche nota a supporto della sua decisione. E chi lo ha già visto abbia qualche spunto di confronto.

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Spectators in the grandstand at the Royal Adelaide Show
Spectators in the grandstand at the Royal Adelaide Show. By State Library of South Australia.

Che spettatori vorremmo a teatro alle repliche degli spettacoli oppure che tipo di spettatore vogliamo essere?

Questo è un paese di spettatori che in mezzo secolo di televisione hanno imparato che lo spettacolo è difeso da un vetro infrangibile. Prima hanno assaggiato quel vetro nel cinema, dove, però, pur evitando l’interazione con l’attore sul grande schermo.. non si poteva evitare di entrare in relazione con gli altri spettatori. Poi, attraverso la televisione, si sono velocemente trasformati in spettatori di tutto il resto del mondo.

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barche a Brindisi
Barche sul porto di Brindisi. Sullo sfondo il Monumento al Marinaio d&39;Italia.

In una Brindisi con i faccioni della campagna elettorale per le amministrative sul piazzale della stazione, nelle plance aggiunte per l'occasione e nei comitati elettorali aperti sul corso, accanto ai negozi domani si ricorderanno le 81 vittime della Kater i Rades, motovedetta albanese naufragata al largo della città alle 18 e 57 del 28 marzo 1997.  Con il beltempo, previsto anche per domani 28 marzo 2012, i brindisini hanno voglia di passeggiate sul lungomare dove sono ormeggiati un paio di traghetti, un pattugliatore della guardia di finanza, un paio di navi militari, qualche veliero, qualche peschereccio e un po' di barche e motoscafi. Le auto in questi giorni hanno un po' di difficoltà a passarci per via degli scavi che hanno riportato alla luce un tratto di muratura risalente al tardo medioevo sul futuro del quale i brindisini s'interrogano.

Alla commemorazione, domani, per la prima volta da quindici anni a questa parte, è previsto un numero di persone doppio rispetto a quello degli altri anni, di solito attorno alla trentina di persone, persino l'anno scorso che è intervenuto padre Alex Zanotelli. E' il primo segno di una rinnovata e diversa percezione sui fatti della Kater, anche a seguito della realizzazione del monumento a Otranto che ha inglobato il relitto della vecchia motovedetta albanese dismessa. L'evento si svolgerà dapprima davanti alla capitaneria di porto con il lancio dei fiori alle 17:00 e poi alle 18:30, presso la casa del turista (nei pressi dall'Hotel Internazionale), con il racconto Kater i Rades, via crucis per un venerdì santo, primo movimento con la drammaturgia di Francesco Niccolini e la regia di Fabrizio Pugliese e con attori Laura Giannoccaro, Cristina Belgioioso, Luana Pirelli, Fabrizio Pugliese, Emanuele De Matteis, Giuseppe Vitale.  Già quasi esaurite le prenotazioni per la prima replica, resta qualche posto per la seconda replica alle 20 e 30. Chi vuole può contattare il 331 3477311 per prenotarsi.

Cresce l'interesse attorno a questa vicenda nella storia delle relazioni tra Albania e Italia in questi giorni anche per la pubblicazione del libro Il Naufragio di Alessandro Leogrande, autore tra l'altro di diversi interventi radiofonici sull'argomento. Qualche contatto c'è anche con alcuni artisti albanesi, già coinvolti in eventi realizzatisi ad Otranto nei mesi scorsi, che proprio oggi hanno contattato la cooperativa Thalassia che sta organizzando l'evento di domani che vede, come partner, l'Osservatorio sui Balcani di Brindisi. La voglia di conoscere questa storia ha contagiato anche le scuole superiori di San Vito dei Normanni che dopodomani, 29 marzo, assisteranno ad una replica del racconto in un matinée alle ore 11 presso il cine-teatro Melacca. Ci sono almeno 10 buone ragioni per non mancare a questo evento.

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Parenti delle vittime del naufragio
Parenti delle vittime del naufragio della Kater i Rades. Foto di Antonio Palma.

Se dico Kater i Rades cosa pensate? Magari ricordate di una motovedetta albanese andata a fondo trentacinque miglia dal porto di Brindisi quindici anni fa... Magari ricordate il secondo esodo degli albanesi, dopo quello del '91, in quel periodo e altri particolari come quelli che ricordavano alcune persone con cui stavo chiacchierando alcuni giorni fa. Chi non ricorda o non sa può consultare alcune pagine su questo episodio importante dell'emigrazione albanese in Italia. Ora, dopo il libro di Alessandro Leogrande che racconta il naufragio della motovedetta albanese e dopo il monumento ad Otranto che vi è stato dedicato è giunto il momento per Kater I Rades via crucis per un venerdì santo, primo movimento di Francesco Niccolini con la regia di Fabrizio Pugliese. Tutti i dettagli nell'evento facebook e nel comunicato su brundisium.net.  Ecco dieci ottimi motivi per non mancare a questo appuntamento.

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Ritaglio della locandina sull'evento della Kater i Rades del 28 marzo 2012
Ritaglio della locandina sull'evento della Kater i Rades del 28 marzo 2012.

Chi si ricorda del naufragio della Kater i Rades, perché è importante parlarne e che cosa si sta facendo per far conoscere la vicenda ad essa legata.

Ieri mattina, 19 marzo 2012, mi è capitato di parlare con un gruppo di amici e conoscenti sulla stazione ferroviaria di Brindisi del naufragio della Kater i Rades, la motovedetta albanese speronata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997 dalla corvetta Sibilla della Marina Militare italiana. Queste persone, pendolari che lavorano a Brindisi ricordano molti particolari dell'evento, tra cui il fatto che circa 120 albanesi, profughi, stavano tentando di raggiungere Brindisi per scappare da una situazione di guerra. Ricordano anche che morirono soprattutto donne e bambini, visto che si trovavano nella stiva al momento dell'affondamento. Questo mi ha rinfrancato e mi ha fatto capire che al lavoro a cui sto collaborando da gennaio, il workshop di drammaturgia e narrazione,  ha una ragion d'essere anche nella memoria che i brindisini e i pugliesi tutti hanno nella storia dell'immigrazione albanese in Italia. Perciò ho ragione di ritenere che l'evento che stiamo preparando insieme agli amici del laboratorio per il prossimo 28 marzo abbia un suo posto non solo nella commemorazione di quella tragedia ma anche nel racconto di un futuro migliore per i due paesi che si affacciano sul canale d'Otranto.

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Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo
Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo di Alessandro Leogrande (Serie Bianca Feltrinelli, Ottobre 2011).

Il motore della Kater i Rades, motovedetta albanese affondata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997, torna a dare segni di vita, torna a mettersi in moto. Quel giorno accadde che la corvetta Sibilla, della marina militare italiana, finì per speronare l'imbarcazione albanese che portava con sé a bordo 120 persone che scappavano dal caos di Valona. Il giorno prima in questa città per gli scontri in corso finirono ammazzate 21 persone. I porti e gli aeroporti erano chiusi. La guerra civile infuriava. Chi decide di salire su quella vecchia imbarcazione da diporto, per attraversare il canale d'Otranto, lo fa perché non ha alternativa, non siamo più durante l'esodo del 1991 quando si lasciava l'Albania per il sogno italiano. Quel venerdì santo ci saranno 81 vittime, come ad Ustica, in gran parte donne e bambini. Si salveranno solo 34 persone tra cui due donne e due ragazzini. Il processo d'appello è finito nell'estate del 2011 con la condanna per Namik Xhaferi, timoniere della Kater, a tre anni e dieci mesi di carcere e quella per Fabrizio Laudadio, comandante della Sibilla, a due anni e quattro mesi. Una sentenza che lascia l'amaro in bocca perché non tocca le responsabilità dei vertici della marina militare e perché a diverse vittime non viene riconosciuto il risarcimento perché non si può dimostrare che fossero a bordo di quella imbarcazione colata a picco. Tuttavia condanna la marina militare italiana seppure in minima parte. E' un punto fermo.

Il relitto della Kater i Rades è rimasto per anni a farsi mangiare dalla ruggine nel cantiere Gioia di Brindisi fino a quando alcuni mesi fa è stato tagliato per separarlo dalla chiglia ed è stato privato del motore e delle parti in legno. Quel che ne è rimasto è diventato L'Approdo, monumento per l'umanità migrante. Una iniziativa molto lodevole perché ha recuperato quella imbarcazione e ne l'ha fatta diventare la testata d'angolo. Tuttavia ai familiari delle vittime l'operazione non è piaciuta per due motivi. Primo perché avrebbero voluto realizzare loro un monumento in Albania con la Kater. Per anni hanno chiesto il relitto, che ad un certo punto il Tribunale aveva concesso loro salvo poi la revoca. Secondo perché l'averla affidata a uno scultore greco, dopo le tante guerre avute con la Grecia, non è stato del tutto opportuno.

Sulla vicenda Alessandro Leogrande ha scritto un libro, il naufragio (Feltrinelli, ottobre 2011) che ricostruisce l'accaduto e le fasi salienti del processo e che dà voce ad alcune delle vittime come Ermal giovane ritrattista che da quel giorno non riuscirà più a disegnare o Ismete Demiri che ha perso la figlia tredicenne. Quel libro, ora, è oggetto di molte presentazioni che per fortuna stanno portando a galla questo episodio della storia italiana e del paese rimpettaio di cui per decenni poco o nulla sapevamo come l'Albania. Una di queste presentazioni si svolgerà sabato 18 febbraio alle ore 18 presso la Sala Conferenze Palazzo Granafei-Nervegna a Brindisi.  Ad organizzarlA sono la Residenza Teatrale CETACEI di Maccabeteatro e Thalassia assieme all'OSSERVATORIO SUI BALCANI di Brindisi con il patrocinio del Comune. Ad averla voluta è soprattutto Luigi D'Elia, attore-narratore, naturalista. È lui, infatti, ad aver organizzato assieme a Francesco Niccolini e Fabrizio Pugliese un laboratorio che sta coinvolgendo un gruppo di artisti, al quale ho avuto la possibilità di partecipare, che stanno lavorando a delle idee per raccontare questa vicenda. Ma soprattutto ha recuperato i legni e il motore della motovedetta che custodisce a Brindisi. Punto di partenza di questo percorso sarà il 28 marzo prossimo, quando, si svolgerà, come ogni anno, la commemorazione del naufragio sul porto di Brindisi. Ma di questo vi parlerò in un prossimo post. Intanto ci vediamo sabato a Brindisi.

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